Autore: Alessio Raimondi

Fmi, nel 2019 crescita zero per l’Italia

Nuovo taglio al ribasso per le previsioni sulla crescita dell’economia italiana. E questa volta a fare la “sforbiciata” alle stime è il Fondo Monetario Internazionale, che nel World Economic Outlook fissa a +0,0% l’andamento del Pil italiano nel 2019. Un taglio, quindi, di 0,1 punti rispetto alla già bassa previsione formulata a fine luglio. Ma ancora più forte, ovvero di 0,3 punti, è il ribasso sulla stima per il 2020, per un Pil che non dovrebbe crescere più dello 0,5%. Alla base delle revisioni, spiega il Fondo, sono l’andamento dei consumi privati, uno stimolo fiscale ridotto, e uno scenario internazionale più debole.

Traiettoria preoccupante per i conti pubblici italiani

Per i conti pubblici italiani la traiettoria risulta preoccupante, con un deficit che secondo la stima del Fmi quest’anno dovrebbe essere pari al 2,0% del Pil, per poi risalire il prossimo anno al 2,5%, e al 2,6% nel 2021. Dal World Economic Outlook emerge poi una corrispondente crescita del rapporto debito/Pil, che quest’anno dovrebbe confermarsi al valore del 2018, ovvero pari al 132,2%, per poi salire al 133,7% nel 2020, e toccare il massimo del 134% nel 2021.

Ricostruire gradualmente buffer fiscali e tutelare gli investimenti

Secondo il Fmi i Paesi con un debito pubblico elevato, come Francia, Italia e Spagna, dovrebbero ricostruire gradualmente buffer fiscali, tutelando al tempo stesso gli investimenti. “Un impegno credibile in un percorso di riduzione del debito nel medio termine è particolarmente cruciale per l’Italia, con un debito e un fabbisogno di finanziamento elevato”, scrive il fondo Monetario Internazionale, segnalando che se la crescita dovesse indebolirsi in modo significativo, i Paesi con spazio fiscale dovrebbero usarlo più attivamente.

“Parallelamente – aggiunge il Fmi – il risanamento di bilancio potrebbe essere temporaneamente modificato nei Paesi in cui lo spazio fiscale è minore, a condizione che le loro condizioni di finanziamento rimangano favorevoli, e la sostenibilità del debito non sia compromessa”.

Nel biennio la disoccupazione è destinata a rimanere sopra quota 10%

Nonostante un trend in calo, nel 2019 e nel 2020 la disoccupazione in Italia è destinata comunque a rimanere sopra quota 10%. Il Fondo Monetario Internazionale, dopo il 10,6% del 2018, fissa quindi il tasso di disoccupazione per l’Italia al 10,3% sia nel 2019 sia nel 2020. Trend di riduzione più forte invece in Spagna, che dal 15,3% del 2018 scenderà al 13,2% nel 2020,  e in Grecia, che dal 19,3% nel 2018 passerà al 16,8% nel 2020. Nell’Eurozona invece,  riferisce Adnkronos, il tasso dei senza lavoro scenderà dal 7,1% del 2018 al 6,7% quest’anno, e al 6,6% il prossimo.

Come diventare un esperto di make-up

Se ti piace il mondo dell’estetica e della cura della persona, esiste una professione che oggi è in grado di offrire parecchie opportunità di lavoro. Studiare make-up professionale può aprire infatti diverse porte e consentirti di trasformare la tua passione in una professione. Oggi ti spieghiamo come fare.

Come accennato, diventare un truccatore professionista offre una vasta gamma di opportunità di lavoro, ma per questo devi prima allenarti bene sul campo e conoscere ogni segreto di questo settore.

L’importanza di una formazione adeguata

Il consiglio più importante è quello di optare per un corso make-up professionale, che ti fornirà gli strumenti e le conoscenze necessarie in modo da poter diventare l’esperto di make-up che sogni di poter essere.

Con questa formazione acquisirai le competenze necessarie per dirigere e organizzare lo sviluppo di servizi estetici, pianificare ed eseguire trattamenti estetici relativi all’immagine e al benessere dei tuoi clienti.

Studiando il make-up professionale imparerai una serie di tecniche fondamentali su come preparare la pelle ad applicare il trucco, nonché gli strumenti più adeguati con i quali dovresti eseguire ogni attività.

Frequentando il corso make-up organizzato da Academia BSI scoprirari tali tecniche nonché i migliori prodotti esistenti sul mercato ed il come applicarli o quando utilizzarli correttamente. Infine, vedrai aspetti più tecnici del trucco come correzioni del viso e procedure di applicazione.

Diverse opportunità di lavoro

L’obiettivo del ricevere una formazione professionale specifica sul trucco è quello di specializzarsi come professionista, per poter così lavorare in questo settore e ottenere un lavoro in una qualsiasi azienda del settore. Tra questi centri estetici, SPA, saloni di bellezza o lavoro in proprio, ad esempio, nei quali puoi creare tutti i tipi di look ed imparare ad adattare le diverse tecniche ad ogni persona.

Tanti sono anche gli sbocchi professionali all’interno di aziende cosmetiche nazionali e internazionali, una grande opportunità di lavorare a fianco dei principali marchi del settore con la possibilità di migliorare professionalmente e viaggiare in tutto il mondo.

Molti make-up specialist lavorano invece per riviste, passerelle o mondo della moda in generale. Per lavorare in questo settore dovrai essere particolarmente abile nel truccare bene le modelle e farle apparire perfette nei servizi fotografici.

Il sogno di molti professionisti del settore è infine quello di lavorare per il cinema, TV, fotografia, teatro. Il settore dell’industria audiovisiva offre infatti ampie possibilità. Programmi, serie TV, notiziari, documentari, film…la gamma è molto ampia.

Differenziarsi dai concorrenti

Il consiglio è dunque proprio quello di specializzarti in un determinato ambito dell’estetica e lavorare per differenziarti dagli altri professionisti del settore, così da avere più opzioni per trovare un lavoro come make-up specialist.

Puoi anche proporti come libero professionista, offrendo i tuoi servizi per eventi, occasioni speciali, matrimoni e persino trasferirti nel luogo in cui le persone interessate richiedono i tuoi servizi. Per fare ciò devi lavorare sul tuo brand personale e fare affidamento sui social network o altri canali di comunicazione. È fondamentale per questo offrire un servizio diverso e di primo livello.Studiare il trucco professionale è dunque un’opzione ideale per trasformare la tua passione in una professione e avviarti così nel settore della cura personale e della bellezza. In Academia BSI riceverai la formazione di cui hai bisogno per raggiungere il tuo obiettivo.

L’intelligenza emotiva è un fattore decisivo per i leader finanziari

L’intelligenza emotiva, o quoziente di intelligenza emotiva (EIQ), è sinonimo di autoconsapevolezza, autogestione e consapevolezza sociale. E sul lavoro si traduce nella corretta gestione delle relazioni professionali e interpersonali. I professionisti finanziari, oggi come ieri, hanno bisogno di gestire al meglio le relazioni con i clienti e con la struttura aziendale. Per questo motivo molte aziende stanno investendo nella formazione delle competenze trasversali. Perché per avere successo non basta disporre solo di competenze tecniche.

Michael Page, brand di PageGroup specializzato nella selezione di professionisti qualificati di middle e top management, ha analizzato l’importanza dell’intelligenza emotiva tra i leader finanziari.

Unire intelligenza emotiva ed empatia per adattarsi rapidamente alle situazioni

Comprendere il comportamento emotivo personale e dei propri interlocutori, ed essere in grado di analizzare e utilizzare i dati per guidare il processo decisionale, sono competenze fondamentali nelle relazioni professionali.

“Unire intelligenza emotiva ed empatia, ad esempio, permette ai professionisti di adattarsi rapidamente alle situazioni ed avere quindi successo in quelle incentrate sui clienti – commenta Antonio Macario, Executive Manager di Michael Page -. Anche se nei dipartimenti finance la competenza tecnica è una parte fondamentale, da molti dei nostri clienti inizia a essere considerata una necessità la capacità di comunicare con successo ed influenzare gli stakeholder”, aggiunge Macario.

Quali sono i vantaggi dell’EIQ all’interno dell’azienda?

Nelle organizzazioni moderne la mancanza di professionisti in possesso di una spiccata intelligenza emotiva genera situazioni di conflitto, e di conseguenza, alla creazione di un ambiente di lavoro ostile e controproducente per il core business aziendale.

Promuovere un ambiente in cui l’intelligenza emotiva viene sostenuta crea, al contrario, un percorso di comunicazione chiaro, che porta a una migliore comprensione degli obiettivi e a una maggiore concentrazione del team. Tutto ciò crea nell’ambiente di lavoro una maggiore motivazione, aumentando anche la capacità di ottenere il meglio dalle persone che fanno parte della struttura aziendale.

Come fare per attrarre i migliori leader finanziari nell’organizzazione

In fase di colloquio la ricerca dell’intelligenza emotiva dovrebbe essere, insieme alle competenze tecniche, in cima alle priorità. Ma come riconoscerla?

Durante gli step di selezione, ad esempio, per riconoscere doti di EIQ nei candidati i professionisti devono padroneggiare alcune parole chiave, come flessibilità, comprensione, ascolto, comunicazione, concentrazione sul team, influenza, e obiettivi comuni. L’intelligenza emotiva, però, richiede formazione sia on the job sia in aula. E introdurla a 360° all’interno dell’organizzazione dovrebbe essere considerata un vero e proprio obiettivo aziendale.

La termografia e la ricerca di perdite d’acqua in casa

Oggi grazie alla termografia è possibile riuscire ad individuare rapidamente e senza possibilità di errore il punto in cui avviene una perdita d’acqua all’interno delle condutture, in particolar modo quando queste non sono visibili magari perché si trovano sotto il pavimento o dentro ad un muro. Grazie alle telecamere termografiche, infatti è possibile vedere a video le mappe di calore, le quali consentono di comprendere facilmente quale sia il punto in cui vi è una differenza di temperatura all’interno della tubatura, e dunque il punto in cui si verifica la perdita. Nel caso in cui si dovesse verificare una perdita d’acqua in casa o in ufficio è bene rivolgersi ad una ditta specializzata quale ad esempio Vi.Ro Impianti, che disponga di tale tecnologia e che dunque possa rappresentare un valore aggiunto per l’utente. 

I vantaggi di riuscire infatti ad individuare rapidamente il punto in cui si trova la perdita sono molteplici. Intanto diminuiscono rapidamente i tempi di intervento, e questo consente di diminuire il disagio della famiglia che vive in quel determinato ambiente e che quindi vedrà presto ripristinata la situazione originale. Inoltre riuscire a porre fine velocemente alla perdita che si è verificata significa soprattutto il riuscire ad evitare che l’acqua che fuoriesce possa andare ad arrecare danni anche agli appartamenti sottostanti o vicini, e dunque evitare di andare così a creare danni che versione verosimilmente andrebbero poi quantificati e rimborsati. Vi.Ro Impianti consente dunque di riuscire a ovviare al problema della ricerca di una eventuale perdita d’acqua grazie all’impiego della termografia e di strumenti di settore tecnologicamente avanzati in grado di facilitare sia la fase di ricerca che quella di ripristino, con notevoli risparmi relativi ad interventi meno invasivi e che consentono di tornare a fruire normalmente dell’impianto in un arco di tempo decisamente più ristretto.

Ceto medio alla riscossa, nel 2019 torna a “irrobustirsi”

Aumenta il numero di chi è soddisfatto del proprio reddito e il numero di coloro che riescono a risparmiare. Negli ultimi tre anni i bilanci delle famiglie hanno riacquistato parte della prosperità perduta durante la crisi, e il saldo tra coloro che ritengono sufficiente il reddito per sostenere il tenore di vita corrente sale nel 2019 al 69%. Il massimo storico del decennio. Inoltre, sale al 57,5% la percentuale di chi percepisce un reddito compreso tra 1.500 e 3.000 euro al mese, rispetto al 51,7% di tre anni prima. Nel 2019, poi, la percentuale di reddito risparmiata raggiunge il 12,6%, contro il 12% nel 2018 e 9% nel 2011.

La percentuale dei risparmiatori torna a superare quella dei non risparmiatori

È quanto emerge dall’indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2019, giunta alla nona edizione, e realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Luigi Einaudi su un campione di 1032 persone. In particolare, il rapporto evidenzia che la percentuale dei risparmiatori, il 52%, torna a superare quella dei non risparmiatori, pari al 48%, dopo aver toccato il minimo storico del 39% nel 2013. Dall’indagine, emerge, poi, che la ricchezza complessiva per intervistato è di 270 mila euro, che sale a 384 mila per laureati, professionisti e imprenditori.

“L’Italia ha gli anticorpi per riportarsi su un sentiero di crescita più sostenuto – osserva Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo – capacità imprenditoriali, un buon sistema di welfare, un basso livello del debito privato, grande e diffuso spirito di iniziativa, una elevata, e meno diseguale che altrove, accumulazione di risparmio familiare”.

Il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza

Il rapporto, riferisce Adnkronos, evidenzia che per gli intervistati il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza, mentre la liquidità è stabile al secondo posto, seguita dal rendimento di lungo termine.

L’avversione al rischio si conferma, dunque, anche nel 2019. Anche a costo di sacrificare il rendimento. Il risparmio gestito cresce e raggiunge il 15,3% degli intervistati, e oltre l’80% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto dell’investimento. Risalgono, invece, le aspettative pensionistiche, e aumenta il numero delle assicurazioni per i rischi della salute e della longevità.

“Occorrono anche interventi incisivi diretti a correggere le criticità strutturali”

‘La vivacità delle imprese, la loro propensione a innovare e fare rete, e il coraggio delle famiglie di investire sul futuro, rappresentano quindi segnali di adattabilità e reattività. “Ed è su questi elementi che deve basarsi il rilancio dell’economia italiana”, aggiunge De Felice.

Occorrono però anche interventi incisivi diretti a correggere le criticità strutturali che da tempo frenano lo sviluppo del Paese. “Occorre creare un ambiente finalmente favorevole al rilancio degli investimenti – puntualizza il chief economist di Intesa Sanpaolo – condizione indispensabile per migliorare le prospettive dell’occupazione e del reddito delle famiglie italiane”.

Con l’Internet of Things la casa sarà smart e su misura

Anche in vacanza, magari al mare sotto l’ombrellone, basta un clic sullo smartphone per aprire la porta di casa da remoto e accendere le luci. Magari per fare entrare l’idraulico che deve riparare un guasto all’impianto. E dopo la discussione tramite l’assistente vocale sul prezzo della prestazione, finestre e imposte si richiudono automaticamente. Soprattutto se le previsioni meteo danno un temporale in arrivo. Con l’Internet delle cose la casa del futuro è già realtà, e si può toccare con mano. I risultati del progetto Open Lab Smart Home, promosso dal laboratorio IoTLab del Politecnico di Milano, dimostra infatti che dispositivi ed elettrodomestici smart disponibili sul mercato possono imparare la “stessa lingua” per comunicare e interagire fra loro, rendendo l’abitazione intelligente e personalizzabile proprio come uno smartphone.

Un passo avanti rispetto ai sistemi domotici del passato

Il progetto Open Lab Smart Home è stato realizzato in collaborazione con i principali attori del mercato smart home, come Bticino, Epta, Ezviz, Gewiss, Signify, SoloMio, Beeta by Tera, Vimar e V by Vodafone. E i suoi risultati rappresentano un vero e proprio passo avanti rispetto ai sistemi domotici del passato. I vecchi sistemi di domotica, erano “chiusi e limitati nei servizi predeterminati dal produttore. Ora il paradigma è cambiato – spiega il responsabile di IoTLab Antonio Capone, professore ordinario di telecomunicazioni al Politecnico – il trend è costruire una casa intelligente usando componenti sviluppati anche da produttori diversi, ma integrati in un unico ecosistema cucito su misura in base alle esigenze dell’utente, come uno smartphone con tante app personalizzabili”.

Il telefonino non è più una semplice interfaccia, ma un sensore che attiva i dispositivi

D’altronde, lo stesso telefonino oramai non è più una semplice interfaccia per comandare i dispositivi, ma un sensore che permette di attivarli o disattivarli a distanza in maniera automatica, e senza dover agire attraverso il suo schermo touchscreen. Tramite cellulare si può ad esempio segnalare la nostra presenza entro un raggio di 500 metri dalla casa, e con una sorta di Google maps degli elettrodomestici, può accendere il climatizzatore o il riscaldamento a distanza per farci trovare la temperatura ideale al nostro arrivo.

“Se l’integrazione è forte, la casa è più protetta”

Il segreto della smart home sta nella creatività con cui si progetta l’intero sistema. I ricercatori del Politecnico lo hanno dimostrato sviluppando piattaforme software di integrazione e protocolli di comunicazione capaci di creare un sistema integrato, dove dispositivi ed elettrodomestici di produttori diversi riescono a comunicare direttamente fra loro via radio o wireless attraverso i server nel cloud. Oppure mediante interfacce evolute come gli assistenti vocali.

“Se l’integrazione è forte, la casa è più protetta dal rischio di intrusioni e attacchi informatici – aggiunge Antonio Capone – e avendo più operatori che gestiscono i dati, invece di un monopolista in posizione dominante, l’utente è anche più forte nel difendere la propria privacy”.

IWM | Ottima Acqua dal Rubinetto di Casa

L’acqua è una ricchezza essenziale nella nostra esistenza poiché aiuta a mantenere il nostro organismo ben idratato ed efficiente nel corso del tempo. Il dilemma è sempre il solito: meglio bere acqua in bottiglia o l’acqua del rubinetto?. Il mercato ci offre una vastissima scelta di acque imbottigliate che cambiano composizione a seconda dei minerali e delle sostanze utili all’organismo che contengono eppure, se si esula dall’ambito dell’acqua destinata ad essere bevuta, in quanti utilizzano acqua imbottigliata per scopi differenti dal berla, quale lavare le stoviglie, riempirne per bollire, fare un caffè e simili? La maggior parte delle persone utilizza l’acqua del rubinetto. Oppure per un gesto tanto quotidiano quale è quello di lavarsi le mani, i capelli o fare una doccia? Certamente nessuno la utilizza. In pochi tengono però in considerazione il percorso che l’acqua attraversa fino ai nostri lavandini. E parliamo delle tubature, spesso e volentieri vecchie ed incrostate, tralasciando quelle notizie allarmanti che ogni tanto si sentono, sulla presenza in essa di elementi nocivi come l’amianto o addirittura arsenico e tallio. Spesso notiamo un cattivo odore o sapore nell’acqua che prendiamo dal rubinetto, come una scarsa limpidezza e così via, tutti elementi che inducono ad acquistare casse già imbottigliate, con un certo costo nel tempo. Un’acqua non pura può a lungo andare intaccare la cute, anche a livello microscopico, se si pensa al semplice gesto di lavarsi le mani, inaridire i capelli e creare altri piccoli danni che sfociano inevitabilmente nella ricerca di un rimedio per ristabilire equilibri anche dermici intaccati, con il loro relativo costo. La soluzione è quella di installare in casa un depuratore acqua. Ma quale, fra tutti quelli presenti sul mercato? Se si punta all’eccellenza allora vuol dire scegliere IWM. L’IWM, International Water Machines è l’azienda leader nel trattamento delle acque potabili. I suoi depuratori garantiscono una purezza dell’acqua al 100%, leggera ed oligominerale, priva di calcare e di tutte quelle sostanze che appesantiscono il lavoro del nostro organismo, ideale sia ad uso alimentare che domestico in generale ad un costo molto vantaggioso nel tempo.Sul sito internet è possibile visionare i prodotti IWM per avere anche un riscontro visivo, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per poter porre le proprie domande o curiosità.

Giochi gonfiabili: attira più clienti!

Ah che bello uscire la sera, andarsi a mangiare qualche piatto tipico in un bel ristorante, fare quattro chiacchiere con gli amici o semplicemente con il tuo partner, godersi l’atmosfera del posto … Come dite ? I figli ? Ah è vero … è per questo che la maggior parte delle coppie non mette mai il naso fuori di casa ? Bene, facciamo qualcosa per loro. Sei hai un ristorante, una trattoria, una pizzeria, ed hai spazio a sufficienza, pensa a come poter intrattenere i bambini mentre i genitori si godono la serata. Una soluzione arriva dai giochi gonfiabili: facili da installare, fanno divertire i bambini e, sotto la semplice supervisione (non sempre necessaria) di una “baby sitter”, consentono la massima distrazione ai tuoi amati clienti ! Vedrai quanti coperti in più riuscirai a fare, e non solo nei week end ! Attenzione però: ci sono precise disposizioni in materia, quindi è bene affidarsi ad aziende che si occupano di giochi gonfiabili da una vita, e lo fanno nei migliori dei modi. Go Leisure, che ha la propria sede a Biassono, produce ed installa giochi gonfiabili, scivoli, scenografie, giochi acquatici e molto altro, tutto con la formula “chiavi in mano”. Avrai la sicurezza che i giochi siano a norma e la garanzia di un fornitore ti seguirà per tutte le pratiche necessarie. Come sempre suggeriamo, affidatevi a professionisti e non ad aziende improvvisate o che vendono solo al prezzo più basso !

Sono più di 8,6 milioni gli italiani a rischio alcolismo. Aumenta la percentuale di giovani

Nel 2017 i consumatori italiani di alcol a rischio sono stati oltre 8,6 milioni, 6,1 uomini, il 23,6%, e 2,5 donne, l’8,8%. Sono poi 68 mila le persone alcol-dipendenti prese in carico dai servizi di cura, e 4.575 gli incidenti stradali causati dall’uso di alcolici. I più a rischio sono ragazzi e ragazze tra i 16 e i 17 anni, e i cosiddetti “giovani-anziani”, tra i 65 e i 75 anni. I dati, elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità, emergono dalla Relazione al Parlamento trasmessa dal ministro della Salute Giulia Grillo sono stati diffusi il 15 maggio nel corso dell’Alcohol Prevention Day 2019.

La fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni

Circa 700 mila minorenni e 2,7 milioni di ultra sessantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche correlate all’alcol. L’analisi per classi di età mostra inoltre che la fascia di popolazione più a rischio per entrambi i generi è quella dei 16-17enni (47,0% maschi, 34,5% femmine), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche, e dei “giovani anziani” tra i 65 e i 75 anni. La bevanda alcolica maggiormente consumata è il vino (48,1%), seguito dalla birra (27,1%), dai superalcolici (10,3%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (5,5%).

Sono 4 milioni i cosiddetti binge drinkers

A fronte di una diminuzione del numero di astemi cresce il numero di consumatori di alcolici, specie gli occasionali, e non si arresta la tendenza a bere fino a ubriacarsi, che riguarda il 12% della popolazione maschile e il 3,5% di quella femminile, riporta SkyTg24. Nel complesso sono 4 milioni i cosiddetti binge drinkers, coloro che assumono più bevande alcoliche in un breve intervallo di tempo, e 690.000 i consumatori hanno già un danno da alcol che richiederebbe un trattamento non erogato, perché non intercettati dalle strutture e dal personale del Servizio Sanitario Nazionale.

Nel 2017, 39.182 accessi in Pronto Soccorso per una diagnosi attribuibile all’alcol

Nel corso del 2017 si sono verificati complessivamente 39.182 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol, di cui il 70% maschi e il 30% femmine. I dati disponibili più recenti sui decessi totalmente attribuibili all’alcol si riferiscono al 2015, riporta Ansa, anno in cui in Italia sono stati registrati 1.240 decessi, di cui 1016 (81,9%) uomini e 224 donne (18,1%). Le due patologie che causano il numero maggiore di morti per entrambi i sessi sono le epatopatie alcoliche e sindromi psicotiche indotte da alcol.

Donne italiane, “malate” di poca autostima

Brutto primato per l’Italia: il 75% delle donne e ragazze del Belpaese  dichiara di avere una media o bassa autostima. In base alla classifica dei paesi coinvolti della ricerca, peggio di noi fa solo il Giappone. per dare un’idea dell’entità di questa “malattia”, nel nostro Paese 8 donne su 10 non partecipano ad eventi pubblici per paura di non apparire perfette e l’80% della popolazione femminile, proprio per una bassa considerazione del proprio corpo, non effettua i controlli medici di routine. 

Coinvolta la popolazione femminile di 17 paesi del mondo

La ricerca, chiamata “Beauty Confidence e Autostima”, è stata promossa dal marchio Dove e condotta in pool con Edelman Intelligence in 17 Paesi europei ed extraeuropei, Italia compresa. E noi della Penisola siamo tra quelli messi peggio: ma da cosa nasce questa mancanza di autostima? Tra le cause più rilevanti evidenziate c’è sicuramente una pressione sociale sempre maggiore verso ideali irrealizzabili di perfezione: in Italia il 49% delle ragazze sostiene di avvertire la pressione di dover essere sempre bella e più della metà di donne e ragazze pensa addirittura di non poter mai sbagliare o dimostrare debolezza. Ancora, 2 donne su 3 sentono il peso e la pressione di dover raggiungere tutti i propri obiettivi.

La responsabilità dei media

La “colpa” di questa situazione potrebbe in parte essere attribuita ai media, che dovrebbero tendere a veicolare immagini e ideali di bellezza reali e non irraggiungibili.  Dal sondaggio emerge che, nonostante 7 ragazze e 8 donne su 10 siano consapevoli delle alterazioni delle immagini spesso presenti sui media, il confronto con questi modelli genera una forte pressione sul proprio modo di essere che incide sull’insoddisfazione generale della propria vita. Un declino importante del livello di soddisfazione e felicità si registra con l’ingresso nell’adolescenza: dai 14 ai 17 anni c’è un calo di 16 punti percentuali (dal 21% in età compresa tra i 10 e i 13 anni al 9%). La prospettiva cambia completamente quando la persona ha un alto livello di autostima, convivendo bene con il proprio corpo e abbracciando la propria unicità. Quando infatti una donna ha una percezione positiva di sé e della propria immagine, nell’83% dei casi si sente positiva nei confronti della vita (contro il 63% delle donne con bassa autostima) ed nel 78% si apprezza di più (contro il 63% delle donne con bassa autostima). 

Il valore dell’unicità

Gran parte delle “signore” italiane è però consapevole della propria unicità: infatti il 71% delle donne ed il 63% delle ragazze pensano che le donne non sappiano davvero quanto siano realmente belle e l’81% delle ragazze e l’87% delle donne crede che essere uniche sia più importante che allinearsi all’immagine delle altre persone.