Google ferma il tracciamento personale per scopi pubblicitari

Navigare sul web in modo più libero, senza avere gli occhi di Google puntati sui siti che si stanno visitando allo scopo di sapere quale tipo di pubblicità mostrarci. Il gigante di Mountain View ha annunciato che dal prossimo anno cesserà la vendita delle inserzioni pubblicitarie basate sulle abitudini di navigazione dei singoli utenti. Una svolta non da poco, dato che la maggior parte degli introiti generati dalla pubblicità digitale si ottengono proprio grazie a questo sistema. Ma allora, perché lo fa? Semplice, la Grande G, scrive laleggepertutti.it, vuole ottenere un ritorno d’immagine per dimostrare l’intenzione di fare da apripista a ulteriori passi avanti verso il totale rispetto della privacy degli utenti.

Stop ai cookie di terze parti

Già da qualche mese Google ha annunciato che dal prossimo anno non avrebbe più utilizzato la tecnologia di tracking più usata al mondo, cioè i cookie di terze parti. Ora fa un’ulteriore mossa in questa direzione, e annuncia lo stop allo sviluppo di qualsiasi sistema in grado di seguire un utente nella navigazione per creare un profilo sulla base del quale vendere la pubblicità agli inserzionisti. Oggi Google controlla più della metà del mercato pubblicitario digitale in tutto il mondo, un mercato che nel 2020 si è avvicinato a 300 miliardi di dollari. Numeri ai quali hanno contribuito anche le tecniche di ‘pedinamento’ degli utenti che, guarda caso, molto spesso trovavano banner pubblicitari o inserzioni perfettamente in sintonia con quello che pochi minuti prima avevano cercato sul motore di ricerca.

Sul web incombe l’ombra dei garanti della privacy e dell’Antitrust

Ora però è arrivato il momento di cambiare. “Mantenere Internet libero e aperto richiede a tutti noi di fare di più per proteggere la privacy”, ammette il responsabile di Product Management, Ads Privacy and Trust di Mountain View, David Temkin. Possibile quindi che Google verrà seguito da altri colossi del web, come l’impero Facebook, già nel mirino per altre questioni legate a contenuti non sempre affidabili. Su tutto il settore incombe infatti l’ombra dei garanti della privacy e dell’Antitrust, che impongono di schiacciare il freno su alcune strategie di mercato per garantire un maggior rispetto dei diritti degli utenti.  In ogni caso, ciò non significa smettere di investire sulla raccolta pubblicitaria. Google continuerà a puntare su nuove tecnologie per fornire comunque inserzioni mirate, ma senza dover tenere d’occhio gli utenti ogni volta che aprono la finestra del web.