Deepfake: cresce la preoccupazione di cittadini e imprese a livello globale

Lo sviluppo delle tecnologie digitali, e in particolare dell’intelligenza artificiale, sta aprendo nuove frontiere in un’infinità di ambiti della vita. Però, accanto alle innegabili potenzialità, sorgono anche potenziali rischi che fanno paura. Uno dei più discussi è il fenomeno dei deepfake: contenuti video o audio manipolati con tecniche AI, capaci di simulare volti e voci in modo quasi indistinguibile dalla realtà.

Questa tecnologia, se non adeguatamente regolata, può causare danni gravi a persone, aziende e istituzioni, sfruttando in modo illecito l’immagine e la reputazione di individui o brand.

La consapevolezza è ancora limitata

Secondo uno studio condotto da Ipsos in collaborazione con Studio Previti Associazione Professionale, presentato il 6 maggio 2025 a Milano durante l’evento “Deepfake. Tra realtà e illusione”, la conoscenza del fenomeno è ancora frammentaria in Italia.

Il 38% degli intervistati dichiara di non sapere cosa siano i deepfake, mentre il 21% ne ha solo sentito parlare senza comprenderne a fondo le implicazioni. Solo il 41% mostra una conoscenza chiara del problema.

Le aziende sono più attente, ma ancora vulnerabili

Nel mondo delle imprese, la consapevolezza risulta più elevata: il 64% dei rappresentanti aziendali ha familiarità con il fenomeno, anche se il 26% ne ha solo una vaga idea. Solo una minoranza (10%) non ne ha mai sentito parlare.

Nonostante questo, ben 3 aziende globali su 4 temono che le fake news e i deepfake rappresentino un rischio serio per la loro reputazione e il loro business.

Chi è più esposto al rischio

L’indagine Ipsos evidenzia che i soggetti più vulnerabili sono gli anziani, i giovani e le persone con un basso livello di istruzione o scarsa alfabetizzazione digitale. Questi gruppi, meno preparati a riconoscere contenuti manipolati, sono le vittime ideali di truffe e campagne di disinformazione.

Soluzioni cercasi: tecnologia, regole, formazione

Per contrastare i deepfake, le soluzioni invocate da cittadini e imprese sono simili. Al primo posto ci sono i software di rilevamento delle manipolazioni (indicati dal 64% delle aziende e dal 47% dei cittadini), seguiti dalla richiesta di normative più chiare (42%) e sanzioni più severe contro truffe e furti d’identità (36%).

Nel frattempo, molte aziende si stanno attrezzando con team interni, tecnologie di monitoraggio e il supporto di consulenti legali specializzati. Solo una piccola percentuale (10%) non ha ancora adottato misure preventive.