Autore: Alessio Raimondi

Cresce l’uso del mobile per gli acquisti online

Anche nel periodo post pandemia continua a crescere l’e-commerce, e gli acquisti online si fanno sempre più col telefonino. Più di un acquisto online su due ormai viene infatti effettuato tramite dispositivo mobile, soprattutto durante il fine settimana, in estate e nel corso del Black Friday. In particolare, si utilizza il cellulare soprattutto per lo shopping di prodotti cosmetici e di abbigliamento. È quanto emerge da una ricerca condotta da PayPlug, la soluzione di pagamento online per le Pmi. 
“Le persone sono sempre più connesse tramite smartphone e tablet e lo dimostra il fatto che il canale mobile si sia consolidato negli ultimi 4 anni, con una costante ascesa, passando dal 41% del 2018 al 51% nel 2021”, spiega Gloria Ferrante, Marketing Manager Italia di PayPlug.

Il mondo smartphone rappresenta il 51% del totale dell’e-commerce

Si tratta di un andamento che rispecchia i dati diffusi dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, secondo i quali con 15,65 miliardi di euro il mondo smartphone rappresenta il 51% del totale del mondo e-commerce. Ma a consolidarsi è anche il valore medio del carrello su mobile, sempre più spesso superiore ai 75 euro. Questo avviene nel 39% dei casi, una percentuale cresciuta di ben 7 punti dal 2019 (32%), e che sottolinea da parte dei consumatori la grande fiducia e usabilità del mezzo.

A spingere gli acquisti dal telefonino è anche il commercio conversazionale

Da quanto rileva la ricerca di PayPlug i settori in cui lo shopping da mobile conquista maggiormente i consumatori sono due, quello della cosmesi (55%) e dell’abbigliamento (53%). Ma a spingere gli acquisti da mobile è anche il commercio ‘conversazionale’, ovvero l’atto di vendere prodotti e servizi intrattenendo una conversazione personalizzata con i propri clienti. In particolare, tramite sms, e-mail, oppure tramite applicazioni di messaggistica e chatbot.

Vendere via sms utilizzando i link di pagamento

Secondo la ricerca di PayPlug, tra gennaio e maggio 2021 il 15% dei commercianti ha infatti concluso vendite via sms utilizzando i link di pagamento. Una percentuale di quattro punti superiore rispetto all’11% dello stesso periodo del 2020. Di fatto, i commercianti hanno concluso le vendite inviando sms, e-mail, applicazioni di messaggistica, oppure re-indirizzano il cliente a una pagina di pagamento sicura. In questo modo dal proprio smartphone il cliente ha potuto inserire i dati per il pagamento, e convalidare l’ordine in modo semplice e veloce.

In Italia torna l’ottimismo sul futuro. Anche grazie alle vittorie nello sport

Torna l’ottimismo in Italia, e non sono solo per le vittorie nello sport, dal campionato europeo di calcio alle Olimpiadi e il tennis, ma soprattutto per la ripartenza del Pil, che a settembre 2021 rende ottimisti sulle prospettive future. Tutto questo, nonostante le polemiche “no vax” e le incertezze che permangono nel quadro sanitario. Nell’ultimo trimestre dell’anno il PiL è infatti cresciuto del 2,7%, proiettando al rialzo le aspettative di chiusura dell’anno. A inizio 2021 il Fondo Monetario Internazionale stimava una crescita 2021 per l’Italia del 4,2%, mentre a luglio la stima è diventata 4,9%. La stima Istat è invece passata da 4,0% a 4,7%, quella di The European House – Ambrosetti da 4,0% a 4,9%, quella della Commissione Europea è passata da 3,4% a 5,0% e quella della Banca d’Italia da 3,5% a 5,1%.

Un indicatore che misura la fiducia delle imprese

Per misurare la fiducia delle imprese, The European House – Ambrosetti, a partire dal 2014 ha sviluppato un indicatore che misura la situazione attuale del business, le prospettive del business a sei mesi, le prospettive dell’occupazione e sempre a sei mesi le prospettive degli investimenti. Ogni misurazione va da una scala da -100 a 100, dove -100 è il valore che indica il massimo pessimismo e 100 il valore associato al massimo ottimismo. E secondo l’indicatore la fiducia attuale delle imprese è al massimo storico, a 70,6, più del doppio della valutazione di giugno (30,2). Rispetto al settembre 2020, quando l’Indicator era pari a -21,1, siamo in “un’era geologica” diversa. Un’accelerazione di ottimismo simile non l’avevamo mai registrata prima.

Prospettive positive su situazione occupazionale e investimenti

Le aspettative legate alla situazione occupazionale rilevate nell’Ambrosetti Club Economic Indicator restano positive (40,5), sugli stessi livelli della precedente rilevazione, ma comunque su valori molto elevati, non solo rispetto al periodo pandemico, ma anche rispetto agli anni precedenti. 
Ma anche la prospettiva sugli investimenti delle imprese registra il proprio record storico (62,7). È chiaro che i problemi ci sono, e che gli strascichi della crisi del 2020 non spariscono da un anno con l’altro. Nel 2020 più di due milioni di famiglie, il 7,7% del totale, risultavano in povertà assoluta, partendo dal 6,4% del 2019.

Il Next Generation EU e il PNRR

I 22,3 milioni di occupati, ad aprile 2021, sono sicuramente un valore in crescita rispetto ai mesi precedenti (+0,6% rispetto ad aprile), ma sono comunque un milione in meno rispetto agli occupati ad aprile 2019. Ma l’arrivo del prefinanziamento di Next Generation EU dà materialmente l’avvio al nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questa è la partita sulla quale si giocano le possibilità di rimanere agganciati alle economie più avanzate. E la collaborazione fra istituzioni, imprese e parti sociali è cruciale.

Mutui per under 36: risparmi fino a 22.500 euro

Il mondo bancario risponde alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa. Tanto che alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), un valore ai minimi storici. Secondo le simulazioni di Facile.it, grazie a queste condizioni giovani possono risparmiare decine di migliaia di euro in interessi. Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro. Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro. Il risparmio è quindi di quasi 900 euro l’anno, circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

Comprare casa senza anticipo né intervento di garanti terzi

“Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile – afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it – oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi”.
Ma se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.

Esenzioni, garanzie e credito d’imposta

Oltre a queste condizioni, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare anche delle novità introdotte dal Governo, tra cui l’ampliamento fino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, e di diverse esenzioni, tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, e in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

A giugno salgono al 40% le richieste di finanziamenti

Come evidenzia l’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target. Nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

Il 93% dei professionisti italiani vorrebbe lavorare per un’azienda estera, ma vivendo in Italia

Vuoi mettere il valore di un’esperienza professionale fatta per un’azienda estera e in più la comodità di non doversi neppure trasferire? Ecco la prospettiva a cui puntano moltissimi lavoratori italiani, in prevalenza manager e professionisti di vari settori. Non più solo un miraggio, però: oggi infatti è possibile collaborare con realtà estere senza nemmeno dover uscire di casa. E’ questo uno degli effetti positivi portati dalla diffusione massiccia dello smart working, che di fatto ha annullato il teorema lavoro=ufficio. Un’opzione impensabile anche solo fino a pochi mesi fa. Da una recente indagine di Wyser è così emersa la volontà, tra numerosi lavoratori, di avere un rapporto di lavoro con aziende internazionali ma dall’Italia: a dirlo è il 93% dei rispondenti su un campione di oltre millecinquecento persone. Le motivazioni sono molte e varie: per vivere un’esperienza internazionale senza allontanarsi dalla famiglia, per esplorare nuove prospettive e metodologie, per affrontare nuove sfide, per aiutare l’ambiente riducendo gli spostamenti casa-ufficio o anche per ridurre il tasso di disoccupazione.

Un’opportunità che annulla le distanze

“La dematerializzazione del luogo di lavoro apre a nuove e stimolanti opportunità per la carriera dei professionisti italiani. La possibilità di sviluppare e mantenere rapporti di lavoro da e per l’estero rappresenta una fonte di arricchimento non solo dal punto di vista professionale ma anche personale”, commenta Carlo Caporale, amministratore delegato di Wyser Italia. Che aggiunge: “L’avanzamento tecnologico che consente ai manager di continuare ad esplorare le potenzialità legate al lavoro da remoto era già in parte diffuso nei settori finance e insurance, management, professional service e it, oggi si allarga anche ad altri ambiti. In questo contesto globale, diventa necessario per il candidato poter contare su un head hunter con una profonda conoscenza dei mercati locali, che possa quindi guidarlo nel suo percorso di carriera e individuare opportunità inaspettate”.

Sia rimanendo in Italia… sia all’opposto

Si tratta di una tendenza a livello internazionale: secondo uno studio di McKinsey, il 52% dei dipendenti desidera un futuro lavorativo più flessibile. Quindi, oltre ai professionisti che desiderano collaborare con aziende estere pur rimanendo in Italia, esiste una percentuale di lavoratori che vorrebbe vivere all’estero e operare però per un’impresa italiana. Per il 42% degli intervistati, la Spagna è la destinazione oltre confine più popolare, seguita dal Regno Unito (31%) e dalla Francia (11%). Il restante 16% non punta solo a destinazioni europee come Portogallo, Irlanda o Germania, ma include anche Paesi lontani  come Cina, Indonesia o Stati Uniti. Questa scelta dipende non solo da fattori prettamente professionali, ma anche culturali e dallo stile di vita del Paese in questione, che per il 71% degli intervistati è il principale fattore di valutazione.

L’azienda che forma donne manager è più produttiva del 9%

Quando l’azienda coinvolge le donne nella formazione manageriale l’aumento di produttività sale del 9%. La formazione manageriale delle donne ha un impatto positivo sulla produttività delle imprese, ed esiste un gap di produttività fra chi rivolge la formazione solo agli uomini e chi invece la rivolge anche alle donne. Fare formazione alle manager conviene sia nella manifattura, dove l’aumento è del 9%, sia nei servizi, dove la produttività si innalza dell’8% 
Sono alcuni risultati emersi da un’indagine di Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione dei manager, promosso da Confindustria e Federmanager, e condotta in collaborazione con le Università di Trento e Bolzano.

Aumenta del 60% la sensibilità delle imprese verso il management femminile

Dal 2010 al 2020 la ricerca di Fondirigenti ha evidenziato una decisa crescita delle attività formative rivolte al management femminile, dal 13% al 21% del totale, con un aumento di quasi il 60% della sensibilità delle imprese in questa direzione. Le manager in formazione sono inoltre più giovani dei colleghi di sesso maschile, perché sei su dieci di loro (il 57%, per l’esattezza) hanno meno di 50 anni, mentre non vengono rilevate differenze significative nella durata media dei corsi di formazione, che si attestano attorno alle 19 ore, con o senza donne coinvolte. In particolare, la fascia d’età maggiormente rappresentata dalle dirigenti donne in formazione è quella fra i 30 e i 34 anni, che fa salire al 27% la presenza femminile in questo range anagrafico. D’altra parte, tra i dirigenti in formazione oltre i 55 anni, le donne rappresentano solo il 12% del totale.

Più donne dirigenti in Lombardia e nelle aziende più grandi 

Se, in base alla distribuzione geografica delle imprese, come singola regione è la Lombardia quella che assorbe più donne sul totale dei dirigenti donne (51,80%), come ripartizione geografica è il Centro a coinvolgere maggiormente il sesso femminile (46%), mentre al Nord la percentuale è del 35% e al Sud al 28%. Inoltre, riporta Adnkronos, più sale la dimensione aziendale e più aumenta il coinvolgimento delle donne dirigenti: nelle microimprese soltanto lo 0,4% delle imprese inserisce in formazione donne manager, percentuale che cresce all’8,2% nelle piccole imprese, e al 40% nelle medie imprese, mentre la quota sale al 51,4% nelle grandi imprese.

Scienza e tecnologia, i settori con il 49% con almeno una donna in formazione

La percentuale delle aziende che rivolgono la formazione ad almeno una donna manager cresce con il crescere dell’età dell’impresa. Tanto che il 91% di tutte le aziende che coinvolgono nella formazione almeno una dirigente di sesso femminile ha più di dieci anni d’età. Quanto ai settori più attivi in questo senso, a inserire più donne nei processi formativi dei dirigenti sono le imprese che lavorano nei settori della scienza e della tecnologia, dove il 49% di esse ha almeno una donna in formazione.

Nell’anno del Covid crescono le vendite dei prodotti per intolleranti

Oggi i clienti dei supermercati italiani possono scegliere tra quasi 13.700 prodotti alimentari “free from” e oltre 10 mila formulati per rispondere alle esigenze di chi soffre di allergie o intolleranze alimentari. Un’offerta in continua crescita e diversificazione per un business altrettanto che nel 2020 ha visto le vendite di alimenti “free from” sfiorare i 7 miliardi di euro, e quelle di prodotti per intolleranti superare 4 miliardi di euro, in crescita rispettivamente del +3,3% e del +4,6% rispetto al 2019. Nel 2020 continua quindi la crescita dei prodotti senza glutine o lattosio, ma si affermano altri claim “senza”, come “senza antibiotici”, “senza polifosfati”, “senza glutammato”, “senza latte” e “non fritto”. A monitorare l’andamento di questo mercato è la nona edizione l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha preso in esame i risultati di vendita di oltre 120 mila prodotti di largo consumo, pari all’82,6% del fatturato di supermercati e ipermercati in Italia.

Il paniere più consistente? Quello dei “free from”

Il paniere più consistente è quello dei prodotti alimentari “free from”, che nel nel 2020 incide per il 18,0% sul totale dei prodotti monitorati dall’Osservatorio e per il 25,0% sul giro d’affari complessivo. Tutti i 17 claim rilevati hanno registrato performance in crescita rispetto al 2019, grazie soprattutto alla componente della domanda (+6,1%), con aumenti che vanno dal +1,2% di “senza conservanti” (5,8% dei prodotti), a +41,3% di “senza antibiotici” (0,2%). Il 2020 è stato un anno di crescita anche del comparto dei prodotti rivolti a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari, che ha contribuito per il 14,4% alle vendite totali del paniere food. La performance è stata sostenuta da una domanda positiva (+8,3%) e un’offerta arrivata al 13,4% del paniere complessivo rilevato.

Il segmento più importante è il gluten free

Il segmento più importante, sia come valore delle vendite sia come numero di referenze, è quello del gluten free, a cui appartengono il claim “senza glutine” (+5,0% di vendite) e il marchio Spiga Barrata rilasciato dall’Associazione italiana celiachia (+3,9%). Il segmento più dinamico del 2020 è stato quello dei prodotti “senza lattosio”, arrivati a quota 2.141 referenze per un aumento del +6,7% del giro d’affari. All’area valoriale del “lactose free” appartiene il claim emergente “senza latte”, rilevato su 478 prodotti, che hanno chiuso il 2020 con un aumento di +11,4% delle vendite.

Senza lievito, +3,7%, e senza uova, +0,1%

Sono altri due i claim affacciati in etichetta e “intercettati” dall’Osservatorio: “senza lievito” (+3,7% di vendite), e “senza uova”, che ha visto salire il sell-out del +0,1% rispetto al 2019. Da rilevare anche l’accelerazione nelle vendite di prodotti alimentari presentati in etichetta come “senza polifosfati” (+12,6%), “senza glutammato” (+10,5%), “senza aspartame” (+10,0%), e di quelli con il claim “non fritto” (+10,5%).

Estate 2021, i turisti stranieri tornano in Italia

Fra giugno e settembre 2021 sono oltre 25 milioni i pernottamenti stimati dei turisti provenienti da Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti in Italia. Oltre la metà di loro (55,4%) ha infatti deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi, e il 5% ha scelto l’Italia. Per il nostro sistema ricettivo alberghiero ed extra-alberghiero questo si tradurrebbe in 7,2 milioni di arrivi e 25,1 milioni di presenze, con un incremento rispettivamente pari al 29,2% e al 15,3% rispetto all’estate del 2020. È quanto emerge da un’anticipazione dell’indagine realizzata da Demoskopika per conto del Comune di Siena sui consumi turistici degli stranieri. Che quest’estate sceglieranno di soggiornare soprattutto in cinque regioni: Trentino-Alto Adige, Toscana, Sicilia, Puglia e Lombardia.

Oltre 12 milioni scelgono l’Italia per le vacanze estive

Sono 12,3 milioni gli arrivi stimati nelle strutture ricettive italiane per i mesi estivi dell’anno in corso. In particolare, a optare per l’offerta ricettiva “tradizionale”, legata al comparto alberghiero ed extra-alberghiero, poco più di 7,2 milioni di turisti, con un incremento stimato del 29,2% rispetto allo stesso arco temporale dello scorso anno. Andamento in crescita anche per le presenze generate: 25,1 milioni di pernottamenti rispetto alle 21,8 milioni notti dell’estate dello scorso anno, con un incremento pari al 15,3%. Sul versante opposto, un più che significativo 44,6% però ha già rinunciato alle vacanze.
I motivi? Il timore di viaggiare (17,7%), l’impossibilità economica (14,6%) o l’aver già rinunciato, al di là dell’emergenza sanitaria (12,2%).

Mare, montagna e città d’arte in cima al diario di viaggio

Se circa la metà del campione opta per il mare (48,4%) o per mete esotiche (3,9%), il 15,1% sceglie la montagna, il 12,3% le città d’arte, cultura e borghi, e l’8% la “campagna, agriturismo”. 
Grandi città o vacanza al lago sono stati indicati rispettivamente dal 5,4% e dal 4,9% del campione, e chiude il diario di viaggio, la quota dei turisti che ha individuato il prodotto “terme e benessere” (1,8%). Quasi 6 turisti stranieri su 10, inoltre, concentreranno la loro villeggiatura nel mese di luglio (25,7%), e agosto (32,7%). Significativo però anche il dato di chi ha indicato i giorni di settembre (19,9%) e di giugno (12,3%).

In vacanza con i tuoi, ma 1 su 10 sarà “solitario”. 

Il 77,3% del campione fa prevalere la tradizione, e andrà in vacanza con il partner (43,8%) o con altri componenti della famiglia (33,5%), ma a villeggiare da solo sarà un 9,8%, e a partire con un gruppo di amici l’8,3%. La vacanza durerà circa 7 o 8 giorni (36,4%) o un periodo di due settimane (31,1%).
Turisti quasi divisi a metà poi sulle modalità di pernottamento durante le vacanze nel Belpaese. Se da un lato il 58% è orientato sull’offerta ricettiva alberghiera (44%) o extra-alberghiera (14%), dall’altro il 42% ha indicato soluzioni “fai da te”, o meno tradizionali, quali la “casa presa in affitto” (19,3%), o una “casa di proprietà della famiglia” (9,2%), o ancora, “ospite da parenti e amici” (7,3%).

Con lo smart working in Italia meno emissioni di CO2

Lo smart working fa bene all’ambiente, e se venisse adottato anche in futuro avremmo meno emissioni e l’aria più pulita. Attraverso il ricorso allo smart working in futuro l’Italia potrebbe infatti risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2, l’equivalente all’anno di 60 milioni di voli da Londra a Berlino. È quanto emerge da un nuovo studio di Carbon Trust, associazione non a scopo di lucro istituita nel 2001 per aiutare le Organizzazioni a ridurre il loro impatto ambientale. Lo studio è stato commissionato dal Vodafone Institute for Society and Communication, il think-tank europeo del Gruppo Vodafone.

La quantità di emissioni risparmiate prima, durante e dopo la pandemia
Lo studio Homeworking è stato condotto in cinque Paesi europei, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Spagna, Svezia e nel Regno Unito, e ha calcolato la quantità di emissioni di carbonio risparmiate grazie al lavoro da remoto nel periodo precedente la pandemia, durante la stessa, e attraverso proiezioni anche nel periodo seguente. Lo studio ha posto particolare attenzione al fenomeno del pendolarismo e alle emissioni degli uffici e dei luoghi di lavoro.

Per ogni lavoratore da remoto oltre una tonnellata di Co2 in meno
In pratica, lo studio ha calcolato che ogni anno per ogni persona che lavora in modalità agile in Italia il risparmio sarebbe equivalente a oltre una tonnellata (1.055 kg) di Co2, una quantità pari a più di sette voli passeggeri da Berlino a Londra. Lo studio ha calcolato anche che in futuro sarebbero circa 8,23 milioni i posti di lavoro in Italia, che potrebbero essere svolti da remoto, pari al 36% dei posti di lavoro. In futuro, secondo lo studio, le persone in media lavoreranno da casa circa due giorni alla settimana (1,9).

Rispetto al pre-Covid il 112% in più di risparmio di emissioni
Durante il lockdown, e nella fase acuta dell’emergenza sanitaria, secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il numero di lavoratori da remoto in Italia è salito fino a 6,58 milioni. Ognuno di essi ha lavorato da remoto in media 2,7 giorni a settimana. Ciò si è tradotto, riferisce Ansa, in un risparmio di emissioni di carbonio di 1,861 chilogrammi di Co2 per ogni lavoratore, in aumento del 112% rispetto al periodo pre-Covid. Anche la sede di Milano di Vodafone Italia ha registrato una riduzione delle emissioni di Co2 nel corso della pandemia, tanto che in un anno sono state risparmiate infatti più di mille tonnellate di Co2.

Casa più multitasking, italiani condividono smart working con familiari

Con la pandemia, da spazio adibito al relax la casa è diventata anche un ufficio, talvolta anche con postazioni improvvisate in angoli del salotto o in cucina. Ma è diventata anche sempre più multitasking, tanto che nell’ultimo anno il 63,6% degli italiani ha condiviso con familiari o conviventi momenti di smart working. Ma com’è vivere da smart worker, oppure con chi lo fa, anche saltuariamente?
Alla domanda risponde la nuova indagine InfoJobs, che attraverso le risposte di 5.000 utenti ha svelato come l’aver affiancato involontariamente familiari o coinquilini anche nella loro sfera professionale ha contribuito a far comprendere maggiormente il loro lavoro.

Condividere lo stress da lavoro

Di fatto, dalle risposte emerge che si sono capite cose che prima proprio non si sapevano del lavoro altrui (30%) o perché prima di questa “prova” ci si immaginava una realtà professionale molto diversa da quella reale (15,4%). Di contro, per il 28,8%, la vita lavorativa è stata invece confinata senza osmosi con quella privata, complici gli spazi molto ben separati. Ma se il connubio casa-lavoro altrui c’è stato, si è rivelato molto utile soprattutto per far comprendere diversi aspetti, come le capacità professionali e il valore delle persone care nel luogo di lavoro (36%), poter rispondere finalmente alla domanda: “ma tu… alla fine, che lavoro fai?” (26,7%), o semplicemente comprendere motivi di stress da lavoro e preoccupazioni che manifesta chi vive insieme (20,5%), così come le dinamiche interne e le relazioni con i colleghi (16,8%).

La nuova normalità ha creato un terreno fertile per nuovi argomenti di confronto

Sia che si tratti di una relazione affettiva o di semplici coinquilini, aver provato la vita “smart”, ha certamente avuto un impatto sui rapporti interpersonali. Per il 31,5% ha permesso di avere più tempo da trascorrere insieme, riuscendo a conciliare le esigenze e facendo cose prima irrealizzabili, come pranzi o colazioni a prova di spot tv. La nuova normalità ha creato un terreno fertile per nuovi argomenti di confronto e scambio (21,7%), ma ha anche rafforzato la complicità (21,3%). Ovviamente in tutto questo c’è anche un lato oscuro: per il 19% la gestione degli spazi è stata resa decisamente complessa.

La difficoltà di organizzare tempi e spazi per non intralciare o intralciarsi

Complessità che si manifestano in particolare (44,4%) nella difficoltà di godere in libertà dello spazio domestico senza timore di presenziare inconsapevoli nelle videocall altrui o di disturbarle con i “rumori della vita” in sottofondo. Per il 28,9%, riporta Adnkronos, il problema maggiore è stata la necessità di organizzare tempi e spazi per non intralciare o intralciarsi. Potrebbe poi sembrare che i litigi e le discussioni lavorative impattino con più facilità la vita privata quando entrambe sono sotto lo stesso tetto, ma è di questa opinione solo il 9,6%.

Microsoft Teams lancia nuove funzionalità per gli utenti consumer

Finora la piattaforma di comunicazione Microsoft Teams si era rivolta principalmente ai professionisti e ai lavoratori connessi da remoto, ora ha introdotto nuove funzionalità progettate appositamente per gli utenti consumer. L’obiettivo della piattaforma è infatti quello di semplificare la comunicazione con amici e famiglia. Microsoft Teams diventa quindi un hub centrale per la comunicazione e la gestione della propria vita privata. Le funzionalità consumer di Teams ora sono disponibili gratuitamente in tutto il mondo. Chi usa già l’app per lavoro dovrà semplicemente cliccare sul proprio profilo e aggiungere l’account personale, mentre i nuovi utenti possono scaricare Microsft Teams per iOS, Android, oppure desktop, e scoprire tutte le novità della piattaforma.

Together, per scegliere fra una varietà di nuovi contesti virtuali per le chiamate

Tra le novità, la modalità Together, con cui è possibile trasformare qualsiasi videocall tra amici e parenti in uno spazio condiviso. Con Together è infatti possibile scegliere tra una varietà di nuovi contesti virtuali come, ad esempio, un salotto, una caffetteria o persino un resort vacanze, per aggiungere un tocco di allegria alle proprie chiamate quando si è distanti fisicamente. Un’altra novità introdotta dalla piattaforma riguarda l’invio di reaction e GIF, una feature derivata direttamente dalla versione business di Teams.

È possibile invitare fino a 300 persone all’interno della stessa videochiamata

GIF e reaction possono essere utilizzate anche a seguito di una call a cui non si è potuti partecipare per continuare la conversazione. Microsoft Teams permette infatti di accedere in qualsiasi momento al thread per leggerlo e consultarlo anche dopo la conclusione del meeting virtuale. Microsoft Teams permetterà inoltre di invitare fino a 300 persone all’interno della stessa videochiamata, utilizzando qualsiasi Device (PC, Mac o dispositivi Android o iOS) o web browser. In aggiunta a questo, anche gli utenti che non utilizzano Teams potranno visualizzare e rispondere alla chat di gruppo utilizzando gli sms.

Una dashboard dove organizzare i contenuti condivisi all’interno del gruppo

Inoltre, per ogni chat si avrà a disposizione una dashboard dove organizzare tutti i contenuti condivisi all’interno del gruppo, dalle foto ai file, dai link fino ad arrivare ai task condivisi e agli eventi imminenti. Un’ulteriore funzione presto disponibile è quella del sondaggio, modalità per tener traccia delle scelte condivise, come ad esempio dove andare a cena, oppure, in quale giorno fissare la festa di compleanno per un membro della famiglia. Una volta completato, qualsiasi partecipante all’interno della chat di gruppo può intervenire sulla base dei risultati ottenuti, sia che si tratti di creare un gruppo per l’evento da organizzare sia che si tratti di assegnare un task, riferisce TheDigitalClub.