Autore: Alessio Raimondi

Supermercati, l’Italian food vale 8 miliardi di euro

Alla persone piace sempre di più il cibo italiano, e la conferma è il fatto che le vendite continuano a crescere. Lo ribadisce l’Osservatorio Immagino di GS1 Italia, che monitora l’andamento degli alimenti confezionati nei supermercati e negli ipermercati. Tutte le etichette citano riferimenti all’Italia o alle regioni: in totale, si tratta di 21.000 prodotti alimentari sui banchi della grande distribuzione. L’importo delle vendite supera gli 8,1 miliardi di euro (+ 6,3 % rispetto ai 12 mesi precedenti), pari al 25,6% dell’approvvigionamento alimentare totale in supermercati e ipermercati. Si tratta di un paniere molto ampio, che abbraccia diverse categorie alimentari, in cui l’Osservatorio di Immagino ha confermato sette claim, bollini e indicazioni geografiche europee: crescono le vendite di tutti gli articoli (escluso il “prodotto in Italia”), in particolare dei Prodotti DOP (+12,3%) e utenti che si dichiarano “100% italiani” (+9,4%).

A livello regionale vince il Made in Trentino Alto Adige

Se un quarto dei prodotti alimentari menziona chiaramente le sue caratteristiche italiane sulla confezione, un altro decimo evidenzia più chiaramente la sua origine regionale: si tratta di prodotti di oltre 8.600 provenienze regionali, e le vendite di questi prodotti superano i 24 miliardi di euro, un aumento del 5% in un anno. Quali regioni italiane hanno conquistato i carrelli della spesa italiani? Si conferma primo il Trentino-Alto Adige, seguito da Sicilia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Tuttavia, nelle classifiche regionali stilate dall’Osservatorio Immagino, spiccano anche le performance dei prodotti made in Molise (+ 28,7%), Liguria (+ 15,6%) e Calabria (+ 13,1%).

Spesa in tempi di pandemia

“La pandemia ha certamente influito, amplificando atteggiamenti di consumo legati al bisogno di rassicurazione e fiducia su quello che si sta acquistando” ha commentato Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy. “Ma si tratta comunque di un fenomeno ormai strutturale che prescinde da quello che è successo nell’ultimo anno. Difficilmente si tornerà indietro. Tanto più che stanno emergendo sia nell’offerta che nella domanda nuovi aspetti legati alle filiere e ai processi produttivi. I consumatori sono sempre più esperti e critici, è aumentata la cultura alimentare e l’attenzione alla tradizione, soprattutto tra chi ha maggiore capacità di spesa, dato che si tratta di prodotti mediamente più costosi”. Tra i prodotti a cui i consumatori prestano particolare attenzione, verificando ingredienti e la loro provenienza, spicca – e non sorprende – la pasta, da sempre simbolo di italianità.

Codici sconto Shein, la moda a prezzi convenienti


I Codici Sconto Sheinpermettono di fare acquisti a un prezzo conveniente nei negozi online Shein, famosi per i vestiti di alta qualità e accessori unici e in linea con la moda del momento. Chi ama seguire le tendenze trova nel brand, fondato nel 2008, un valido alleato per acquistare top, pantaloni, abiti, gioielli e accessori.

Shein può contare su oltre 2 milioni di articoli in stock e 500 nuovi arrivi ogni giorno e il brand piace ai clienti che amano vestirsi alla moda anche per la presenza di offerte esclusive e sempre nuove. I saldi Shein ricorrono, con alcune differenze da regione a regione, 2 o 3 volte all’anno e chi non approfitta di queste occasioni per fare shopping a livello scontato può contare sul sito Sconti e Buoni e sui codici sconto Shein.

Cosa sono i codici sconto Shein?

Il codice sconto Shein è il miglior modo per risparmiare facendo acquisti online e oggi è conosciuto e apprezzato da tutti gli amanti dello shopping digitale. Si compone di una serie di lettere e numeri e va inserito nel carrello degli acquisti per risparmiare dal 5 al 70% sull’importo totale della spesa in base al brand e alle promozioni attive al momento sul prodotto scelto.

Sul nostro sito puoi trovare i migliori codici sconto Shein e coupon aggiornati e verificati ogni giorno, assieme alle offerte più convenienti. Si tratta solo di trovare quella più adatta a te.

Come si usa il codice sconto Shein?

Per usufruire del codice basta cliccarci sopra per essere indirizzato al sito Shein e successivamente finalizzare l’acquisto incollando il codice prima della conferma del pagamento. Oltre al codice Shein standard si possono trovare online le offerte Shein Esclusive che permettono ai clienti di risparmiare sui principali ecommerce online. Solo con i codici sconto puoi acquistare ad un prezzo ribassato il capo di abbigliamento che più ti piace!

I Buoni Sconto Shein si possono applicare durante l’acquisto sul sito ufficiale Shein per risparmiare immediatamente sull’acquisto grazie agli appositi codici sconto. Da sempre Shein è sinonimo di moda alla portata di tutti e acquistare ad un prezzo ancora più basso maglie, vestiti, gonne e pantaloni è un’ottima occasione per rinnovare il guardaroba. Tanti vestiti alla moda a un piccolo prezzo: è questo il punto di forza di un sito che conquista oggi persone di ogni età.

Come riconoscere, e difendersi, dal nuovo ransomware LockTheSystem

Una nuova minaccia sta prendendo di mira le email italiane, LockTheSystem, un ransomware in grado di prendere in ostaggio il pc rendendolo inutilizzabile. Molti utenti stanno infatti segnalando la ricezione di mail in cui viene notificata la mancata consegna di un pacco, ma dietro si cela una trappola. Se truffe di questo tipo si stanno moltiplicando negli ultimi mesi, in questo caso si tratta di un virus introdotto nei dispositivi degli utenti sotto forma di ransomware, un malware informatico che prende “in ostaggio” il computer o lo smartphone, chiedendo un riscatto monetario per poter rendere di nuovo utilizzabile all’utente il proprio device. È il caso di LockTheSystem, il protagonista di una nuova campagna di malware nel nostro Paese.

In allegato alla mail un file .rar indicato con un codice di quattro cifre

Da qualche giorno molte persone stanno segnalando la ricezione di alcune strane email, in cui viene suggerito di ritirare alcuni pacchi la cui consegna non è andata a buon fine. In allegato alla mail è presente un file .rar (un file compresso da aprire con un determinato codice), chiamato PIN nel testo della mail e indicato con un codice di quattro cifre. Scaricando e aprendo il file compresso con il PIN indicato in realtà si sta spalancando la porta al ransomware LockTheSystem. All’interno del file in allegato alla mail truffaldina è presente uno script JS, che una volta scaricato nel pc avvia un eseguibile da remoto con il quale i cybercriminali possono agire indisturbati.

Il dispositivo viene bloccato finché non si paga un riscatto

Tra le azioni compiute dal virus vi è una scansione completa e cifratura dei file nell’hard disk, la cessazione di molti processi attivi con la conseguente impossibilità di prendere possesso del dispositivo, e l’illustrazione di una nota di riscatto cui si può porre rimedio soltanto contattando su Telegram l’account @Lockthesystem, pagando ovviamente il denaro richiesto. L’aspetto curioso di questa vicenda è che la mail è scritta in italiano perfetto. Nulla di simile dunque a tutte le email di phishing finora viste, che si sono sempre contraddistinte per un italiano alquanto ballerino e pieno di errori grammaticali e di sintassi. In questo caso il testo è scritto alla perfezione e, in quanto tale, potrebbe essere stato creato proprio da hacker del nostro Paese.

Come difendersi?

Il Cert-AgID, struttura del governo che si occupa di cybersicurezza, ha consigliato di diffidare da queste email in cui viene elaborata una generica richiesta per un pacco mai consegnato, soprattutto per il fatto che non viene mai richiesto di aprire un file compresso con password per poter avere accesso alla spedizione, o a qualsiasi altro documento. Inoltre è consigliato aggiornare costantemente il proprio antivirus, così come app e programmi installati, ed effettuare un backup di tutti i propri dati all’interno di qualche supporto esterno, come cloud oppure hard disk esterni scollegati dal pc.

Google ferma il tracciamento personale per scopi pubblicitari

Navigare sul web in modo più libero, senza avere gli occhi di Google puntati sui siti che si stanno visitando allo scopo di sapere quale tipo di pubblicità mostrarci. Il gigante di Mountain View ha annunciato che dal prossimo anno cesserà la vendita delle inserzioni pubblicitarie basate sulle abitudini di navigazione dei singoli utenti. Una svolta non da poco, dato che la maggior parte degli introiti generati dalla pubblicità digitale si ottengono proprio grazie a questo sistema. Ma allora, perché lo fa? Semplice, la Grande G, scrive laleggepertutti.it, vuole ottenere un ritorno d’immagine per dimostrare l’intenzione di fare da apripista a ulteriori passi avanti verso il totale rispetto della privacy degli utenti.

Stop ai cookie di terze parti

Già da qualche mese Google ha annunciato che dal prossimo anno non avrebbe più utilizzato la tecnologia di tracking più usata al mondo, cioè i cookie di terze parti. Ora fa un’ulteriore mossa in questa direzione, e annuncia lo stop allo sviluppo di qualsiasi sistema in grado di seguire un utente nella navigazione per creare un profilo sulla base del quale vendere la pubblicità agli inserzionisti. Oggi Google controlla più della metà del mercato pubblicitario digitale in tutto il mondo, un mercato che nel 2020 si è avvicinato a 300 miliardi di dollari. Numeri ai quali hanno contribuito anche le tecniche di ‘pedinamento’ degli utenti che, guarda caso, molto spesso trovavano banner pubblicitari o inserzioni perfettamente in sintonia con quello che pochi minuti prima avevano cercato sul motore di ricerca.

Sul web incombe l’ombra dei garanti della privacy e dell’Antitrust

Ora però è arrivato il momento di cambiare. “Mantenere Internet libero e aperto richiede a tutti noi di fare di più per proteggere la privacy”, ammette il responsabile di Product Management, Ads Privacy and Trust di Mountain View, David Temkin. Possibile quindi che Google verrà seguito da altri colossi del web, come l’impero Facebook, già nel mirino per altre questioni legate a contenuti non sempre affidabili. Su tutto il settore incombe infatti l’ombra dei garanti della privacy e dell’Antitrust, che impongono di schiacciare il freno su alcune strategie di mercato per garantire un maggior rispetto dei diritti degli utenti.  In ogni caso, ciò non significa smettere di investire sulla raccolta pubblicitaria. Google continuerà a puntare su nuove tecnologie per fornire comunque inserzioni mirate, ma senza dover tenere d’occhio gli utenti ogni volta che aprono la finestra del web.

Gli arredi luxury per valorizzare ogni angolo di casa

Quando hai un angolo di casa che non sai bene come arredare o valorizzare, delle volte si finisce con l’adottare una scelta che a conti fatti non soddisfa e che non risolve la necessità di riempire quello spazio che continua comunque a sembrare vuoto e fuori contesto.

Meglio invece pensare a qualcosa che effettivamente possa inserirsi bene in quel determinato ambito e rappresentare un valore aggiunto per l’intero ambiente. Spesso infatti, non siamo in grado di determinare cosa possa effettivamente completare gli arredi di casa e finiamo con l’optare per qualcosa di cui poi ci pentiamo o ci stanchiamo presto.

La scelta dell’arredo perfetto

In questi casi la soluzione perfetta è scegliere un arredo che effettivamente possa arricchire l’intero ambiente, soddisfacendo ogni necessità di arredamento e apportando quel contributo necessario di stile e ricercatezza di cui avevamo bisogno.

A tal proposito, gli arredi luxury rappresentano una possibilità da tenere in considerazione, grazie alla loro naturale capacità di inserirsi bene in qualsiasi tipo di contesto, arricchendolo e valorizzandolo.

Sul sito di FG Art and Design puoi trovare diversi esempi di arredi creativi e scoprire la creatività e la manualità degli artigiani che hanno progettato e realizzato queste vere e proprie opere d’arte da esporre in casa. Queste creazioni sono realizzate in legno, in ferro o altri materiali, per cui non ti sarà difficile riuscire ad individuare la soluzione che più delle altre si adatta alle tue necessità.

Gli arredi più eleganti

Perché infatti optare per un arredo qualunque quando puoi scegliere una soluzione ancora più particolare e realmente in grado di rendere ogni ambiente ancora più accogliente e curato? Dagli specchi di design alle sculture luminose, passando per le sculture in ferro agli oggetti in ceramica, non ti sarà difficile individuare l’arredo perfetto per completare quel particolare angolo di casa in maniera armoniosa con il contesto.

Mise, nuovo incentivo per investimenti in Pmi e startup innovative

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio è stato pubblicato il decreto del Ministero dello Sviluppo economico che definisce le modalità di attuazione del nuovo incentivo per le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative. Si tratta del decreto attuativo Mise relativo alla nuova agevolazione prevista dal decreto Rilancio. L’agevolazione fiscale è pari al 50% dell’investimento effettuato nelle startup innovative e nelle PMI innovative, nei limiti delle soglie fissate dal regime “de minimis”.

Ammessi gli investimenti già effettuati nel corso del 2020

L’investimento può essere effettuato direttamente o anche indirettamente attraverso fondi comuni (Oicr), e la presentazione della domanda, la registrazione e la verifica dell’aiuto “de minimis”, saranno effettuate esclusivamente tramite la piattaforma informatica in corso di predisposizione dal Mise. Sono ammessi tutti gli investimenti già effettuati nel corso del 2020 e fino all’operatività della piattaforma: l’impresa beneficiaria può presentare domanda nel periodo compreso tra il primo marzo e il 30 aprile 2021. A regime, riporta Ansa, gli investimenti dovranno essere effettuati solo dopo la presentazione della domanda.

Importo massimo di 100.000 euro e 300.000 euro

L’importo massimo dell’investimento detraibile per quel che riguarda le startup innovative è fissato a 100.000 euro per periodo d’imposta, con vincolo di mantenimento per almeno tre anni, pena la decadenza dall’agevolazione. La somma sale a 300.000 euro per gli investitori in PMI innovative. In ambedue i casi, la detrazione dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche spetta per gli investimenti nel capitale sociale di una o più PMI o startup innovative, direttamente o indirettamente. Per gli investimenti che superano il limite, sulla parte eccedente e in ciascun periodo d’imposta, si potrà detrarre un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200.000 euro in tre esercizi finanziari. Se la detrazione spettante supera l’imposta lorda, è ammesso il riporto dell’eccedenza nel periodo d’imposta successivo, per un massimo di tre anni.

Esclusi investimenti per alcuni settori

Il soggetto investitore, per poter beneficiare della detrazione Irpef, effettua l’investimento agevolato in una o più imprese beneficiarie, startup innovative o PMI innovative regolarmente iscritte nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese. Sono detraibili sia gli investimenti effettuati direttamente nel capitale sociale delle imprese e delle startup innovative sia quelli effettuati indirettamente, tramite organismi di investimento collettivi del risparmio. Restano esclusi dalle agevolazioni gli investimenti effettuati tramite organismi di investimento collettivo a partecipazione pubblica, e quelli effettuati in startup o PMI innovative che operano nei settori esclusi, tra cui le imprese del settore pesca e acquacoltura, e produzione primaria di prodotti agricoli.

Su TikTok i profili degli under 16 diventano privati

TikTok è una delle app più scaricate al mondo, milioni e milioni di utenti la utilizzano ogni giorno, soprattutto i giovanissimi. Con TikTok si possono registrare brevi video tra i 15 e 60 secondi di diverse tipologie, coreografie, video recitati, POV, trend, contenuti educativi. Insomma, le possibilità sono davvero infinite, e le parole chiave dell’app sono originalità e creatività. Per questo piace tanto ai più giovani.  Il 13 gennaio 2021 però è arrivata una novità dal grande impatto su tutta la community. Gli account di tutti gli utenti che hanno un’età compresa fra i 13 anni (l’età minima richiesta per l’iscrizione), e i 15 anni, diventano privati in automatico, riporta Teamworld.

Solo i follower approvati potranno vedere i contenuti degli utenti minori di 16 anni

Ad annunciare la novità è la stessa TikTok, nell’ambito di una serie di restrizioni rivolte ai profili degli utenti under 16. Come diretta conseguenza della nuova regola, spiega la società, “soltanto i follower approvati avranno la possibilità di vedere i contenuti degli utenti minori di 16 anni”. Forse non è un caso, che proprio pochi giorni prima della decisone il Garante della Privacy italiano ha aperto una indagine proprio sulla privacy dei minori su TikTok.

Modificate anche le impostazioni dei Duetti e della funzione Stitch

Riguardo le altre limitazioni imposte agli utenti under 16, la chat toglie l’opzione ‘Tutti’ a chi può commentare i loro video, e ora gli utenti più giovani devono scegliere tra ‘Amici’ o ‘Nessuno’. Sono state introdotte poi modifiche anche alle impostazioni dei Duetti e della funzione Stitch (con cui si possono tagliare scene e inserirle nei propri video), “al fine di renderli disponibili solo per contenuti creati da utenti con o più di 16 anni – spiega TikTok -. Per gli utenti tra i 16 e i 17 anni, l’impostazione di default di queste funzioni è ora su ‘Amici”.

Impostate di default altre funzioni restrittive

Inoltre, continua a spiegare TikTok, ora c’è “la possibilità di scaricare soltanto i video creati da utenti con più di 16 anni. Gli altri utenti possono decidere se consentire il download dei loro video. Mentre, per coloro tra i 16 e i 17 anni, l’impostazione è di disattivata di default, ma possono decidere di attivarla”.

Non è tutto, riporta Ansa. Sempre per gli utenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni l’impostazione dell’opzione Suggerisci il tuo account agli altri è attivata in automatico su Off.

Crollano i flussi di credito al consumo

L’arrivo della seconda ondata di contagi fra crollare i flussi di credito al consumo. Nei primi nove mesi del 2020 le erogazioni si sono ridotte di circa un quarto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le erogazioni complessive di mutui immobiliari sono cresciute, trainate dal boom delle surroghe. Secondo la 49a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia, nel terzo trimestre 2020 tuttavia si registra un parziale recupero, in linea con il graduale miglioramento degli indicatori macroeconomici, e con l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia.

Prestiti personali e mutui immobiliari

I prestiti personali risultano la forma tecnica che più ha risentito della crisi in atto, e chiudono i primi 9 mesi del 2020 con un -35.4%, rimanendo però in territorio negativo anche nel terzo trimestre del 2020 (-25%).

L’ampliamento dell’offerta sui canali digitali non è riuscita a compensare le limitazioni alle aperture degli sportelli fisici delle banche e delle istituzioni finanziarie specializzate. In linea con l’evoluzione dei consumi delle famiglie, le erogazioni complessive via carte opzione/rateali chiudono i primi 9 mesi dell’anno con una contrazione del -13.7%, mentre i mutui immobiliari crescono del +12.7%. A trainare il comparto sono le surroghe, che registrano un vero e proprio boom grazie a tassi di riferimento ancora vantaggiosi. Nel corso del terzo trimestre, tuttavia, si assiste a una ripresa anche dei mutui d’acquisto, che dopo il brusco arresto nei primi due trimestri dell’anno, segnano un +6.9%.

La rischiosità del credito alle famiglie

Nel corso del 2020 la rischiosità nel credito al dettaglio ha invertito la tendenza evidenziata nelle più recenti rilevazioni ed è tornata a crescere, sotto la pressione dello shock economico e sanitario. Per il credito al consumo, a settembre 2020, il tasso di default è salito all’1.9%, riflettendo la dinamica più accentuata dei prestiti personali. I prestiti finalizzati mostrano invece una certa stabilità. Per quanto riguarda i mutui immobiliari, dopo un lungo percorso di contenimento del rischio che ha portato gli indicatori sui livelli più bassi dell’ultimo decennio, si è registrata una inversione di tendenza che nel terzo trimestre 2020 colloca il tasso di default all’1.4%.

Le prospettive per il 2021-2022

Dopo le difficoltà del 2020 le erogazioni di credito al consumo saranno sostenute dalle prospettive di ripresa dei consumi, in particolare nella componente dei durevoli. Il rimbalzo del 2021 sarà tuttavia condizionato dal permanere di incertezza legata all’efficacia delle azioni di contrasto del virus e alla distribuzione dei vaccini, che si tradurrà ancora in un atteggiamento cauto da parte dei consumatori. Nel 2022 il credito al consumo tornerà a crescere, in linea con l’andamento dei fondamentali macroeconomici sottostanti. Per gli operatori del credito è fondamentale essere in grado di cogliere le opportunità derivate dal maggiore utilizzo dei canali digitali e di apertura alle modalità di cooperazione date dall’open banking. Diventa quindi importante accelerare il processo di cambiamento del modello di servizio per trarre vantaggio anche dagli investimenti in tecnologia e comunicazione già intrapresi negli anni precedenti.

Consumi mediatici degli italiani, un sistema sempre più liquido

Un sistema di consumi dei media sempre più “liquido”. È quello che descrive il Censis, nel 54° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2020 nel capitolo dedicato a comunicazione e media. Con Internet come ingrediente principale e un uso sempre più massiccio di smart e mobile tv gli italiani si informano soprattutto sui portali, e danno sempre meno importanza alla lettura di libri e giornali. Di fatto, il Censis evidenzia come la spesa delle famiglie per i consumi mediatici tra il 2007 e il 2018 abbia subito una flessione (-2,0%), mentre quella per l’acquisto di telefoni e accessori è quadruplicata, segnando un +298,9% nell’intero periodo, e un valore di oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno.

In dieci anni pc e audiovisivi +64,7%

Sempre tra il 2007 e il 2018 la spesa dedicata all’acquisto di computer e audiovisivi ha segnato un rialzo elevato (+64,7%), mentre i servizi di telefonia si sono assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,0%, per un valore però di 16,8 miliardi di euro nell’ultimo anno). La spesa per libri e giornali ha subito invece un vero e proprio collo nel decennio (-37,8%), arrestato però nell’ultimo anno, che ha visto un rialzo del 2,5%.

Tv, calo dei telespettatori, ma non sul web

Nel 2019 la fruizione della televisione è stabile, ma se registra una flessione dei telespettatori della tv tradizionale (digitale terrestre, -2,5% in un anno) resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e cresce significativamente la tv via internet. Web tv e smart tv arrivano al 34,5% di utenza (+4,4% in un anno) e la mobile tv passa dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2% (+2,3% nell’ultimo anno). La radio continua a rivelarsi all’avanguardia dentro i processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, i radioascoltatori restano stabili (79,4%), ma se la radio ascoltata attraverso l’apparecchio tradizionale perde il 5,3% di utenza l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (17,3%, +0,3%) e soprattutto lo smartphone (21,3%, +0,6%) è sempre più rilevante.

Cresce internet, libri e quotidiani sempre più in crisi

L’utenza di internet registra ancora un aumento, passando dal 78,4% al 79,3% della popolazione in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone per navigare salgono dal 73,8% al 75,7% (+1,9%), quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione.

I media a stampa invece sono ancora in crisi, anche se sembra essersi fermata l’emorragia di lettori. Quelli dei quotidiani, si sono ridotti al 37,3% nel 2019, mentre le edizioni online dei giornali si attestano a una quota di utenza pari al 26,4%, e gli aggregatori di notizie online e i portali web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli italiani (+5,5% rispetto all’anno precedente). Anche i lettori di libri continuano a diminuire: se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%.

Ricavi dei settori regolati, -7,1% nel primo semestre 2020

Nei primi sei mesi del 2020 la flessione dei ricavi nei mercati di riferimento dell’Agcom risulta meno accentuata rispetto al quadro macroeconomico complessivo del Paese. Secondo gli approfondimenti effettuati da Agcom, che dalla scorsa primavera ha avviato un monitoraggio periodico riguardo l’impatto economico della pandemia sui comparti regolati, se il Pil italiano nel primo semestre è diminuito del 10,6% i ricavi complessivi dell’ecosistema rappresentato da comunicazioni elettroniche, radiotelevisione, editoria, internet e servizi postali sono stimati in flessione del 7,1%.

Tlc, flessione dei ricavi media del -5,7%

In particolare, nel settore delle telecomunicazioni la flessione dei ricavi, che in media è stata pari al 5,7%, è risultata relativamente più intensa per la rete fissa (-6,5%) rispetto a quella mobile (-4,7%). Nonostante i mesi estivi abbiano prodotto un’attenuazione nei consumi rispetto ai primi mesi dell’anno, nei primi nove mesi del 2020 una più intensa fruizione domestica di contenuti video in streaming, telelavoro e didattica a distanza hanno prodotto una forte crescita del traffico nella rete fissa (aumentato giornalmente del 44,4%) e in quella mobile (56,4%). Relativamente ai consumi unitari, si stima che nei primi nove mesi il traffico per linea broadband nella rete fissa abbia raggiunto i 5,77 Gb giornalieri, con una crescita del 40,2% rispetto al corrispondente valore del 2019. Nella rete mobile il traffico dati giornaliero per sim human (ovvero escludendo le M2M) è valutabile in circa 0,27 Gb giornalieri.

Comparto dei media, -10,1% nel secondo trimestre

A seguito della forte flessione delle risorse pubblicitarie, il secondo trimestre dell’anno nel comparto dei media registra risultati considerevolmente peggiori rispetto ai dati dei tre mesi precedenti (-16,8 vs -3%), ed evidenzia nel complesso una flessione del 10,1% rispetto al primo semestre del 2019.

Il settore che maggiormente soffre è quello dell’editoria quotidiana e periodica, in cui si osserva una flessione degli introiti del 19%, mentre quello radiotelevisivo scende del 10,7%, un dato assai peggiore senza l’aumento degli introiti dei contenuti in streaming. L’unico segmento a crescere è quello della pubblicità online (+1,9%), grazie principalmente ai risultati derivati dalle piattaforme (+6,7%).

Settore postale, -5,8%

Le risorse del settore postale nella prima metà dell’anno hanno subito una riduzione del 5,8%, con dati sostanzialmente equivalenti nei singoli trimestri gennaio-marzo e aprile-giugno.La ripresa registrata nel bimestre luglio-agosto, pari a +3,9% su base annua, ha consentito al settore di contenere le perdite da inizio anno al 3,6% rispetto ai primi otto mesi del 2019. Allo stesso tempo, nel periodo gennaio-agosto 2020 i volumi dei servizi di corrispondenza si sono ridotti del 22,7%, mentre il numero di pacchi consegnati è cresciuto del 27%.