Suggerimenti per uno stile di vita sano

Tutti noi amiamo prenderci cura della nostra salute e cerchiamo per questo, chi più chi meno, di adottare tutti quegli accorgimenti e quelle buone abitudini che ci consentono di stare bene e vivere più a lungo.

Sono molte le cose che possiamo fare per prenderci cura di noi stessi, e queste riguardano sia il nostro comportamento a tavola che la routine quotidiana.

Vediamo allora di seguito alcuni preziosi suggerimenti per uno stile di vita sano: più riusciamo ad adottarne, meglio è.

Bevi due litri d’acqua al giorno

Il primo consiglio è il classico che riguarda la quantità d’acqua che facciamo bene a bere ogni giorno. il nostro corpo infatti è costituito al 70% da acqua ed essa è un elemento indispensabile per il nostro organismo e per i processi fisiologici che lo caratterizzano.

Tra l’altro tramite l’acqua eliminiamo le scorie e regoliamo la temperatura del corpo, per questo motivo è bene berne almeno 2 litri al giorno, così da garantire al corpo il quantitativo giusto di liquidi.

Mangia diverse porzioni di frutta e verdura ogni giorno

Frutta e verdura possiedono notoriamente vitamine e sali minerali indispensabili per il nostro organismo e che hanno anche un’ottima azione antiossidante.

È ormai accertato che assumere più porzioni di frutta e verdura nel corso della giornata consenta di ridurre in maniera drastica la possibilità che si presentino determinate patologie, soprattutto quelle cardiovascolari.

Modera zuccheri e grassi

Anche gli zuccheri sono importanti per il nostro corpo, ma non bisogna abbondare. Molti dei cibi che mangiamo contengono zuccheri, ed è bene per questo limitarne il consumo.

Alla stessa maniera non bisogna esagerare nemmeno con i grassi, dato che hanno un elevato potere calorico e non sempre sono utili all’organismo.

Tra l’altro determinati tipi di grassi concorrono nel far aumentare il colesterolo nel sangue il che non è certo un vantaggio.

Assumi poco sale

Sin da piccoli siamo abituati ad assumere determinate quantità di sale ogni giorno, ma questa non è una buona notizia per la nostra salute.

Livelli di sodio elevati sono infatti in grado di aumentare notevolmente le possibilità di andare incontro a patologie cardiovascolari, ma non solo.

La quantità giusta di sale che dovremmo assumere ogni giorno è inferiore 6 grammi, ma senza accorgersene ne assumiamo molto di più.

Ciò in relazione anche al sale che è naturalmente presente in ciò che mangiamo, soprattutto nei cibi lavorati e negli insaccati.

Limita il consumo di alcol

Certamente un bicchiere di vino ogni tanto o un limoncello non possono far altro che fare bene all’anima. Questo però non significa che bisogna esagerare con l’alcol e soprattutto consumarlo fuori dai pasti.

Se si supera le dosi consigliate infatti, esso può rappresentare un problema non indifferente per il nostro organismo.

Considera per questo che un adulto non dovrebbe bere più di 2/3 bicchieri di da alcool al giorno, e in ogni caso è sempre bene farlo durante i pasti.

Fai del movimento

La vita sedentaria è tra i peggiori nemici della nostra salute. Per questo facciamo bene a fare almeno 30 minuti circa di movimento ogni giorno.

Ciò non implica per forza la palestra, ma semplicemente anche una bella passeggiata. Potremmo approfittarne ad esempio per andare al lavoro in bicicletta o direttamente a piedi.

Controllare il proprio peso

Il controllo del peso periodico è una buona abitudine da mantenere, dato che un suo repentino mutamento è già indice di qualcosa che non va.

In particolar modo dobbiamo controllare che il peso non cresca troppo rapidamente assieme al nostro girovita. È possibile per questo richiedere sempre un teleconsulto medico ad un nutrizionista per capire quale possa essere la dieta sana ed equilibrata che faccia al caso nostro.

Tenendo a mente queste semplici regole, o per meglio dire buon enorme di vita, sarà possibile mantenerci in salute più a lungo, con una qualità della vita decisamente superiore alla media.

Fa male bere l’acqua del rubinetto?

Tutti almeno una volta ci siamo chiesti se fa male bere l’acqua del rubinetto. Questa è l’acqua alla quale abbiamo acceso più facilmente, chiaramente, e non dobbiamo fare alcuno sforzo per poterne usufruire.

Per questo è lecito chiedersi se sia sufficientemente sicura e avere la certezza che non vi siano ripercussioni sulla salute.

Consideriamo infatti che l’acqua è un bene assolutamente primario ed è necessario berne almeno due litri al giorno per garantire al nostro organismo la giusta idratazione ed il necessario apporto di minerali, alcuni dei quali non vengono assunti tramite l’alimentazione e per questo diventa importante assumerli tramite l’acqua che si beve.

È sicura l’acqua del rubinetto?

Di norma, l’acqua proveniente dalle reti idriche della città è di buona qualità in quanto controllata dalle varie società che gestiscono l’acqua pubblica.

Questa viene infatti trattata con vari procedimenti il cui scopo è quello di garantire determinati standard di qualità. Non sempre però, nonostante questo tipo di intervento, l’acqua che giunge sino al rubinetto di casa è sufficientemente sicura e buona da bere.

Questo può essere dovuto anche alle tubature obsolete per quel che riguarda il tratto finale che giunge fino a casa, e ciò può alterare il sapore dell’acqua ma anche comportare lo sviluppo di eventuali agenti patogeni o la presenza di metalli pesanti che sono chiaramente pericolosi per la nostra salute.

Per questo motivo è necessario trattare l’acqua prima di andare a berla, per avere la certezza e la sicurezza che tutto sia a posto.

Come deve essere una buona acqua del rubinetto?

Ci sono alcune caratteristiche imprescindibili per una buona acqua, con particolare riferimento a quella che arriva dal rubinetto.

Essa deve infatti essere libera dalla presenza di eventuali microrganismi nocivi e metalli pesanti, così come sostanze chimiche e tutti quegli elementi in sospensione o in soluzione che possono essere presenti quando la qualità dell’acqua non è eccelsa.

Una buona acqua del rubinetto dovrebbe dunque essere in grado di rispondere a questi standard di qualità per consentirci di poterla bere in maniera sicura ed evitare di andare ad acquistare l’acqua minerale al supermercato.

Purtroppo sempre più spesso gli impianti di trattamento delle grandi società che gestiscono l’acqua pubblica non sono efficientissimi o presentano risorse e strumentazione obsolete che tendono a far diminuire la qualità dell’acqua cui abbiamo accesso in casa.

Come accennato, spesso incide sulla qualità dell’acqua anche la parte finale del percorso, ovvero le tubature che dal contatore giungono fino a casa nostra: spesso queste tubature sono vecchie e ossidate e incidono negativamente sulla qualità dell’acqua, incluso chiaramente il suo sapore.

Un depuratore d’acqua è la soluzione

Quando il dubbio circa la qualità dell’acqua che arriva al rubinetto di casa è fondato, o quando comunque si percepisce che questa non abbia un buon sapore, diventa inevitabile cercare una soluzione.

Quella più efficace e rapida è sicuramente il far installare un depuratore d’acqua. Questo dispositivo filtra l’acqua del rubinetto eliminando qualsiasi tipo di impurità o sostanza nociva, conferendole al tempo stesso un buon sapore.

Ci sono depuratore acqua casa prezzi diversi in base alla loro tipologia: ciascuna è in grado di risolvere una necessità specifica come ad esempio eliminare il cloro in eccesso, addolcire il sapore dell’acqua o eliminare altro tipo di impurità eventualmente presente.

Grazie a questo tipo di dispositivo, che necessita di poca o nulla manutenzione nel corso dell’anno, è certamente possibile avere la certezza di assicurarsi un’acqua sempre idonea al consumo alimentare e di conseguenza fare una ottima cosa anche per il nostro organismo.

Funzionamento dei compressori rotativi a vite

I compressori rotativi a vite sono degli eccezionali strumenti, oggi largamente adoperati nell’industria e nei cantieri data la loro grande versatilità e capacità di velocizzare il lavoro, oltre a quella di semplificarlo.

Si tratta di un dispositivo che è adatto anche per essere utilizzato 24 ore al giorno ed in grado di restituire performance di livello.

La loro caratteristica principale è quella di riuscire ad offrire aria compressa continuamente, garantendo il massimo della silenziosità e dell’efficienza.

I compressori industriali di questo tipo sono inoltre in linea con la normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro e dunque offrono il massimo anche da questo punto di vista, il che non è certamente un aspetto secondario.

Funzionamento dei compressori rotativi a vite

Per quel che riguarda il funzionamento, bisogna dire che questo è basato sul principio di contro rotazione da parte di due rotori di forma elicoidale: questi vanno a comprimere l’aria introdotta da parte del condotto di aspirazione e la spingono verso il condotto di mandata.

È proprio durante questo percorso che lo spazio va a ridursi con un conseguente aumento della pressione. Ciò rende questo tipo di compressore il mezzo ideale per quanti necessitano di avere aria compressa per un tempo prolungato.

I vantaggi

I vantaggi che i compressori rotativi a vite sono in grado di offrire sono notevoli. Tra questi possiamo citare:

  • Affidabilità ed efficienza
  • Ottimizzazione dei consumi
  • Costi contenuti
  • Bassa rumorosità

Da considerare come fattori quali l’affidabilità e la qualità dei materiali siano imprescindibili in un compressore a vite, in quanto questi devono garantire prestazioni ottimali H24. Questa è la soluzione migliore quando si necessita frequentemente nel corso della giornata di aria compressa, soprattutto se se ne ha bisogno velocemente.

Quel che ancora non sai sui compressori rotativi a vite

Per evitare che si formi della condensa all’interno del serbatoio dell’olio, il compressore a vite necessita di raggiungere una determinata temperatura di esercizio. Quando lavora infatti a temperature fino ad un massimo di 45°C, questo strumento è in grado di offrire un concreto risparmio sui consumi.

Ciò è molto importante in quanto i costi dovuti alla gestione di un compressore di questo tipo dipendono quasi esclusivamente dal consumo energetico. Anche il fatto che sia in grado di lavorare in maniera quasi completamente silenziosa è molto importante perché significa che questo tipo di compressore è in grado di infastidire e stressare per nulla i lavoratori ed in particolare la persona addetta al suo utilizzo.

È preferibile inoltre spostarlo nel caso in cui il locale in cui viene utilizzato abbia una temperatura che scende sotto lo zero.

È presente infatti un dispositivo di sicurezza il cui fine è quello di andare a bloccare il compressore nel momento dell’avvio se la temperatura dell’ambiente è sotto lo zero.

Alla stessa maniera, eventuali gas o polveri presenti nell’aria possono danneggiare l’apparecchio, per cui è bene accert arsi che l’ambiente, ed in particolare gli spazi intorno, siano perfettamente puliti così da evitare ogni tipo di problema per quel che riguarda una possibile otturazione dei filtri, ad esempio.

Conclusione

Si tratta dunque di un macchinario molto particolare e perfettamente in grado di velocizzare e rendere più semplice il lavoro di cantiere, consentendo agli operai di poter completare più velocemente il proprio compito con il massimo della precisione.

Per questo motivo è bene accertarsi che il compressore possa essere nelle condizioni, incluse quelle ambientali, di lavorare al meglio così da poter diminuire non soltanto i costi legati ai consumi ma anche quelli che riguardano la gestione e la manutenzione del dispositivo, il che è certamente un bene per aziende ed imprese di ogni tipo.

Codici sconto Shein, la moda a prezzi convenienti


I Codici Sconto Sheinpermettono di fare acquisti a un prezzo conveniente nei negozi online Shein, famosi per i vestiti di alta qualità e accessori unici e in linea con la moda del momento. Chi ama seguire le tendenze trova nel brand, fondato nel 2008, un valido alleato per acquistare top, pantaloni, abiti, gioielli e accessori.

Shein può contare su oltre 2 milioni di articoli in stock e 500 nuovi arrivi ogni giorno e il brand piace ai clienti che amano vestirsi alla moda anche per la presenza di offerte esclusive e sempre nuove. I saldi Shein ricorrono, con alcune differenze da regione a regione, 2 o 3 volte all’anno e chi non approfitta di queste occasioni per fare shopping a livello scontato può contare sul sito Sconti e Buoni e sui codici sconto Shein.

Cosa sono i codici sconto Shein?

Il codice sconto Shein è il miglior modo per risparmiare facendo acquisti online e oggi è conosciuto e apprezzato da tutti gli amanti dello shopping digitale. Si compone di una serie di lettere e numeri e va inserito nel carrello degli acquisti per risparmiare dal 5 al 70% sull’importo totale della spesa in base al brand e alle promozioni attive al momento sul prodotto scelto.

Sul nostro sito puoi trovare i migliori codici sconto Shein e coupon aggiornati e verificati ogni giorno, assieme alle offerte più convenienti. Si tratta solo di trovare quella più adatta a te.

Come si usa il codice sconto Shein?

Per usufruire del codice basta cliccarci sopra per essere indirizzato al sito Shein e successivamente finalizzare l’acquisto incollando il codice prima della conferma del pagamento. Oltre al codice Shein standard si possono trovare online le offerte Shein Esclusive che permettono ai clienti di risparmiare sui principali ecommerce online. Solo con i codici sconto puoi acquistare ad un prezzo ribassato il capo di abbigliamento che più ti piace!

I Buoni Sconto Shein si possono applicare durante l’acquisto sul sito ufficiale Shein per risparmiare immediatamente sull’acquisto grazie agli appositi codici sconto. Da sempre Shein è sinonimo di moda alla portata di tutti e acquistare ad un prezzo ancora più basso maglie, vestiti, gonne e pantaloni è un’ottima occasione per rinnovare il guardaroba. Tanti vestiti alla moda a un piccolo prezzo: è questo il punto di forza di un sito che conquista oggi persone di ogni età.

Badge aziendale: vantaggi per il datore di lavoro ma anche per i dipendenti


L’utilizzo di un badge timbratura che possa registrare gli ingressi e le uscite dei dipendenti dai locali in cui avviene svolta l’attività lavorativa, comporta dei vantaggi sia per il datore di lavoro che per i dipendenti stessi.

Sicuramente per il datore di lavoro vi è il vantaggio di poter controllare in maniera precisa la presenza in sede dei propri dipendenti e gli orari di ingresso e di uscita, verificando che questi possano essere rispettati ogni giorno. Per quel che riguarda i dipendenti invece, questi hanno il vantaggio di sapere che tutto il proprio lavoro effettuato venga riconosciuto in maniera automatica.

Rilevazione automatica e comunicazione degli orari all’ufficio buste paghe

In particolar modo il badge si interfaccia con un sistema di regolazione degli ingressi che si attiva ogni qualvolta esso viene inserito o avvicinato al lettore, registrando così l’evento e dando conferma tramite un apposito avviso acustico.

Dunque il badge aziendale è un efficace strumento di rilevazione degli accessi in grado di contenere informazioni personali relative a ciascun possessore, motivo per cui non può essere ceduto ad altri colleghi di lavoro. Non appena il badge viene effettuato per l’accesso, l’ingresso o l’uscita vengono rilevati e inviati ad appositi server. A questo punto uno specifico software si occupa di processare i dati e di inviare le informazioni necessarie all’ufficio buste paghe, anche relativamente ad eventuali ritardi di ingresso o di uscita.

Badge magnetici e di prossimità in base alle proprie necessità

Cotini srl propone sia badge di prossimità, i quali funzionano semplicemente avvicinando il badge al lettore, che magnetici. Possono essere acquistati totalmente di colore bianco oppure personalizzati tramite numero progressivo, ragione sociale o logo dell’azienda abbinato alla fotografia del dipendente, così da facilitare le operazioni di riconoscimento.

Questi badge possono essere acquistati in lotti che partono da 10 pezzi e possono essere programmati in base alle proprie necessità. Il peso di ciascun badge è di circa 5 grammi e la capacità di memoria è di 1 Kbyte.

IWM | Ottima Acqua dal Rubinetto di Casa

L’acqua è una ricchezza essenziale nella nostra esistenza poiché aiuta a mantenere il nostro organismo ben idratato ed efficiente nel corso del tempo. Il dilemma è sempre il solito: meglio bere acqua in bottiglia o l’acqua del rubinetto?. Il mercato ci offre una vastissima scelta di acque imbottigliate che cambiano composizione a seconda dei minerali e delle sostanze utili all’organismo che contengono eppure, se si esula dall’ambito dell’acqua destinata ad essere bevuta, in quanti utilizzano acqua imbottigliata per scopi differenti dal berla, quale lavare le stoviglie, riempirne per bollire, fare un caffè e simili? La maggior parte delle persone utilizza l’acqua del rubinetto. Oppure per un gesto tanto quotidiano quale è quello di lavarsi le mani, i capelli o fare una doccia? Certamente nessuno la utilizza. In pochi tengono però in considerazione il percorso che l’acqua attraversa fino ai nostri lavandini. E parliamo delle tubature, spesso e volentieri vecchie ed incrostate, tralasciando quelle notizie allarmanti che ogni tanto si sentono, sulla presenza in essa di elementi nocivi come l’amianto o addirittura arsenico e tallio. Spesso notiamo un cattivo odore o sapore nell’acqua che prendiamo dal rubinetto, come una scarsa limpidezza e così via, tutti elementi che inducono ad acquistare casse già imbottigliate, con un certo costo nel tempo. Un’acqua non pura può a lungo andare intaccare la cute, anche a livello microscopico, se si pensa al semplice gesto di lavarsi le mani, inaridire i capelli e creare altri piccoli danni che sfociano inevitabilmente nella ricerca di un rimedio per ristabilire equilibri anche dermici intaccati, con il loro relativo costo. La soluzione è quella di installare in casa un depuratore acqua. Ma quale, fra tutti quelli presenti sul mercato? Se si punta all’eccellenza allora vuol dire scegliere IWM. L’IWM, International Water Machines è l’azienda leader nel trattamento delle acque potabili. I suoi depuratori garantiscono una purezza dell’acqua al 100%, leggera ed oligominerale, priva di calcare e di tutte quelle sostanze che appesantiscono il lavoro del nostro organismo, ideale sia ad uso alimentare che domestico in generale ad un costo molto vantaggioso nel tempo.Sul sito internet è possibile visionare i prodotti IWM per avere anche un riscontro visivo, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per poter porre le proprie domande o curiosità.

Giochi gonfiabili: attira più clienti!

Ah che bello uscire la sera, andarsi a mangiare qualche piatto tipico in un bel ristorante, fare quattro chiacchiere con gli amici o semplicemente con il tuo partner, godersi l’atmosfera del posto … Come dite ? I figli ? Ah è vero … è per questo che la maggior parte delle coppie non mette mai il naso fuori di casa ? Bene, facciamo qualcosa per loro. Sei hai un ristorante, una trattoria, una pizzeria, ed hai spazio a sufficienza, pensa a come poter intrattenere i bambini mentre i genitori si godono la serata. Una soluzione arriva dai giochi gonfiabili: facili da installare, fanno divertire i bambini e, sotto la semplice supervisione (non sempre necessaria) di una “baby sitter”, consentono la massima distrazione ai tuoi amati clienti ! Vedrai quanti coperti in più riuscirai a fare, e non solo nei week end ! Attenzione però: ci sono precise disposizioni in materia, quindi è bene affidarsi ad aziende che si occupano di giochi gonfiabili da una vita, e lo fanno nei migliori dei modi. Go Leisure, che ha la propria sede a Biassono, produce ed installa giochi gonfiabili, scivoli, scenografie, giochi acquatici e molto altro, tutto con la formula “chiavi in mano”. Avrai la sicurezza che i giochi siano a norma e la garanzia di un fornitore ti seguirà per tutte le pratiche necessarie. Come sempre suggeriamo, affidatevi a professionisti e non ad aziende improvvisate o che vendono solo al prezzo più basso !

Paradosso giovani: calano di numero, ma non trovano lavoro

I giovani italiani calano numericamente, ma non riescono a trovare lavoro: è il cosiddetto ‘paradosso giovani’. Senza un dialogo strutturale fra scuola e imprese e nuove politiche di accompagnamento nelle fasi di transizione, non si riuscirà a garantire alle nuove generazioni un’offerta di lavoro non precario. È quanto è emerso durante un dibattito relativo all’ultimo numero dell’Osservatorio Cida-Adapt dedicato al lavoro giovanile.
“L’Osservatorio trimestrale sul mondo del lavoro – spiega Mario Mantovani, presidente di Cida, confederazione dei dirigenti pubblici e privati – nasce dall’esigenza di una lettura non convenzionale dei dati statistici per avere una visione delle dinamiche occupazionali più aderente alla realtà e fornire ai manager uno strumento utile ai loro processi decisionali e organizzativi”.

Le ‘medie’ statistiche sono poco adatte a leggere una realtà molto differenziata

“I dati – aggiunge Mantovani – una volta ‘spacchettati’ e analizzati mostrano, ad esempio, la scarsa affidabilità delle ‘medie’ statistiche, poco adatte a leggere una realtà molto differenziata sul territorio. Nell’Osservatorio ci si è concentrati sulla fascia d’età 25-34 anni, perché in quella precedente, 15-24 anni, l’incidenza di chi studia è troppo alta per poterne ricavare dati realistici su disoccupazione e precariato”.

In 10 anni i 25-34enni sono diminuiti di circa un milione

“In 10 anni, dal 2010 al 2020, la coorte dei 25-34enni è diminuita di circa un milione di unità – ribadisce Mantovani -. Una tendenza che non sembra arrestarsi e che, comunque, può essere invertita solo in un lungo arco di tempo. Normalmente, meno giovani domandano lavoro, più dovrebbe essere facile trovarlo. È qui che troviamo il ‘paradosso’ del lavoro giovanile, visto che il nostro tasso di occupazione in quella fascia d’età è troppo basso nel confronto con i partner europei: insomma i giovani diminuiscono, ma l’attuale mercato del lavoro non riesce ad assorbirli. Lavoro giovanile scarso e anche caratterizzato da un’alta incidenza di contratti a termine che tende a renderlo sostanzialmente precario e poco pagato”.

Riallacciare il dialogo fra scuola e lavoro e investire sulla formazione

“Come Cida – sottolinea Mantovani – esortiamo il decisore politico a intervenire su queste basi, su questi dati rappresentativi di una realtà che spesso sfugge a un’analisi superficiale. I numeri indicano le strade da seguire: riallacciando il dialogo fra scuola e lavoro, gestendo le fasi di transizione, investendo sulla formazione continua che deve accompagnare tutto l’arco della vita lavorativa. Come manager, siamo consapevoli di quanto sia importante la qualità del lavoro che va perseguita investendo sulle risorse umane e che va adeguatamente retribuita. Anche quello delle retribuzioni, infatti, è un tema che va messo al centro di quel ‘patto sociale’ proposto dal Governo: l’Italia non può essere un Paese ‘low cost’ con lavoro poco qualificato, sostanzialmente privo di formazione, distante dal mondo dell’università e della ricerca e poco retribuito”.

Stare bene, una questione vitale

Per poter vivere con pienezza e soddisfazione la propria vita, ‘stare bene’ è una questione vitale.
L’indicatore raccolto nello studio Benessere, elaborato dalla piattaforma Knowledge Building di Eumetra, misura l’andamento relativo al benessere e soddisfazione degli italiani. E nelle rilevazioni degli ultimi due anni, a fronte di una porzione sostanzialmente residuale di popolazione che si dichiara ‘pienamente soddisfatta’ della propria vita, peraltro in ulteriore contrazione, aumenta quella che assegna un valore di soddisfazione alla propria vita appena sufficiente, o al di sotto della sufficienza.
Da oltre due anni stiamo vivendo un periodo funestato da emergenze sanitarie, e di recente, anche belliche, che inevitabilmente hanno inciso e tuttora incidono sulla qualità della vita. 

Più colpita la popolazione femminile

Questa rappresentazione conterrebbe già di per sé indicazioni allarmanti, soprattutto a fronte del prolungarsi e dell’aggravarsi delle emergenze esterne generate nel corso del 2022. Occorre tuttavia approfondire, dal momento che i dati richiedono di prestare attenzione anche alle dinamiche sociodemografiche interne a questo disagio crescente. In primo luogo, il fenomeno risulta colpire in misura più significativa la popolazione femminile, già in partenza meno soddisfatta di quella maschile, che pur in flessione, si stabilizza su valori più alti. In un’ipotesi di proiezione futura che pare probabile, ovvero qualora l’edizione 2022 dello studio confermi la tendenza in atto, sarà necessario fare alcune riflessioni di carattere sociale ed economico.

Un progressivo ‘affaticamento’ per i 35-55enni

La fascia di popolazione che risulta particolarmente interessata da questo progressivo ‘affaticamento’, è quella di età tra i 35 e i 55 anni, che registra in assoluto i valori peggiori di soddisfazione per la propria vita. Proprio quella che idealmente dovrebbe corrispondere a individui dalla massima capacità produttiva, reddituale, e di spesa. Al contrario, i più giovani e i meno giovani, in questo momento complicato, attribuiscono alla loro vita un livello di soddisfazione maggiore rispetto a quello assegnato da chi si trova nel ‘cuore’ della propria vita. Pur attraversando per ragioni totalmente diverse stagioni della vita caratterizzate da un’elevata incertezza nel futuro (per i più giovani difficoltà relazionali, e per i più anziani, problemi di salute), mostrano più resilienza rispetto alla fascia centrale di età.

Quando mancano le condizioni per vivere il presente e progettare il futuro

Si tratta di segnali di disagio crescenti, e rispetto ai quali si possono certamente ipotizzare diverse determinanti per le quali, allo stesso tempo, non sembrano disponibili almeno nell’immediato risposte o soluzioni dirette. Ecco perché Eumetra ha iniziato a ragionare dell’importanza dello stare bene.
‘Sentire’ di disporre al massimo delle proprie risorse, mentali, fisiche, affettive, sociali, e lavorative, è condizione per vivere il presente e progettare il futuro liberamente, secondo le legittime aspirazioni e negli ambiti concessi dalle situazioni individuali. Una condizione che riguarda tutti e allo stesso tempo ognuno, secondo le proprie individualità, situazioni, reazioni soggettive al contesto, ed è condizione esistenzialmente critica. Si fa cioè più importante, ma più complicata, in epoche caratterizzate da continue emergenze.

PNRR, solo 1 impresa su 3 è pronta

Il PNRR è una grandissima occasione per l’imprenditoria italiana, ma solo una impresa su 3 è pronta a cogliere le opportunità delle nuove risorse espressamente dedicate al sistema produttivo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, come transizione 4.0 ed economia circolare. Il 16%, infatti, si è già attivato per aderire ai progetti del Piano, mentre un altro 13% ha in programma di farlo. Ma più del 70% è fermo al palo, senza, al momento, interessarsi alle molteplici occasioni di sviluppo che si stanno aprendo. E’ quanto mostra una indagine diffusa da Unioncamere con dati elaborati dal Centro studi Guglielmo Tagliacarne.

Obiettivo far conoscere alle Pmi le opportunità del piano

“I dati confermano la necessità di lavorare per diffondere e far conoscere alle imprese, soprattutto quelle più piccole, le misure messe in campo dal Governo nel green e nel digitale”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “L’80% delle imprese di minori dimensioni non ha nemmeno in programma di avvalersi di queste risorse, contro il 50% delle aziende medio grandi.  Le Camere di commercio hanno ben in mente come farsi parte attiva per lo sviluppo del Paese e contribuire al cambiamento innescato dal PNRR: possiamo essere uno strumento prezioso per fare conoscere alle imprese le enormi opportunità legate alle nuove risorse e per mettere a terra molte delle misure chiave previste nel Piano”. 
“Inoltre – ha ribadito Prete – una indagine del Centro studi Tagliacarne rivela che una riduzione di un terzo del tempo dedicato dalle risorse umane interne alle imprese agli adempimenti burocratici, reimpiegato nelle attività produttive, comporterebbe un aumento della produttività aziendale tra il +0,5% e il +1,1%. “Per questo – ha concluso – stiamo lavorando attivamente per definire proposte concrete che possano contribuire in tempi rapidi al processo di semplificazione di cui abbiamo davvero bisogno”.

Le ragioni dell’incertezza

D’altro canto, sulla situazione attuale incide certamente anche il clima di incertezza legato allo shock della guerra in Ucraina. Per quasi 9 imprese su 10 l’impatto del conflitto in corso sarà alto, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime e semilavorati. Quasi una impresa su 2 ha problemi di approvvigionamento di materie prime e una su 5 di approvvigionamento di energia.  L’aumento dell’incertezza incide sulla natalità delle imprese: le ultime indicazioni sulle iscrizioni al Registro delle Camere di commercio mostrano che quando il clima di fiducia si riduce di un punto, la natalità delle imprese si contrae di mezzo punto. Negli ultimi due anni (2020-2021) sono state create 81mila imprese in meno rispetto al livello pre-pandemia del 2019, di cui 26mila in meno giovanili e 32mila in meno femminili.

Gli italiani scelgono la pace o preferiscono l’aria condizionata?

Tra la pace e il fresco dell’aria condizionata cosa scelgono gli italiani? All’alternativa posta dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”, la maggior parte dei nostri connazionali non ha dubbi, e sembra disposta a spegnere il condizionatore.
Questo è quanto emerge dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale. In particolare, alla domanda posta da Draghi il 73% degli italiani che posseggono un condizionatore ha dichiarato di essere disposto a spegnere il condizionatore per tutta la durata dell’estate, se questa scelta potrebbe aiutare il Paese a raggiungere l’indipendenza dal gas russo.

Ridurre l’uso di energia elettrica e gas per raggiungere l’indipendenza energetica

Non è tutto, l’indagine di Facile.it ha messo in evidenza anche un altro aspetto, ovvero qualora il Governo lo richiedesse, il 56% degli intervistati sarebbe disposto anche a ridurre l’uso personale di energia elettrica e gas in casa propria. Questo, per aiutare l’Italia a raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia.

Over 65 e 18-24enni sono i più inclini a fare sacrifici

I più inclini a fare sacrifici, forse perché hanno già vissuto anni di austerity, sono risultati essere gli over 65, con il 60% di risposte positive, e gli intervistati con età compresa tra i 55 e i 64 anni, con il 62%. Curiosamente, però, anche i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni nel 59% dei casi hanno risposto positivamente, forse perché più attenti alle tematiche ambientali rispetto alle generazioni più mature. Se quindi, da un lato, più di 21 milioni di cittadini italiani sono disposti a rinunciare al condizionatore, dall’altro 8 milioni hanno affermato di non essere disposti a fare questo genere di sacrificio.

Per 8 milioni di italiani la scelta di staccarsi dal gas russo non dovrebbe gravare sulle famiglie

Ma qual è il motivo per il quale una quota di cittadini non è propensa a fare questo sacrificio? Secondo l’indagine di Facile.it, riporta Adnkronos, il 50% di chi ha dichiarato di essere contrario sostiene che “la scelta di staccarsi dal gas russo non dovrebbe gravare sulle famiglie”, mentre il 46% lo ritiene un sacrificio inutile. Qualcosa di concreto, in realtà, gli italiani sembrano averlo già fatto, tanto che 8 intervistati su 10 hanno dichiarato che da quando è iniziato il conflitto in Ucraina hanno cercato di consumare meno energia elettrica e gas, non fosse altro per risparmiare sulle bollette. Questa, in particolare, la motivazione per il 67% degli intervistati.

Italiani, oltre il 50% non è pronto a lasciare il proprio lavoro

Il 56,2% degli occupati non è propenso a lasciare il proprio lavoro, nella convinzione che non troverebbe un impiego migliore. La percentuale sale al 62,2% tra i 35-64enni e al 63,3% tra gli operai. E’ vero che nei primi nove mesi del 2021 si registrano 1.362.000 dimissioni volontarie, con un incremento del 29,7% rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma proprio nel 2020, quando a causa del Covid il mercato del lavoro si era paralizzato, si era verificato un picco negativo di dimissioni: solo 1.050.000 nei primi tre trimestri, ovvero -18,0% rispetto al 2019. Si conferma però un trend di più lungo periodo di crescita delle dimissioni legato all’aumento della precarietà dei rapporti di lavoro. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel 5° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon, leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Credem, Edison e Michelin.

Vince il pragmatismo sulle “dimissioni al buio”

Tra i lavoratori italiani il pragmatismo vince sulla tentazione della Great Resignation, cioè le dimissioni al buio per cercare un impiego più gratificante o per fare altro. Fa più paura l’idea di ritrovarsi impantanati nella precarietà del mercato del lavoro. Eppure l’82,3% dei lavoratori (l’86% tra i giovani, l’88,8% tra gli operai) si dice insoddisfatto della propria occupazione e ritiene di meritare di più. Retribuzioni che non crescono da troppo tempo. Il 58,1% dei lavoratori ritiene di ricevere una retribuzione non adeguata al lavoro svolto. La percezione è confermata dalle statistiche ufficiali: negli ultimi vent’anni le retribuzioni medie lorde annue nel nostro Paese si sono ridotte del 3,6% in termini reali (al netto dell’inflazione), mentre in Germania sono aumentate del 17,9% e in Francia del 17,5%. Pensando alla propria occupazione, il 68,8% dei lavoratori si sente meno sicuro rispetto a due anni fa (la percentuale sale al 72,0% tra gli operai e al 76,8% tra le donne). Nell’ultimo biennio il 66,7% dei lavoratori (il 71,8% tra i millennial) ha vissuto uno stress aggiuntivo per il lavoro e il 73,8% teme che in futuro dovrà fronteggiare nuove emergenze lavorative, con impatti rilevanti sulla propria vita quotidiana. Il lavoro, insomma, non paga abbastanza, non dà le certezze del passato, è fonte di tensione.
Per il 51,3% degli occupati il proprio lavoro è molto cambiato durante la pandemia. Il digitale è stato determinante, ma non indolore. Infatti, complessivamente il 58% ha riscontrato difficoltà nell’utilizzo dei dispositivi digitali. In particolare, il 55,3% nella partecipazione ai meeting online e il 46,1% con la posta elettronica. Sullo smart working i lavoratori italiani si dividono: il 25,1% non vorrebbe farlo, il 32,9% è soddisfatto e vorrebbe proseguire, il 42% opterebbe per una soluzione ibrida.

Poco tempo libero

il 39,7% degli occupati afferma di non disporre di tempo libero in modo sufficiente (e la percentuale sale al 45,1% tra gli esecutivi), il 23% prevede un ulteriore peggioramento nel futuro.
Chiare le richieste dei lavoratori alle aziende: il 91,2% dei lavoratori vorrebbe retribuzioni più alte, l’86,5% più servizi di welfare aziendale su ambiti come la sanità e l’assistenza per i figli, il 75,2% maggiore supporto nel rispondere ai bisogni sociali quali la non autosufficienza di un familiare, la previdenza, l’istruzione dei figli. In sintesi: più soldi, più welfare aziendale, aiuto in situazioni di vita difficili. Intanto aumentano le aziende che puntano sugli strumenti del welfare aziendale. Per il 62,5% di un panel di responsabili delle risorse umane di grandi imprese il welfare aziendale è una priorità ed il 71,9% si dice pronto ad attivare servizi ad hoc per informare nel merito i lavoratori e rispondere ai loro bisogni. 

Misure anti-Covid migliorano la qualità dell’aria

Le misure anti-Covid fanno bene alla salute due volte. Oltre a evitare la diffusione del virus migliorano anche la qualità dell’aria, e di conseguenza, apportano benefici per la salute.
Alcune misure anti-Covid adottate all’inizio della pandemia, come il lockdown e le restrizioni alla circolazione, si sono dimostrate utili anche per combattere l’inquinamento atmosferico, portando a un drastico calo di alcune sostanze inquinanti nelle città, con i conseguenti benefici per la salute. È quanto ha evidenziato uno studio internazionale sull’andamento della qualità dell’aria in 47 città europee, tra cui Roma, Milano, Parigi, Londra e Barcellona, pubblicato sulla rivista Nature, e realizzato da numerose istituzioni di ricerca, tra cui l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Biossido di azoto (NO2) più che dimezzato in sette città italiane ed europee

In particolare, dall’indagine emerge che il forte calo dei livelli di inquinamento atmosferico nel periodo monitorato, ovvero da febbraio a luglio 2020, è dovuto principalmente alla limitazione degli spostamenti quotidiani in città e all’obbligo di permanenza nelle abitazioni. Un minore impatto hanno avuto invece le restrizioni alla circolazione tra le regioni e i viaggi internazionali.  L’inquinante che ha subito la riduzione maggiore è il biossido di azoto (NO2), più che dimezzato in sette città italiane ed europee: Milano, Torino, Roma, Madrid, Lisbona, Lione e Parigi.

Un calo dovuto soprattutto al divieto della circolazione e del trasporto su strada

“Il calo è dovuto soprattutto al divieto della circolazione e del trasporto su strada, che rappresenta la principale fonte di emissioni di questo inquinante – spiega Mario Adani, ricercatore Enea del Laboratorio Inquinamento Atmosferico e coautore dello studio -. Le concentrazioni di biossido di azoto hanno iniziato a precipitare fin dalla prima metà di marzo 2020, quando i governi hanno imposto le prime restrizioni. Le differenze tra le città possono essere correlate solo ai diversi tempi di attuazione delle politiche di blocco e alle variazioni nella severità delle misure”.

Da febbraio a luglio 2020 aumenta il numero totale dei decessi evitati

Lo studio, riporta Italpress, ha quantificato anche il numero di morti premature evitate a seguito della riduzione dell’inquinamento per effetto delle misure adottate dai governi Ue contro la pandemia. Da febbraio a luglio 2020 il numero totale di decessi evitati è stato pari a 486 per il biossido di azoto (NO2), 37 per l’ozono (O3), 175 per il PM2.5 e 134 per il PM10. In particolare Milano, Parigi, Londra e Barcellona sono state tra le prime città con il maggior numero di decessi evitati da biossido di azoto (NO2) e polveri sottili. Per l’Italia, lo studio ha quantificato le morti evitate a Milano, Napoli, Roma e Torino, per ciascuno degli inquinanti analizzati. Ad esempio, a Roma sono stati evitati 18 decessi da NO2, 6 da O3, 7 da PM10 e 5 da PM2.5.

Il ruolo del digitale nel retail 

Meno male che c’è il digitale: proprio grazie all’eCommerce il retail è riuscito ad attraversare e superare l’onda della pandemia. A confermare questa tendenza c’è l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail della dalla School of Management del Politecnico di Milano, che ha registrato un incremento degli investimenti in digitale dei retailer, con l’incidenza sul fatturato che è passata dal 2% nel 2020 al 2,5% nel 2021. Non solo: cresce anche l’importanza dell’eCommerce nel Retail italiano. Il canale online, pur rimanendo secondario in termini di consumi rispetto all’offline (abilita solo il 10% degli acquisti a valore totali), è sempre più motore di innovazione e di crescita: è infatti responsabile di circa il 20% dell’incremento totale dei consumi. Il fermento digitale è dimostrato anche dal fatto che nel 2021 oltre l’85% dei primi 300 retailer italiani per fatturato è presente online, anche tramite modelli di vendita che integrano digitale e negozio fisico: i più diffusi sono click&collect (65%), reso offline degli ordini eCommerce (37%) e verifica online della disponibilità di prodotti in negozio (30%).

Un nuovo modello di commercio omnicanale

Per realizzare un nuovo modello di commercio omnicanalei top retailer italiani sono impegnati anche sul fronte del back-end con lo scopo di abilitare integrazione di dati e operations. Il cantiere della Data Strategy omnicanale si fonda essenzialmente sull’utilizzo dei dati raccolti in maniera integrata tra i diversi touchpoint presidiati, come canali di vendita e relazione, sistemi informativi e fonti esterne. L’analisi condotta sui principali retailer italiani per fatturato ha fatto emergere che circa la metà del campione si trova allo stadio più avanzato: i dati vengono utilizzati per attivare iniziative di comunicazione, marketing e vendita personalizzate su specifici cluster e su singoli clienti. Per quanto riguarda le operations, nel 2021 il 39% dei top retailer italiani gestisce l’inventario in maniera integrata tra i diversi canali di vendita e il 32% possiede un sistema centralizzato di order management. Il 35% del campione, inoltre, utilizza tutte le strutture a disposizione (hub di distribuzione, magazzini, negozi fisici) per evadere gli ordini provenienti dai diversi canali.

Gli investimenti in tecnologia digitale nel back-end 

Durante il 2021, gli investimenti in tecnologia digitale nel back-end tra i top retailer italiani sono stati funzionali, in primis, all’approfondimento della conoscenza del cliente in chiave omnicanale. I sistemi di business intelligence analytics sono stati potenziati dal 17% dei player (implementati complessivamente dal 75% del campione) e il 9% ha lavorato sulle soluzioni di customer relationship management (già presenti nel 66% dei casi), con l’obiettivo di integrare le informazioni derivanti da diversi canali per comprendere esigenze e abitudini dei consumatori, abituali e non. Allo stesso tempo sono state implementate innovazioni volte a ottimizzare attività e processi lungo la supply chain: il 13% dei retailer ha adottato soluzioni all’interno dei magazzini (58%) per automatizzarne la gestione e incrementarne le performance; il 9% ha infine potenziato i sistemi automatizzati di demand, inventory e distribution planning (51%), per effettuare previsioni più accurate della domanda e semplificare l’intero processo distributivo.

L’importanza della Corporate Social Responsibility per i consumatori 

In Italia il 48% delle persone dichiara di sapere cos’è la Corporate Social Responsibility, ovvero, l’attenzione che le aziende dedicano alla condotta etica e al loro impatto sociale, contro il 40% di chi non ne conosce il significato. Da quanto emerge dalla survey sulla Corporate Social Responsibility di WIN International, di cui fa parte BVA Doxa, i dati italiani sono in linea con il risultato a livello globale, e con la media Europea (48%). A guidare il ranking dei paesi europei c’è la Slovenia, che con il 74% di ‘conoscitori’ è anche al primo posto del ranking globale. Mentre in paesi come Francia (43%), Germania (31%) e Regno Unito (40%) una quota minore di intervistati si dichiara vicino al concetto della CSR.

Le aziende pongono la giusta attenzione alla CRS?

In Italia, il 25% degli intervistati afferma che la maggior parte delle aziende non ponga la giusta attenzione alla CRS, un dato di nuovo in linea con la media mondiale (25%). C’è anche una quota della popolazione che ritiene che le aziende si occupino di CSR solo ‘per apparenza’, ma che in realtà non siano sufficientemente impegnate nel promuoverla. In questo caso, la differenza tra Italia e resto del mondo è più significativa: il 50% degli italiani ne è convinto contro il 39% della media mondiale. Il dato italiano però è ancora una volta in linea con il resto dell’Europa (48%).
Solo il 9% degli italiani ritiene che le aziende stiano efficacemente adottando la CSR, diversamente da quanto pensano i cittadini in APAC, tra i più ottimisti del campione (media della regione 31%).

Conoscere le azioni dei brand a favore della sostenibilità

Il 70% della popolazione mondiale ritiene sia importante essere a conoscenza dei comportamenti socialmente responsabili delle aziende e dei brand di cui si è clienti. In Italia non solo il dato è significativamente più alto (88%), ma il risultato porta l’Italia al terzo posto nel ranking mondiale dei paesi che ritengono sia importante conoscere le azioni che aziende e brand intraprendono a favore della sostenibilità.
Non si tratta però solamente di essere consapevoli del significato e dell’importanza della CSR, ma dalla rilevazione emerge anche come la CSR sia in grado di influenzare le decisioni di acquisto della popolazione mondiale.

La CSR influenza le decisioni di acquisto

Il 62% della popolazione afferma infatti che i comportamenti socialmente responsabili di aziende e brand influenzano le loro decisioni di acquisto, e in Italia sono il 67%. Aumenta quindi l’interesse per i comportamenti etici e la funzione sociale delle aziende. A livello mondiale, se da un lato i risultati mostrano una equa distribuzione tra regioni e gender, una relazione indiretta appare guardando all’età: le persone più anziane tendono a essere meno influenzate dalla CSR e dai comportamenti etici delle aziende nelle decisioni d’acquisto.

Per gli italiani lo stile di vita è più green dall’inizio della pandemia

Da quando è iniziata la pandemia il 66% degli italiani conduce uno stile di vita più sostenibile, e il 36% sarebbe disposto a spendere di più per prodotti green. Lo rivela il sondaggio The Green Response Survey 2021, condotto da Essity, azienda attiva nei settori dell’igiene e della salute, sull’impatto della pandemia sui comportamenti di consumo sostenibile.
E dal sondaggio emerge un discreto aumento della sensibilità da parte dei consumatori italiani su temi relativi alla sostenibilità. La pandemia, infatti, avrebbe indirizzato i consumatori verso scelte più sostenibili, soprattutto sull’uso della plastica, il packaging e il tema della riciclabilità.

Disposti a spendere di più per prodotti o imballaggi riciclabili 

Quando acquista prodotti per l’igiene, un italiano su 5 presta attenzione al loro impatto ambientale, e il 17% cerca prodotti facilmente riciclabili. Per i prodotti green e sostenibili cambia anche la propensione a spendere, il cosiddetto ‘willingness to pay’. Gli italiani, infatti, accetterebbero di pagare un prezzo più alto per prodotti che possono essere riciclati o compostati dopo l’uso (36%), composti da materiali rinnovabili (31%) o da materiale di origine naturale (31%), con imballaggi fatti di materiali riciclati o rinnovabili (29%) o realizzati localmente (27%).

Aumenta l’ottimismo per l’azione individuale dei singoli

Anche il cambiamento climatico rientra tra gli interessi dei consumatori italiani. In particolare, aumenta l’ottimismo per l’azione individuale dei singoli. Secondo il Green Response gli italiani sono tra i più ottimisti al mondo quando si parla del proprio impatto positivo sul cambiamento climatico. Il 70% crede infatti che i comportamenti più rispettosi per l’ambiente possano rallentare il riscaldamento globale. Tuttavia, continua a essere presente una distanza tra intenzioni e comportamenti di acquisto/stili di vita sostenibili.
Per questo Essity approfondirà il tema insieme a Legambiente, che a partire da febbraio 2022 affiancherà l’azienda in un progetto di informazione e sensibilizzazione sugli stili di vita sostenibili per ridurre questo gap, riferisce Adnkronos.

Cresce la sensibilità ai temi ambientali

“Negli ultimi anni, la sensibilità delle persone alle tematiche ambientali è cresciuta a una velocità senza precedenti – afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -. La pandemia e la crisi climatica sempre più evidente hanno senz’altro accelerato questo processo. La sfida di oggi è quindi trasformare questa crescente attenzione nel protagonismo di un numero sempre maggiore di persone a fare la propria parte. Questo processo ci aiuterà a migliorare la nostra qualità della vita e a tutelare gli equilibri del Pianeta. Una maggiore consapevolezza nelle scelte dei consumatori è un fattore determinante anche per la transizione ecologica delle aziende, spingendo al costante miglioramento ambientale di prodotti e servizi, e di sollecitazione delle Istituzioni nell’adottare sempre più strumenti in grado di accompagnare questo cambiamento necessario”.