Spesa online, come sono cambiate le abitudini degli italiani nel 2021

Come abbiamo fato la spesa noi italiani nel 2021? Dopo i cambiamenti epocali avvenuti nel corso del 202 per la pandemia, anche e soprattutto per quanto riguarda le abitudini di consumo, ci sono state ulteriori evoluzioni? A rispondere ci pensa il terzo Report Annuale di Everli, che innanzitutto ribadisce che i nostri connazionali hanno consolidato l’abitudine di fare la spesa online.

I trend della spesa online
In base al report di Everli relativo al 2021, la classifica delle 10 categorie di prodotto più acquistate dai consumatori del Bel Paese è parecchio cambiata rispetto allo scorso anno, con una crescente tendenza a comprare prodotti salutari. Nello specifico, si conferma capolista di questo speciale ranking la categoria “verdura”, subito seguita da “frutta” (2° posto), spodestando la categoria merendine, che nel 2021 si ritrovano solo al settimo posto. Questa tendenza “healthy” si conferma anche guardando al resto della classifica, che vede quest’anno posizioni più alte occupate da categorie quali pasta di semola corta (3°), insalate pulite e lavate (6°), pane (9°) e agrumi (10°) e registra l’uscita dalla top 10 di categorie particolarmente apprezzate nel 2020, come formaggi e salumi, latte e burro, gelati e scatolame, così come le farine e i preparati per pane e pizza fatti in casa (che nel 2020, complice il lockdown, avevano raggiunto uno stellare +5.046% rispetto al 2019).

Il carrello online nel 2021
Negli scorsi 12 mesi, complici limitazioni meno severe rispetto ai lockdown del 2020, il dato relativo alla spesa totale effettuata online in Italia è fisiologicamente leggermente sceso (-4%), mentre il numero complessivo di ordini è salito (+6%), benché con un valore medio del carrello inferiore (-9,8%): segno che i consumatori dello Stivale nel 2021 hanno integrato la spesa effettuata online nella loro quotidianità, gestendo un numero maggiore di spese, ma un po’ più “piccole”. La zona d’Italia che ha visto maggiormente l’affermarsi della spesa online nelle proprie abitudini è stato il Nord-Est (Friuli-Venezia-Giulia e Veneto): infatti, Venezia (+17,5%), Udine (+17%) e Trieste (+15%) sono le tre città dove si è registrata la crescita maggiore anno su anno.
Per quanto riguarda l’organizzazione della spesa, le abitudini degli italiani sono parzialmente cambiate rispetto all’anno precedente: infatti, se nel 2020 era il lunedì il giorno preferito per ordinare la spesa online, nel 2021 è il venerdì la giornata abitualmente deputata a questa attività. La domenica, invece, anche nel 2021 rimane il giorno in cui si registrano meno ordini sulla piattaforma. Sul fronte orari, il mattino si conferma il momento più gettonato per ordinare la spesa online, soprattutto tra le 10 e le 11. Infine, l’app per la spesa è di gran lunga preferita dagli abitanti del Bel Paese rispetto alla versione web (68% vs 31%), con una crescita di ben 7 punti percentuali rispetto al 2020.

Nuovo record per le app: usate quasi cinque ore al giorno

Le app segnano un nuovo record di utilizzo: in tutto il mondo in media vengono utilizzate 4 ore e 48 minuti al giorno, di più in Corea del Sud e Brasile, per una spesa negli ultimi 12 mesi pari a 320.000 dollari al minuto. Il tempo di utilizzo viene destinato per il 42% alle applicazioni social e di comunicazione. Ma in Italia le più scaricate sono le app legate all’emergenza Covid-19, come PosteID, IO, Verifcac19, e Immuni. Sono i dati emersi dal report 2021 elaborato dalla piattaforma di analisi App Annie, che ha analizzato le applicazioni più scaricate e il comportamento degli utenti di smartphone e tablet.

Nel mondo la più scaricata è TikTok

In pratica, passiamo sempre più tempo della nostra giornata davanti al display dei dispositivi mobili e sulle app, in crescita rispetto alle 4,2 ore del rapporto precedente. Il tempo viene speso prevalentemente sui social (42%) e sulle app di foto e video (25%). L’8% viene dedicato ai giochi, e il 3% all’intrattenimento. Anche quest’anno l’app più scaricata globalmente è stata TikTok, seguita da Instagram, Facebook e WhatsApp. Ma nella top 10 c’è posto anche per Zoom e CapCut per il video editing. I giochi con più utenti mensili nel mondo sono stati invece PUBG Mobile, Roblox e Candy Crush Saga, e ancora in classifica, Pokemon GO.

In Italia vincono quelle collegate alla pandemia

In Italia, invece, nel 2021 le applicazioni più scaricate sono state quelle collegate alla pandemia: PosteID, IO, Verifcac19, Immuni, e Vinted, l’app per comprare e vendere vestiti usati anche firmati. Sempre nel nostro paese, in termini di utenti attivi mensili, in testa si trovano  WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger. Ma tra le prime dieci anche Amazon, Spotify e Netflix. La classifica delle app con le quali si spende di più vede invece in testa Dazn, Disney+, Google One, Tinder e Netflix. E tra i giochi, il più scaricato è stato Count Masters.

Parallelamente alla domanda cresce anche l’offerta

In termini mondiali, parallelamente alla domanda cresce anche l’offerta, con 2 milioni di app inedite pubblicate nel 2021, di cui il 77% sullo store di Google.
Sommando App Store e Play Store, riporta Ansa, sono 21 milioni le applicazioni pubblicate fino a oggi. Sempre nel 2021, 233 app e giochi hanno generato più di 100 milioni di dollari, e 13 di queste hanno generato oltre 1 miliardo.
Nel corso degli ultimi 12 mesi gli utenti hanno speso una media di 320.000 dollari al minuto, il 19% in più su base annua, per una cifra complessiva di 170 miliardi di dollari. Sono inoltre sostanziali le differenze nel download delle app e negli acquisti a seconda delle generazioni. La Generazione Z (i nati tra 1997-2010) preferiscono le app social e video, i Millennial (i nati dal 1981 al 1996) le app di messaggistica, mentre la Gen X (1965-1980) non sembra focalizzarsi su una categoria specifica.

Quattro milioni e mezzo di italiani si informano solo sui social

Se in generale gli italiani per informarsi usano i social insieme ad altre fonti informative, 4 milioni e mezzo di loro si informano solo sui social network. Soprattutto su Facebook, utilizzato da 14 milioni e mezzo di italiani per avere notizie. Tra questi, il 30,1% dei 14-80enni, il 41,2% tra i laureati, il 39,5% di chi ha un’età compresa fra 30 e 44 anni, e il 33% delle donne. Ma non si usa solo Facebook. Da alcuni dati emersi dall’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia, risulta che il 12,6% della popolazione, e il 18% tra i giovani, acquisisce informazioni anche su YouTube, e il 3% su Twitter. Di questi, il 5% tra i più giovani.

L’epicentro della disinformazione e delle fake news è sul web

Se il web durante la pandemia ha consentito agli italiani di costruirsi una nuova quotidianità digitale, non mancano gli aspetti contraddittori del suo utilizzo, alcuni dei quali hanno un impatto diretto su informazione e fake news. Il Covid-19 infatti ha evidenziato i rischi di una comunicazione senza filtri, proliferante, disordinata, che nel web ha l’epicentro della disinformazione e delle fake news.
Il 55,1% degli italiani poi è convinto che il digitale fomenti odio, rancore e conflittualità, con quote che arrivano al 58,9% tra le donne e al 58,4% tra i giovani under 34. E il 22,6% ha paura di cadere vittima degli haters.

L’affidabilità di quotidiani, tv e radio

L’86,4% degli italiani però sa che per ottenere un’informazione di qualità è meglio affidarsi ai quotidiani cartacei o online, a radio e televisione piuttosto che ai social network, dove chiunque è libero di produrre e diffondere notizie. Non è un caso che il 74,5% pensa che la televisione sia molto o abbastanza affidabile, mentre solo il 34,3% giudica affidabili i social network. Un evento inaspettato come l’epidemia da Covid-19 ha scatenato la domanda di informazione a livello globale, e a tal proposito un’indagine di Eurobarometro rileva come il 61% dei cittadini europei ritenga virologi, medici e personale sanitario le più attendibili fonti di informazione sui vaccini, ma tra i no vax la quota scende al 32%. E il 10% di chi non è vaccinato per informarsi sui vaccini ripone fiducia sui siti web, e l’8% sui social, contro il 5% della popolazione.

Covid, media e fake news: regole più severe contro le notizie false

Il 41% di chi ha deciso di non vaccinarsi non giudica affidabile nessuna fonte informativa, mentre il 54,2% degli italiani ritiene positiva la presenza mediatica degli esperti nei vari campi della medicina.
Il 45,8%, però, esprime giudizi negativi, in quanto virologi ed epidemiologi hanno creato confusione e disorientamento (34,4%) o sono stati dannosi perché hanno provocato allarme (11,4%).
In ogni caso, l’86,8% degli italiani vorrebbe regole e controlli più stringenti per le notizie sul web. E per il 56,2% sarebbero necessarie pene più severe per chi diffonde false notizie deliberatamente.

Fa male bere l’acqua del rubinetto?

Tutti almeno una volta ci siamo chiesti se fa male bere l’acqua del rubinetto. Questa è l’acqua alla quale abbiamo acceso più facilmente, chiaramente, e non dobbiamo fare alcuno sforzo per poterne usufruire.

Per questo è lecito chiedersi se sia sufficientemente sicura e avere la certezza che non vi siano ripercussioni sulla salute.

Consideriamo infatti che l’acqua è un bene assolutamente primario ed è necessario berne almeno due litri al giorno per garantire al nostro organismo la giusta idratazione ed il necessario apporto di minerali, alcuni dei quali non vengono assunti tramite l’alimentazione e per questo diventa importante assumerli tramite l’acqua che si beve.

È sicura l’acqua del rubinetto?

Di norma, l’acqua proveniente dalle reti idriche della città è di buona qualità in quanto controllata dalle varie società che gestiscono l’acqua pubblica.

Questa viene infatti trattata con vari procedimenti il cui scopo è quello di garantire determinati standard di qualità. Non sempre però, nonostante questo tipo di intervento, l’acqua che giunge sino al rubinetto di casa è sufficientemente sicura e buona da bere.

Questo può essere dovuto anche alle tubature obsolete per quel che riguarda il tratto finale che giunge fino a casa, e ciò può alterare il sapore dell’acqua ma anche comportare lo sviluppo di eventuali agenti patogeni o la presenza di metalli pesanti che sono chiaramente pericolosi per la nostra salute.

Per questo motivo è necessario trattare l’acqua prima di andare a berla, per avere la certezza e la sicurezza che tutto sia a posto.

Come deve essere una buona acqua del rubinetto?

Ci sono alcune caratteristiche imprescindibili per una buona acqua, con particolare riferimento a quella che arriva dal rubinetto.

Essa deve infatti essere libera dalla presenza di eventuali microrganismi nocivi e metalli pesanti, così come sostanze chimiche e tutti quegli elementi in sospensione o in soluzione che possono essere presenti quando la qualità dell’acqua non è eccelsa.

Una buona acqua del rubinetto dovrebbe dunque essere in grado di rispondere a questi standard di qualità per consentirci di poterla bere in maniera sicura ed evitare di andare ad acquistare l’acqua minerale al supermercato.

Purtroppo sempre più spesso gli impianti di trattamento delle grandi società che gestiscono l’acqua pubblica non sono efficientissimi o presentano risorse e strumentazione obsolete che tendono a far diminuire la qualità dell’acqua cui abbiamo accesso in casa.

Come accennato, spesso incide sulla qualità dell’acqua anche la parte finale del percorso, ovvero le tubature che dal contatore giungono fino a casa nostra: spesso queste tubature sono vecchie e ossidate e incidono negativamente sulla qualità dell’acqua, incluso chiaramente il suo sapore.

Un depuratore d’acqua è la soluzione

Quando il dubbio circa la qualità dell’acqua che arriva al rubinetto di casa è fondato, o quando comunque si percepisce che questa non abbia un buon sapore, diventa inevitabile cercare una soluzione.

Quella più efficace e rapida è sicuramente il far installare un depuratore d’acqua. Questo dispositivo filtra l’acqua del rubinetto eliminando qualsiasi tipo di impurità o sostanza nociva, conferendole al tempo stesso un buon sapore.

Ci sono depuratore acqua casa prezzi diversi in base alla loro tipologia: ciascuna è in grado di risolvere una necessità specifica come ad esempio eliminare il cloro in eccesso, addolcire il sapore dell’acqua o eliminare altro tipo di impurità eventualmente presente.

Grazie a questo tipo di dispositivo, che necessita di poca o nulla manutenzione nel corso dell’anno, è certamente possibile avere la certezza di assicurarsi un’acqua sempre idonea al consumo alimentare e di conseguenza fare una ottima cosa anche per il nostro organismo.

Cresce l’ottimismo dei wireless provider a banda larga

Nonostante la sfida della pandemia e l’incertezza economica, l’ottimismo tra i provider di servizi a banda larga wireless è a livelli record. più di quattro WISP su cinque (81%) dichiarano infatti di essere ottimisti sul futuro: nel 2020 erano il 71% e nel 2019 il 61%.
“I wireless service provider rimangono resilienti nei confronti delle attuali difficoltà, con una notevole capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda e della tecnologia e un forte impegno a offrire un servizio affidabile a prezzi competitivi – afferma Scott Imhoff, Senior Vice President of Product Management di Cambium Networks -. Sfruttando le nuove opportunità offerte nelle aree suburbane e rurali, i WISP continuano a far progredire il settore e a creare comunità più forti e più connesse”.

La copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%

Sebbene i provider di servizi wireless a banda larga storicamente eccellono nei servizi residenziali rurali il sondaggio realizzato da Cambium Networks, condotto tra luglio e agosto 2021 tra i provider di 23 paesi, mostra come i WISP stiano diventando capaci nel fornire connettività in ambito sia urbano sia suburbano. Mentre Il 44% di loro fornisce una copertura nelle aree rurali, la copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%. Quasi un quarto dei WISP (24%) fornisce infatti servizi in maniera uniforme a comunità urbane, suburbane e rurali. Questo grazie alle prime implementazioni delle onde millimetriche a 28 e 60 GHz avvenute a partire dal 2021.

Le opportunità della nuova tecnologia a 6 GHz

Anche la disponibilità prevista per il 2022 del nuovo spettro a 6 GHz è considerata un’entusiasmante opportunità di espansione: tutti gli intervistati riferiscono che stanno sviluppando piani per capitalizzare la nuova tecnologia e soddisfare meglio le esigenze della crescente domanda di connettività. Inoltre, i fornitori di servizi wireless a banda larga continuano a espandere la loro offerta per far crescere la loro attività, con il 22% che aggiunge Wi-Fi residenziale, il 14% hotspot all’aperto e il 3% che ora offre servizi mobili.

Le sfide del 2022: i finanziamenti e la disponibilità dello spettro RF

Tra le sfide che i WISP devono affrontare, i finanziamenti continuano a occupare il posto più alto, con il 31% che li considera un ostacolo alla crescita. Segue da vicino la disponibilità dello spettro RF (29%).
 “Guardando al 2022, quando le bande di frequenza a 6 GHz saranno disponibili, ci sarà un uso rapido ed efficiente dello spettro RF – continua Imhoff -. Ci aspettiamo che i service provider colgano questa opportunità di crescita offrendo più servizi ‘chiavi in mano’ ai mercati business, industriali e pubblici, estendendo al contempo i servizi per le applicazioni dedicati all’home office”.

Lavoro: la situazione sociale in Italia nel 2021

L’emergenza sanitaria ha avviato un nuovo ciclo dell’occupazione. Il 36,4% degli italiani ritiene che la crisi da Covid-19 si sia tradotta in una maggiore precarietà, mentre per il 30,2% degli italiani l’esperienza del lavoro da casa ha dato la possibilità di conciliare le esigenze personali con quelle professionali. Cresce però l’aspettativa nel futuro, soprattutto per il 27,8% della popolazione, che considera le risorse europee e il Pnrr elementi in grado di garantire occupazione e sicurezza economica per lavoratori e famiglie. Ma alti tassi di disoccupazione, soprattutto dei giovani, e ampie sacche di inattività, soprattutto femminile, sono le caratteristiche di un mercato del lavoro sempre più sclerotizzato. Si tratta di alcune evidenze del capitolo ‘Lavoro, professionalità, rappresentanze’ del 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2021.

I fattori che frenano l’inserimento professionale

Per il 30,2% degli italiani al primo posto tra i fattori che frenano l’inserimento professionale ci sono le retribuzioni disincentivanti offerte in cambio della prestazione lavorativa. Anche nei confronti di chi dispone di competenze e capacità adeguate. Al secondo posto (29,9%), la persistenza di condizioni inadeguate per avviare un’attività in proprio, dal peso degli adempimenti burocratici al carico fiscale che grava sull’attività d’impresa.

I divari retributivi nel lavoro dipendente e l’appeal delle libere professioni

Quanto alle retribuzioni degli oltre 15 milioni di lavoratori pubblici presenti negli archivi Inps, il dato medio complessivo riferito alla giornata retribuita si attesta a 93 euro. Una donna percepisce una retribuzione inferiore di 28 euro rispetto a un uomo, e la sua retribuzione è inferiore del 18% rispetto alla media. In base all’età emerge invece una differenza di 45 euro tra un under 30 e un over 54, ed è ampia anche la distanza tra la paga giornaliera di chi ha un contratto a tempo indeterminato (97 euro) rispetto al tempo determinato (65 euro), e fra full time e part time: la prima vale più di due volte la seconda. Resta invece intatto l’appeal delle libere professioni, definite dal 40,0% degli italiani attività prestigiose, che fanno valere le competenze acquisite e l’impegno dedicato allo studio. Per il 34,1% poi si tratta di un lavoro utile, importante per la collettività.

Tempi della ripresa e tempi della formazione

Il basso impegno nella formazione continua e il ritardo nell’adozione di efficaci politiche attive del lavoro rischiano di rappresentare una strozzatura per il perseguimento degli obiettivi di crescita previsti dal Pnrr. Le imprese italiane di minore dimensione accedono poco ai fondi per la formazione finanziata (6,2%), contro il 64,1% delle aziende che contano più di 1.000 dipendenti. Per realizzare gli obiettivi del Pnrr è necessario disporre di un sistema coerente di politiche attive del lavoro, in grado di gestire il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Oggi però i centri pubblici per l’impiego riescono a entrare in contatto soltanto con il 18,7% delle persone in cerca di occupazione, mentre a livello europeo la percentuale sale al 42,5%.

Spesa, i driver diventano salute sostenibilità

Più che il prezzo, sono gli aspetti legati alla salute e alla sostenibilità a guidare le scelte dei consumatori quando fanno la spesa. A tracciare ila nuova fisionomia delle abitudini di acquisto dopo il Covid è il nuovo report di Deloitte The Conscious Consumer, analisi che raccoglie il parere di oltre 17.000 consumatori in 15 Paesi europei: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e UK.

Un trend che si è rafforzato nell’ultimo anno

In sintesi, il rapporto evidenzia che i driver nelle scelte di acquisto sono mutati con l’emergenza sanitaria. Salute (86%) e sostenibilità (70%) costituiscono criteri di scelta sempre più strategici nell’alimentazione dei consumatori europei e italiani, un trend che si è rafforzato nel corso degli ultimi 12 mesi. I consumatori italiani si dicono più interessati all’influenza che l’alimentazione può avere sulla propria salute (69%) e hanno cambiato i propri comportamenti d’acquisto alla luce delle nuove priorità: più verdura (64%) e meno carne (51%), prediligendo prodotti locali (64%). A ciò si aggiunge anche l’aumento della preparazione dei pasti a casa (54%) e il risparmio di packaging, impiegato ad esempio nel delivery (47%).

Il prezzo resta però un fattore chiave 

Nonostante i cambiamenti in atto, che privilegiano la salute e la sostenibilità quando si fa la spesa, non si può negare che il prezzo resta sempre un fattore chiave alle scelte di acquisto dei prodotti (70%). Sebbene il peso di ciascun fattore che veicola le decisioni in fatto di spesa sia importante, la salute rappresenta il principale driver quando i consumatori si trovano a dover scegliere tra i tre. Infatti, l’80% dei consumatori italiani la predilige al prezzo e il 91% alla sostenibilità. Anche se il 61% dei consumatori dichiari che il prezzo li influenzi di più della sostenibilità, il 78% degli intervistati italiani afferma di essere disposto a pagare almeno il 5% in più per alimenti sostenibili, ma anche per generi alimentari locali (79%), biologici e fair trade (entrambi 76%). La scelta dei prodotti che meglio rispecchiano i bisogni dei consumatori passa anche dall’informazione sui temi di salute e benessere in ambito alimentare. Nell’informarsi, i consumatori italiani si affidano soprattutto agli esperti di settore e al web, seguiti dalle strutture e dal personale sanitario.“Nel giro di un anno, i consumatori italiani si sono maggiormente interessati sull’influenza che l’alimentazione può avere sulla salute. La spesa è sempre più guidata dai valori dei consumatori: ne sono la prova l’orientamento verso alimenti che siano salutari, provenienti dal territorio e preparati in casa, nel il tentativo di ridurre gli sprechi”, commenta Eugenio Puddu, Consumer Products Sector Leader di Deloitte Italia.

Isee 2022: cosa cambia?

A causa del Covid crisi la economica e il mercato del lavoro hanno ‘castigato’ le famiglie abbassando il loro reddito. Ne consegue un sensibile ridimensionamento anche del loro Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente. Nel 2022 si stima quindi un boom di richieste sia perché ci saranno alcune agevolazioni per le quali l’Isee non era previsto sia perché la platea degli aventi diritto a vecchi e nuovi bonus dovrebbe allargarsi. Come ricorda laleggepertutti.it, ci sarà poi un altro modo di calcolare la dichiarazione sostitutiva unica che porta alla definizione dell’Indicatore. 

Come ottenerlo?

L’Isee stabilisce la ricchezza di un nucleo familiare attraverso i dati relativi al reddito e al patrimonio dei componenti del nucleo e tiene conto di altri fattori, come la presenza di eventuali portatori di handicap. Questo indicatore viene richiesto per numerose prestazioni socio-assistenziali, cioè per avere diritto a bonus e detrazioni. Per ottenere l’Isee è possibile rivolgersi a un centro di assistenza fiscale (un Caf), o accedere con il proprio Spid al sito dell’Inps e compilare la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per la richiesta dell’Isee.

Si allarga il numero delle prestazioni

Dal 2022 viene allargato il numero delle prestazioni per le quali l’Isee sarà richiesto come requisito indispensabile per poterne beneficiare. Tre le prestazioni per le quali, finora, veniva richiesto l’Isee a una determinata soglia a seconda del bonus o della detrazione in oggetto, rientravano il reddito di inclusione (Rei), il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, le prestazioni socio-sanitarie, la riduzione della tariffa per mensa scolastica e asilo nido, il bonus per i libri scolastici, la riduzione per tasse universitarie e borse di studio, il bonus per luce, gas e acqua, la riduzione per la tassa rifiuti, il bonus bebè. A queste prestazioni dal 2022 si aggiungono l’assegno unico dei figli, il superbonus 110% per le villette (limite a 25mila euro), e il bonus sull’acquisto della prima casa per gli under 36 (limite a 40mila euro).

Arriva l’assegno unico sui figli 

Per ottenere l’Isee dal 2022, alcuni passaggi resteranno identici a quelli previsti in passato, mentre altri vengono modificati. Si parte sempre dall’individuazione del numero dei componenti del nucleo familiare su cui calcolare l’indicatore. Il riferimento è quello della famiglia anagrafica al momento della presentazione della Dsu, e i figli vengono calcolati nell’Isee del genitore con cui convivono, anche se risultano fiscalmente a carico dell’altro genitore. Ma l’arrivo dell’assegno unico sui figli porterà in alcuni casi delle novità sul concetto di nucleo familiare, e quindi, sul calcolo dell’Isee. Finora, l’assegno familiare (Anf) aveva come riferimento il reddito e non l’Isee del richiedente, che poteva essere un solo genitore. Con il nuovo assegno unico il discorso cambia. Essendo necessario l’Isee, infatti, andranno sommati i redditi e i patrimoni mobiliari e immobiliari di entrambi i genitori.

Cambio di scenario, nei supermercati più prodotti vegetariani e veg

Da anni ragioni etiche e ambientaliste determinano l’aumento di chi si orienta verso regimi alimentari vegetariani e vegani, oppure, a un regime flessibile in cui lo spazio per i prodotti di origine animale è molto ridotto rispetto a prima. Un’ottica interessante per leggere il nuovo fenomeno è l’analisi dei volantini e dei cataloghi digitali dei supermercati. E osservando l’aumentato spazio dedicato al settore vegan in questi ambiti la ricerca di Tiendeo.it, società che opera nei servizi drive-to-store per il settore retail, ha preso in esame i dati degli ultimi tre anni relativi alle ricerche di carne e di frutta e verdura, oltre a quelle specifiche di prodotti vegani. I risultati della ricerca sono quindi uno specchio della tendenza globale a promuovere un consumo responsabile, recuperando abitudini alimentari che includano alternative vegetariane e al tempo stesso nutritive.

Crescono le ricerche di frutta e verdura

Secondo i dati della FAO, nella seconda metà del XX secolo il consumo di carne si è moltiplicato per cinque a livello mondiale (1950: 45 milioni di t/anno, 2000: 233 milioni di t/anno), ma ora si assiste a un’inversione di tendenza. I consumatori ricercano infatti in modo crescente frutta e verdura. Dall’analisi di Tiendeo.it nel 2021 si registra infatti un aumento del 59% rispetto al 2019. Per quanto riguarda la carne, nel 2020 si registra invece una diminuzione del -7% nelle ricerche dei consumatori, mentre nel 2021 il salto è stato decisamente importante, con un crollo del 38% rispetto ai dati del 2019.

Moltiplicano le offerte di prodotti vegetariani e vegani 

Sono molti i consumatori che introducono alimenti vegetariani e vegani all’interno della propria alimentazione, e i retailer lo sanno. Non a caso nell’intervallo tra settembre 2020 e settembre 2021 la crescita di promo di prodotti vegetariani e vegani all’interno dei volantini dei retailer è del 182%. Sono dati che fanno riflettere, e che stanno portando a uno spostamento degli interessi dei consumatori, dettati soprattutto da scelte responsabili in fatto di consumi e alimentazione. A generare preoccupazioni nei consumatori è soprattutto l’impronta idrica della produzione di prodotti animali, ovvero il volume totale di acqua dolce impiegata per produrre un prodotto, riporta Ansa.

Preoccupa l’impronta idrica della produzione di prodotti animali

Di fatto, l’impronta idrica della carne di manzo è di 15.400 litri per kg, mentre quella del pomodoro è di 200 litri per kg. Secondo l’UNESCO-IHE Institute for Water Education, per produrre un grammo di proteine da carne bovina occorre una quantità di acqua 6 volte superiore a quella necessaria per produrre un grammo di proteine da legumi. Ma non è tutto, perché tutto ciò ha ripercussioni anche sulla deforestazione, la degradazione del suolo e sulle di emissioni di CO2. Per avere un’idea dell’impatto delle nostre abitudini alimentari sulla produzione di gas serra, basti pensare che le principali 20 aziende zootecniche del mondo emettono in totale 932 milioni di tonnellate di CO2, ovvero più di quanto emesso da stati come Regno Unito, Germania o Francia.

Il mercato degli immobili a Milano e provincia, l’appeal cresce

Nonostante la lunga emergenza sanitaria, il mercato immobiliare a Milano e provincia si mantiene in ottima salute anche nel 2021. A dirlo sono gli operatori del settore, che segnalano una domanda sempre maggiormente selettiva e attenta alla qualità, in uno scenario di mercato più interessante per i nuovi complessi immobiliari. E’ quanto emerge dalla “Rilevazione dei prezzi degli Immobili sulla piazza di Milano e Provincia”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in collaborazione con FIMAA Milano Lodi Monza Brianza, Assimpredil ANCE Milano Lodi Monza e Brianza, Fiaip Lombardia, Anama Milano, ISIVI Milano, Ordine dei Geometri della Provincia di Milano e altre associazioni di categoria e ordini professionali del settore. 

Il prezzo medio in città? 5.798 euro al mq per il nuovo

I prezzi delle abitazioni sotto la Madonnina restano alle stelle. Una casa nuova in città costa in media 5.798 euro al mq, con una variazione positiva di +1,54% in un anno. La media in centro è di 10.141 euro al mq rispetto a 10.228 euro al mq del 2020, segnando una leggera flessione -0,85%. Nella zona nord, i prezzi passano da 4.335 euro al mq a 4.464 €/mq, +2,976%. Nel quadrante est la variazione più significativa con quotazioni che crescono a +3,07%. Nella zona ovest si passa da 5.177 €/mq a 5.307 €/mq, +2,51%. In crescita anche la zona sud, da 4.104 €/mq a 4.229 €/mq, con un incremento dei prezzi pari a +3,04%. 

Il valore del territorio

“Per questa edizione abbiamo voluto concentrare l’attenzione sul territorio e sul suo valore. Il contesto, nella scelta di un immobile, è oggi prioritario nell’ottica di una sempre migliore qualità della vita, della vivibilità anche degli spazi esterni, della fruibilità dei servizi. La trasformazione in atto a Milano, come in molti Comuni della Città Metropolitana, e le tipologie di utilizzatori sempre più differenziate ed esigenti dimostrano come l’identità di un territorio si debba sempre misurare anche dalle relazioni tra chi lo vive, sia nel residenziale che nel commerciale. Serve quindi un’offerta immobiliare ben contestualizzata e adeguata in termini di prodotto e di prezzo” ha detto Beatrice Zanolini, Consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “La nostra Camera di Commercio è da sempre protagonista dello sviluppo del territorio. Serve ripensare il rapporto tra centro e periferia: il nuovo ruolo delle Città Metropolitane è anche quello di riposizionare il centro rispetto a tutto il territorio, intervenendo con una riqualificazione coordinata e allargata, proiettata sempre in avanti. Le periferie diventano quartieri, nel contesto urbano si sviluppano veri e propri borghi, dando vita a nuove soggettività territoriali”.

Anche l’hinterland è in ripresa

Anche i comuni dell’area di Città Metropolitana risentono i n positivo di questo effetto. Da Cologno Monzese a Bollate, da Magenta ad Albairate è in crescita la domanda per gli immobili di qualità, soprattutto nelle zone a maggiore presenza dei servizi, con disponibilità di zone verdi e migliori collegamenti con la città.