Chi ha un prato lo sa: la domanda sul concime arriva sempre nel momento sbagliato. Un sacco aperto da due anni in garage, un’erba che vira al giallo paglierino, il vicino che sparge granuli a febbraio con una sicurezza che mette in dubbio tutto. Il prodotto conta, certo, ma conta almeno quanto il quando. Ecco tre calendari possibili, con quello che comportano per il portafoglio e per l’erba.

Solo primavera: il calendario più comune

È la scelta di chi concima una volta e basta, di solito tra marzo e aprile, quando il terreno si scalda e l’erba riparte. Il vantaggio è evidente: la risposta si vede in due o tre settimane, il prato si infittisce e copre in fretta i buchi lasciati dall’inverno. Si compra un solo sacco, si fa un solo passaggio con lo spandiconcime e ci si dimentica del problema.

I limiti compaiono più avanti. Un concime ricco di azoto spinge la crescita proprio quando poi arriva il caldo, e un prato che ha corso troppo in fretta soffre di più la siccità di luglio. Si taglia più spesso, si annaffia di più, e se il sacco era a pronto effetto la spinta si esaurisce dopo poche settimane. Con un prodotto a cessione lenta la situazione migliora, ma costa di più al chilo. Questo calendario funziona bene su terreni fertili, in zone con estati miti e per chi non pretende un tappeto da campo da golf.

Qualche accorgimento aiuta molto. Conviene aspettare che si sia fatta almeno la seconda tagliata, perché un’erba che non è ancora ripartita non assorbe nulla e il concime resta in superficie. Meglio spargere su erba asciutta e annaffiare subito dopo, o contare su una pioggia leggera prevista nelle ore successive. Una pioggia battente, al contrario, porta via buona parte del lavoro.

Solo fine estate: il calendario di chi guarda alle radici

L’idea sembra controintuitiva, perché a settembre il prato non dà segni di bisogno. Eppure è il momento in cui l’erba, dopo la fatica dell’estate, rimette in ordine le riserve e lavora sotto terra. Un concime autunnale ha in genere meno azoto e più potassio, e punta a rinforzare radici e tessuti prima del freddo anziché a far crescere foglie. Il risultato non si vede subito, si vede a primavera: l’erba riparte da sola, più densa, meno soggetta a muschio e malattie.

Il rischio è sbagliare data. Se si concima troppo tardi, con il terreno già freddo, il prodotto resta lì e in parte si perde con le piogge. Se si usa per errore un sacco primaverile, si stimola una crescita tenera che il gelo punirà. Chi sceglie questo calendario deve quindi leggere bene l’etichetta e spargere entro la metà di ottobre nelle zone temperate, prima in montagna. Funziona soprattutto su prati stressati dall’estate, dove si è calpestato molto o dove il terreno è sabbioso e trattiene poco.

Per capire se è il momento giusto basta un termometro da terreno o, in mancanza, l’osservazione: finché l’erba cresce ancora e si taglia ogni settimana, c’è margine. Quando la crescita rallenta e le notti diventano fresche, il prato si prepara ad accumulare e il concime autunnale trova il suo spazio.

Due passaggi leggeri: il compromesso che costa un po’ di più

La terza strada è dividere la dose: una passata in primavera, una a fine estate, ciascuna con quantità moderate. Il prato riceve nutrimento in modo più regolare, senza le fiammate di crescita e senza i vuoti. Chi lo adotta racconta spesso un prato più uniforme e meno bisognoso di interventi correttivi, come la risemina dei diradamenti. Sul piano pratico significa due acquisti, ma sacchi più piccoli, e questo cambia il ragionamento sulla spesa.

In pratica si usa circa metà della dose indicata per il passaggio unico, oppure si segue la dose di mantenimento riportata dal produttore, di solito più bassa. Un trucco banale: scrivere con il pennarello sul sacco la data del primo passaggio e quella prevista per il secondo. Un foglietto appeso nel garage vale più di qualsiasi formula.

Se si vuole organizzare tutto in anticipo, un garden shop online permette di mettere a confronto con calma le formule primaverili e quelle autunnali, e di ordinare in un’unica spedizione entrambi i sacchi, senza ritrovarsi a settembre con lo scaffale del negozio già occupato dai bulbi. Il compromesso ha un solo punto debole: richiede memoria. Chi si dimentica del secondo passaggio ha speso il doppio per ottenere il risultato del primo calendario.

Come scegliere senza sbagliare sacco

Prima di decidere il calendario, conviene guardare tre cose del proprio prato e del proprio terreno:

  • il tipo di suolo: sabbioso e drenante chiede dosi più piccole e più frequenti, argilloso regge anche un solo passaggio;
  • l’uso: un prato dove giocano i bambini o corre il cane si consuma e si rigenera più in fretta di uno solo decorativo;
  • il clima locale: dove l’estate è lunga e secca, l’autunno è il momento migliore per dare forza all’erba.

Poi c’è il numero in grande sulla confezione, i tre valori di azoto, fosforo e potassio. Quello a sinistra è l’azoto: alto in primavera, basso in autunno. Il resto è questione di abitudine.

Un ultimo avvertimento riguarda le dosi. L’istinto dice che di più è meglio, e l’istinto sbaglia: un eccesso di concime brucia le foglie e lascia chiazze gialle. Il sacco avanzato va chiuso bene e tenuto all’asciutto, perché i granuli che assorbono umidità si impastano e si spargono male.

Un amico con un giardino in collina concima solo a fine settembre da quindici anni, ha un prato più verde del mio a maggio e ride ogni volta che gli chiedo il segreto: dice che si è limitato a non avere fretta.