Logistica, perchè è il motore che regge il Nord Ovest?
C’è un dato che più di altri racconta dove stiamo andando: nel Nord Ovest il 93% delle aziende considera la logistica un’attività strategica o comunque rilevante per il proprio business. Non un reparto di servizio, ma un vero snodo decisionale. A dirlo è l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, che ha presentato gli ultimi risultati durante un convegno a Torino dedicato a innovazione, AI e sostenibilità.
I numeri di un territorio che traina il Paese
Il Nord Ovest non è un’area qualunque: genera il 33% del PIL nazionale, il 38% delle esportazioni e concentra il 35% degli occupati. Non sorprende quindi che qui si produca il 44% del fatturato italiano della logistica conto terzi. Dopo la forte crescita del biennio 2021-2022, il settore ha rallentato nel 2023 – complice il calo delle tariffe del trasporto internazionale – per poi assestarsi, con una ripresa moderata, intorno ai 50 miliardi di euro nel 2025.
La logistica, che in Italia vale circa il 9% del PIL, è diventata un’infrastruttura invisibile ma decisiva. Paolo Giacobbe, ricercatore dell’Osservatorio, lo ha detto chiaramente: in un contesto incerto e competitivo, è la leva che garantisce continuità operativa e flessibilità alle imprese. Non più solo camion e magazzini, ma resilienza delle filiere.
Outsourcing e maturità manageriale
Negli ultimi quindici anni l’incidenza della logistica conto terzi è cresciuta costantemente: dal 36,4% del 2009 a circa il 43% nel 2023. Nel Nord Ovest il 71% delle aziende affida all’esterno le attività logistiche tradizionali e un ulteriore 12% estende la collaborazione a servizi a valore aggiunto.
Il motivo? Flessibilità (46%), possibilità di rimodulare il rapporto costo-servizio (36%) e riduzione dei rischi (22%). Le piccole imprese tendono a esternalizzare singole attività; le medio-grandi scelgono modelli più strutturati. Segno di una maturità crescente: solo il 7% considera oggi la logistica un’attività a basso valore aggiunto.
Intelligenza artificiale, dalla sperimentazione ai risultati
Un altro numero colpisce: il 30% delle aziende ha già adottato soluzioni di intelligenza artificiale in ambito logistico e supply chain. E l’81% di queste dichiara benefici concreti, soprattutto in termini di qualità dei processi e livello di servizio.
Come ha spiegato Marco Melacini, direttore scientifico dell’Osservatorio, la sfida non è più capire se usare l’AI, ma come integrarla nei modelli organizzativi. Solo l’11% punta alla sostituzione del lavoro umano; la maggioranza guarda al potenziamento delle competenze. Nei prossimi tre anni questa tendenza è destinata a rafforzarsi.
Sostenibilità, la partita che vale il futuro
Infine c’è la transizione green. Un’azienda su cinque la considera una priorità strategica. Gli investimenti riguardano illuminazione, impiantistica, gestione dei materiali, ma anche infrastrutture per la mobilità sostenibile interne ai siti logistici, già presenti nel 45% dei casi nel 2025.
Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio, ha sottolineato un punto chiave: tecnologia e immobili non bastano. Servono relazioni di filiera più mature e competenze capaci di governare il cambiamento. In altre parole, la logistica del futuro non è solo questione di mezzi, ma di mentalità. E il Nord Ovest, ancora una volta, sembra averlo capito prima degli altri.