Viaggiare: il turismo italiano diventa più consapevole

Dopo anni di crescita continua, nel 2025 il turismo italiano sembra rallentare un po’.  Non uno stop, piuttosto un cambio di passo. I numeri dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano parlano chiaro: l’ospitalità arriva a 38,7 miliardi di euro, con una crescita contenuta del 2%, mentre i trasporti salgono a 27,5 miliardi (+5%).
Anche l’eCommerce, ormai abitudine consolidata, resta il canale principale di acquisto, ma senza gli scatti in avanti degli anni scorsi.

Dietro questi dati c’è un viaggiatore diverso. Più attento, meno impulsivo. Si spende un po’ meno, si sceglie meglio. Crescono le esperienze outdoor, spesso legate al bisogno di staccare davvero, mentre il turismo organizzato supera i 6 miliardi grazie a un calendario favorevole. Meno viaggi “tanto per partire”, più esperienze che abbiano un senso.

Viaggi di lavoro: conta il valore, non la quantità

Il cambiamento è ancora più evidente nel business travel. Nel 2025 la spesa delle aziende italiane per le trasferte scende del 3%, fermandosi a 21,5 miliardi di euro. Calano i viaggi brevi e ripetitivi, quelli che fino a poco tempo fa sembravano inevitabili. Crescono invece gli spostamenti in aereo e quelli legati a eventi, meeting e momenti di confronto collettivo.

Il lavoro ibrido ha fatto il resto, riducendo le trasferte interne e spingendo le aziende a chiedersi se un viaggio serva davvero. Come osserva Andrea Guizzardi dell’Osservatorio Business Travel, il viaggio d’affari non è più una routine logistica, ma una scelta strategica che tiene insieme efficienza, sicurezza e benessere delle persone.

L’intelligenza artificiale entra in valigia

Sul fronte dei viaggiatori, l’intelligenza artificiale non è più una curiosità. Un italiano su tre la usa già per pianificare il viaggio, cercare idee, costruire itinerari. E l’85% la considera uno strumento utile, se non indispensabile. L’obiettivo è chiaro: esperienze su misura, flessibili, capaci di lasciare spazio al relax.

Per le imprese del settore, però, la strada è più complessa. Gli investimenti in AI aumentano, ma i risultati faticano a essere concreti. Poche realtà hanno progetti davvero strutturati. Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Travel Innovation, parla di un paradosso: tutti vedono il potenziale, pochi riescono a trasformarlo in valore reale. Il problema non è la tecnologia, ma la cultura del dato, la mancanza di competenze e di metriche chiare.

Il futuro passa dai dati (e dalle persone)

Secondo il Politecnico di Milano, il prossimo passo non sarà solo tecnologico. Servono visione, governance e collaborazione. I dati devono diventare un’infrastruttura condivisa, l’AI uno strumento comprensibile e misurabile, le startup un motore da sostenere davvero.

Perché il futuro del viaggio non si giocherà solo su algoritmi e piattaforme, ma sulla capacità di creare esperienze più intelligenti, più umane, più allineate a come viviamo oggi. I dati dell’Osservatorio Travel Innovation lo confermano: viaggiare resta centrale, ma non è più una fuga. È una scelta.