Autore: giuliax56

Cyber Sicurezza, i C-level non ne comprendono il valore strategico

In Italia un quarto dei responsabili IT ritiene che i propri colleghi C-level non comprendano pienamente l’importanza della cybersecurity per il business. E per un terzo (30%) dei decision maker responsabili della cybersecurity monitorare le potenziali minacce rappresenta un lavoro a tempo pieno.

Inoltre, il 33% dichiara di essere sommerso dagli avvisi e il 10% sostiene di dedicare più tempo alla risoluzione dei problemi legati ai software di sicurezza che alla difesa dalle minacce reali, mentre per il 12% le soluzioni di sicurezza rallentano i flussi di lavoro o la produzione.
Il nuovo report di Kaspersky, ‘Real talk on cybersecurity: cosa preoccupa, cosa manca e cosa è davvero utile?’, evidenzia questa discrepanza strutturale tra le priorità dei vertici aziendali e la protezione delle Pmi. 

Le minacce sono reali

Questi ostacoli operativi si traducono in rischi concreti per il business. A complicare la situazione, alcuni decision maker nel campo della cybersecurity segnalano che le stesse soluzioni di sicurezza possono persino rallentare i processi operativi. Ma il problema è reale, poiché le minacce mettono in evidenza le sfide ancora da affrontare.

In alcuni contesti Pmi europei, backdoor (24%), trojan (17%) e ‘not-a-virus:Downloader’ (16%) risultano tra le minacce più diffuse. Le carenze in termini di competenze e leadership ne aumentano l’esposizione.

Divario tra percezione delle prestazioni ed esposizione ai rischi

In Italia, la maggior parte delle Pmi si affida a team IT generici (22%) o a specialisti di sicurezza informatica integrati all’interno di tali team (25%). 
Solo il 42% delle aziende italiane dispone di un team dedicato esclusivamente alla sicurezza informatica, mentre appena il 12% si affida unicamente a partner esterni per la progettazione e la gestione della cybersecurity.

Paradossalmente, il livello di soddisfazione interna risulta molto elevato. Il 93% dichiara di essere soddisfatto degli esperti di sicurezza informatica interni, il 77% dei reparti IT in generale e l’80% dei team interni dedicati alla sicurezza. Questo suggerisce un divario significativo tra la percezione delle prestazioni e l’effettiva esposizione ai rischi.

“I segnali arrivano più velocemente delle decisioni”

“Quello che emerge non è una carenza di strumenti, ma una mancanza di coerenza – commenta Cesare D’Angelo, General Manager Italy, Mediterranean & France di Kaspersky -. I segnali arrivano più velocemente delle decisioni, quindi i processi di controllo e i flussi di lavoro si scontrano tra loro e non è più chiaro a chi spetti la responsabilità proprio nel momento in cui sarebbero necessari passaggi chiari dal rilevamento all’azione. La conseguenza è un’esposizione silenziosa: il triage rallenta, il contesto si perde e i problemi che sembrano tattici si accumulano fino a diventare rischi strategici”.

L’IA rischia il “brain rot” quando sta troppo sui social 

Anche l’Intelligenza Artificiale si comporta come quella umana: l’eccessiva permanenza sui social e su contenuti virali, ma scadenti, può  danneggiare in modo permanente le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Lo rivela una ricerca statunitense, che spiega che il potere dei social network non influenza solo le persone. A quanto pare, può lasciare un segno anche sulle intelligenze artificiali.

Il nuovo studio, condotto da un team congiunto dell’Università del Texas ad Austin, della Texas A&M e della Purdue University, mette in guardia da un fenomeno già noto nel mondo reale: il cosiddetto “brain tot”, più o meno il “rimbambimento” . Un termine diventato familiare nel 2024, quando Oxford Dictionary lo ha eletto parola dell’anno per descrivere gli effetti della sovraesposizione a contenuti online poveri di qualità.

Quando i modelli imparano da fonti spazzatura

I ricercatori hanno scelto due grandi modelli linguistici open source molto diffusi, Llama di Meta e Qwen di Alibaba, per un test insolito. Hanno alimentato i sistemi con un’ampia raccolta di post altamente coinvolgenti ma sensazionalistici, tipici dei social media: frasi urlate, esagerazioni, “wow”, “guarda qui!”, promesse da clickbait.

Quello che è emerso è un calo netto delle prestazioni. I modelli hanno mostrato difficoltà nel ragionamento logico, peggioramento della memoria nei test di verifica e persino un indebolimento dei parametri legati all’allineamento etico. In alcuni casi, secondo lo studio, gli algoritmi hanno iniziato a mostrare risposte più impulsive e meno calibrate, definite dagli studiosi come “più psicopatiche”.

Un danno che resta

L’aspetto più preoccupante è che, una volta assimilati i dati “tossici”, i modelli non sono riusciti a recuperare pienamente neppure dopo essere stati rieducati con dati accurati e verificati. Una vulnerabilità non da poco, se si considera quanto spesso i social forniscano contenuti ai sistemi di addestramento.

Gli autori sottolineano che molti sviluppatori danno per scontato che ciò che appare sui social possa essere un buon alimento informativo, ma l’effetto può essere opposto: distorsione del ragionamento e perdita di controllo sulla qualità delle risposte.

Un circolo vizioso che rischia di non finire mai

Man mano che le IA generano contenuti ottimizzati per il massimo coinvolgimento, finiscono per alimentare la stessa spirale: ciò che producono torna nel flusso dei dati pubblici e diventa materiale di addestramento futuro. Un ciclo potenzialmente senza fine.

La voce dei ricercatori

“Viviamo in un’era in cui le informazioni crescono più velocemente della nostra attenzione”, afferma Junyuan Hong, tra gli autori dello studio.
“Se la tecnologia impara dai contenuti virali, rischiamo di comprometterne le basi cognitive. E una volta che il danno si insedia, non basta un addestramento pulito per cancellarlo”.

Si riaccendono i termosifoni: quanto costerà scaldarsi quest’inverno?

Con l’arrivo dell’autunno, in gran parte d’Italia dal 15 ottobre si riaccenderanno i riscaldamenti. Ma per molti cittadini si prospetta una stagione più costosa del previsto. Secondo l’ultima analisi di Facile.it, le famiglie italiane spenderanno in media circa 1.024 euro per il gas destinato al riscaldamento domestico, sulla base delle tariffe attuali del mercato libero.

Come limitare questa spesa senza rinunciare al comfort? Gli esperti della piattaforma di comparazione hanno stilato un vademecum in cinque punti per aiutare i consumatori a risparmiare anche centinaia di euro durante la stagione fredda.

Questione di gradi

Ridurre la temperatura interna anche di un solo grado può fare una grande differenza: il risparmio stimato è di circa 100 euro l’anno.

Lo stesso vale per l’orario di accensione: un’ora in meno al giorno può tagliare la bolletta di altri 35 euro. Meglio ancora, installare valvole termostatiche consente di scaldare solo dove serve e di evitare sprechi.

Manutenzione e buone abitudini

Una caldaia efficiente è sinonimo di sicurezza e risparmio. Facile.it consiglia di farla controllare almeno una volta all’anno, anche se la revisione obbligatoria può variare da 12 mesi a quattro anni in base al modello.

Piccoli gesti quotidiani aiutano ulteriormente: evitare di aprire le finestre con i termosifoni accesi, non coprire i radiatori e chiudere persiane o tapparelle dopo il tramonto per trattenere il calore.

Interventi strutturali e bonus 2025

Chi può investire nella propria abitazione può puntare su lavori di isolamento come cappotto termico, nuovi infissi o controsoffitti, che possono ridurre i consumi fino al 20%.
Questi interventi restano costosi, ma nel 2025 è ancora possibile usufruire del Bonus ristrutturazione, che consente di recuperare parte della spesa sostenuta.

Tecnologia amica del risparmio

Il termostato intelligente è sempre più diffuso: regola automaticamente la temperatura e si controlla anche da smartphone, ottimizzando i consumi in base alle condizioni meteo e alle abitudini familiari.

Chi vuole fare un passo in più può installare una centralina automatica per gestire l’impianto in modo ancora più preciso e ridurre ulteriormente gli sprechi.

Attenzione al fornitore

Infine, mai sottovalutare la scelta del gestore. Le differenze tra le offerte del mercato libero possono arrivare fino al 34%, traducendosi in oltre 300 euro di differenza all’anno.
Confrontare le tariffe è quindi fondamentale: cambiare fornitore è gratuito e non comporta interruzioni del servizio, ma può garantire un notevole risparmio.

“Ci sta”: le 5 abitudini stagionali che ci fanno stare bene

Con l’arrivo dell’autunno si torna a ritmi più ordinati e organizzati: le giornate diventano più brevi, le temperature si abbassano e la routine prende il sopravvento, dopo le “follie” estive. È la stagione dei buoni propositi, dei piccoli rituali che scandiscono il tempo e delle sfide quotidiane che, pur sembrando faticose, finiscono per trasformarsi in qualcosa che “ci sta”.

Un sondaggio nazionale condotto da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis) racconta quali sono le cinque abitudini più rappresentative di questo periodo.

Il piacere di una serata in casa

Dopo un’estate all’insegna delle uscite, il 65% degli italiani riscopre il valore del relax casalingo. Un libro, una serie tv o semplicemente la pace di casa diventano alleati preziosi per ricaricare le energie e godere di un tempo lento.

Palestra: dal dovere al (quasi) piacere

Classico buon proposito, ritornare in forma. Ma senza troppo stress. Con il 59% delle preferenze, il ritorno all’attività fisica si conferma una delle sfide più sentite.
All’inizio può sembrare un obbligo, ma presto diventa un appuntamento che aiuta a scaricare tensioni e a ritrovare vitalità. La palestra passa così da dovere a piacere.

Aperitivo post lavoro

Il 54% degli intervistati non rinuncia al rito serale che rende più leggero il rientro in ufficio.
Che sia con colleghi o amici, l’aperitivo rappresenta un momento di socialità autentica, capace di bilanciare la fatica delle giornate più intense.

Mettere ordine per ripartire

Il 48% associa l’autunno al bisogno di fare chiarezza. Come si fa? Sistemando: riordinare armadi, riorganizzare gli spazi o pianificare nuovi progetti sono attività non solo utili, ma anche liberatorie.
In questo modo di si libera del superfluo e ci si prepara ad affrontare nuovi inizi.

Check up di stagione

Infine, il 43% degli italiani sceglie questo periodo per i controlli di routine. Un gesto che, seppur percepito come un dovere, viene vissuto come una forma di attenzione verso sé stessi.
La salute prima di tutto.

“Ci sta”: accettare, ma con leggerezza

Lo studio evidenzia come l’espressione “ci sta” sia la chiave con cui molti affrontano l’autunno. Per oltre sei italiani su dieci significa accettare con filosofia impegni che pesano, ma che alla fine portano vantaggi concreti.

Allo stesso tempo, diventa il linguaggio della comfort zone: una formula che racchiude complicità, ironia e condivisione. L’autunno, tra sfide e routine, si rivela così la stagione in cui i piccoli doveri diventano occasioni di benessere. E sì, alla fine… “ci sta”.

Comunicazione digitale: non solo canale di diffusione ma strumento di sostenibilità

Promuovere pratiche comunicative che riducano l’impatto ambientale, contrastino la disinformazione e favoriscano l’inclusione digitale. È l’obiettivo della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che ha creato un gruppo di lavoro nato con l’intento di creare linee guida, strumenti operativi e momenti di confronto permanente.
Il gruppo, composto dai CCO delle aziende socie/partner della Fondazione e dai docenti universitari appartenenti al network di ricerca, ha stilato il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione, ed è impegnato nella definizione di KPI specifici e finalizzati all’elaborazione di una Prassi UNI.

È essenziale diffondere la consapevolezza della natura e delle caratteristiche degli strumenti digitali, creando così un ecosistema comunicativo sostenibile e consapevole. Perché la comunicazione digitale può e deve essere uno strumento di sostenibilità, non solo un canale di diffusione. La rapidità della trasformazione digitale richiede un impegno condiviso di aziende e istituzioni nel garantire una formazione continua degli operatori della comunicazione e degli utenti finali. 

Undici linee guida per modelli comunicativi sostenibili

Il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione si compone di 11 articoli che tracciano altrettante linee guida al fine di favorire lo sviluppo di modelli comunicativi a supporto della sostenibilità. La relazione tra comunicazione digitale e sostenibilità, in coerenza con il Manifesto, è sistemica e bidirezionale.

La trasformazione digitale ridefinisce profondamente la comunicazione on-line e quella off-line, determinando cambiamenti che investono persone, società, cultura ed economia. Una visione orientata alla sostenibilità digitale della comunicazione deve partire dalla convergenza e dall’integrazione di questi due elementi.

Superare ogni forma di esclusione e garantire l’accessibilità

Il digitale nella comunicazione va quindi sviluppato in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità, ma al contempo diventa esso stesso motore di sviluppo sostenibile della comunicazione, che deve essere orientata al benessere umano.
La comunicazione digitale deve superare infatti ogni forma di esclusione e garantire accessibilità equa contribuendo alla riduzione delle diseguaglianze. La centralità della persona deve essere promossa attraverso l’attenzione a contenuti e infrastrutture digitali che permettono tale comunicazione.

La digitalizzazione deve poi assicurare condizioni lavorative dignitose e sicure, tutelando il benessere psicofisico dei professionisti della comunicazione e degli utenti. Deve anche incoraggiare un uso consapevole e responsabile delle tecnologie, prevenendo dipendenze e fenomeni di isolamento sociale

Garantire trasparenza su contenuti e processi decisionali

Inoltre, la comunicazione digitale deve fondarsi su principi di etica e responsabilità, valorizzando le diversità sociali e culturali e favorire una società più inclusiva, equa e dinamica.
Deve altresì prevenire la disinformazione e le manipolazioni algoritmiche garantendo trasparenza sui contenuti e sui processi decisionali.

La digitalizzazione della comunicazione ovviamente deve minimizzare l’impatto ambientale legato a infrastrutture e processi, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e alla promozione di comportamenti di uso e produzione responsabili.
Ciò implica garantire la sostenibilità della comunicazione digitale, ma anche valutare le modalità con le quali la digitalizzazione possa rendere più sostenibile la comunicazione nel complesso.

Scuole e sicurezza: nove su dieci senza certificazioni obbligatorie

Sono 3.588, il 9 % del totale, gli edifici scolastici italiani sprovvisti delle certificazioni obbligatorie in tema sicurezza e agibilità.
In pratica, nove edifici scolastici su dieci, dove si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale della scuola, non dispongono di una o più certificazioni obbligatorie relative alla sicurezza.

Al Lazio spetta invece il primato del minor numero di edifici con attestato di agibilità.
È il quadro che emerge dal dossier di Tuttoscuola, basato sui dati contenuti nella sezione Open Data dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia scolastica. 

Zone a rischio sismico: meno della metà degli edifici risultano collaudati

Nelle zone ad alto rischio sismico il certificato di collaudo statico è posseduto da meno della metà degli edifici. Dei 40 mila edifici scolastici statali presenti sul territorio nazionale circa 36 mila non si possono definire a norma.

Secondo i dati di Tuttoscuola è il Lazio ad avere primato delle scuole non a norma. Secondo i dati diffusi dal dossier la regione conta infatti il minor numero di edifici scolastici dotati di certificato di agibilità. Su 3.203 edifici, solo 407, pari al 12,7%, hanno la certificazione.

Maglia nera alla Sardegna: solo il 14,2% in regola

Analizzando la situazione per aree geografiche, con 971 edifici su 5.149 con agibilità, pari al 18,9% del totale, sono le Isole il fanalino di coda.
Maglia nera tra le Isole la Sardegna, con solo il 14,2% in regola. Al contrario, il primo posto per sicurezza degli edifici scolastici va alla Valle d’Aosta, dove su 139 plessi 122 hanno il certificato di agibilità, l’87,8% del totale.

Seguono Piemonte (53,4%), Veneto (52,7%) e Friuli Venezia Giulia (52%), con il Nord che in generale si attesta intorno al 50%.
E poi ancora, tra le altre regioni, il Molise (47,8%), preceduto da Lombardia e Marche, è intorno al 50% mentre la Liguria p ferma al 31.1%. A quota 30% circa Abruzzo e Campania, insieme al resto del Sud, mentre il Centro si attesta al 29,7%.

“La responsabilità degli interventi antisismici è degli Enti locali”

I dati di Tuttoscuola, fanno notare fonti del ministero dell’Istruzione interpellate dall’ANSA, sono estrapolati dall’anagrafe dell’edilizia scolastica e fanno riferimento al biennio 2023 2024. Non tengono quindi conto dell’enorme lavoro in atto su oltre 10 mila edifici scolastici, grazie ai fondi Pnrr a cui sono stati aggiunti importanti fondi ministeriali (circa 1/3 del totale degli interventi di messa in sicurezza) per il più grande piano di intervento mai fatto per la scuola italiana.

In sostanza, riferisce Ansa, sono state avviate opere sul 22% del patrimonio edilizio scolastico per recuperare un’incuria che dura da 60 anni. I risultati saranno misurabili solo tra qualche anno. Inoltre le fonti ministeriali ricordano che la responsabilità degli interventi antisismici sulle scuole è degli Enti locali.

Coupon, il mercato cresce: 182 milioni di euro nei primi sei mesi del 2025

Il mercato dei coupon in Italia continua a correre. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati distribuiti 115,2 milioni di buoni sconto, con un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. A crescere non è solo la quantità, ma anche il valore complessivo dei coupon, che ha raggiunto i 182 milioni di euro (+12% su base annua). L’importo medio si è attestato a 1,58 euro, in aumento del 5,3% rispetto all’anno precedente.

I dati arrivano dall’“Osservatorio sul mercato del couponing” di Savi, società specializzata nei servizi di gestione e analisi dei buoni sconto, che ha coinvolto oltre 40.000 aziende partner tra grande distribuzione, farmacie, drugstore e negozi specializzati.

Aumenta l’utilizzo dei digital coupon

La crescita del settore è trainata soprattutto dai buoni digitali. Oggi rappresentano il 18% del transato in cassa, contro il 17% registrato nello stesso periodo del 2024. L’uso dei coupon dematerializzati si sta imponendo come leva strategica di retail media: strumenti non solo utili per attivare i consumatori, ma anche per misurare le performance delle campagne e tracciare l’intero percorso d’acquisto.

Non a caso, il 70% delle aziende partner di Savi ha già adottato i digital coupon come integrazione alle promozioni tradizionali, sfruttandoli per stimolare l’interesse dei clienti e monitorare in maniera indipendente i tassi di conversione.

Le performance dei vari canali

I buoni distribuiti con modalità tradizionali restano comunque molto efficaci. I cosiddetti “instant on pack”, applicati direttamente sulla confezione del prodotto, hanno registrato una redemption media del 78%, in crescita rispetto al 72% del 2024. Un risultato che conferma come la convergenza tra supporto promozionale e prodotto resti un meccanismo vincente.

Anche i coupon digitali, diffusi attraverso siti web, email, newsletter, social network o collegati alle carte fedeltà, mostrano risultati positivi: la redemption media ha raggiunto il 23%, leggermente più alta rispetto al 22% dell’anno scorso.

Un settore in trasformazione

“Il mercato dei coupon sta evolvendo verso soluzioni sempre più digitali, misurabili e integrate con il retail media”, ha dichiarato Angelo Tosoni, Managing Director di Savi Italia. Secondo Tosoni, i buoni sconto non sono solo strumenti promozionali, ma veri e propri alleati delle famiglie italiane, soprattutto in un periodo segnato da pressioni inflazionistiche.

L’obiettivo, spiega, è rendere i coupon più accessibili e sicuri, offrendo alle aziende la possibilità di calibrare le strategie in tempo reale e ai consumatori un aiuto concreto nella spesa quotidiana.

Non solo grandi aziende: il manuale HACCP è importante anche per le piccole imprese

Il sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) non è importante soltanto per le grandi catene di ristorazione o le aziende multinazionali del settore alimentare.

Infatti anche le piccole imprese del settore alimentare, dai ristoranti a conduzione familiare alle pasticcerie artigianali, devono seguire questo sistema di sicurezza alimentare.

La normativa comunitaria e italiana prevede infatti che il manuale HACCP debba essere adottato da tutte le imprese che manipolano, trasformano, distribuiscono o vendono alimenti, indipendentemente dalle loro dimensioni.

L’obiettivo è quello di tutelare la sicurezza dei consumatori e prevenire le tossinfezioni alimentari, che possono avere conseguenze non solo drammatiche per la salute, ma anche per l’attività stessa.

Cos’è il manuale HACCP e perché è obbligatorio per tutti

Il manuale HACCP è il documento tecnico che individua i pericoli che possono presentarsi nella filiera alimentare e definisce le azioni da intraprendere per eliminarli o ridurli al minimo.

La normativa italiana di riferimento, che recepisce le direttive europee in materia di sicurezza alimentare, prevede che ogni operatore del settore alimentare si debba dotare di un manuale per HACCP conforme alla propria attività.

Non esistono dunque esenzioni per le piccole imprese: un bar che prepara e serve panini, una gelateria artigianale o un’avviata pizzeria hanno gli stessi obblighi di una grande industria alimentare, sebbene le modalità di applicazione siano differenti e adeguate alle loro dimensioni.

I rischi specifici delle piccole attività alimentari

Le piccole attività del settore alimentare presentano caratteristiche operative che possono incrementare alcuni rischi specifici per la sicurezza alimentare.

La gestione spesso familiare o con pochi dipendenti può portare a una sovrapposizione di ruoli e responsabilità, dove la stessa persona si occupa contemporaneamente di diverse fasi del processo produttivo, aumentando le possibilità di contaminazione crociata.

Anche lo spazio ridotto tipico delle piccole attività può creare difficoltà nella separazione fisica delle diverse operazioni.

Non di rado la promiscuità degli ambienti può favorire il contatto tra alimenti crudi e cotti, tra prodotti destinati alla vendita e rifiuti, o tra superfici pulite e sporche.

Questi fattori, se non adeguatamente controllati, possono trasformarsi in punti critici di controllo che richiedono particolare attenzione.

Vantaggi economici dell’implementazione del sistema HACCP

L’adozione del sistema HACCP nelle piccole attività comporta benefici economici significativi che vanno oltre il semplice rispetto degli obblighi normativi.

Ad esempio la riduzione degli sprechi alimentari costituisce uno dei vantaggi più immediati e tangibili. Un controllo sistematico delle temperature di conservazione, delle date di scadenza e delle condizioni di stoccaggio permette di minimizzare le perdite dovute al deterioramento dei prodotti.

Inoltre anche un singolo episodio di intossicazione può comportare costi legali, risarcimenti e danni reputazionali che per una piccola impresa possono risultare devastanti.

Il sistema HACCP, documentando le procedure adottate e i controlli effettuati, fornisce una protezione legale importante in caso di controlli o contestazioni.

Inoltre la tracciabilità dei prodotti e delle operazioni facilita la gestione degli approvvigionamenti e permette di ottimizzare i costi di acquisto attraverso una migliore rotazione delle scorte.

Come adattare l’HACCP alle dimensioni ridotte

L’implementazione del sistema HACCP nelle piccole attività richiede un approccio pragmatico che tenga conto delle specifiche caratteristiche operative e organizzative.

La semplificazione documentale risulta essenziale per rendere il sistema sostenibile e applicabile quotidianamente. Le procedure possono infatti essere descritte in modo sintetico ma completo, utilizzando schede operative facilmente consultabili e moduli di registrazione semplificati.

Ad esempio una piccola pizzeria dovrà focalizzarsi principalmente sul controllo delle temperature di conservazione degli ingredienti, sulla cottura della pizza e sulla gestione degli avanzi, senza dover implementare controlli complessi tipici di una grande industria alimentare.

Una buona idea è quella di organizzare la formazione del personale attraverso sessioni brevi ma frequenti, integrate nella routine lavorativa quotidiana.

Anche l’utilizzo di strumenti visivi come poster, schede riassuntive e check-list può facilitare l’apprendimento e l’applicazione delle procedure.

Chiaramente il coinvolgimento diretto del titolare o del responsabile nell’implementazione del sistema garantisce maggiore efficacia e continuità nell’applicazione delle misure preventive.

Meta, più controlli per la tutela dei minori sulle piattaforme

Maggiore controllo nei messaggi privati per gli under 18. Arrivano novità da Meta per tutelare il più possibile gli utilizzatori più giovani. La società ha infatti appena annunciato l’introduzione di nuove soluzioni pensate per rendere più sicura l’esperienza online di adolescenti e bambini. Il gruppo, attraverso un aggiornamento pubblicato il 23 luglio 2025, ha evidenziato il proprio impegno nel ridurre i rischi legati all’interazione digitale, in particolare su Instagram.

Tra le principali novità spiccano soprattutto le nuove funzionalità nei direct degli account di adolescenti, che forniscono maggiori dettagli sui profili con cui si interagisce. Adesso, chi ha meno di 18 anni potrà vedere in modo chiaro da quanto tempo l’altra persona è iscritta alla piattaforma e ricevere suggerimenti su come gestire contatti sospetti.
È stata inoltre introdotta una nuova modalità che consente di bloccare e segnalare un utente contemporaneamente, velocizzando la procedura di difesa in caso di comportamenti inappropriati.

I ragazzi sono sempre più orientati a usare gli strumenti di sicurezza

Probabilmente anche grazie a campagne di informazione e a una sempre maggiore consapevolezza, i ragazzi sembrano favorevoli a utilizzare queste novità. Secondo i dati condivisi da Meta, nel solo mese di giugno, milioni di adolescenti hanno risposto agli avvisi di sicurezza attivi su Instagram: un milione di account è stato bloccato e un altro milione segnalato dopo la comparsa dei messaggi di allerta.

Anche il nuovo avviso che notifica quando si chatta con qualcuno all’estero ha avuto un impatto importante, con un milione di visualizzazioni e un tasso di interazione del 10%. L’obiettivo è contrastare fenomeni come il sextortion, che spesso coinvolgono truffatori stranieri.

Profili con minori: più restrizioni per gli adulti che li gestiscono

Ma le novità non finiscono qui, e si allargano anche ad tipologie di account. Meta ha deciso di estendere alcune protezioni pensate per gli adolescenti anche ai profili gestiti da adulti che rappresentano bambini, come genitori o tutori che condividono contenuti familiari. Questi account verranno automaticamente configurati con filtri più rigidi per impedire messaggi e commenti inappropriati.

Sarà inoltre più difficile per gli adulti già bloccati da adolescenti trovare questi account nella ricerca o nei suggerimenti. I commenti provenienti da profili considerati potenzialmente pericolosi verranno oscurati automaticamente.

Rimossi migliaia di account sia da Ig sia da FB 

Parallelamente all’aggiornamento delle impostazioni, Meta ha intensificato il contrasto agli abusi: nei primi mesi del 2025, sono stati rimossi oltre 130.000 account Instagram per comportamenti inadeguati verso bambini, e altri 500.000 account collegati sono stati eliminati da Facebook e Instagram.

Le informazioni su questi account sono state condivise anche con altre piattaforme digitali attraverso il programma Lantern, promosso dalla Tech Coalition, per rafforzare la protezione dei minori su scala globale.

Mercato immobiliare: la parola del 2025 è “prudenza”

A quanto risulta dal 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2025, realizzato da Nomisma, il trend di lenta ripresa iniziato nel 2024, e confermato nel primo semestre 2025, è frenato da un’offerta ancora piuttosto rigida.
L’incertezza del contesto geopolitico ed economico internazionale continua ad avere ripercussioni sulle condizioni economiche delle famiglie, già provate dall’impennata inflazionistica. 

Se nel primo trimestre 2025 la riduzione dei tassi di interesse ha portato a un incremento delle compravendite (+11,5%), trainato soprattutto dagli acquisti con mutuo (+32,7%), il reale potenziale di crescita è ridimensionato dalla prudenza delle banche nel concedere credito.
Di fatto, i prezzi delle abitazioni registrano variazioni semestrali comprese tra 0,8% e 1,3% e tendenziali poco superiori (1,1%-1,4%).

Ritorna la casa di proprietà

Oggi la domanda abitativa si distribuisce quasi equamente tra acquisto e locazione, con una leggera prevalenza dell’acquisto (53%).
Ma in città come Milano e Roma si osserva un ritorno alla proprietà, anche per finalità di investimento. La domanda si concentra soprattutto nelle periferie e nelle aree suburbane, al contempo, cresce l’interesse per la locazione da parte di single, giovani coppie e famiglie.

Inoltre, la riqualificazione edilizia ha preso il sopravvento sulla nuova costruzione, sostenuta da incentivi fiscali, seppur ridotti con la recente manovra. In questo scenario i costi di costruzione divengono una variabile strategica che condiziona le scelte di investimento in interventi di manutenzione straordinaria o di riqualificazione edilizia.

Locazione: rialzo dei canoni ma standard qualitativi insufficienti

Nel primo trimestre 2025 il numero complessivo di contratti di locazione registra un lieve incremento tendenziale (1,0%). 
Un risultato che appare piuttosto contenuto se confrontato con la forte pressione della domanda, la quale si scontra con un’offerta limitata, spesso caratterizzata da standard qualitativi insufficienti o da canoni troppo elevati rispetto alla capacità di spesa di molte famiglie.

In ogni caso, il mercato delle locazioni residenziali è in fase espansiva, con canoni in crescita per il terzo anno consecutivo.
Il 2025 (+3,6%) segnala una domanda ancora vivace e una pressione al rialzo sui canoni, probabilmente legata alla scarsità di offerta stabile e all’espansione degli affitti brevi.

Investimenti corporate in crescita: raggiunti 2,7 miliardi

Si tratta comunque di variazioni che per quanto significative risultano inevitabilmente condizionate dalle capacità di spesa della domanda
Da segnalare anche che da qualche anno sul mercato delle locazioni si osserva una crescita dei contratti transitori e per studenti, spinta dalla maggiore mobilità lavorativa e dalla domanda di flessibilità locativa.

Quanto al mercato degli investimenti corporate, nel primo trimestre 2025 si osserva una ripresa (raggiunti 2,7 miliardi di euro), maggiore attenzione verso asset alternativi (hotel e residenziale) e immobili direzionali di alta qualità.
In prospettiva, l’incertezza globale potrebbe portare a una più intensa selettività degli investimenti, premiando i settori capaci di garantire redditività stabile, come il Rent-to-Buy, gli studentati e le infrastrutture digitali.