Autore: giuliax56

Lavoro: a marzo previste 456mila assunzioni

Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per il mese di marzo i contratti programmati dalle imprese superano i 456mila, con un incremento di quasi 9mila unità rispetto a marzo 2024 (+1,9%). Inoltre, sono più di 1,4 milioni quelli previsti per il trimestre marzo-maggio, circa 39mila unità in più sullo stesso trimestre 2024 (+2,8%).

In crescita le previsioni di entrata nei settori dei servizi (+3,8% nel mese, +4,8% nel trimestre), grazie in particolare agli andamenti attesi da turismo (+14,5% nel mese, +12,7% nel trimestre) e servizi operativi (+9,3% mese, +10,2% trimestre).
Positivi i flussi programmati dalle imprese delle costruzioni (+1,2% rispetto a marzo 2024) anche se in leggera flessione rispetto al corrispondente trimestre (–0,5%). 

L’industria cerca 132mila lavoratori

Indicazioni più incerte provengono dalle imprese manifatturiere: –4,2% entrate nel mese e –3,4% nel trimestre.
L’industria nel suo complesso è alla ricerca di circa 132mila lavoratori per il mese di marzo che salgono a quasi 387mila nel trimestre marzo-maggio.

Per il manifatturiero, alla ricerca di quasi 82mila lavoratori nel mese e 241mila nel trimestre, le maggiori opportunità riguardano le industrie della meccatronica (oltre 20mila lavoratori nel mese, 58mila nel trimestre), seguite dalle industrie metallurgiche (16mila, 44mila) e da quelle alimentari (quasi 13mila, 40mila).
Si mantiene elevata anche la richiesta proveniente dalle costruzioni (50mila, 146mila).

Maggiori opportunità da turismo, commercio, servizi alle persone

Per quanto riguarda il terziario, sono più di 324mila i contratti di lavoro previsti a marzo e oltre 1 milione quelli nel trimestre marzo-maggio.
A offrire le maggiori opportunità nei servizi è il turismo (oltre 93mila, quasi 337mila), seguito dal commercio (68mila, 204mila) e dai servizi alle persone (50mila, 157mila).

Si attesta poi complessivamente al 48,2% la quota di assunzioni di difficile reperimento soprattutto a causa della mancanza di candidati. A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese dei comparti metallurgia e prodotti in metallo (63,3%), meccatronica (62,1%), costruzioni (61,3%), tessile-abbigliamento-calzature (61,1%) e legno-mobile (55,7%).

Introvabili fabbri ferrai, saldatori, meccanici artigianali

Tra i profili di più difficile reperimento, il Borsino delle professioni segnala per le professioni intellettuali gli ingegneri (63,1%) e gli analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (56,2%).

Tra i tecnici si registrano elevati livelli di mismatch per i tecnici della gestione dei processi produttivi (68,2%), per i tecnici in campo ingegneristico (66,2%) e per i tecnici della distribuzione commerciale (64,3%). Quasi introvabili sono i fabbri ferrai costruttori di utensili (75,7%), i fonditori e saldatori (75,6%) e i meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori (73,7%).

Trend bio: il 68% degli italiani lo sceglie anche al ristorante

Per circa 9 consumatori italiani su 10 i prodotti tipici del territorio e a km 0 sono il ‘must have’ dell’away from home.
E sul podio delle preferenze riguardo ai cibi da consumare fuori casa compaiono i prodotti biologici, la cui presenza risulta fondamentale per il 68% degli italiani.

Il consumatore bio, inoltre, è più esigente e attento rispetto alla scelta del ristorante e alle caratteristiche di servizio offerte.
È quanto emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sana: la ricerca di attributi salutistici è sempre più comune anche nelle occasioni di consumo fuori casa.

Orientati verso prodotti di stagione e piatti semplici e poco elaborati

Oltre a fattori quali la familiarità e i consigli di amici e parenti, i consumatori bio valutano in maniera più approfondita rispetto ai consumatori non bio la reputazione del luogo scelto per mangiare fuori (tramite recensioni, punteggi online, guide, ecc.) e l’accoglienza o l’ambiente del locale.

Rispetto al menu, invece, i bio users hanno un forte orientamento verso la ricerca di prodotti freschi e di stagione, nonché di piatti semplici e poco elaborati. Questo è vero, rispettivamente, per il 48% e per il 39% di chi consuma alimenti bio abitualmente.
Risulta poi elevata anche l’aspettativa sulla presenza di prodotti veg, così come di opzioni dedicate a specifiche esigenze, o intolleranze, alimentari.

Una corretta alimentazione anche per i figli

Detto questo, le aspettative del consumatore bio non trovano però risposte positive in quella che è l’attuale offerta di prodotti bio presso la ristorazione. Soprattutto quella collettiva.
Analizzando infatti il livello di soddisfazione rispetto alla presenza di opzioni bio nei diversi canali del mangiare ‘fuori casa’, si evidenziano ancora grandi margini di miglioramento.

Inoltre, l’indagine di Nomisma ha affrontato il tema della corretta alimentazione in relazione al rapporto con i figli. E sebbene di dieta sana si parli in oltre 9 famiglie su 10, e il bio sia un elemento onnipresente nelle tavole dei nuclei famigliari in cui sono presenti figli di tutte le età, i genitori ritengono essenziale il ruolo delle scuole nella sensibilizzazione ‘alimentare’ di bambini e ragazzi.

Mense scolastiche: occorre sensibilizzare i genitori

D’altro canto, però, oltre la metà dei genitori non conosce nel dettaglio le caratteristiche del servizio mensa nella scuola dei propri figli. E, in generale, le famiglie non sono informate rispetto alla presenza di ingredienti e prodotti bio all’interno dei pasti offerti dalla mensa scolastica.

Per accrescere il posizionamento del bio nella ristorazione scolastica risulta fondamentale, dunque, utilizzare la leva della sensibilizzazione e della comunicazione rivolta ai genitori.

Banche: allo sportello gli imprenditori preferiscono l’autofinanziamento 

Lo sostiene l’Ufficio studi della CGIA: negli ultimi 15 anni non sono state le banche ad avere chiuso i rubinetti del credito alle aziende, sono gli imprenditori che hanno deciso di non rivolgersi più agli istituti di credito facendo ricorso all’autofinanziamento.
La diminuzione della domanda di credito da parte delle imprese conferma questa ipotesi.

Nonostante i buoni risultati economici, molte attività rimaste sul mercato hanno aumentato i risparmi utilizzandoli per far fronte a spese correnti e investimenti.
Questa tendenza macroeconomica ovviamente non coinvolge tutte le realtà produttive/commerciali. Per molte microimprese, alla contrazione dei prestiti è seguito un progressivo deterioramento economico/finanziario, che spesso le ha fatte scivolare verso l’insolvenza o il credito illegale.

In 14 anni contrazione del credito del -33%

A fine dicembre 2011 i prestiti bancari alle imprese ammontavano a 995 miliardi di euro, verso la fine del 2024 la quota è scesa a 666 (-329 miliardi, -33%).
Di contro, i depositi bancari delle aziende sono passati da 219 miliardi a 519 (+300 miliardi, +137%).

La contrazione del credito alle attività economiche è riconducibile alla combinazione di più fattori, non ultimi, i parametri molto più stringenti nella valutazione del merito/rischio credito imposti dalla BCE.
Gli istituti bancari sono stati costretti ad aumentare il livello di patrimonializzazione, con misure che inducono il sistema creditizio a razionalizzare i prestiti alle imprese meno insolventi.

Il mercato delle cartolarizzazioni

In questo modo, i crediti deteriorati sono stati ridotti grazie alla vendita delle sofferenze (mercato delle cartolarizzazioni). 
Dal 2011 al 2024 sono molte le fasi in cui il credito alle imprese è sceso. Dal 2012 al 2015, nel 2019, nella prima parte del 2020, e a partire dal 2023 a oggi.

La fase di crescita molto sostenuta tra la metà del 2020 fino al 2022 è stata ottenuta a seguito delle misure introdotte per fronteggiare la crisi pandemica.
Il governo Conte 2 e quello Draghi hanno approvato alcuni provvedimenti a sostegno del credito, compresa la garanzia statale al 100% sui prestiti, che ha consentito di incrementare i prestiti alle società non finanziarie corretti per cartolarizzazioni e altre cessioni. 

Risparmi cresciuti soprattutto nel Nord-Est

Tra novembre 2011 e lo stesso mese del 2024 la maggiore contrazione delle consistenze si è verificata al Centro (-42,6%) e al Sud (-42,4%). In termini assoluti, la riduzione più importante ha interessato proprio quest’ultima ripartizione geografica (-118,1 miliardi).
A livello provinciale, le flessioni più significative si sono verificate a Siena (-59,1%).
Uniche province che hanno ottenuto un risultato anticipato dal segno più, Trieste (+1,4%) e Bolzano (+1,5%). Il dato medio nazionale è stato del -34,9%. 

I risparmi sono invece cresciuti soprattutto a Nord-Est, che ha subito l’incremento più importante (+178%), mentre la provincia con le imprese che hanno accumulato più depositi è Cremona (+298,3%), seguita da Bolzano (+281,6%) ed Enna (+278,9%).
Siena è l’unica provincia d’Italia che ha visto diminuire i risparmi (-20,1%). 

Bollette: per le PMI +39% di rincari per la “materia energia”

Prima ancora di assistere agli effetti di possibili dazi Usa, gli italiani stanno facendo i conti con l’aumento del prezzo dell’energia.
Se per una famiglia media di consumatori questo potrebbe tradursi in un aggravio di circa 350 euro l’anno, la stangata per le microimprese sarà maggiore.

Considerando la sola componente materia energia che grava in bolletta, Facile.it ha stimato che l’aumento per una piccola attività commerciale potrebbe arrivare fino al 39%. Ad esempio, per un negozio di alimentari con contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero, e consumi annui pari a 75.000 kWh per l’elettricità e 2.000 Smc per il gas, l’aumento per la sola componente materia energia potrebbe superare 4.500 euro annui. La bolletta passerebbe da poco più di 12.000 euro del 2024 a oltre 16.600 nel 2025.

Indici PSV e PUN

Insomma, i rincari di luce e gas previsti per il 2025 non colpiranno solo le famiglie, ma anche le microimprese.
L’analisi è stata realizzata da Facile.it prendendo in considerazione l’andamento dell’indice PSV, il punto di riferimento per determinare il prezzo del gas naturale all’ingrosso in Italia, e il PUN (l’indicatore del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica) nel 2024 e le previsioni elaborate dall’European Energy Exchange (EEX) per il 2025.

Secondo le previsioni il PUN passerà da una media di 0,1035 euro/kWh a una media di 0,1511 euro/kWh (+46%). Mentre il PSV, da una media di 0,375 euro/Smc a una media di 0,5372 euro/Smc (+43%).

Imprenditori in difficoltà per l’aumento dell’energia

In pratica, il rincaro più corposo riguarderà la bolletta della luce, la cui componente materia energia potrebbe passare da 10.976 euro del 2024 a 15.232 euro del 2025. Per il gas, invece, il costo salirebbe da 1.112 euro a 1.425 euro.

“In un periodo di grandi incertezze come quello attuale, con l’incognita dazi americani che spaventa l’Europa, gli imprenditori italiani si trovano a dover fare i conti con l’aumento del prezzo dell’energia – spiegano gli esperti di Facile.it -. Le bollette possono incidere negativamente e in modo significativo sul fatturato di piccole e medie imprese”.

Scegliere con consapevolezza il fornitore giusto

“Proprio in vista di questi rincari – continuano gli esperti – scegliere il fornitore migliore diventa più importante che mai. Ancora una volta, conoscere le proprie esigenze e consumi rappresenta un passo fondamentale per scegliere con consapevolezza”.

La stima per il 2025 del negozio alimentare considerato dall’analisi è stata elaborata tenendo in considerazione le previsioni sull’andamento di PSV e PUN da gennaio a dicembre 2025, elaborate dall’European Energy Exchange (EEX) e applicando le seguenti condizioni economiche: PUN Index GME1,1+0,03481 euro/kWh e 155,88 euro/anno per la luce e PSV-DA + 0,097 euro/Smc e 155,88 euro/anno per il gas.

Cybersecurity: come prendersi cura della propria “cyber-igiene”

Cosa significa prendersi cura della propria ‘cyber-igiene’? Il Centro Cybersecurity della Fondazione Bruno Kessler (FBK), l’istituto di ricerca specializzato nei campi della tecnologia, dell’innovazione, delle scienze umane e sociali, ha messo a fuoco pratiche e comportamenti che ogni utente dovrebbe adottare per proteggere le proprie informazioni digitali, nonché la propria identità online.

Il 28 gennaio si celebra infatti la Giornata europea della protezione dei dati, un’occasione per riflettere sulla sicurezza delle informazioni personali online e sull’importanza di adottare comportamenti adeguati per la protezione digitale. 
E il primo suggerimento agli utenti riguarda la gestione delle password. 

Il problema delle password

“Le password sono la prima linea di difesa contro gli attacchi informatici – spiega Giada Sciarretta, science ambassador di Fondazione Bruno Kessler, operativa nell’unità Security & trust ed esperta in progettazione e analisi di sicurezza di soluzioni di identità digitale -; è quindi importante evitare combinazioni prevedibili come ‘123456’ o ‘password’, preferendo soluzioni più complesse e sicure. Una buona pratica è adottare una passphrase lunga almeno 16 caratteri, contenente lettere maiuscole, minuscole, numeri e simboli speciali. Inoltre, è essenziale cambiare regolarmente la ‘parola d’ordine’ e non riutilizzarla per più account”.

Secondo una stima di NordPass, azienda che fornisce applicazioni per la gestione sicura delle password, in Italia, nel 2024, tra quelle più utilizzate si trovano ancora combinazioni di numeri, come ‘123456’ o ‘12345678’, o parole come ‘password’, ‘cambiami’ e ‘juventus’, che espongono a numerosi rischi.

L’autenticazione multifattoriale

Un’altra misura essenziale è l’autenticazione multifattoriale (Mfa), che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza poiché per accedere a un account o a un’applicazione richiede un secondo fattore oltre alla password, come, ad esempio, un codice generato da un’app di autenticazione o l’impronta digitale. Questo riduce notevolmente il rischio di accessi non autorizzati e garantisce una maggiore protezione anche in caso di furto delle credenziali di accesso. Configurare l’Mfa per tutti gli account che lo supportano è una delle migliori strategie per proteggere i dati personali.

Alias email

Il terzo consiglio è l’utilizzo di ‘alias email’, che permette di creare alias temporanei per evitare di esporre il proprio indirizzo principale e proteggere la propria identità digitale.
Gli alias possono essere utili per iscriversi a servizi online senza compromettere l’account principale, riducendo la possibilità di ricevere spam o di essere vittime di phishing.

Le cause principali di un data breach, riporta Adnkronos, includono attacchi hacker, configurazioni errate dei sistemi, vulnerabilità software e negligenza umana. Le conseguenze possono essere gravi, con impatti finanziari e reputazionali significativi per individui e aziende. Per proteggersi, è possibile controllare regolarmente siti come ‘Have i been pwned’ se il proprio indirizzo email è stato compromesso. In tal caso, cambiare subito le password in caso di compromissione e abilitare sempre l’autenticazione multifattoriale per limitare i danni.

Coldiretti: la Dieta Mediterranea protagonista delle tavole globali

La Dieta Mediterranea segna un record sulle tavole mondiali: secondo i dati di un’analisi della Coldiretti su dati Istat, le esportazioni dei prodotti simbolo dello stile alimentare Made in Italy hanno segnato nuovi primati in valore.

Nel 2024 le esportazioni di olio extravergine d’oliva tricolore sono aumentate in valore del 56%, arrivando a superare per la prima volta i due miliardi di euro, ma un incremento a doppia cifra si registra anche per il pesce (+12%).
Come rileva Coldiretti, si tratta di numeri che confermano la leadership globale del cibo italiano dal punto di vista della qualità, della salubrità e della sicurezza alimentare.

Dieta Mediterranea eletta la migliore al mondo

L’analisi è stata presentata in occasione della festa di Campagna Amica al mercato del Circo Massimo a Roma per celebrare l’elezione della Dieta Mediterranea come la migliore al mondo, come conferma il nuovo best diets ranking elaborato dai media statunitense U.S. News & World’s Report’s.

Di fatto, vendite in crescita anche per la pasta (+5%), e per il pomodoro trasformato, come sughi e passate, in salita del 6%, così come il vino, mentre frutta, verdura e legumi si attestano sul +7%.
Un successo, questo, che evidenzia l’attenzione anche all’estero verso gli effetti positivi della Dieta mediterranea sulla longevità, e i benefici per la salute

Tanti benefici per la salute

Tra gli effetti positivi sulla salute, si ricordano i benefici per cuore e sistema nervoso, oltre alla perdita e il controllo del peso, la prevenzione del cancro, delle malattie croniche e del diabete.
I vantaggi della Dieta Mediterranea, tuttavia, sono minacciati dai rischi legati ai nuovi sistemi di etichettatura, come il Nutriscore.

Questo sistema, promosso dalle multinazionali, penalizza proprio i prodotti simbolo della Dieta mediterranea, focalizzandosi su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, senza considerare le quantità effettive assunte.
È emblematico il fatto che alcuni prodotti tipici del Made in Italy siano catalogati con un ‘E’ rosso, il punteggio di gran lunga peggiore, mentre l’olio extravergine d’oliva, universalmente riconosciuto come un elisir di lunga vita, è passato da poco a ottenere una ‘B’ rispetto alla ‘C’ con la quale era entrato.

“Boicottata” da sistemi di etichettatura fuorvianti

Al contrario, bevande gassate e cibi ultra trasformati, spesso privi di ingredienti naturali e di ricetta conosciuta, ottengono il punteggio più alto, con la lettera ‘A’ e il bollino verde.

Questo sistema fuorviante, sottolinea Coldiretti, dovrebbe essere definitivamente bloccato dalla nuova Commissione Europea, poiché, paradossalmente, finisce per escludere alimenti naturali e sani che fanno parte della tradizione alimentare da secoli, a favore di prodotti artificiali di cui, in alcuni casi, non si conosce nemmeno la composizione.

2025: aumentano le opportunità professionali nel settore It

Il 2025 si preannuncia un anno d’oro per il settore tecnologico. Secondo un’analisi di Hunters Group, specializzata nella selezione di personale qualificato, si prevede un incremento del 10% nella domanda di esperti in intelligenza artificiale, analisi dei dati e sicurezza informatica.

Luca Balbo, executive manager della divisione Ict & Digital di Hunters Group, sottolinea che l’espansione delle tecnologie digitali sta trasformando il mercato del lavoro, creando nuove opportunità in un contesto altamente competitivo. Balbo evidenzia come le aziende stiano puntando su professionisti in grado di gestire tecnologie avanzate, favorendo una crescita interessante sia in termini di retribuzione che di sviluppo di carriera, anche in un mercato del lavoro generale ancora incerto.

I profili più richiesti

Nel panorama lavorativo del 2025, i ruoli di maggior rilievo saranno quelli legati all’intelligenza artificiale, all’analisi dei dati e alla sicurezza informatica. Ecco una panoramica delle competenze e delle prospettive per ciascuna tipologia di posizione.

Ingegneri in intelligenza artificiale e machine learning

Gli esperti in intelligenza artificiale e machine learning sviluppano algoritmi avanzati per consentire alle macchine di apprendere dai dati e affrontare problemi complessi in modo autonomo. Le loro attività spaziano dalla creazione di modelli predittivi all’implementazione di reti neurali e processi automatizzati.

In Italia, la retribuzione annua per i neolaureati oscilla tra i 40.000 e i 50.000 euro, raggiungendo i 70.000 euro per i professionisti con maggiore esperienza.

Data analyst e data scientist

Questi professionisti sono il fulcro della trasformazione digitale. I data analyst si concentrano sull’interpretazione dei dati per supportare le decisioni aziendali, mentre i data scientist sviluppano algoritmi complessi e modelli statistici per individuare tendenze e risolvere problemi.

In Italia, il reddito annuo lordo (RAL) varia tra i 40.000 e i 65.000 euro, a seconda dell’esperienza.

Analisti di cybersecurity

Gli analisti di sicurezza informatica si occupano di proteggere i sistemi aziendali da attacchi esterni e minacce interne. Tra le loro mansioni figurano il monitoraggio delle attività sospette, l’analisi delle vulnerabilità e l’attuazione di misure preventive.

Le retribuzioni iniziano da 28.000 euro lordi all’anno per i neofiti, salendo a circa 37.000 euro con l’esperienza.

Prospettive al top 

Con l’evoluzione del panorama tecnologico, il 2025 offrirà opportunità uniche per i professionisti del settore It, confermandosi come un anno chiave per chi è pronto a cogliere le sfide dell’innovazione.

Italia: l’occupazione migliora, ma è ancora lontana dagli standard europei

Nel 2023, l’Italia ha segnato un record nel tasso di occupazione, raggiungendo il 66,3%. Bene ma non benissimo, dato che il dato resta distante dalla media europea, evidenziando un gap di 9 punti percentuali. Le regioni meridionali e le isole si trovano in una situazione ancora più critica, con tassi rispettivamente al 52,5% e 51,5%.

Lo afferma uno studio della Commissione Europea, che sottolinea come nel mercato del lavoro italiano persistano difficoltà dure da superare.  In particolare, è un nodo ancora irrisolto il divario di genere: la differenza occupazionale tra uomini e donne è di 19,5 punti percentuali, più del doppio rispetto alla media UE, e non sono stati registrati progressi rilevanti nell’ultimo decennio. Tuttavia, riporta Ansa, l’Italia si distingue per una gestione efficace dell’occupazione delle persone con disabilità, dove il gap è tra i più bassi d’Europa.

Disoccupazione: segnali positivi, ma problemi strutturali

Il tasso di disoccupazione è diminuito al 7,7%, e anche la disoccupazione di lungo periodo è scesa al 4,2%. I progressi ci sono, ma sono ancora insufficienti: i livelli restano tra i più alti nell’Unione Europea, mantenendo il tema del lavoro italiano in una condizione che richiede attenzione.

La bassa partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro è la vera sfida da vincere, specialmente in un contesto demografico complesso e caratterizzato da un calo della natalità e da un progressivo invecchiamento della popolazione.

Redditi in caduta e competenze digitali insufficienti

Nel 2023, il reddito familiare disponibile pro capite ha continuato a diminuire, attestandosi al 94% rispetto ai livelli del 2008, un dato che contrasta con la media Ue del 111,1%. Questo andamento riflette una situazione economica che penalizza il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Le competenze digitali rappresentano un altro elemento di debolezza. Solo il 45,8% degli adulti italiani possiede competenze digitali di base, un dato che sottolinea la necessità di investimenti nella formazione. D’altro canto, si registra un miglioramento nell’abbandono scolastico precoce (-1 punto percentuale) e nel numero di giovani Neet, scesi all’11,2%.

Povertà ed esclusione sociale

La quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è calata nel 2023: -1,6 punti percentuali per la popolazione generale e -1,4 punti per i minori. Nonostante il progresso, i tassi restano superiori alle medie europee, con il 22,8% della popolazione e il 27,1% dei bambini ancora coinvolti. Questi dati indicano che, sebbene siano stati compiuti passi avanti, rimangono importanti margini di miglioramento.

Allarme casa: serve una transizione abitativa

È quanto emerge dal 3° Rapporto Federproprietà – Censis, dal titolo ‘Agenda 2024-2030. La transizione abitativa: la casa possibile’. La proprietà della casa è sotto pressione e cala il valore delle abitazioni. Tra il 2° trimestre 2014 e il 2° trimestre 2024 il valore delle abitazioni è diminuito in termini reali del 16,8%. 
Inoltre, il 78,9% degli italiani è convinto che in passato fosse più facile acquistare una casa e l’82,2% dei proprietari di casa pensa che i costi di gestione e manutenzione siano diventati eccessivi.

Quanto al Social Housing, è una buona soluzione ma ancora troppo poco conosciuta. Il 28,6% sa cos’è, e il 5,7% lo conosce in modo preciso. Tra coloro che sanno cosa sia, lo ritengono una valida soluzione abitativa il 74,4% in via temporanea e il 43,7% in modo permanente.

Legge Salva Casa: più favorevoli che contrari ma tanti indecisi

Se il 69,3% degli italiani teme tasse più alte sulla casa, compresa una patrimoniale, il 44,5% esprime un giudizio positivo sulla Legge 105/2024, detta Salva Casa, il 31,3% un giudizio negativo e il 24,2% non ha un’opinione al riguardo.

E se il 37,9% degli italiani è convinto che questa legge sia utile per l’economia e la società italiana, il 32,4% non è convinto e il 29,7% non si esprime. Tuttavia, il 26,7% dichiara esplicitamente di aver realizzato piccole migliorie in casa che potrebbero beneficiare della semplificazione di sanatoria prevista da questo provvedimento. 

Sì alla casa green ma…

Il 67,6% degli italiani pensa che rendere la propria casa meno energivora (con cappotto termico, caldaie a basso impatto, ecc.) sia una necessità e non più una scelta, e l’81,7% pensa che farlo ne può incrementare il valore.

Il 44,7% dei proprietari di casa è pronto a spendere per interventi di efficientamento energetico, mentre il 37,3% non lo è, e il 18,0% è indeciso. L’84,0% degli italiani però teme che gli interventi di efficientamento energetico possano costare troppo. Un timore condiviso dall’88,3% di chi ha redditi bassi e dall’81,3% dei più alti. L’88,2% degli italiani, inoltre, è convinto che le famiglie debbano avere supporto pubblico nel fronteggiare le spese per migliorare la sostenibilità della propria abitazione.

Gli effetti delle locazioni per turisti: affitti più alti e comuni meno vivibili

Il 37,2% degli italiani ritiene che le locazioni turistiche, comunemente definite ‘affitti brevi per turisti’, abbiano un impatto negativo sulla vita sociale ed economica dei comuni italiani, il 37,6% non condivide questa opinione, il 25,2% è indeciso.

Il 46,8% ritiene che le locazioni turistiche stiano trasformando in peggio i luoghi che frequenta, il 27,3% non concorda con questa valutazione e il 25,9% è indeciso.
Inoltre, il 44,4% ha notato un aumento del valore delle locazioni, che attribuisce alla tendenza a usare le case per il mercato delle locazioni per turisti.

Perchè l’audio entertainment ha tanto successo in Italia? 

L’audio entertainment continua a conquistare consensi in Italia, come conferma l’Audible Compass 2024, uno studio condotto da Verian per Audible. I dati evidenziano che nel 2024 ben il 76% degli italiani ha ascoltato almeno un audiolibro, un podcast o una serie audio, con un aumento del 6% rispetto al 2023 e dell’11% rispetto al 2022. La ricerca evidenzia con chiarezza che questo formato registra una diffusione sempre maggiore nel panorama culturale italiano.

Audiolibri e lettura: un binomio che funziona 

Lo studio mette in luce una relazione significativa tra l’ascolto di audiolibri e la lettura tradizionale. L’84% degli ascoltatori di audiolibri afferma di leggere più libri grazie a questo formato, mentre il 74% rileva un aumento complessivo delle proprie attività di lettura, sia cartacea sia digitale. I dati dimostrano come audiolibri e libri non siano in competizione, bensì complementari, offrendo un’esperienza di fruizione più ampia e flessibile.

La classifica degli audiolibri più ascoltati

Anche quest’anno, Audible.it propone una classifica variegata dei titoli più apprezzati. Al vertice troviamo un capolavoro della letteratura fantastica, La compagnia dell’Anello di J.R.R. Tolkien, letto da Massimo Popolizio. Seguono Cuore nero di Silvia Avallone, narrato da Chiara Francese, e L’età fragile di Donatella Pietrantonio, con la voce di Elena Lietti. Tra gli altri successi spiccano L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio, narrato dall’autore stesso, e L’educazione delle farfalle di Donato Carrisi, interpretato da Angela Brusa e Alberto Angrisano. Non mancano contributi internazionali come Un animale selvaggio di Joel Dicker, letto da Paolo Buglioni.

Quanto conta la “voce” del narratore

La letteratura e la narrativa, insieme al thriller, dominano le preferenze degli ascoltatori, conquistando ciascuna il 48% delle preferenze. Seguono i generi storia, fantascienza e fantasy (37%) e la categoria salute e benessere (36%). Un elemento chiave nella scelta degli audiolibri è la voce del narratore: il 78% degli utenti considera questo aspetto determinante e il 64% cerca attivamente opere lette da narratori che già apprezza.

In sintesi, l’audio entertainment non solo si consolida come forma di intrattenimento sempre più popolare, ma arricchisce anche l’esperienza culturale e narrativa degli italiani.