Gli italiani e la biodiversità: poco informati, ma d’accordo sulla necessità di preservala 

Cosa sanno gli italiani della biodiversità? Poco. Secondo l’indagine commissionata da Findus ad AstraRicerche, dal titolo ‘Gli italiani e la biodiversità’, su questo tema la conoscenza appare è limitata. Oltre un italiano su due (56%) ammette di avere informazioni frammentarie o inesistenti, mentre sembra più preparata la GenZ, il cui livello di consapevolezza, tra chi dichiara di saperne molto o abbastanza, sale al 57%, rispetto al 44% della media nazionale. 

Tra i dati emersi, emerge quindi la necessità di una maggiore educazione e sensibilizzazione sulla biodiversità. Lo pensa il 90,2% degli intervistati.
Inoltre, secondo l’84,5%, una maggiore informazione sul tema favorirebbe, almeno in parte, comportamenti pro-ambiente.

Per l’85% è una necessità urgente

Il livello di informazione cresce all’aumentare dell’età. Tanto che ne di biodiversità sa molto o abbastanza il 38% degli 11-14enni, il 32% dei bambini di 8-10 anni e il 18% dei piccoli tra 5-7 anni.
Oltre l’80% di bambini e ragazzi manifesta poi il desiderio che a scuola si parli di più di natura, ecologia, biodiversità. E la grande maggioranza degli italiani (85,5%) ritiene necessario preservare la biodiversità dei vari ecosistemi del mondo con opportune azioni, e per il 54,8% si tratta di una necessità urgente.

Mari e oceani sono considerati gli ambienti più minacciati (79,8%), seguiti dalle foreste (72,2%) e dai ghiacciai (61,6%).

Ognuno deve fare la sua parte

Anche le aziende possono svolgere la loro parte, contribuendo positivamente alla conservazione della biodiversità senza compromettere l’efficienza e la sostenibilità economica (85%).

In merito alle azioni da compiere per proteggere la biodiversità, gli italiani ritengono fondamentale riciclare correttamente i rifiuti (65,6%), sostenere il rimboschimento, e penalizzare le produzioni che si basano sul disboscamento (61,6%).
Sono azioni ritenute rilevanti anche evitare lo spreco di acqua (57,5%), ridurre i consumi quando possibile (53,8%) e aumentare il numero e l’estensione delle aree protette (52,7%).

Piantare un albero o un fiore

Lo stesso ordine di azioni è condiviso anche dalle generazioni più giovani (5-14 anni), che ritengono fondamentale anche piantare un albero o un fiore (32,1%) e ripulire dall’immondizia le aree naturali (31,2%). Ad esempio, un parco vicino a casa o una spiaggia.

Somministrata ad agosto 2024 a un campione rappresentativo di 1.528 persone tra 18 e 65 anni, e 607 giovanissimi tra 5 e 14 anni, la ricerca è stata presentata in occasione del lancio del progetto ‘Futuro Fiorito’, che dal 24 al 28 settembre trasforma l’edicola di Piazza XXIV Maggio a Milano in un’oasi in fiore, ospitando attività e workshop per educare le persone di tutte le età alla salvaguardia del Pianeta.

Moda online, un mercato quadruplicato rispetto al Retail offline

Nel 2024 il canale online della moda segna un incremento del 12,5%, pari a 4 volte la percentuale di crescita dell’offline.
Il 31% dei ricavi del settore Fashion a livello mondiale arriva dagli acquisti online, con le spese da mobile che pesano più della metà (63%) per abbigliamento, accessori e calzature.
Secondo l’undicesima edizione di Netcomm Focus Fashion & Lifestyle (“Leading customer experience: esperienze aumentate, personalizzate, live e omnicanale”) in Italia le aziende stanno stanziando ingenti investimenti per migliorare l’esperienza di acquisto online, puntando in particolare sull’ampia scelta e l’acquisto facile, veloce ed efficiente.

Nella macrocategoria abbigliamento, calzature, gioielli e accessori, il primo driver di acquisto è infatti l’assortimento (38%), seguito da prezzo/spese di consegna (35,6%), politica dei resi (26,9%), semplicità, velocità ed efficienza dell’acquisto (27,7%), con la consegna tramite Home Delivery preferita dal 76,6% degli utenti.

I brand del lusso

Nel primo semestre 2024 i ricavi dei brand di lusso evidenziano un calo delle vendite di oltre il 10% rispetto all’anno precedente.
I consumatori del lusso ‘beyond money’ nel settore Fashion, che superano la soglia di spesa di 50mila euro annui, sono raddoppiati tra il 2013 e il 2023, e con loro anche la percentuali di spending.

Il calo delle vendite è registrato invece tra gli acquirenti di lusso ‘aspirazionali’, che rimangono sotto la soglia di spesa di 5mila euro.
Di conseguenza, esiste uno sbilanciamento tra numero di acquirenti e ricavi del settore, dove lo 0,5% dei clienti determina il 25% dei ricavi, mentre il 96% ne determina il 63%.

Canali e strategie innovative

In Europa il 29% delle vendite Fashion online passa dai marketplace, e l’Italia, insieme al Belgio, registra il maggior numero di vendite tramite questo canale. Anche il Social Commerce si configura un asset rivoluzionario per il settore moda. Nel 2024 le vendite tramite social sono aumentate notevolmente, e TikTok nel Regno Unito detiene già l’1,4% del mercato fashion online.
Altro elemento cruciale nella fase di pianificazione strategica di sourcing, produzione e marketing, è la sostenibilità.

Oggi il contrasto tra modelli di business (Second Hand vs Fast Fashion) è sempre più evidente, con il Second Hand che prende piede ovunque e ha il suo apice di crescita e diffusione in Francia, dove registra il 18,1% delle vendite online (Italia, 8,6%).

Opportunità dell’AI

In Italia molte aziende del settore Fashion stanno progressivamente integrando le tecnologie AI. Ad esempio, nell’ambito della messa a punto di Intelligent Stores, modelli di business basati su decentramento, ottimizzazione e trasparenza.
I retailer italiani stanno già sfruttando l’AI per ottenere una visione approfondita di prestazioni e tendenze di consumo, ottimizzare le strategie pubblicitarie, gestire l’inventario e supportare l’interazione con i clienti.

Ma l’AI costituisce anche un elemento di supporto nella gestione della catena di approvvigionamento, e l’utilizzo di algoritmi può essere finalizzato alla personalizzazione delle campagne marketing. Inoltre, l’impiego di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) consente di rivoluzionare l’esperienza di shopping riducendo il tasso dei resi.

Istat: buone notizie, a luglio aumentano le vendite al dettaglio 

Finalmente qualche segnale positivo per l’economia italiana. Lo rivela l’Istat, che sottolinea che nel mese di luglio 2024 le vendite al dettaglio hanno registrato una crescita significativa. L’incremento congiunturale è dello 0,5% in valore e dello 0,3% in volume.

Questo risultato positivo interessa sia i beni alimentari, che hanno visto un aumento dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume, sia i beni non alimentari, in crescita dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume. I dati evidenziano una ripresa nel settore del commercio, con un miglioramento sia nel valore monetario delle vendite sia nella quantità di beni venduti.

Tendenze del trimestre maggio-luglio 2024

Nel trimestre che va da maggio a luglio 2024, le vendite al dettaglio hanno mantenuto un andamento positivo in termini congiunturali. In valore, il settore ha registrato un aumento dello 0,3%, mentre in volume le vendite sono rimaste stabili. In particolare, le vendite dei beni alimentari sono cresciute sia in valore (+0,5%) sia in volume (+0,2%).

I beni non alimentari, invece, hanno segnato un lieve incremento in valore (+0,1%) ma una contrazione in volume (-0,2%). Questo andamento suggerisce che, nonostante i consumatori stiano spendendo di più, la quantità effettiva di beni acquistati non alimentari è leggermente diminuita.

Confronto tendenziale con luglio 2023

Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le vendite al dettaglio a luglio 2024 mostrano un incremento dell’1,0% in valore e dello 0,1% in volume. Per i beni alimentari, si osserva una crescita dello 0,3% in valore, mentre il volume delle vendite è sceso dello 0,7%, segno che i consumatori stanno pagando di più per quantità inferiori di prodotti alimentari. I beni non alimentari, invece, registrano una crescita sia in valore (+1,4%) sia in volume (+0,6%), a testimonianza di un aumento sia nei prezzi che nella quantità di beni acquistati.

Andamento dei beni non alimentari e distribuzione

Tra i beni non alimentari, quasi tutti i settori hanno segnato variazioni tendenziali positive. Il maggiore incremento si è registrato nei prodotti di profumeria e cura della persona (+6,0%), mentre il calo più marcato ha riguardato i giochi, giocattoli e articoli per lo sport e il campeggio (-1,7%).

Infine, rispetto a luglio 2023, le vendite sono aumentate nella grande distribuzione (+0,8%), nelle piccole imprese (+1,0%) e nel commercio elettronico (+4,1%), mentre le vendite al di fuori dei negozi hanno subito una leggera flessione (-0,3%).

A Milano si legge di più. Romanzi storici, thriller e rosa i più amati

Per il dodicesimo anno di fila Milano si conferma al primo posto tra le città italiane che leggono di più, seguita da Pavia e Siena, che conservano la seconda e la terza posizione.
Questo il podio della classifica delle città italiane che leggono di più, condotta da Amazon.it sulla base dei dati raccolti nella finestra temporale che va da luglio 2023 a giugno 2024.

Quanto ai generi preferiti, dai classici intramontabili alle novità più recenti, gli italiani mostrano una forte passione per la narrativa storica, i thriller e i romanzi rosa. Molto apprezzati, però, anche i testi di formazione e consultazione.

Formato digitale o carta stampata?

Dopo  Milano, Pavia e Siena il quarto posto della classifica è raggiunto da Pisa, seguita da Padova e Bologna al quinto e sesto. Anche Cagliari fa la sua comparsa nella top 10, conquistando il settimo posto.
Roma, invece, supera Firenze, posizionandosi all’ottavo posto, mentre il capoluogo toscano scivola al nono. Chiude la classifica Trieste, città storicamente legata a grandi scrittori.

Amazon ha analizzato anche altre informazioni legate alle abitudini dei lettori italiani che accedono alla piattaforma. Ad esempio, mentre Bologna, Padova e Cagliari prediligono i formati digitali, Milano, Pavia e Roma sono le città più fedeli al fascino della carta stampata.

Italiani sempre pronti ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo

“È affascinante scoprire la varietà di libri, autori e generi più popolari e amati dagli italiani – ha dichiarato Andrea Pasino, responsabile di Amazon Kindle Direct Publishing per Italia, Francia e Spagna -.. I dati dimostrano quanto la passione per la lettura sia diffusa nel nostro paese, che si tratti di nuovi romanzi di autori affermati o di titoli proposti da scrittori emergenti e talentuosi. Dalle evidenze emerge che indipendentemente dal genere letterario, il pubblico italiano è sempre pronto ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo”.

Un concorso letterario per aspiranti scrittori

Nel comunicato rilasciato da Amazon.it, riporta Adnkronos, viene anche ricordata l’edizione 2024 di ‘Amazon Storyteller’, il primo premio letterario in Italia dedicato ad aspiranti scrittori e autori affermati. Fino al 31 agosto 2024, gli autori possono inviare le loro opere inedite tramite Amazon Kindle Direct Publishing.

“Con Kindle Direct Publishing, e in particolare, con il nostro premio letterario Amazon Storyteller, ci impegniamo a sostenere e promuovere una pluralità di autori e voci, rendendo le storie che raccontano accessibili a milioni di lettori in tutto il mondo”, ha aggiunto Andrea Pasino.
I lettori avranno un ruolo cruciale nella selezione del vincitore di Amazon Storyteller 2024. Tutti i libri partecipanti saranno disponibili su Amazon.it e leggibili su vari dispositivi tramite l’app Kindle. Il vincitore sarà annunciato a novembre 2024 durante l’Indie Book Fest a Roma.

Viaggi e food: il buon cibo è determinante per il successo della vacanza

Secondo uno studio condotto da TheFork, il 96% degli utenti della piattaforma ritiene che mangiare bene sia determinante per il successo di una vacanza.
Oltre la metà (52%) dichiara che vivere un’esperienza gastronomica piacevole sia un fattore importante per poter poi affermare, una volta rientrati a casa, di aver passato bene le proprie vacanze. E per il 44% questo è molto importante.

L’aspetto culinario diventa ancora più importante tra chi prenoterà last-minute, che secondo un sondaggio di WeRoad, a cui hanno risposto 4.500 viaggiatori di Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, corrisponde al 55% di chi partirà quest’estate.
Tra loro, il 51% sceglierà la destinazione anche in base ai cibi tipici da assaggiare.

I profili dei viaggiatori gastronomici

La scelta di quale tipologia di viaggio, meta e ristorante dipende dunque dal profilo del viaggiatore.
TheFork e WeRoad hanno individuato 5 profili tipo di viaggiatori ‘food’ con gusti inequivocabili.
Per ognuno di loro, TheFork e WeRoad hanno selezionato una destinazione europea coerente con il profilo, poiché il 41% di chi prenoterà all’ultimo momento viaggerà in Europa.

E il primo profilo è quello dell’Autentico. Affascinato dalle città d’arte, interpreta la cucina come un tratto distintivo della cultura della propria destinazione. Il viaggio consigliato quindi è ‘Autentico: Portogallo 360°’.

Gourmet e Conviviale

Il Gourmet ama la comodità, e in vacanza è disposto a concedersi qualche coccola in più. Le sue mete ideali sono le città d’arte o le vacanze rilassanti in spiaggia. Spazio quindi alle cucine mediterranee e a esperienze fine dining. Da non perdere per il Gourmet ‘Francia Express Food & Wine: la via dello Champagne da Parigi a Reims’.

Il Conviviale, spinto a viaggiare dalla voglia di socializzare mette invece al centro dell’esperienza il gruppo e lo spirito di amicizia.
La scelta del ristorante è quindi orientata verso locali capaci di accogliere tavolate numerose, proponendo un buon rapporto qualità-prezzo, piatti sinceri e servizio celere e cordiale. La destinazione più consigliata è ‘Andalusia 360°: Siviglia, Malaga, Cordoba e Granada’.

Green ed Esploratore

Il viaggiatore Green ha un approccio slow e orientato a limitare l’impatto del viaggio sull’ambiente. I suoi ristoranti favoriti sono quelli che limitano l’uso delle proteine di origine animale e che privilegiano ingredienti locali, stagionali e bio e preparazione tipiche del territorio.
Il viaggio ideale? ‘Nord Europa in treno: Danimarca, Svezia e Norvegia’.

Quanto all’Esploratore, è il viaggiatore che ama la scoperta di nuove culture e paesaggi, lanciandosi a capofitto in avventure anche impegnative come trekking e safari.
Sulla cucina non ha dubbi: sapori originali, decisi e piatti anche estremi. Meta da scoprire ‘Tour Isole Azzorre: alla scoperta di Sao Miguel’.

Mercato immobiliare: 300.000 famiglie escluse dalla compravendita

Nel complesso è stimato a 300.000 il numero di famiglie che, nonostante l’intenzione ad acquistare casa con mutuo, non riescono a concretizzare il proposito.
È quanto emerge dal 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2024 di Nomisma: negli ultimi 18 mesi il mercato immobiliare italiano evidenzia segnali di appannamento.

La flessione della domanda di acquisto si traduce in una riduzione tendenziale del numero di compravendite di poco inferiore all’8%. A ben guardare, sottolinea Nomisma, i riflessi sull’attività transattiva non nascono infatti da un cambiamento delle intenzioni di acquisto da parte delle famiglie, ma dalla drastica riduzione del loro potere d’acquisto, unita alla politica restrittiva di erogazione da parte degli istituti di credito.

Continua la crescita degli acquisti senza mutuo 

Il calo delle compravendite registrato nel 2023 è imputabile esclusivamente alla componente della domanda, uscita dal mercato in quanto dipendente dal credito bancario (-26%). Al contrario, gli acquisti senza mutuo continuano a crescere (+4,8%).

Nonostante l’ascesa dei valori, l’acquisto di immobili residenziali presenta ancora elementi di interesse per le famiglie che dispongono di risorse economiche sufficienti per operare senza la necessità del supporto bancario.
I prezzi delle abitazioni in ottimo e buono stato infatti sono cresciuti ancora, facendo segnare nel I semestre 2024 rispettivamente un aumento del +1,6% e del +1,4%.

… e quella dei prezzi delle abitazioni 

Si tratta di incrementi leggermente superiori a quelli registrati nel primo semestre dello scorso anno, che confermano il trend di ascesa dei prezzi delle abitazioni iniziato nel post pandemia.
Nello specifico, i prezzi delle abitazioni nuove si muovono in un range compreso tra il +0,4% semestrale di Torino e il +2,4% di Milano. Il capoluogo meneghino detiene anche il primato della variazione dei prezzi per le abitazioni usate, +2% a fronte di una crescita minima pari a +0,5% di Genova.

Se sul versante delle compravendite il rallentamento è comunque evidente, per le locazioni l’esuberanza continua a essere il tratto caratterizzante del mercato, soprattutto in relazione ai valori.

… e dei canoni di locazione

Sul mercato della locazione la crescita della domanda fa sì che nell’ultimo anno prosegua l’ascesa dei canoni (+2,5% semestrale).
A Torino e Firenze la crescita maggiore (+3% semestrale), ma considerando i canoni medi praticati, sono Milano, Roma e Firenze a esprimere i valori più elevati.

I tempi necessari a stipulare un contratto d’affitto si attestano in media intorno a 1,9 mesi, fatta eccezione per Bologna, dove basta poco più di 1 mese.
In ogni caso, dopo il ridimensionamento degli ultimi 18 mesi il mercato immobiliare italiano sembra destinato a riprendere una traiettoria ascendente. Ma il passo sarà tutt’altro che spedito, perché la prudenza degli istituti di credito non verrà immediatamente meno.

Vacanze estive: non importa dove, quello che conta è il buon cibo

Che siano al mare o i n montagna, quest’anno per gli italiani uno dei fattori determinanti del successo delle vacanze sarà mangiare bene. Secondo i dati di un sondaggio condotto da TheFork, la piattaforma di prenotazione ristoranti, la maggioranza degli intervistati (88%) si metterà in viaggio per una vacanza, e per quasi la totalità di chi partirà (96%) le ferie dovranno essere all’insegna del ‘buon gusto’, a prescindere dalla destinazione.

Oltre la metà (52%) dichiara inoltre  che vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter passare bene le ferie, e il 44% lo ritiene addirittura molto importante.
“L’estate è un momento di forte stagionalità per i ristoranti – commenta Carlo Carollo, Country Manager di TheFork -. Che si vada in vacanza o meno, nessun italiano vuole rinunciare al piacere di mangiare fuori”.

La domanda è sempre la stessa: dove andiamo a mangiare?

Ma quali sono i criteri della scelta del ristorante? Il 79% degli intervistati predilige ristoranti che offrono piatti tipici della cucina locale, a dimostrazione che il turismo è profondamente legato al territorio, ai suoi prodotti e alle sue tradizioni culinarie.

Meglio ancora se l’offerta del menu proposto è stagionale (29%), se dalla struttura è possibile godere di una vista eccezionale (28%) o di una terrazza per poter consumare il pasto all’aperto (27%), ma anche se il ristorante ha a cuore il tema della sostenibilità (12%).
Inoltre, per orientarsi meglio nella varietà dell’offerta, il 68% sceglie il ristorante consultando recensioni e verificando le esperienze positive di altri utenti.

Il piacere di cenare fuori

Mediamente, la metà degli intervistati (51%) afferma che in vacanza andrà al ristorante più spesso del solito. Il 21% si recherà a mangiare fuori circa tre volte a settimana, il 20% due volte, il 13% sette volte.
Il 53% andrà al ristorante in occasione della cena, mentre il 43% opterà per il ristorante sia la sera sia a mezzogiorno, a seconda dei propri desideri. E gli utenti più ‘gourmet’ (18%), proveranno almeno un ristorante stellato.

Il budget destinato alla cena è più alto rispetto al pranzo. A mezzogiorno il 53% vorrebbe destinare meno di 20 euro a persona, mentre un 45% è disposto a spendere da 20 a 50 euro.
A cena invece, il 55% è disposto a spendere da 30 a 50 euro a testa, con un 6% disposto anche a pagare un conto superiore a 50 euro.

L’esperienza della cucina sociale

Sempre più interesse viene riscontrato dai ristoranti sociali, ovvero, quelli che puntano sulla ristorazione per aprire le porte dell’inserimento sociale e lavorativo a chi per motivi diversi incontra difficoltà nella vita di tutti i giorni o appartiene a minoranze.

Il 36% degli utenti TheFork è già stato ospite di un ristorante sociale, dichiarando di aver vissuto un’esperienza invariata rispetto ad altri ristoranti (84%), se non migliore (12%).
Tra chi non l’ha ancora fatto, l’81% sarebbe felice di fare questa esperienza, influenzato positivamente dall’opportunità di fare del bene (40%).

Benessere dei dipendenti e formazione aziendale: che relazione c’è?

Il benessere dei dipendenti è un tema di primaria importanza, anche per migliorare la produttività sul lavoro. Una persona che apprezza il proprio ruolo e la propria azienda si approccia alle mansioni con una disposizione più positiva ed efficace.

Non è difficile comprendere che il benessere dei dipendenti può essere significativamente influenzato dagli sforzi e dagli investimenti che un’azienda compie per loro. E tra questi rientra a pieno titolo al formazione. ASUS Business, in collaborazione con Astra Ricerche, ha esplorato la correlazione tra formazione e soddisfazione dei dipendenti nelle aziende italiane, per capire come questa influisca sulla loro motivazione e produttività.

Il valore del senso di appartenenza

La ricerca ha dimostrato che il senso di orgoglio e appartenenza verso la propria azienda migliora la situazione lavorativa di almeno 6 italiani su 10. Tuttavia, quando si parla del ruolo ricoperto, cala la percentuale di persone soddisfatte a fine giornata lavorativa.

Nonostante il 65% degli intervistati dichiari che le proprie competenze siano sfruttate appieno e che ci sia una crescita personale e professionale, una persona su due considera il proprio lavoro una grande fonte di stress. Circa il 35% degli intervistati non si sente tranquillo riguardo alle proprie performance, un problema sentito maggiormente dai dipendenti under 30. Con l’aumentare dell’età, la sicurezza in sé stessi migliora, ma lo stress aumenta, raggiungendo un picco tra i 30 e i 39 anni.

Retribuzione e valorizzazione

La retribuzione è un parametro fondamentale per sentirsi valorizzati. Più della metà degli intervistati ritiene che la propria retribuzione sia adeguata, ma il 46% non si sente sufficientemente valorizzato economicamente. Inoltre, il 47% non vede possibilità di carriera coerenti con le proprie aspettative. Le donne, in particolare quelle tra i 30 e i 39 anni, esprimono maggiore insoddisfazione rispetto agli uomini.

Competenze e formazione

Secondo il 75% degli italiani, sono essenziali le competenze specifiche del proprio ruolo. Le competenze digitali di base, quelle estese e la conoscenza del settore sono considerate indispensabili. Sono altrettanto importanti le soft skills, come la capacità di lavorare in team e risolvere problemi.

Tuttavia, gli intervistati lamentano la mancanza di occasioni di scambio e confronto con i colleghi, che vedono come un ostacolo all’acquisizione delle competenze necessarie. Solo il 31,6% ritiene la formazione aziendale sufficiente e adeguata.

Lo stato della formazione aziendale in Italia

Il 71% degli italiani fa formazione legata al proprio lavoro, ma solo il 56% dei dipendenti frequenta corsi sovvenzionati dall’azienda. Una parte significativa investe personalmente nella propria istruzione. La qualità della formazione è giudicata positivamente da meno del 30% degli intervistati, e quasi 8 su 10 ritengono che ciò che imparano abbia poca attinenza concreta con la loro professione.

Per migliorare la formazione, il campione suggerisce di basarla maggiormente sulle esigenze specifiche dei lavoratori, soprattutto in ambito linguistico e di gestione.

Conclusioni

La formazione aziendale ha un impatto significativo non solo sulle performance, ma anche sul benessere dei dipendenti. Tuttavia, la ricerca evidenzia che c’è ancora molto lavoro da fare. È fondamentale fornire ai dipendenti gli strumenti giusti per sviluppare le competenze necessarie, in particolare quelle digitali.

Clima: gli italiani hanno paura di dover cambiare stile di vita

Secondo i risultati dell’indagine commissionata da Finn Partners Research&Insights e condotta nei i 27 Stati UE su quasi 12mila cittadini, il 51% degli italiani considera il cambiamento climatico una minaccia per il proprio stile di vita nel prossimo decennio. Ma l’opinione dei cittadini UE sui risultati ottenuti dai governi nazionali nell’affrontare le questioni climatiche e ambientali è negativa. Meno di uno su cinque (17%, Italia 16%) ritiene che i governi abbiano ottenuto risultati per lo più buoni o molto buoni.

Inoltre, quasi la metà (46%) afferma che le misure adottate dal proprio governo nazionale in materia sono state per lo più scarse o molto scarse (Italia, 50%).
La UE ha ottenuto risultati migliori, ma solo marginalmente. Un quinto (20%, del campione totale e degli italiani) ritiene che i risultati siano stati buoni rispetto al 42% che li cita come scarsi, (Italia, 45%).

Paura per gli eventi estremi

Se il clima preoccupa più di pandemie (25%), immigrazione (20%) e Intelligenza artificiale (13%), in Europa le paure sono così forti che due terzi degli intervistati (66%) ritiene che gli eventi meteorologici estremi avranno un ruolo nella scelta del luogo in cui si vivrà nei prossimi 20 anni.

L’aumento delle temperature (44%), la siccità (30%) e le inondazioni (12%) sono gli eventi che preoccupano maggiormente i cittadini dei 27 Paesi UE. E la maggior parte (84%) degli intervistati è preoccupata per gli effetti di forti piogge, alluvioni o temporali violenti.

Eppure 60 milioni sono negazionisti

Nonostante la diffusa preoccupazione dei cittadini europei per il clima (il 79%, e l’86% in Italia, si preoccupa dell’impatto sulle prossime generazioni), esiste ancora una resistenza all’evidenza scientifica.
Il 10% degli intervistati (8% Italia) è dell’opinione che il cambiamento climatico causato dall’attività antropica non sia in atto, e un altro 3,5% (2% Italia) è dell’opinione che non ci sia un cambiamento climatico in atto.

A livello europeo, 60 milioni di persone negano che l’uomo sia la causa principale del cambiamento climatico o sostengono che non stia accadendo.
Contrariamente alle aspettative, gli anziani non sono più propensi a negare i cambiamenti climatici o ad attribuirli a processi naturali. Al contrario, i più giovani (tra 18-44 anni) sono leggermente più propensi al ‘negazionismo’ climatico (4%) o che non sia causato dall’uomo (11-12%).

Risparmiare energia ed evitare il fast fashion

Secondo lo studio, l’88% degli italiani concorda sul fatto che il cambiamento climatico sia un problema serio (82% UE).

L’83% degli italiani afferma di cercare di risparmiare ‘sempre’ o ‘spesso’ energia, (76% UE), e il 55% afferma di riflettere ‘sempre’ o ‘spesso’ sulle proprie abitudini di acquisto evitando brand di fast fashion o concentrando gli acquisti online per avere un’unica consegna (51% UE).
Gli italiani, poi, credono che il cambiamento climatico avrà un impatto sulle proprie vacanze, poiché d’estate farà troppo caldo (75%) e d’inverno ci sarà meno neve (47%), e sull’alimentazione, poiché alcuni prodotti come l’olio diventeranno molto costosi (49%).

La cybersecurity nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale generativa

Per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi. Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Sono infatti soprattutto le soluzioni di generative AI, in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione, a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi.
Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. Come i deepfake. 

Al servizio degli hacker

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.

Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.
Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza. Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatizzati e aggiramento dei sistemi di autenticazione biometrici

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Evasione dei sistemi di rilevamento e ingegneria sociale

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.