Categoria: Curiosità

Lavoro: l’80% di chi sta cercando un’occupazione non si sente preparato

In mezzo alla crescente pressione per scoprire candidati ‘nascosti’, molti reclutatori si stanno rivolgendo all’Intelligenza artificiale. Tanto che il 59% di loro afferma che l’AI sta già aiutando a trovare candidati provvisti di competenze che altrimenti non sarebbero riusciti a trovare.

Oggi, nonostante siano in molti a pensare che nell’ultimo anno la ricerca di lavoro sia diventata più difficile, a livello globale oltre la metà delle persone (52%) è alla ricerca di un nuovo ruolo nel 2026. E tutte le generazioni, dai Baby Boomer alla Generazione Z, condividono la stessa difficoltà: non sanno come distinguersi nei nuovi processi di assunzione basati sull’AI.
Eppure, la maggior parte prevede di utilizzare proprio gli strumenti di Intelligenza artificiale nella ricerca di una nuova occupazione. Lo ha scoperto una ricerca di Linkedin.

È un mercato sempre più competitivo

In un mondo in continuo cambiamento e in forte competizione, la ricerca di LinkedIn mostra un divario sempre più ampio tra chi cerca lavoro e fatica a distinguersi e i reclutatori, secondo i quali è più difficile trovare talenti qualificati.

I dati della piattaforma mostrano che i candidati statunitensi per posizione aperta sono raddoppiati dalla primavera del 2022.
Quasi due terzi (65%) delle persone affermano poi che trovare lavoro è diventato più difficile, citando la concorrenza come ostacolo principale, seguita dall’incertezza sulla propria idoneità a ricoprire un ruolo e dalle lacune nelle competenze.

HR: in difficoltà a trovare talenti qualificati

I reclutatori quindi si trovano ad avere meno posizioni aperte da ricoprire e devono affrontare rischi maggiori.
Secondo due terzi (66%) dei reclutatori nell’ultimo anno è diventato più difficile trovare talenti qualificati, poiché si deve affrontare una pressione crescente per ricoprire le posizioni più velocemente (42%) e scoprire candidati ‘nascosti’ (39%).

Per questo, il 93% dei reclutatori afferma di voler incrementare l’uso dell’AI nel 2026. Due terzi di loro (66%) prevedono di aumentarne l’uso per i colloqui di preselezione, mentre il 70% ritiene che ciò aiuterà ad avere conversazioni più utili con i candidati.

L’AI aumenta la sicurezza durante il colloquio

Per quanto riguarda chi è in cerca di un’occupazione, l’81% sostiene di avere utilizzato o di voler utilizzare l’Intelligenza artificiale nella ricerca di lavoro, e quasi la metà (48%) dichiara che gli strumenti di Intelligenza artificiale aumentano la loro sicurezza nei colloqui.  

Dal canto suo, LinkedIn aiuta sia chi cerca lavoro sia chi seleziona le risorse umane a ‘cogliere il momento’, grazie a una rete che aiuta a prendere decisioni in modo rapido e sicuro e tramite strumenti di AI che stanno già producendo risultati concreti. 

Truffe digitali: il phishing punta sugli sconti (e sugli utenti distratti)

Ogni anno ci diciamo che “stavolta starò più attento”, soprattutto quando arrivano sconti e promozioni. Eppure, anche nel 2025, il mondo digitale ha mostrato quanto sia facile cadere nelle trappole costruite ad arte dai criminali informatici.

Le analisi di Kaspersky (fonte: Securelist) raccontano un panorama tutt’altro che rassicurante: truffe che imitano negozi online, attacchi alle piattaforme di gaming e campagne che si infilano nei periodi di shopping come l’acqua nelle crepe.

Sei milioni di tentativi di phishing

Tra gennaio e ottobre, la rete ha visto circolare un numero impressionante di tentativi di phishing: oltre 6,3 milioni bloccati dai sistemi Kaspersky. Quasi la metà puntava direttamente agli acquirenti online.
La strategia è semplice e terribilmente efficace: email che sembrano comunicazioni di banche, marketplace o servizi di pagamento, grafica convincente, toni rassicuranti… e un link che porta dritto nella trappola.

I gamer sotto attacco 

Ma non è solo lo shopping a far gola. Il 2025 è stato un anno di assalti anche al mondo del gaming, che ormai raccoglie milioni di utenti attivi ogni giorno. Più di 20 milioni i tentativi di attacco, con Discord che da solo ha “incassato” circa 18,5 milioni di rilevamenti. Numeri che fanno capire quanto i criminali cerchino di sfruttare luoghi percepiti come sicuri e conviviali.

A ciò si sommano oltre due milioni di tentativi di phishing basati su piattaforme note come Steam e PlayStation. Insomma, nessun gamer può sentirsi davvero al riparo.

Le offerte false sono sempre… di moda 

Novembre, si sa, è il mese in cui tutti cercano l’affare. Ed è il mese in cui i truffatori si sfregano le mani. Solo nelle prime due settimane Kaspersky ha individuato quasi 147 mila email di spam legate ai saldi, molte delle quali imitavano giganti come Amazon o Alibaba.
Anche servizi di streaming, come Netflix e Spotify, sono finiti nel mirino con centinaia di migliaia di tentativi di phishing.

I cybercriminali seguono le loro prede

Come ricorda Olga Altukhova, analista Kaspersky, oggi gli attaccanti si muovono esattamente dove noi trascorriamo le nostre giornate digitali: tra acquisti, chat, streaming e giochi. E il confine tra vero e falso è sempre più sottile.

Proteggersi è possibile (e anche facile)

Niente magie: basta controllare sempre mittenti e link, leggere le recensioni dei negozi sconosciuti, verificare gli addebiti in banca e non abbassare la guardia quando ci sembra di aver trovato “l’affare del secolo”.

Riscaldamenti accesi: come affrontare l’inverno senza salassi

Con l’accensione dei riscaldamenti in molte zone del Paese, torna anche il solito pensiero: quanto ci costerà quest’inverno? Le temperature scendono e i termosifoni si rimettono in moto, ma le bollette, purtroppo, non si scaldano da sole.

Secondo le stime di Facile.it, con le tariffe attuali del mercato libero una famiglia italiana può arrivare a spendere in media oltre mille euro per il solo gas: 1.024 euro, per la precisione. Una cifra che può far sudare anche nei mesi freddi. La buona notizia è che, con un po’ di attenzione, qualcosa si può fare.

La regola d’oro: non servono temperature bollenti

Partiamo da un principio semplice: non occorre trasformare casa nostra in un mini Sahara. Spesso ci abituiamo a tenere il termostato più alto del necessario, quasi senza pensarci. Eppure basta abbassarlo di un solo grado per risparmiare fino a un centinaio di euro in un anno. Non male, per una mossa che non costa nulla.

Anche ridurre il tempo di accensione aiuta: togliere un’ora al giorno ai termosifoni porta già a un taglio di una trentina di euro. E se si montano valvole termostatiche, la gestione diventa molto più intelligente: si scalda dove serve davvero, evitando di buttare via calore e denaro.

Caldaia efficiente e piccoli accorgimenti

La caldaia è un po’ il cuore del sistema, e un cuore controllato regolarmente funziona meglio. Anche se la revisione dei fumi segue tempi precisi stabiliti per legge, un controllo annuale prima dell’inverno è quasi sempre una buona idea. Una caldaia che lavora male consuma di più e, oltre a pesare sulla bolletta, può essere un rischio.

Poi ci sono quei gesti quotidiani che spesso dimentichiamo: non lasciare le finestre spalancate mentre il riscaldamento è acceso, non coprire i caloriferi, abbassare tapparelle e persiane quando arriva la sera. Piccole abitudini che sommate fanno una grande differenza.

Un buon isolamento è amico del risparmio

Chi ha la possibilità può considerare interventi di isolamento: cappotto termico, nuovi infissi, controsoffitti. Un lavoro ben fatto può ridurre i consumi fino al 20%. Sono investimenti importanti, certo, ma nel 2025 resta il Bonus ristrutturazione, che aiuta ad ammortizzare la spesa.

La tecnologia che evita sprechi

Anche la tecnologia può dare una mano concreta. Un termostato intelligente permette di gestire la temperatura in base alla vita reale di chi abita la casa, e anche da remoto. Le centraline automatiche, poi, regolano l’impianto in modo ancora più preciso, evitando picchi inutili.

Scegliere il fornitore giusto

Ultimo, ma decisivo: la scelta del fornitore. Facile.it calcola che tra l’offerta migliore e la peggiore possono ballare fino al 34%.

In pratica, scegliere male può significare pagare 300 euro in più. E cambiare contratto è gratuito, senza interruzioni: basta farlo con un po’ di anticipo.

L’IA rischia il “brain rot” quando sta troppo sui social 

Anche l’Intelligenza Artificiale si comporta come quella umana: l’eccessiva permanenza sui social e su contenuti virali, ma scadenti, può  danneggiare in modo permanente le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Lo rivela una ricerca statunitense, che spiega che il potere dei social network non influenza solo le persone. A quanto pare, può lasciare un segno anche sulle intelligenze artificiali.

Il nuovo studio, condotto da un team congiunto dell’Università del Texas ad Austin, della Texas A&M e della Purdue University, mette in guardia da un fenomeno già noto nel mondo reale: il cosiddetto “brain tot”, più o meno il “rimbambimento” . Un termine diventato familiare nel 2024, quando Oxford Dictionary lo ha eletto parola dell’anno per descrivere gli effetti della sovraesposizione a contenuti online poveri di qualità.

Quando i modelli imparano da fonti spazzatura

I ricercatori hanno scelto due grandi modelli linguistici open source molto diffusi, Llama di Meta e Qwen di Alibaba, per un test insolito. Hanno alimentato i sistemi con un’ampia raccolta di post altamente coinvolgenti ma sensazionalistici, tipici dei social media: frasi urlate, esagerazioni, “wow”, “guarda qui!”, promesse da clickbait.

Quello che è emerso è un calo netto delle prestazioni. I modelli hanno mostrato difficoltà nel ragionamento logico, peggioramento della memoria nei test di verifica e persino un indebolimento dei parametri legati all’allineamento etico. In alcuni casi, secondo lo studio, gli algoritmi hanno iniziato a mostrare risposte più impulsive e meno calibrate, definite dagli studiosi come “più psicopatiche”.

Un danno che resta

L’aspetto più preoccupante è che, una volta assimilati i dati “tossici”, i modelli non sono riusciti a recuperare pienamente neppure dopo essere stati rieducati con dati accurati e verificati. Una vulnerabilità non da poco, se si considera quanto spesso i social forniscano contenuti ai sistemi di addestramento.

Gli autori sottolineano che molti sviluppatori danno per scontato che ciò che appare sui social possa essere un buon alimento informativo, ma l’effetto può essere opposto: distorsione del ragionamento e perdita di controllo sulla qualità delle risposte.

Un circolo vizioso che rischia di non finire mai

Man mano che le IA generano contenuti ottimizzati per il massimo coinvolgimento, finiscono per alimentare la stessa spirale: ciò che producono torna nel flusso dei dati pubblici e diventa materiale di addestramento futuro. Un ciclo potenzialmente senza fine.

La voce dei ricercatori

“Viviamo in un’era in cui le informazioni crescono più velocemente della nostra attenzione”, afferma Junyuan Hong, tra gli autori dello studio.
“Se la tecnologia impara dai contenuti virali, rischiamo di comprometterne le basi cognitive. E una volta che il danno si insedia, non basta un addestramento pulito per cancellarlo”.

“Ci sta”: le 5 abitudini stagionali che ci fanno stare bene

Con l’arrivo dell’autunno si torna a ritmi più ordinati e organizzati: le giornate diventano più brevi, le temperature si abbassano e la routine prende il sopravvento, dopo le “follie” estive. È la stagione dei buoni propositi, dei piccoli rituali che scandiscono il tempo e delle sfide quotidiane che, pur sembrando faticose, finiscono per trasformarsi in qualcosa che “ci sta”.

Un sondaggio nazionale condotto da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis) racconta quali sono le cinque abitudini più rappresentative di questo periodo.

Il piacere di una serata in casa

Dopo un’estate all’insegna delle uscite, il 65% degli italiani riscopre il valore del relax casalingo. Un libro, una serie tv o semplicemente la pace di casa diventano alleati preziosi per ricaricare le energie e godere di un tempo lento.

Palestra: dal dovere al (quasi) piacere

Classico buon proposito, ritornare in forma. Ma senza troppo stress. Con il 59% delle preferenze, il ritorno all’attività fisica si conferma una delle sfide più sentite.
All’inizio può sembrare un obbligo, ma presto diventa un appuntamento che aiuta a scaricare tensioni e a ritrovare vitalità. La palestra passa così da dovere a piacere.

Aperitivo post lavoro

Il 54% degli intervistati non rinuncia al rito serale che rende più leggero il rientro in ufficio.
Che sia con colleghi o amici, l’aperitivo rappresenta un momento di socialità autentica, capace di bilanciare la fatica delle giornate più intense.

Mettere ordine per ripartire

Il 48% associa l’autunno al bisogno di fare chiarezza. Come si fa? Sistemando: riordinare armadi, riorganizzare gli spazi o pianificare nuovi progetti sono attività non solo utili, ma anche liberatorie.
In questo modo di si libera del superfluo e ci si prepara ad affrontare nuovi inizi.

Check up di stagione

Infine, il 43% degli italiani sceglie questo periodo per i controlli di routine. Un gesto che, seppur percepito come un dovere, viene vissuto come una forma di attenzione verso sé stessi.
La salute prima di tutto.

“Ci sta”: accettare, ma con leggerezza

Lo studio evidenzia come l’espressione “ci sta” sia la chiave con cui molti affrontano l’autunno. Per oltre sei italiani su dieci significa accettare con filosofia impegni che pesano, ma che alla fine portano vantaggi concreti.

Allo stesso tempo, diventa il linguaggio della comfort zone: una formula che racchiude complicità, ironia e condivisione. L’autunno, tra sfide e routine, si rivela così la stagione in cui i piccoli doveri diventano occasioni di benessere. E sì, alla fine… “ci sta”.

Meta, più controlli per la tutela dei minori sulle piattaforme

Maggiore controllo nei messaggi privati per gli under 18. Arrivano novità da Meta per tutelare il più possibile gli utilizzatori più giovani. La società ha infatti appena annunciato l’introduzione di nuove soluzioni pensate per rendere più sicura l’esperienza online di adolescenti e bambini. Il gruppo, attraverso un aggiornamento pubblicato il 23 luglio 2025, ha evidenziato il proprio impegno nel ridurre i rischi legati all’interazione digitale, in particolare su Instagram.

Tra le principali novità spiccano soprattutto le nuove funzionalità nei direct degli account di adolescenti, che forniscono maggiori dettagli sui profili con cui si interagisce. Adesso, chi ha meno di 18 anni potrà vedere in modo chiaro da quanto tempo l’altra persona è iscritta alla piattaforma e ricevere suggerimenti su come gestire contatti sospetti.
È stata inoltre introdotta una nuova modalità che consente di bloccare e segnalare un utente contemporaneamente, velocizzando la procedura di difesa in caso di comportamenti inappropriati.

I ragazzi sono sempre più orientati a usare gli strumenti di sicurezza

Probabilmente anche grazie a campagne di informazione e a una sempre maggiore consapevolezza, i ragazzi sembrano favorevoli a utilizzare queste novità. Secondo i dati condivisi da Meta, nel solo mese di giugno, milioni di adolescenti hanno risposto agli avvisi di sicurezza attivi su Instagram: un milione di account è stato bloccato e un altro milione segnalato dopo la comparsa dei messaggi di allerta.

Anche il nuovo avviso che notifica quando si chatta con qualcuno all’estero ha avuto un impatto importante, con un milione di visualizzazioni e un tasso di interazione del 10%. L’obiettivo è contrastare fenomeni come il sextortion, che spesso coinvolgono truffatori stranieri.

Profili con minori: più restrizioni per gli adulti che li gestiscono

Ma le novità non finiscono qui, e si allargano anche ad tipologie di account. Meta ha deciso di estendere alcune protezioni pensate per gli adolescenti anche ai profili gestiti da adulti che rappresentano bambini, come genitori o tutori che condividono contenuti familiari. Questi account verranno automaticamente configurati con filtri più rigidi per impedire messaggi e commenti inappropriati.

Sarà inoltre più difficile per gli adulti già bloccati da adolescenti trovare questi account nella ricerca o nei suggerimenti. I commenti provenienti da profili considerati potenzialmente pericolosi verranno oscurati automaticamente.

Rimossi migliaia di account sia da Ig sia da FB 

Parallelamente all’aggiornamento delle impostazioni, Meta ha intensificato il contrasto agli abusi: nei primi mesi del 2025, sono stati rimossi oltre 130.000 account Instagram per comportamenti inadeguati verso bambini, e altri 500.000 account collegati sono stati eliminati da Facebook e Instagram.

Le informazioni su questi account sono state condivise anche con altre piattaforme digitali attraverso il programma Lantern, promosso dalla Tech Coalition, per rafforzare la protezione dei minori su scala globale.

ChatGPT e sostenibilità: quanta energia e acqua consuma davvero l’IA?

L’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale torna sotto i riflettori. In un recente intervento sul blog ufficiale di OpenAI, il CEO Sam Altman ha reso pubblici alcuni dati relativi al consumo energetico e idrico dei modelli linguistici come ChatGPT, sollevando dubbi e domande sul futuro sostenibile di queste tecnologie.

Una richiesta a ChatGPT “beve” un quindicesimo di cucchiaino

Altman, come riferisce Adnkronos, ha stimato che ogni singola interazione con ChatGPT comporta un consumo medio di circa 0,000085 galloni d’acqua, equivalente a poco più di un quindicesimo di cucchiaino.

Per quanto la cifra possa sembrare trascurabile, su scala globale, l’uso massiccio di modelli linguistici potrebbe generare un impatto non indifferente sulle risorse idriche, soprattutto in aree soggette a stress climatico.

Energia: pochi secondi per noi, molto per l’ambiente

Sul fronte energetico, Altman ha indicato che ogni richiesta a ChatGPT consuma in media 0,34 wattora, paragonabile all’energia usata da un forno per circa un secondo o da una lampadina LED accesa per alcuni minuti. Sebbene il dato sembri contenuto, l’utilizzo quotidiano e crescente dell’IA – milioni di richieste al giorno – ne moltiplica l’effetto in modo esponenziale.

Il problema nascosto dei data center

OpenAI non ha fornito dettagli sulla metodologia adottata per arrivare a queste cifre, lasciando aperte molte domande, in particolare sulla variabilità dei consumi a seconda della posizione e dell’efficienza dei data center.

Diversi studi indipendenti, tra cui uno citato dal Washington Post, hanno mostrato come la produzione di contenuti con modelli di linguaggio avanzati possa richiedere risorse paragonabili a quelle utilizzate per generare una bottiglietta d’acqua, anche per un semplice testo di 100 parole.

L’intelligenza artificiale insegue la sostenibilità

Mentre la comunità scientifica avverte che entro il prossimo anno l’IA potrebbe superare il settore del mining di criptovalute in termini di consumo energetico, la richiesta di maggiore trasparenza e responsabilità ambientale si fa sempre più forte.

Secondo Altman, nel lungo periodo, l’efficienza dei sistemi IA dovrà aumentare al punto da rendere il loro costo “quasi equivalente” a quello dell’elettricità necessaria per alimentarli. La sfida è dunque aperta: riuscirà l’intelligenza artificiale a essere anche sostenibile?

Giovani italiani, addio sogni da influencer: meglio medici, prof ed esperti digitali

Chi l’avrebbe mai detto che le preferenze delle giovani generazioni sarebbero cambiate così in fretta? Eppure parlano i numeri: le scelte professionali under 30 si basano oggi su una scala di valori importante e molto concreta.

Lontani dai riflettori dei social, i giovani italiani sembrano sempre più orientati verso carriere solide, utili e in linea con le sfide del presente. È quanto emerge da un’indagine condotta da Spot and Web, che ha intervistato 650 ragazzi tra i 19 e i 28 anni, stilando la classifica delle professioni più desiderate. Il risultato? L’influencer non è più il sogno numero uno.

Voglia di concretezza: medicina e insegnamento al top delle scelte

A dominare le preferenze è la figura del medico, indicata dal 19% degli intervistati. Complici probabilmente le recenti modifiche legislative che rendono più accessibile l’ingresso alla facoltà di Medicina, la sanità torna ad affascinare i più giovani.

Segue a breve distanza l’insegnante, scelto dal 17%. Nonostante i noti limiti retributivi, l’idea del “posto sicuro” e l’impatto formativo su nuove generazioni confermano l’appeal della scuola.

Sicurezza informatica: cresce il fascino dello “007 del digitale”

In terza posizione troviamo una figura sempre più strategica: lo specialista in cybersecurity, con il 15% delle preferenze. L’interesse è alimentato da un mercato del lavoro in forte crescita: una azienda italiana su quattro cerca esperti in protezione dei dati, secondo uno studio Aipsa – Ambrosetti.

Matteo Adjimi, presidente di Argo, azienda attiva nell’intelligence digitale, sottolinea: “L’informatica non è più solo supporto, ma un fronte strategico per aziende e istituzioni. E i giovani lo hanno capito. La domanda è in forte espansione e le retribuzioni partono da 40.000 euro l’anno”.

Il mondo social perde appeal: creator solo quarti

La figura dell’influencer o content creator si colloca al quarto posto (13%). Nonostante la visibilità e i guadagni potenziali, questa carriera inizia a perdere fascino, soprattutto rispetto a ruoli percepiti come più stabili o rilevanti socialmente.

Segue al quinto posto il professionista dell’Intelligenza Artificiale (11%), nuova frontiera per gli appassionati di tecnologia. A chiudere la top ten: consulente di viaggio (8%), tecnico del fotovoltaico (7%), retail manager (4%), comunicatore e marketer (2%) e autista di mezzi pubblici (1%).

Tra stabilità e innovazione: così cambiano i sogni professionali

I giovani italiani sembrano riscrivere le regole dell’ambizione, puntando su carriere che uniscono impatto sociale, sicurezza economica e tecnologia. L’epoca del “diventare famosi online” lascia spazio al desiderio di utilità, competenze e futuro solido.

Cosmetici e giocattoli: boom di segnalazioni in Ue 

I cosmetici si confermano anche quest’anno i prodotti più frequentemente segnalati in Europa per rischi sulla salute, secondo il report diffuso dalla Commissione europea.
Nel 2024, più di un allarme su tre (36%) ha riguardato prodotti cosmetici, seguiti dai giocattoli, che hanno rappresentato il 15% delle segnalazioni. Insieme, queste due categorie coprono oltre la metà delle notifiche totali.

Al terzo posto si collocano i dispositivi elettrici (10%), seguiti da motori per veicoli (9%) e prodotti chimici industriali (6%).

Sostanze vietate sotto osservazione

Secondo quanto riportato dalla Commissione, riferisce Askanews, la maggior parte degli allarmi è legata alla presenza di sostanze chimiche vietate o pericolose. Si parla, ad esempio, di cadmio, nichel e piombo in gioielli, aromi allergenici negli oli per il corpo e agenti chimici sintetici usati per ammorbidire la plastica, riscontrati in alcuni capi d’abbigliamento.

Molti di questi prodotti risultano importati principalmente dall’Asia o acquistati attraverso piattaforme di e-commerce, canali che aumentano il rischio di immissione sul mercato europeo di articoli non conformi alle normative di sicurezza.

Nel caso dei cosmetici, la problematica più diffusa riguarda la presenza del Bmhca, un aroma sintetico vietato nell’Unione europea perché potenzialmente irritante per la pelle e dannoso per il sistema riproduttivo.

Safety Gate: un meccanismo sempre più efficace

Il bilancio 2024 si basa sulle notifiche raccolte tramite il Safety Gate, il meccanismo europeo di allerta rapida sui prodotti pericolosi. Quest’anno sono stati registrati ben 4.137 allarmi, il numero più alto mai raggiunto da quando la piattaforma è operativa (dal 2003).

L’incremento delle segnalazioni viene interpretato dalla Commissione come un segnale positivo: significa che le autorità di vigilanza stanno utilizzando il sistema in maniera più efficiente e tempestiva per tutelare la sicurezza dei consumatori.

In arrivo maggiori controlli sul commercio online

Guardando al futuro, Bruxelles ha annunciato un piano per intensificare i controlli sulla sicurezza dei prodotti venduti via Internet.
In collaborazione con le autorità nazionali, è in preparazione la prima indagine a tappeto sui portali di e-commerce, che prevede una serie di verifiche simultanee per scovare violazioni delle norme europee a tutela dei consumatori.

Pet Economy: raddoppiano i servizi di wellness per gli amici a quattro zampe

Il futuro della Pet Economy mette sempre più al centro il benessere e la qualità della vita degli amici a quattro zampe. Oggi gli italiani non vogliono solo dar da mangiare al proprio cane o gatto, ma garantirgli una vita sana e felice.

I dati 2024 sulle quasi 27.000 imprese italiane del pet care rivelano infatti un forte spostamento dell’attenzione degli operatori da produzione e commercio verso i servizi.
In pratica, meno imprese sul lato dell’offerta di cuccioli e mangimi, più spazio per veterinari e servizi di benessere. Tanto che in dieci anni le imprese dei servizi di cura sono quasi raddoppiate.

In cinque anni +39,4% di veterinari

Secondo l’analisi condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, negli ultimi cinque anni il numero di imprese che operano nei servizi di cura per animali sono cresciute del 32%, con quasi 1.400 nuove attività.
Anche i servizi veterinari registrano un forte aumento (+39,4%), segno che gli italiani considerano i propri animali come membri della famiglia.

Nel decennio 2014-2024 il settore nel suo complesso è rimasto stabile (+0,05% variazione numero imprese), dimostrando una notevole capacità di adattamento alle trasformazioni indotte dalla crisi finanziaria e poi dall’arrivo della pandemia.
In questo duplice passaggio, la vera rivoluzione si è concretizzata nella redistribuzione delle attività. Dal 2014 le imprese dei servizi di cura sono quasi raddoppiate (+90,1%), mentre quelle nel commercio di animali sono diminuite del 17,5%.

Calano le attività di vendita di cuccioli

In 10 anni calano le imprese della vendita di animali (-10,6%) e di prodotti per animali (-10,6%). In forte calo quelle di allevamento di conigli (-21,6%) e ancor più, quelle attive nel commercio all’ingrosso di mangimi (-34,3%).

Il settore produttivo in maggiore crescita è quello degli alimenti per animali domestici (+28%), con cibi sempre più personalizzati e di alta qualità.
Interessanti anche le tendenze territoriali emerse dai dati. A livello complessivo, la Lombardia guida la classifica del comparto, con 3.860 imprese, seguita da Campania (2.871) e Lazio (2.770). Il Veneto è la regione con più allevamenti di conigli, mentre ancora la Lombardia primeggia nei servizi di cura con oltre 1.000 attività.

Non solo una trasformazione di mercato, ma un’evoluzione sociale

Il Sud Italia mostra una forte presenza nel commercio al dettaglio, con la Campania (1.612 imprese) e la Sicilia (1.083) in testa per negozi di piccoli animali.
Significativo il caso della Sicilia, che nonostante la contrazione generale del settore, mantiene una posizione di rilievo con 2.191 imprese complessive. 

Questi numeri raccontano una storia che va oltre le statistiche economiche, riflettendo un profondo cambiamento culturale nel rapporto tra italiani e animali domestici.
Non si tratta solo di una trasformazione di mercato, ma di un’evoluzione sociale che sta creando nuove opportunità di business e occupazione.