Categoria: Curiosità

Meta, più controlli per la tutela dei minori sulle piattaforme

Maggiore controllo nei messaggi privati per gli under 18. Arrivano novità da Meta per tutelare il più possibile gli utilizzatori più giovani. La società ha infatti appena annunciato l’introduzione di nuove soluzioni pensate per rendere più sicura l’esperienza online di adolescenti e bambini. Il gruppo, attraverso un aggiornamento pubblicato il 23 luglio 2025, ha evidenziato il proprio impegno nel ridurre i rischi legati all’interazione digitale, in particolare su Instagram.

Tra le principali novità spiccano soprattutto le nuove funzionalità nei direct degli account di adolescenti, che forniscono maggiori dettagli sui profili con cui si interagisce. Adesso, chi ha meno di 18 anni potrà vedere in modo chiaro da quanto tempo l’altra persona è iscritta alla piattaforma e ricevere suggerimenti su come gestire contatti sospetti.
È stata inoltre introdotta una nuova modalità che consente di bloccare e segnalare un utente contemporaneamente, velocizzando la procedura di difesa in caso di comportamenti inappropriati.

I ragazzi sono sempre più orientati a usare gli strumenti di sicurezza

Probabilmente anche grazie a campagne di informazione e a una sempre maggiore consapevolezza, i ragazzi sembrano favorevoli a utilizzare queste novità. Secondo i dati condivisi da Meta, nel solo mese di giugno, milioni di adolescenti hanno risposto agli avvisi di sicurezza attivi su Instagram: un milione di account è stato bloccato e un altro milione segnalato dopo la comparsa dei messaggi di allerta.

Anche il nuovo avviso che notifica quando si chatta con qualcuno all’estero ha avuto un impatto importante, con un milione di visualizzazioni e un tasso di interazione del 10%. L’obiettivo è contrastare fenomeni come il sextortion, che spesso coinvolgono truffatori stranieri.

Profili con minori: più restrizioni per gli adulti che li gestiscono

Ma le novità non finiscono qui, e si allargano anche ad tipologie di account. Meta ha deciso di estendere alcune protezioni pensate per gli adolescenti anche ai profili gestiti da adulti che rappresentano bambini, come genitori o tutori che condividono contenuti familiari. Questi account verranno automaticamente configurati con filtri più rigidi per impedire messaggi e commenti inappropriati.

Sarà inoltre più difficile per gli adulti già bloccati da adolescenti trovare questi account nella ricerca o nei suggerimenti. I commenti provenienti da profili considerati potenzialmente pericolosi verranno oscurati automaticamente.

Rimossi migliaia di account sia da Ig sia da FB 

Parallelamente all’aggiornamento delle impostazioni, Meta ha intensificato il contrasto agli abusi: nei primi mesi del 2025, sono stati rimossi oltre 130.000 account Instagram per comportamenti inadeguati verso bambini, e altri 500.000 account collegati sono stati eliminati da Facebook e Instagram.

Le informazioni su questi account sono state condivise anche con altre piattaforme digitali attraverso il programma Lantern, promosso dalla Tech Coalition, per rafforzare la protezione dei minori su scala globale.

ChatGPT e sostenibilità: quanta energia e acqua consuma davvero l’IA?

L’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale torna sotto i riflettori. In un recente intervento sul blog ufficiale di OpenAI, il CEO Sam Altman ha reso pubblici alcuni dati relativi al consumo energetico e idrico dei modelli linguistici come ChatGPT, sollevando dubbi e domande sul futuro sostenibile di queste tecnologie.

Una richiesta a ChatGPT “beve” un quindicesimo di cucchiaino

Altman, come riferisce Adnkronos, ha stimato che ogni singola interazione con ChatGPT comporta un consumo medio di circa 0,000085 galloni d’acqua, equivalente a poco più di un quindicesimo di cucchiaino.

Per quanto la cifra possa sembrare trascurabile, su scala globale, l’uso massiccio di modelli linguistici potrebbe generare un impatto non indifferente sulle risorse idriche, soprattutto in aree soggette a stress climatico.

Energia: pochi secondi per noi, molto per l’ambiente

Sul fronte energetico, Altman ha indicato che ogni richiesta a ChatGPT consuma in media 0,34 wattora, paragonabile all’energia usata da un forno per circa un secondo o da una lampadina LED accesa per alcuni minuti. Sebbene il dato sembri contenuto, l’utilizzo quotidiano e crescente dell’IA – milioni di richieste al giorno – ne moltiplica l’effetto in modo esponenziale.

Il problema nascosto dei data center

OpenAI non ha fornito dettagli sulla metodologia adottata per arrivare a queste cifre, lasciando aperte molte domande, in particolare sulla variabilità dei consumi a seconda della posizione e dell’efficienza dei data center.

Diversi studi indipendenti, tra cui uno citato dal Washington Post, hanno mostrato come la produzione di contenuti con modelli di linguaggio avanzati possa richiedere risorse paragonabili a quelle utilizzate per generare una bottiglietta d’acqua, anche per un semplice testo di 100 parole.

L’intelligenza artificiale insegue la sostenibilità

Mentre la comunità scientifica avverte che entro il prossimo anno l’IA potrebbe superare il settore del mining di criptovalute in termini di consumo energetico, la richiesta di maggiore trasparenza e responsabilità ambientale si fa sempre più forte.

Secondo Altman, nel lungo periodo, l’efficienza dei sistemi IA dovrà aumentare al punto da rendere il loro costo “quasi equivalente” a quello dell’elettricità necessaria per alimentarli. La sfida è dunque aperta: riuscirà l’intelligenza artificiale a essere anche sostenibile?

Giovani italiani, addio sogni da influencer: meglio medici, prof ed esperti digitali

Chi l’avrebbe mai detto che le preferenze delle giovani generazioni sarebbero cambiate così in fretta? Eppure parlano i numeri: le scelte professionali under 30 si basano oggi su una scala di valori importante e molto concreta.

Lontani dai riflettori dei social, i giovani italiani sembrano sempre più orientati verso carriere solide, utili e in linea con le sfide del presente. È quanto emerge da un’indagine condotta da Spot and Web, che ha intervistato 650 ragazzi tra i 19 e i 28 anni, stilando la classifica delle professioni più desiderate. Il risultato? L’influencer non è più il sogno numero uno.

Voglia di concretezza: medicina e insegnamento al top delle scelte

A dominare le preferenze è la figura del medico, indicata dal 19% degli intervistati. Complici probabilmente le recenti modifiche legislative che rendono più accessibile l’ingresso alla facoltà di Medicina, la sanità torna ad affascinare i più giovani.

Segue a breve distanza l’insegnante, scelto dal 17%. Nonostante i noti limiti retributivi, l’idea del “posto sicuro” e l’impatto formativo su nuove generazioni confermano l’appeal della scuola.

Sicurezza informatica: cresce il fascino dello “007 del digitale”

In terza posizione troviamo una figura sempre più strategica: lo specialista in cybersecurity, con il 15% delle preferenze. L’interesse è alimentato da un mercato del lavoro in forte crescita: una azienda italiana su quattro cerca esperti in protezione dei dati, secondo uno studio Aipsa – Ambrosetti.

Matteo Adjimi, presidente di Argo, azienda attiva nell’intelligence digitale, sottolinea: “L’informatica non è più solo supporto, ma un fronte strategico per aziende e istituzioni. E i giovani lo hanno capito. La domanda è in forte espansione e le retribuzioni partono da 40.000 euro l’anno”.

Il mondo social perde appeal: creator solo quarti

La figura dell’influencer o content creator si colloca al quarto posto (13%). Nonostante la visibilità e i guadagni potenziali, questa carriera inizia a perdere fascino, soprattutto rispetto a ruoli percepiti come più stabili o rilevanti socialmente.

Segue al quinto posto il professionista dell’Intelligenza Artificiale (11%), nuova frontiera per gli appassionati di tecnologia. A chiudere la top ten: consulente di viaggio (8%), tecnico del fotovoltaico (7%), retail manager (4%), comunicatore e marketer (2%) e autista di mezzi pubblici (1%).

Tra stabilità e innovazione: così cambiano i sogni professionali

I giovani italiani sembrano riscrivere le regole dell’ambizione, puntando su carriere che uniscono impatto sociale, sicurezza economica e tecnologia. L’epoca del “diventare famosi online” lascia spazio al desiderio di utilità, competenze e futuro solido.

Cosmetici e giocattoli: boom di segnalazioni in Ue 

I cosmetici si confermano anche quest’anno i prodotti più frequentemente segnalati in Europa per rischi sulla salute, secondo il report diffuso dalla Commissione europea.
Nel 2024, più di un allarme su tre (36%) ha riguardato prodotti cosmetici, seguiti dai giocattoli, che hanno rappresentato il 15% delle segnalazioni. Insieme, queste due categorie coprono oltre la metà delle notifiche totali.

Al terzo posto si collocano i dispositivi elettrici (10%), seguiti da motori per veicoli (9%) e prodotti chimici industriali (6%).

Sostanze vietate sotto osservazione

Secondo quanto riportato dalla Commissione, riferisce Askanews, la maggior parte degli allarmi è legata alla presenza di sostanze chimiche vietate o pericolose. Si parla, ad esempio, di cadmio, nichel e piombo in gioielli, aromi allergenici negli oli per il corpo e agenti chimici sintetici usati per ammorbidire la plastica, riscontrati in alcuni capi d’abbigliamento.

Molti di questi prodotti risultano importati principalmente dall’Asia o acquistati attraverso piattaforme di e-commerce, canali che aumentano il rischio di immissione sul mercato europeo di articoli non conformi alle normative di sicurezza.

Nel caso dei cosmetici, la problematica più diffusa riguarda la presenza del Bmhca, un aroma sintetico vietato nell’Unione europea perché potenzialmente irritante per la pelle e dannoso per il sistema riproduttivo.

Safety Gate: un meccanismo sempre più efficace

Il bilancio 2024 si basa sulle notifiche raccolte tramite il Safety Gate, il meccanismo europeo di allerta rapida sui prodotti pericolosi. Quest’anno sono stati registrati ben 4.137 allarmi, il numero più alto mai raggiunto da quando la piattaforma è operativa (dal 2003).

L’incremento delle segnalazioni viene interpretato dalla Commissione come un segnale positivo: significa che le autorità di vigilanza stanno utilizzando il sistema in maniera più efficiente e tempestiva per tutelare la sicurezza dei consumatori.

In arrivo maggiori controlli sul commercio online

Guardando al futuro, Bruxelles ha annunciato un piano per intensificare i controlli sulla sicurezza dei prodotti venduti via Internet.
In collaborazione con le autorità nazionali, è in preparazione la prima indagine a tappeto sui portali di e-commerce, che prevede una serie di verifiche simultanee per scovare violazioni delle norme europee a tutela dei consumatori.

Pet Economy: raddoppiano i servizi di wellness per gli amici a quattro zampe

Il futuro della Pet Economy mette sempre più al centro il benessere e la qualità della vita degli amici a quattro zampe. Oggi gli italiani non vogliono solo dar da mangiare al proprio cane o gatto, ma garantirgli una vita sana e felice.

I dati 2024 sulle quasi 27.000 imprese italiane del pet care rivelano infatti un forte spostamento dell’attenzione degli operatori da produzione e commercio verso i servizi.
In pratica, meno imprese sul lato dell’offerta di cuccioli e mangimi, più spazio per veterinari e servizi di benessere. Tanto che in dieci anni le imprese dei servizi di cura sono quasi raddoppiate.

In cinque anni +39,4% di veterinari

Secondo l’analisi condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, negli ultimi cinque anni il numero di imprese che operano nei servizi di cura per animali sono cresciute del 32%, con quasi 1.400 nuove attività.
Anche i servizi veterinari registrano un forte aumento (+39,4%), segno che gli italiani considerano i propri animali come membri della famiglia.

Nel decennio 2014-2024 il settore nel suo complesso è rimasto stabile (+0,05% variazione numero imprese), dimostrando una notevole capacità di adattamento alle trasformazioni indotte dalla crisi finanziaria e poi dall’arrivo della pandemia.
In questo duplice passaggio, la vera rivoluzione si è concretizzata nella redistribuzione delle attività. Dal 2014 le imprese dei servizi di cura sono quasi raddoppiate (+90,1%), mentre quelle nel commercio di animali sono diminuite del 17,5%.

Calano le attività di vendita di cuccioli

In 10 anni calano le imprese della vendita di animali (-10,6%) e di prodotti per animali (-10,6%). In forte calo quelle di allevamento di conigli (-21,6%) e ancor più, quelle attive nel commercio all’ingrosso di mangimi (-34,3%).

Il settore produttivo in maggiore crescita è quello degli alimenti per animali domestici (+28%), con cibi sempre più personalizzati e di alta qualità.
Interessanti anche le tendenze territoriali emerse dai dati. A livello complessivo, la Lombardia guida la classifica del comparto, con 3.860 imprese, seguita da Campania (2.871) e Lazio (2.770). Il Veneto è la regione con più allevamenti di conigli, mentre ancora la Lombardia primeggia nei servizi di cura con oltre 1.000 attività.

Non solo una trasformazione di mercato, ma un’evoluzione sociale

Il Sud Italia mostra una forte presenza nel commercio al dettaglio, con la Campania (1.612 imprese) e la Sicilia (1.083) in testa per negozi di piccoli animali.
Significativo il caso della Sicilia, che nonostante la contrazione generale del settore, mantiene una posizione di rilievo con 2.191 imprese complessive. 

Questi numeri raccontano una storia che va oltre le statistiche economiche, riflettendo un profondo cambiamento culturale nel rapporto tra italiani e animali domestici.
Non si tratta solo di una trasformazione di mercato, ma di un’evoluzione sociale che sta creando nuove opportunità di business e occupazione.

Trend bio: il 68% degli italiani lo sceglie anche al ristorante

Per circa 9 consumatori italiani su 10 i prodotti tipici del territorio e a km 0 sono il ‘must have’ dell’away from home.
E sul podio delle preferenze riguardo ai cibi da consumare fuori casa compaiono i prodotti biologici, la cui presenza risulta fondamentale per il 68% degli italiani.

Il consumatore bio, inoltre, è più esigente e attento rispetto alla scelta del ristorante e alle caratteristiche di servizio offerte.
È quanto emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sana: la ricerca di attributi salutistici è sempre più comune anche nelle occasioni di consumo fuori casa.

Orientati verso prodotti di stagione e piatti semplici e poco elaborati

Oltre a fattori quali la familiarità e i consigli di amici e parenti, i consumatori bio valutano in maniera più approfondita rispetto ai consumatori non bio la reputazione del luogo scelto per mangiare fuori (tramite recensioni, punteggi online, guide, ecc.) e l’accoglienza o l’ambiente del locale.

Rispetto al menu, invece, i bio users hanno un forte orientamento verso la ricerca di prodotti freschi e di stagione, nonché di piatti semplici e poco elaborati. Questo è vero, rispettivamente, per il 48% e per il 39% di chi consuma alimenti bio abitualmente.
Risulta poi elevata anche l’aspettativa sulla presenza di prodotti veg, così come di opzioni dedicate a specifiche esigenze, o intolleranze, alimentari.

Una corretta alimentazione anche per i figli

Detto questo, le aspettative del consumatore bio non trovano però risposte positive in quella che è l’attuale offerta di prodotti bio presso la ristorazione. Soprattutto quella collettiva.
Analizzando infatti il livello di soddisfazione rispetto alla presenza di opzioni bio nei diversi canali del mangiare ‘fuori casa’, si evidenziano ancora grandi margini di miglioramento.

Inoltre, l’indagine di Nomisma ha affrontato il tema della corretta alimentazione in relazione al rapporto con i figli. E sebbene di dieta sana si parli in oltre 9 famiglie su 10, e il bio sia un elemento onnipresente nelle tavole dei nuclei famigliari in cui sono presenti figli di tutte le età, i genitori ritengono essenziale il ruolo delle scuole nella sensibilizzazione ‘alimentare’ di bambini e ragazzi.

Mense scolastiche: occorre sensibilizzare i genitori

D’altro canto, però, oltre la metà dei genitori non conosce nel dettaglio le caratteristiche del servizio mensa nella scuola dei propri figli. E, in generale, le famiglie non sono informate rispetto alla presenza di ingredienti e prodotti bio all’interno dei pasti offerti dalla mensa scolastica.

Per accrescere il posizionamento del bio nella ristorazione scolastica risulta fondamentale, dunque, utilizzare la leva della sensibilizzazione e della comunicazione rivolta ai genitori.

Coldiretti: la Dieta Mediterranea protagonista delle tavole globali

La Dieta Mediterranea segna un record sulle tavole mondiali: secondo i dati di un’analisi della Coldiretti su dati Istat, le esportazioni dei prodotti simbolo dello stile alimentare Made in Italy hanno segnato nuovi primati in valore.

Nel 2024 le esportazioni di olio extravergine d’oliva tricolore sono aumentate in valore del 56%, arrivando a superare per la prima volta i due miliardi di euro, ma un incremento a doppia cifra si registra anche per il pesce (+12%).
Come rileva Coldiretti, si tratta di numeri che confermano la leadership globale del cibo italiano dal punto di vista della qualità, della salubrità e della sicurezza alimentare.

Dieta Mediterranea eletta la migliore al mondo

L’analisi è stata presentata in occasione della festa di Campagna Amica al mercato del Circo Massimo a Roma per celebrare l’elezione della Dieta Mediterranea come la migliore al mondo, come conferma il nuovo best diets ranking elaborato dai media statunitense U.S. News & World’s Report’s.

Di fatto, vendite in crescita anche per la pasta (+5%), e per il pomodoro trasformato, come sughi e passate, in salita del 6%, così come il vino, mentre frutta, verdura e legumi si attestano sul +7%.
Un successo, questo, che evidenzia l’attenzione anche all’estero verso gli effetti positivi della Dieta mediterranea sulla longevità, e i benefici per la salute

Tanti benefici per la salute

Tra gli effetti positivi sulla salute, si ricordano i benefici per cuore e sistema nervoso, oltre alla perdita e il controllo del peso, la prevenzione del cancro, delle malattie croniche e del diabete.
I vantaggi della Dieta Mediterranea, tuttavia, sono minacciati dai rischi legati ai nuovi sistemi di etichettatura, come il Nutriscore.

Questo sistema, promosso dalle multinazionali, penalizza proprio i prodotti simbolo della Dieta mediterranea, focalizzandosi su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, senza considerare le quantità effettive assunte.
È emblematico il fatto che alcuni prodotti tipici del Made in Italy siano catalogati con un ‘E’ rosso, il punteggio di gran lunga peggiore, mentre l’olio extravergine d’oliva, universalmente riconosciuto come un elisir di lunga vita, è passato da poco a ottenere una ‘B’ rispetto alla ‘C’ con la quale era entrato.

“Boicottata” da sistemi di etichettatura fuorvianti

Al contrario, bevande gassate e cibi ultra trasformati, spesso privi di ingredienti naturali e di ricetta conosciuta, ottengono il punteggio più alto, con la lettera ‘A’ e il bollino verde.

Questo sistema fuorviante, sottolinea Coldiretti, dovrebbe essere definitivamente bloccato dalla nuova Commissione Europea, poiché, paradossalmente, finisce per escludere alimenti naturali e sani che fanno parte della tradizione alimentare da secoli, a favore di prodotti artificiali di cui, in alcuni casi, non si conosce nemmeno la composizione.

Italia: l’occupazione migliora, ma è ancora lontana dagli standard europei

Nel 2023, l’Italia ha segnato un record nel tasso di occupazione, raggiungendo il 66,3%. Bene ma non benissimo, dato che il dato resta distante dalla media europea, evidenziando un gap di 9 punti percentuali. Le regioni meridionali e le isole si trovano in una situazione ancora più critica, con tassi rispettivamente al 52,5% e 51,5%.

Lo afferma uno studio della Commissione Europea, che sottolinea come nel mercato del lavoro italiano persistano difficoltà dure da superare.  In particolare, è un nodo ancora irrisolto il divario di genere: la differenza occupazionale tra uomini e donne è di 19,5 punti percentuali, più del doppio rispetto alla media UE, e non sono stati registrati progressi rilevanti nell’ultimo decennio. Tuttavia, riporta Ansa, l’Italia si distingue per una gestione efficace dell’occupazione delle persone con disabilità, dove il gap è tra i più bassi d’Europa.

Disoccupazione: segnali positivi, ma problemi strutturali

Il tasso di disoccupazione è diminuito al 7,7%, e anche la disoccupazione di lungo periodo è scesa al 4,2%. I progressi ci sono, ma sono ancora insufficienti: i livelli restano tra i più alti nell’Unione Europea, mantenendo il tema del lavoro italiano in una condizione che richiede attenzione.

La bassa partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro è la vera sfida da vincere, specialmente in un contesto demografico complesso e caratterizzato da un calo della natalità e da un progressivo invecchiamento della popolazione.

Redditi in caduta e competenze digitali insufficienti

Nel 2023, il reddito familiare disponibile pro capite ha continuato a diminuire, attestandosi al 94% rispetto ai livelli del 2008, un dato che contrasta con la media Ue del 111,1%. Questo andamento riflette una situazione economica che penalizza il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Le competenze digitali rappresentano un altro elemento di debolezza. Solo il 45,8% degli adulti italiani possiede competenze digitali di base, un dato che sottolinea la necessità di investimenti nella formazione. D’altro canto, si registra un miglioramento nell’abbandono scolastico precoce (-1 punto percentuale) e nel numero di giovani Neet, scesi all’11,2%.

Povertà ed esclusione sociale

La quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è calata nel 2023: -1,6 punti percentuali per la popolazione generale e -1,4 punti per i minori. Nonostante il progresso, i tassi restano superiori alle medie europee, con il 22,8% della popolazione e il 27,1% dei bambini ancora coinvolti. Questi dati indicano che, sebbene siano stati compiuti passi avanti, rimangono importanti margini di miglioramento.

Cybersecurity: aumentano le false VPN gratis sugli store ufficiali

Da tempo, i criminali informatici stanno sfruttando l’esigenza di privacy da parte degli internauti offrendo false VPN gratuite da scaricare, anche dagli store ufficiali. Tanto che nel terzo trimestre del 2024 il numero di utenti europei esposti ad app dannose spacciate per VPN è quadruplicato. 
Ma cos’è una VPN? Una Virtual Private Network (rete privata virtuale) è un servizio che offre sicurezza e privacy agli utenti celando il loro indirizzo IP.

In questo modo, gli Internet Service Provider (ISP) e altri fornitori di terze parti non possono monitorare i siti web visitati o i dati inviati e ricevuti dagli utenti.
Una delle funzioni più apprezzate delle VPN è la possibilità di ‘cambiare’ posizione, collegandosi a un server in un altro Paese, permettendo così di accedere a contenuti web, come ad esempio show e film su piattaforme di streaming, aggirando le restrizioni geografiche.

Malware nascosti in app dannose camuffate da VPN

I cybercriminali non si fermano mai, e colgono ogni occasione per mettere a segno i loro attacchi per introdursi nei sistemi degli utenti al fine di sottrarre dati, o chiedere un riscatto sottoforma di denaro.

Di fatto, nel terzo trimestre del 2024 gli esperti di Kaspersky hanno registrato un aumento di quattro volte rispetto al trimestre precedente nel numero di utenti in Europa che sono stati esposti a applicazioni che si spacciavano per VPN gratuite.
In realtà, queste app si sono rivelate essere malware o programmi che potrebbero essere sfruttati dai cybercriminali. E questa crescita è continuata anche nel quarto trimestre dell’anno.

Scoperta una botnet da 19 milioni di indirizzi IP unici in oltre 190 Paesi

Nel maggio 2024, le forze dell’ordine hanno smantellato una botnet (una rete di dispositivi informatici compromessi), nota come 911 S5.
Per creare questa botnet sono stati utilizzati diversi servizi VPN gratuiti (MaskVPN, DewVPN, PaladinVPN, ProxyGate, ShieldVPN e ShineVPN). Quando gli utenti installavano queste app, i loro dispositivi venivano trasformati in server proxy che indirizzavano il traffico di altri.

Questo network dannoso si estendeva su 19 milioni di indirizzi IP unici in oltre 190 Paesi in tutto il mondo, diventando probabilmente la più grande botnet mai creata.
Gli amministratori della botnet vendevano l’accesso ai server proxy infetti ad altri cybercriminali, che li utilizzavano per attacchi informatici, riciclaggio di denaro e frodi su larga scala.

È sempre meglio diffidare dei servizi gratuiti

“La domanda di app VPN è in forte crescita su tutte le piattaforme, inclusi smartphone e pc. Molti utenti credono che se una app VPN si trova in store affidabili, come Google Play, sia sicura e possa essere utilizzata per accedere a contenuti non disponibili nella loro zona – ha dichiarato Vasily Kolesnikov, esperto di sicurezza di Kaspersky -. In particolare, spesso si pensa che le app VPN gratuite siano quelle migliori. Tuttavia, questa convinzione può rivelarsi pericolosa, come dimostrano i recenti casi e le statistiche che evidenziano l’aumento delle app VPN malevole. Per proteggersi, è fondamentale scegliere un servizio VPN affidabile, e utilizzare contemporaneamente anche una soluzione di sicurezza adeguata”.

Risparmio in Italia: come ci comportiamo nei confronti del “mettere da parte”?

In occasione della 100° Giornata Mondiale del Risparmio, Acri e Ipsos pubblicano i dati sull’atteggiamento degli italiani verso il risparmio, evidenziando una visione che unisce prudenza e adattamento alle trasformazioni economiche. La celebrazione di un secolo di cultura del risparmio offre l’occasione per riflettere su come il risparmio sia stato influenzato dai cambiamenti sociali ed economici.

Generazioni a confronto

La percezione e l’approccio al risparmio sono molto diversi tra le generazioni. I Boomers, ad esempio, vedono il risparmio principalmente come una garanzia di stabilità economica (46%), mentre i giovani lo associano a specifici obiettivi personali e di crescita.

I Millennials e la Gen Z, infatti, affermano in gran parte di avere priorità di risparmio diverse rispetto ai loro genitori (63% e 64% rispettivamente). Tuttavia, il 33% degli italiani ritiene di avere minori possibilità di risparmio rispetto alle generazioni passate, soprattutto per l’aumento del costo della vita e le difficoltà del mercato del lavoro.

Risparmio e scenari economici

Sebbene l’inflazione e i tassi di interesse siano in calo, migliorando parzialmente le prospettive di risparmio, gli italiani rimangono cauti rispetto alla situazione economica generale. Secondo l’indagine, l’ottimismo è in lieve crescita, grazie alla fiducia nelle proprie capacità di gestione finanziaria e all’incremento dei salari.

Il 49% delle famiglie segnala un miglioramento nel tenore di vita rispetto ai livelli pre-pandemici, mentre la soddisfazione per la propria situazione economica è aumentata dal 56% al 64%.

Prospettive per il futuro e fiducia nell’Unione Europea

Gli italiani sono generalmente fiduciosi nel miglioramento della loro situazione economica personale, anche se le aspettative per l’economia nazionale ed europea restano caute, con differenze significative tra giovani e generazioni più mature.

Nonostante la crescente incertezza nei confronti dell’Unione Europea, soprattutto tra le fasce d’età più alte, il 61% degli italiani ritiene che uscire dall’UE sarebbe un errore.

L’impatto sociale

Oggi quasi metà delle famiglie riesce a risparmiare, riducendo spese non essenziali e razionalizzando i consumi. Il risparmio viene visto come un valore di supporto alla stabilità del Paese, con i giovani particolarmente orientati verso un consumo consapevole e responsabile, considerandolo un aiuto anche alla società. Le associazioni di categoria e il Terzo Settore sono percepiti come pilastri per la coesione sociale, con un forte coinvolgimento nel volontariato, specialmente tra i giovani.

In conclusione, il risparmio si conferma essenziale nella vita degli italiani, non solo come fonte di sicurezza personale, ma anche come strumento per una crescita economica e sociale responsabile e sostenibile.