Categoria: Curiosità

Trend bio: il 68% degli italiani lo sceglie anche al ristorante

Per circa 9 consumatori italiani su 10 i prodotti tipici del territorio e a km 0 sono il ‘must have’ dell’away from home.
E sul podio delle preferenze riguardo ai cibi da consumare fuori casa compaiono i prodotti biologici, la cui presenza risulta fondamentale per il 68% degli italiani.

Il consumatore bio, inoltre, è più esigente e attento rispetto alla scelta del ristorante e alle caratteristiche di servizio offerte.
È quanto emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sana: la ricerca di attributi salutistici è sempre più comune anche nelle occasioni di consumo fuori casa.

Orientati verso prodotti di stagione e piatti semplici e poco elaborati

Oltre a fattori quali la familiarità e i consigli di amici e parenti, i consumatori bio valutano in maniera più approfondita rispetto ai consumatori non bio la reputazione del luogo scelto per mangiare fuori (tramite recensioni, punteggi online, guide, ecc.) e l’accoglienza o l’ambiente del locale.

Rispetto al menu, invece, i bio users hanno un forte orientamento verso la ricerca di prodotti freschi e di stagione, nonché di piatti semplici e poco elaborati. Questo è vero, rispettivamente, per il 48% e per il 39% di chi consuma alimenti bio abitualmente.
Risulta poi elevata anche l’aspettativa sulla presenza di prodotti veg, così come di opzioni dedicate a specifiche esigenze, o intolleranze, alimentari.

Una corretta alimentazione anche per i figli

Detto questo, le aspettative del consumatore bio non trovano però risposte positive in quella che è l’attuale offerta di prodotti bio presso la ristorazione. Soprattutto quella collettiva.
Analizzando infatti il livello di soddisfazione rispetto alla presenza di opzioni bio nei diversi canali del mangiare ‘fuori casa’, si evidenziano ancora grandi margini di miglioramento.

Inoltre, l’indagine di Nomisma ha affrontato il tema della corretta alimentazione in relazione al rapporto con i figli. E sebbene di dieta sana si parli in oltre 9 famiglie su 10, e il bio sia un elemento onnipresente nelle tavole dei nuclei famigliari in cui sono presenti figli di tutte le età, i genitori ritengono essenziale il ruolo delle scuole nella sensibilizzazione ‘alimentare’ di bambini e ragazzi.

Mense scolastiche: occorre sensibilizzare i genitori

D’altro canto, però, oltre la metà dei genitori non conosce nel dettaglio le caratteristiche del servizio mensa nella scuola dei propri figli. E, in generale, le famiglie non sono informate rispetto alla presenza di ingredienti e prodotti bio all’interno dei pasti offerti dalla mensa scolastica.

Per accrescere il posizionamento del bio nella ristorazione scolastica risulta fondamentale, dunque, utilizzare la leva della sensibilizzazione e della comunicazione rivolta ai genitori.

Coldiretti: la Dieta Mediterranea protagonista delle tavole globali

La Dieta Mediterranea segna un record sulle tavole mondiali: secondo i dati di un’analisi della Coldiretti su dati Istat, le esportazioni dei prodotti simbolo dello stile alimentare Made in Italy hanno segnato nuovi primati in valore.

Nel 2024 le esportazioni di olio extravergine d’oliva tricolore sono aumentate in valore del 56%, arrivando a superare per la prima volta i due miliardi di euro, ma un incremento a doppia cifra si registra anche per il pesce (+12%).
Come rileva Coldiretti, si tratta di numeri che confermano la leadership globale del cibo italiano dal punto di vista della qualità, della salubrità e della sicurezza alimentare.

Dieta Mediterranea eletta la migliore al mondo

L’analisi è stata presentata in occasione della festa di Campagna Amica al mercato del Circo Massimo a Roma per celebrare l’elezione della Dieta Mediterranea come la migliore al mondo, come conferma il nuovo best diets ranking elaborato dai media statunitense U.S. News & World’s Report’s.

Di fatto, vendite in crescita anche per la pasta (+5%), e per il pomodoro trasformato, come sughi e passate, in salita del 6%, così come il vino, mentre frutta, verdura e legumi si attestano sul +7%.
Un successo, questo, che evidenzia l’attenzione anche all’estero verso gli effetti positivi della Dieta mediterranea sulla longevità, e i benefici per la salute

Tanti benefici per la salute

Tra gli effetti positivi sulla salute, si ricordano i benefici per cuore e sistema nervoso, oltre alla perdita e il controllo del peso, la prevenzione del cancro, delle malattie croniche e del diabete.
I vantaggi della Dieta Mediterranea, tuttavia, sono minacciati dai rischi legati ai nuovi sistemi di etichettatura, come il Nutriscore.

Questo sistema, promosso dalle multinazionali, penalizza proprio i prodotti simbolo della Dieta mediterranea, focalizzandosi su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, senza considerare le quantità effettive assunte.
È emblematico il fatto che alcuni prodotti tipici del Made in Italy siano catalogati con un ‘E’ rosso, il punteggio di gran lunga peggiore, mentre l’olio extravergine d’oliva, universalmente riconosciuto come un elisir di lunga vita, è passato da poco a ottenere una ‘B’ rispetto alla ‘C’ con la quale era entrato.

“Boicottata” da sistemi di etichettatura fuorvianti

Al contrario, bevande gassate e cibi ultra trasformati, spesso privi di ingredienti naturali e di ricetta conosciuta, ottengono il punteggio più alto, con la lettera ‘A’ e il bollino verde.

Questo sistema fuorviante, sottolinea Coldiretti, dovrebbe essere definitivamente bloccato dalla nuova Commissione Europea, poiché, paradossalmente, finisce per escludere alimenti naturali e sani che fanno parte della tradizione alimentare da secoli, a favore di prodotti artificiali di cui, in alcuni casi, non si conosce nemmeno la composizione.

Italia: l’occupazione migliora, ma è ancora lontana dagli standard europei

Nel 2023, l’Italia ha segnato un record nel tasso di occupazione, raggiungendo il 66,3%. Bene ma non benissimo, dato che il dato resta distante dalla media europea, evidenziando un gap di 9 punti percentuali. Le regioni meridionali e le isole si trovano in una situazione ancora più critica, con tassi rispettivamente al 52,5% e 51,5%.

Lo afferma uno studio della Commissione Europea, che sottolinea come nel mercato del lavoro italiano persistano difficoltà dure da superare.  In particolare, è un nodo ancora irrisolto il divario di genere: la differenza occupazionale tra uomini e donne è di 19,5 punti percentuali, più del doppio rispetto alla media UE, e non sono stati registrati progressi rilevanti nell’ultimo decennio. Tuttavia, riporta Ansa, l’Italia si distingue per una gestione efficace dell’occupazione delle persone con disabilità, dove il gap è tra i più bassi d’Europa.

Disoccupazione: segnali positivi, ma problemi strutturali

Il tasso di disoccupazione è diminuito al 7,7%, e anche la disoccupazione di lungo periodo è scesa al 4,2%. I progressi ci sono, ma sono ancora insufficienti: i livelli restano tra i più alti nell’Unione Europea, mantenendo il tema del lavoro italiano in una condizione che richiede attenzione.

La bassa partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro è la vera sfida da vincere, specialmente in un contesto demografico complesso e caratterizzato da un calo della natalità e da un progressivo invecchiamento della popolazione.

Redditi in caduta e competenze digitali insufficienti

Nel 2023, il reddito familiare disponibile pro capite ha continuato a diminuire, attestandosi al 94% rispetto ai livelli del 2008, un dato che contrasta con la media Ue del 111,1%. Questo andamento riflette una situazione economica che penalizza il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Le competenze digitali rappresentano un altro elemento di debolezza. Solo il 45,8% degli adulti italiani possiede competenze digitali di base, un dato che sottolinea la necessità di investimenti nella formazione. D’altro canto, si registra un miglioramento nell’abbandono scolastico precoce (-1 punto percentuale) e nel numero di giovani Neet, scesi all’11,2%.

Povertà ed esclusione sociale

La quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è calata nel 2023: -1,6 punti percentuali per la popolazione generale e -1,4 punti per i minori. Nonostante il progresso, i tassi restano superiori alle medie europee, con il 22,8% della popolazione e il 27,1% dei bambini ancora coinvolti. Questi dati indicano che, sebbene siano stati compiuti passi avanti, rimangono importanti margini di miglioramento.

Cybersecurity: aumentano le false VPN gratis sugli store ufficiali

Da tempo, i criminali informatici stanno sfruttando l’esigenza di privacy da parte degli internauti offrendo false VPN gratuite da scaricare, anche dagli store ufficiali. Tanto che nel terzo trimestre del 2024 il numero di utenti europei esposti ad app dannose spacciate per VPN è quadruplicato. 
Ma cos’è una VPN? Una Virtual Private Network (rete privata virtuale) è un servizio che offre sicurezza e privacy agli utenti celando il loro indirizzo IP.

In questo modo, gli Internet Service Provider (ISP) e altri fornitori di terze parti non possono monitorare i siti web visitati o i dati inviati e ricevuti dagli utenti.
Una delle funzioni più apprezzate delle VPN è la possibilità di ‘cambiare’ posizione, collegandosi a un server in un altro Paese, permettendo così di accedere a contenuti web, come ad esempio show e film su piattaforme di streaming, aggirando le restrizioni geografiche.

Malware nascosti in app dannose camuffate da VPN

I cybercriminali non si fermano mai, e colgono ogni occasione per mettere a segno i loro attacchi per introdursi nei sistemi degli utenti al fine di sottrarre dati, o chiedere un riscatto sottoforma di denaro.

Di fatto, nel terzo trimestre del 2024 gli esperti di Kaspersky hanno registrato un aumento di quattro volte rispetto al trimestre precedente nel numero di utenti in Europa che sono stati esposti a applicazioni che si spacciavano per VPN gratuite.
In realtà, queste app si sono rivelate essere malware o programmi che potrebbero essere sfruttati dai cybercriminali. E questa crescita è continuata anche nel quarto trimestre dell’anno.

Scoperta una botnet da 19 milioni di indirizzi IP unici in oltre 190 Paesi

Nel maggio 2024, le forze dell’ordine hanno smantellato una botnet (una rete di dispositivi informatici compromessi), nota come 911 S5.
Per creare questa botnet sono stati utilizzati diversi servizi VPN gratuiti (MaskVPN, DewVPN, PaladinVPN, ProxyGate, ShieldVPN e ShineVPN). Quando gli utenti installavano queste app, i loro dispositivi venivano trasformati in server proxy che indirizzavano il traffico di altri.

Questo network dannoso si estendeva su 19 milioni di indirizzi IP unici in oltre 190 Paesi in tutto il mondo, diventando probabilmente la più grande botnet mai creata.
Gli amministratori della botnet vendevano l’accesso ai server proxy infetti ad altri cybercriminali, che li utilizzavano per attacchi informatici, riciclaggio di denaro e frodi su larga scala.

È sempre meglio diffidare dei servizi gratuiti

“La domanda di app VPN è in forte crescita su tutte le piattaforme, inclusi smartphone e pc. Molti utenti credono che se una app VPN si trova in store affidabili, come Google Play, sia sicura e possa essere utilizzata per accedere a contenuti non disponibili nella loro zona – ha dichiarato Vasily Kolesnikov, esperto di sicurezza di Kaspersky -. In particolare, spesso si pensa che le app VPN gratuite siano quelle migliori. Tuttavia, questa convinzione può rivelarsi pericolosa, come dimostrano i recenti casi e le statistiche che evidenziano l’aumento delle app VPN malevole. Per proteggersi, è fondamentale scegliere un servizio VPN affidabile, e utilizzare contemporaneamente anche una soluzione di sicurezza adeguata”.

Risparmio in Italia: come ci comportiamo nei confronti del “mettere da parte”?

In occasione della 100° Giornata Mondiale del Risparmio, Acri e Ipsos pubblicano i dati sull’atteggiamento degli italiani verso il risparmio, evidenziando una visione che unisce prudenza e adattamento alle trasformazioni economiche. La celebrazione di un secolo di cultura del risparmio offre l’occasione per riflettere su come il risparmio sia stato influenzato dai cambiamenti sociali ed economici.

Generazioni a confronto

La percezione e l’approccio al risparmio sono molto diversi tra le generazioni. I Boomers, ad esempio, vedono il risparmio principalmente come una garanzia di stabilità economica (46%), mentre i giovani lo associano a specifici obiettivi personali e di crescita.

I Millennials e la Gen Z, infatti, affermano in gran parte di avere priorità di risparmio diverse rispetto ai loro genitori (63% e 64% rispettivamente). Tuttavia, il 33% degli italiani ritiene di avere minori possibilità di risparmio rispetto alle generazioni passate, soprattutto per l’aumento del costo della vita e le difficoltà del mercato del lavoro.

Risparmio e scenari economici

Sebbene l’inflazione e i tassi di interesse siano in calo, migliorando parzialmente le prospettive di risparmio, gli italiani rimangono cauti rispetto alla situazione economica generale. Secondo l’indagine, l’ottimismo è in lieve crescita, grazie alla fiducia nelle proprie capacità di gestione finanziaria e all’incremento dei salari.

Il 49% delle famiglie segnala un miglioramento nel tenore di vita rispetto ai livelli pre-pandemici, mentre la soddisfazione per la propria situazione economica è aumentata dal 56% al 64%.

Prospettive per il futuro e fiducia nell’Unione Europea

Gli italiani sono generalmente fiduciosi nel miglioramento della loro situazione economica personale, anche se le aspettative per l’economia nazionale ed europea restano caute, con differenze significative tra giovani e generazioni più mature.

Nonostante la crescente incertezza nei confronti dell’Unione Europea, soprattutto tra le fasce d’età più alte, il 61% degli italiani ritiene che uscire dall’UE sarebbe un errore.

L’impatto sociale

Oggi quasi metà delle famiglie riesce a risparmiare, riducendo spese non essenziali e razionalizzando i consumi. Il risparmio viene visto come un valore di supporto alla stabilità del Paese, con i giovani particolarmente orientati verso un consumo consapevole e responsabile, considerandolo un aiuto anche alla società. Le associazioni di categoria e il Terzo Settore sono percepiti come pilastri per la coesione sociale, con un forte coinvolgimento nel volontariato, specialmente tra i giovani.

In conclusione, il risparmio si conferma essenziale nella vita degli italiani, non solo come fonte di sicurezza personale, ma anche come strumento per una crescita economica e sociale responsabile e sostenibile.

Le auto italiane sono vecchie: in media sfiorano i 12 anni

Dai dati di un’analisi condotta da Facile.it, a settembre 2024 l’età media delle auto che viaggiano sulle strade del nostro Paese è salita a 11 anni e 8 mesi, addirittura il 3% in più rispetto a un anno prima. 

In sostanza, il parco di automobili circolante in Italia è sempre più vecchio, tanto che considerata l’età ‘avanzata’ dei veicoli sono sempre di più gli italiani che optano per l’assistenza stradale. Infatti, in fase di sottoscrizione della polizza Rc auto, tra coloro che scelgono una garanzia accessoria il 39% opta per l’assistenza stradale.
Ma l’anzianità di una vettura, oltre a essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e una peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto. 

L’Rc auto costa di più se la vettura è agée 

L’analisi di Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito, e ha calcolato, a parità di condizioni, quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.
Di fatto, con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, una cifra che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni, e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. In pratica, una differenza del 38% in quattro anni.

In Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia circolano le più anziane

Guardando all’età media delle vetture nelle varie regioni italiane, dall’analisi emerge che le auto più vecchie si trovano in Basilicata, dove a settembre 2024 l’età delle auto ha raggiunto 13 anni e 9 mesi, 2 anni in più rispetto alla media nazionale.

Al secondo e terzo posto della classifica si posizionano il Molise, con auto in media di 13 anni e 7 mesi, e a pari merito, la Calabria e la Sicilia, dove sempre in media, le vetture hanno ‘compiuto’ 13 anni e 6 mesi.
Ai piedi del podio si posiziona il parco auto della Sardegna, con un’età media di 13 anni e 1 mese.

In Toscana le automobili hanno in media 1 anno in meno

Al lato opposto della classifica si piazza la Toscana, dove circolano le auto più ‘giovani’ della Penisola.
Lo scorso mese infatti l’età media delle vetture toscane era di 10 anni e 7 mesi, 1 anno in meno rispetto alla media italiana.

Seguono le auto in Lombardia, con 11 anni e 1 mese, e il Lazio, con in media 11 anni e 2 mesi.
Quarto posto tra le più virtuose per l’Emilia-Romagna, con una media d’età pari a 11 anni e 5 mesi, seguita dal Piemonte (11 anni e 7 mesi).

Viaggi e food: il buon cibo è determinante per il successo della vacanza

Secondo uno studio condotto da TheFork, il 96% degli utenti della piattaforma ritiene che mangiare bene sia determinante per il successo di una vacanza.
Oltre la metà (52%) dichiara che vivere un’esperienza gastronomica piacevole sia un fattore importante per poter poi affermare, una volta rientrati a casa, di aver passato bene le proprie vacanze. E per il 44% questo è molto importante.

L’aspetto culinario diventa ancora più importante tra chi prenoterà last-minute, che secondo un sondaggio di WeRoad, a cui hanno risposto 4.500 viaggiatori di Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, corrisponde al 55% di chi partirà quest’estate.
Tra loro, il 51% sceglierà la destinazione anche in base ai cibi tipici da assaggiare.

I profili dei viaggiatori gastronomici

La scelta di quale tipologia di viaggio, meta e ristorante dipende dunque dal profilo del viaggiatore.
TheFork e WeRoad hanno individuato 5 profili tipo di viaggiatori ‘food’ con gusti inequivocabili.
Per ognuno di loro, TheFork e WeRoad hanno selezionato una destinazione europea coerente con il profilo, poiché il 41% di chi prenoterà all’ultimo momento viaggerà in Europa.

E il primo profilo è quello dell’Autentico. Affascinato dalle città d’arte, interpreta la cucina come un tratto distintivo della cultura della propria destinazione. Il viaggio consigliato quindi è ‘Autentico: Portogallo 360°’.

Gourmet e Conviviale

Il Gourmet ama la comodità, e in vacanza è disposto a concedersi qualche coccola in più. Le sue mete ideali sono le città d’arte o le vacanze rilassanti in spiaggia. Spazio quindi alle cucine mediterranee e a esperienze fine dining. Da non perdere per il Gourmet ‘Francia Express Food & Wine: la via dello Champagne da Parigi a Reims’.

Il Conviviale, spinto a viaggiare dalla voglia di socializzare mette invece al centro dell’esperienza il gruppo e lo spirito di amicizia.
La scelta del ristorante è quindi orientata verso locali capaci di accogliere tavolate numerose, proponendo un buon rapporto qualità-prezzo, piatti sinceri e servizio celere e cordiale. La destinazione più consigliata è ‘Andalusia 360°: Siviglia, Malaga, Cordoba e Granada’.

Green ed Esploratore

Il viaggiatore Green ha un approccio slow e orientato a limitare l’impatto del viaggio sull’ambiente. I suoi ristoranti favoriti sono quelli che limitano l’uso delle proteine di origine animale e che privilegiano ingredienti locali, stagionali e bio e preparazione tipiche del territorio.
Il viaggio ideale? ‘Nord Europa in treno: Danimarca, Svezia e Norvegia’.

Quanto all’Esploratore, è il viaggiatore che ama la scoperta di nuove culture e paesaggi, lanciandosi a capofitto in avventure anche impegnative come trekking e safari.
Sulla cucina non ha dubbi: sapori originali, decisi e piatti anche estremi. Meta da scoprire ‘Tour Isole Azzorre: alla scoperta di Sao Miguel’.

Vacanze estive: non importa dove, quello che conta è il buon cibo

Che siano al mare o i n montagna, quest’anno per gli italiani uno dei fattori determinanti del successo delle vacanze sarà mangiare bene. Secondo i dati di un sondaggio condotto da TheFork, la piattaforma di prenotazione ristoranti, la maggioranza degli intervistati (88%) si metterà in viaggio per una vacanza, e per quasi la totalità di chi partirà (96%) le ferie dovranno essere all’insegna del ‘buon gusto’, a prescindere dalla destinazione.

Oltre la metà (52%) dichiara inoltre  che vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter passare bene le ferie, e il 44% lo ritiene addirittura molto importante.
“L’estate è un momento di forte stagionalità per i ristoranti – commenta Carlo Carollo, Country Manager di TheFork -. Che si vada in vacanza o meno, nessun italiano vuole rinunciare al piacere di mangiare fuori”.

La domanda è sempre la stessa: dove andiamo a mangiare?

Ma quali sono i criteri della scelta del ristorante? Il 79% degli intervistati predilige ristoranti che offrono piatti tipici della cucina locale, a dimostrazione che il turismo è profondamente legato al territorio, ai suoi prodotti e alle sue tradizioni culinarie.

Meglio ancora se l’offerta del menu proposto è stagionale (29%), se dalla struttura è possibile godere di una vista eccezionale (28%) o di una terrazza per poter consumare il pasto all’aperto (27%), ma anche se il ristorante ha a cuore il tema della sostenibilità (12%).
Inoltre, per orientarsi meglio nella varietà dell’offerta, il 68% sceglie il ristorante consultando recensioni e verificando le esperienze positive di altri utenti.

Il piacere di cenare fuori

Mediamente, la metà degli intervistati (51%) afferma che in vacanza andrà al ristorante più spesso del solito. Il 21% si recherà a mangiare fuori circa tre volte a settimana, il 20% due volte, il 13% sette volte.
Il 53% andrà al ristorante in occasione della cena, mentre il 43% opterà per il ristorante sia la sera sia a mezzogiorno, a seconda dei propri desideri. E gli utenti più ‘gourmet’ (18%), proveranno almeno un ristorante stellato.

Il budget destinato alla cena è più alto rispetto al pranzo. A mezzogiorno il 53% vorrebbe destinare meno di 20 euro a persona, mentre un 45% è disposto a spendere da 20 a 50 euro.
A cena invece, il 55% è disposto a spendere da 30 a 50 euro a testa, con un 6% disposto anche a pagare un conto superiore a 50 euro.

L’esperienza della cucina sociale

Sempre più interesse viene riscontrato dai ristoranti sociali, ovvero, quelli che puntano sulla ristorazione per aprire le porte dell’inserimento sociale e lavorativo a chi per motivi diversi incontra difficoltà nella vita di tutti i giorni o appartiene a minoranze.

Il 36% degli utenti TheFork è già stato ospite di un ristorante sociale, dichiarando di aver vissuto un’esperienza invariata rispetto ad altri ristoranti (84%), se non migliore (12%).
Tra chi non l’ha ancora fatto, l’81% sarebbe felice di fare questa esperienza, influenzato positivamente dall’opportunità di fare del bene (40%).

La cybersecurity nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale generativa

Per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi. Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Sono infatti soprattutto le soluzioni di generative AI, in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione, a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi.
Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. Come i deepfake. 

Al servizio degli hacker

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.

Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.
Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza. Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatizzati e aggiramento dei sistemi di autenticazione biometrici

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Evasione dei sistemi di rilevamento e ingegneria sociale

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.

WhatsApp: in arrivo nuove regole per continuare a utilizzarlo in risposta a DMA e DSA

WhatsApp  cambia le regole, e in risposta alle esigenze imposte dai due regolamenti europei DSA (la legge sui servizi digitali), e DMA (la legge sui mercati digitali), Meta Platforms apporterà aggiornamenti significativi nei termini d’uso e nelle politiche sulla privacy della sua app di messaggistica.

Aspetto centrale di questi aggiornamenti sarà l’interoperabilità, imposta dal DMA, che obbliga WhatsApp a consentire la comunicazione tra la sua piattaforma e altre app di messaggistica di terze parti, previo il consenso da parte dell’utente.
In generale, le nuove modifiche, oltre a rafforzare la sicurezza dei dati degli utenti e garantire maggior trasparenza sul loro utilizzo, promettono di cambiare profondamente il modo in cui gli utenti interagiscono sia tra loro sia con le tecnologie emergenti.

L’interoperabilità al centro delle modifiche

In pratica, all’apertura della app dopo l’aggiornamento sarà necessario rispondere ‘Sì’ alla notifica di WhatsApp se si desidera o meno accettare le nuove norme per poter iniziare a usare la funzione di interoperabilità.

Il cambio di passo si realizza attraverso un meccanismo di opt-in, permettendo agli utenti di decidere attivamente se desiderano o meno comunicare con servizi esterni.
Nonostante le potenziali preoccupazioni riguardanti la sicurezza e lo spam, il cambiamento rappresenta un avanzamento significativo verso un ecosistema digitale più aperto e connesso.

In linea con il GDPR si riduce a 13 anni la soglia di età minima per l’accesso

Inoltre, con l’abbassamento dell’età minima per l’iscrizione alla piattaforma a 13 anni, WhatsApp si adegua alle realtà sociali e alle normative europee, riducendo quindi la soglia di età in linea con il GDPR, il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati.

Questo cambiamento, influenzato dal DSA, si accompagna alla pubblicazione di materiali informativi e consigli di sicurezza destinati ai più giovani, incoraggiandoli a un utilizzo consapevole e sicuro della piattaforma.
In più, tramite la funzione ‘Richiedi informazioni sull’account’, ogni utente può richiedere ed esportare un rapporto sulle informazioni e sulle impostazioni del proprio account.

Le funzionalità si adeguano all’integrazione con AI e RA

L’impegno di WhatsApp nella protezione dei dati si manifesta con l’adesione al nuovo EU-US Data Privacy Framework, garantendo che i dati degli utenti europei siano trattati con elevati standard di sicurezza.

Tale rafforzamento del trasferimento dei dati assicura che le informazioni personali circolino liberamente e in sicurezza attraverso i confini, rispettando la privacy e la sovranità dei dati degli utenti.
Inoltre, vengono introdotte nuove funzionalità, come la trascrizione dei messaggi vocali e l’integrazione di Meta AI, che promettono di arricchire l’esperienza utente con tecnologie avanzate di Intelligenza artificiale e realtà aumentata.