Categoria: Curiosità

Le auto italiane sono vecchie: in media sfiorano i 12 anni

Dai dati di un’analisi condotta da Facile.it, a settembre 2024 l’età media delle auto che viaggiano sulle strade del nostro Paese è salita a 11 anni e 8 mesi, addirittura il 3% in più rispetto a un anno prima. 

In sostanza, il parco di automobili circolante in Italia è sempre più vecchio, tanto che considerata l’età ‘avanzata’ dei veicoli sono sempre di più gli italiani che optano per l’assistenza stradale. Infatti, in fase di sottoscrizione della polizza Rc auto, tra coloro che scelgono una garanzia accessoria il 39% opta per l’assistenza stradale.
Ma l’anzianità di una vettura, oltre a essere probabile causa di minore sicurezza per i passeggeri e una peggiore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto. 

L’Rc auto costa di più se la vettura è agée 

L’analisi di Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato residente in provincia di Milano, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito, e ha calcolato, a parità di condizioni, quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.
Di fatto, con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’Rc auto è di circa 206 euro, una cifra che sale a 228 euro se il veicolo ha 12 anni, e raggiunge addirittura i 284 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. In pratica, una differenza del 38% in quattro anni.

In Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia circolano le più anziane

Guardando all’età media delle vetture nelle varie regioni italiane, dall’analisi emerge che le auto più vecchie si trovano in Basilicata, dove a settembre 2024 l’età delle auto ha raggiunto 13 anni e 9 mesi, 2 anni in più rispetto alla media nazionale.

Al secondo e terzo posto della classifica si posizionano il Molise, con auto in media di 13 anni e 7 mesi, e a pari merito, la Calabria e la Sicilia, dove sempre in media, le vetture hanno ‘compiuto’ 13 anni e 6 mesi.
Ai piedi del podio si posiziona il parco auto della Sardegna, con un’età media di 13 anni e 1 mese.

In Toscana le automobili hanno in media 1 anno in meno

Al lato opposto della classifica si piazza la Toscana, dove circolano le auto più ‘giovani’ della Penisola.
Lo scorso mese infatti l’età media delle vetture toscane era di 10 anni e 7 mesi, 1 anno in meno rispetto alla media italiana.

Seguono le auto in Lombardia, con 11 anni e 1 mese, e il Lazio, con in media 11 anni e 2 mesi.
Quarto posto tra le più virtuose per l’Emilia-Romagna, con una media d’età pari a 11 anni e 5 mesi, seguita dal Piemonte (11 anni e 7 mesi).

Viaggi e food: il buon cibo è determinante per il successo della vacanza

Secondo uno studio condotto da TheFork, il 96% degli utenti della piattaforma ritiene che mangiare bene sia determinante per il successo di una vacanza.
Oltre la metà (52%) dichiara che vivere un’esperienza gastronomica piacevole sia un fattore importante per poter poi affermare, una volta rientrati a casa, di aver passato bene le proprie vacanze. E per il 44% questo è molto importante.

L’aspetto culinario diventa ancora più importante tra chi prenoterà last-minute, che secondo un sondaggio di WeRoad, a cui hanno risposto 4.500 viaggiatori di Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, corrisponde al 55% di chi partirà quest’estate.
Tra loro, il 51% sceglierà la destinazione anche in base ai cibi tipici da assaggiare.

I profili dei viaggiatori gastronomici

La scelta di quale tipologia di viaggio, meta e ristorante dipende dunque dal profilo del viaggiatore.
TheFork e WeRoad hanno individuato 5 profili tipo di viaggiatori ‘food’ con gusti inequivocabili.
Per ognuno di loro, TheFork e WeRoad hanno selezionato una destinazione europea coerente con il profilo, poiché il 41% di chi prenoterà all’ultimo momento viaggerà in Europa.

E il primo profilo è quello dell’Autentico. Affascinato dalle città d’arte, interpreta la cucina come un tratto distintivo della cultura della propria destinazione. Il viaggio consigliato quindi è ‘Autentico: Portogallo 360°’.

Gourmet e Conviviale

Il Gourmet ama la comodità, e in vacanza è disposto a concedersi qualche coccola in più. Le sue mete ideali sono le città d’arte o le vacanze rilassanti in spiaggia. Spazio quindi alle cucine mediterranee e a esperienze fine dining. Da non perdere per il Gourmet ‘Francia Express Food & Wine: la via dello Champagne da Parigi a Reims’.

Il Conviviale, spinto a viaggiare dalla voglia di socializzare mette invece al centro dell’esperienza il gruppo e lo spirito di amicizia.
La scelta del ristorante è quindi orientata verso locali capaci di accogliere tavolate numerose, proponendo un buon rapporto qualità-prezzo, piatti sinceri e servizio celere e cordiale. La destinazione più consigliata è ‘Andalusia 360°: Siviglia, Malaga, Cordoba e Granada’.

Green ed Esploratore

Il viaggiatore Green ha un approccio slow e orientato a limitare l’impatto del viaggio sull’ambiente. I suoi ristoranti favoriti sono quelli che limitano l’uso delle proteine di origine animale e che privilegiano ingredienti locali, stagionali e bio e preparazione tipiche del territorio.
Il viaggio ideale? ‘Nord Europa in treno: Danimarca, Svezia e Norvegia’.

Quanto all’Esploratore, è il viaggiatore che ama la scoperta di nuove culture e paesaggi, lanciandosi a capofitto in avventure anche impegnative come trekking e safari.
Sulla cucina non ha dubbi: sapori originali, decisi e piatti anche estremi. Meta da scoprire ‘Tour Isole Azzorre: alla scoperta di Sao Miguel’.

Vacanze estive: non importa dove, quello che conta è il buon cibo

Che siano al mare o i n montagna, quest’anno per gli italiani uno dei fattori determinanti del successo delle vacanze sarà mangiare bene. Secondo i dati di un sondaggio condotto da TheFork, la piattaforma di prenotazione ristoranti, la maggioranza degli intervistati (88%) si metterà in viaggio per una vacanza, e per quasi la totalità di chi partirà (96%) le ferie dovranno essere all’insegna del ‘buon gusto’, a prescindere dalla destinazione.

Oltre la metà (52%) dichiara inoltre  che vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter passare bene le ferie, e il 44% lo ritiene addirittura molto importante.
“L’estate è un momento di forte stagionalità per i ristoranti – commenta Carlo Carollo, Country Manager di TheFork -. Che si vada in vacanza o meno, nessun italiano vuole rinunciare al piacere di mangiare fuori”.

La domanda è sempre la stessa: dove andiamo a mangiare?

Ma quali sono i criteri della scelta del ristorante? Il 79% degli intervistati predilige ristoranti che offrono piatti tipici della cucina locale, a dimostrazione che il turismo è profondamente legato al territorio, ai suoi prodotti e alle sue tradizioni culinarie.

Meglio ancora se l’offerta del menu proposto è stagionale (29%), se dalla struttura è possibile godere di una vista eccezionale (28%) o di una terrazza per poter consumare il pasto all’aperto (27%), ma anche se il ristorante ha a cuore il tema della sostenibilità (12%).
Inoltre, per orientarsi meglio nella varietà dell’offerta, il 68% sceglie il ristorante consultando recensioni e verificando le esperienze positive di altri utenti.

Il piacere di cenare fuori

Mediamente, la metà degli intervistati (51%) afferma che in vacanza andrà al ristorante più spesso del solito. Il 21% si recherà a mangiare fuori circa tre volte a settimana, il 20% due volte, il 13% sette volte.
Il 53% andrà al ristorante in occasione della cena, mentre il 43% opterà per il ristorante sia la sera sia a mezzogiorno, a seconda dei propri desideri. E gli utenti più ‘gourmet’ (18%), proveranno almeno un ristorante stellato.

Il budget destinato alla cena è più alto rispetto al pranzo. A mezzogiorno il 53% vorrebbe destinare meno di 20 euro a persona, mentre un 45% è disposto a spendere da 20 a 50 euro.
A cena invece, il 55% è disposto a spendere da 30 a 50 euro a testa, con un 6% disposto anche a pagare un conto superiore a 50 euro.

L’esperienza della cucina sociale

Sempre più interesse viene riscontrato dai ristoranti sociali, ovvero, quelli che puntano sulla ristorazione per aprire le porte dell’inserimento sociale e lavorativo a chi per motivi diversi incontra difficoltà nella vita di tutti i giorni o appartiene a minoranze.

Il 36% degli utenti TheFork è già stato ospite di un ristorante sociale, dichiarando di aver vissuto un’esperienza invariata rispetto ad altri ristoranti (84%), se non migliore (12%).
Tra chi non l’ha ancora fatto, l’81% sarebbe felice di fare questa esperienza, influenzato positivamente dall’opportunità di fare del bene (40%).

La cybersecurity nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale generativa

Per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi. Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Sono infatti soprattutto le soluzioni di generative AI, in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione, a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi.
Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. Come i deepfake. 

Al servizio degli hacker

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.

Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.
Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza. Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatizzati e aggiramento dei sistemi di autenticazione biometrici

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Evasione dei sistemi di rilevamento e ingegneria sociale

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.

WhatsApp: in arrivo nuove regole per continuare a utilizzarlo in risposta a DMA e DSA

WhatsApp  cambia le regole, e in risposta alle esigenze imposte dai due regolamenti europei DSA (la legge sui servizi digitali), e DMA (la legge sui mercati digitali), Meta Platforms apporterà aggiornamenti significativi nei termini d’uso e nelle politiche sulla privacy della sua app di messaggistica.

Aspetto centrale di questi aggiornamenti sarà l’interoperabilità, imposta dal DMA, che obbliga WhatsApp a consentire la comunicazione tra la sua piattaforma e altre app di messaggistica di terze parti, previo il consenso da parte dell’utente.
In generale, le nuove modifiche, oltre a rafforzare la sicurezza dei dati degli utenti e garantire maggior trasparenza sul loro utilizzo, promettono di cambiare profondamente il modo in cui gli utenti interagiscono sia tra loro sia con le tecnologie emergenti.

L’interoperabilità al centro delle modifiche

In pratica, all’apertura della app dopo l’aggiornamento sarà necessario rispondere ‘Sì’ alla notifica di WhatsApp se si desidera o meno accettare le nuove norme per poter iniziare a usare la funzione di interoperabilità.

Il cambio di passo si realizza attraverso un meccanismo di opt-in, permettendo agli utenti di decidere attivamente se desiderano o meno comunicare con servizi esterni.
Nonostante le potenziali preoccupazioni riguardanti la sicurezza e lo spam, il cambiamento rappresenta un avanzamento significativo verso un ecosistema digitale più aperto e connesso.

In linea con il GDPR si riduce a 13 anni la soglia di età minima per l’accesso

Inoltre, con l’abbassamento dell’età minima per l’iscrizione alla piattaforma a 13 anni, WhatsApp si adegua alle realtà sociali e alle normative europee, riducendo quindi la soglia di età in linea con il GDPR, il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati.

Questo cambiamento, influenzato dal DSA, si accompagna alla pubblicazione di materiali informativi e consigli di sicurezza destinati ai più giovani, incoraggiandoli a un utilizzo consapevole e sicuro della piattaforma.
In più, tramite la funzione ‘Richiedi informazioni sull’account’, ogni utente può richiedere ed esportare un rapporto sulle informazioni e sulle impostazioni del proprio account.

Le funzionalità si adeguano all’integrazione con AI e RA

L’impegno di WhatsApp nella protezione dei dati si manifesta con l’adesione al nuovo EU-US Data Privacy Framework, garantendo che i dati degli utenti europei siano trattati con elevati standard di sicurezza.

Tale rafforzamento del trasferimento dei dati assicura che le informazioni personali circolino liberamente e in sicurezza attraverso i confini, rispettando la privacy e la sovranità dei dati degli utenti.
Inoltre, vengono introdotte nuove funzionalità, come la trascrizione dei messaggi vocali e l’integrazione di Meta AI, che promettono di arricchire l’esperienza utente con tecnologie avanzate di Intelligenza artificiale e realtà aumentata.

Deepfake e disinformazione: su X aumenta del 130% al mese 

Sono alcuni dati emersi da uno studio pubblicato dal Center for Countering Digital Hate (CCDH), l’organizzazione no-profit britannica impegnata nella lotta all’incitamento all’odio e alla violenza online: nell’ultimo anno su X (ex Twitter) il volume della disinformazione generata dall’Intelligenza artificiale è aumentato in media del 130% al mese.

Si tratta, in particolare, di immagini deepfake relative alle elezioni americane. Le ultime foto false riguardano Donald Trump insieme ad afroamericani.
Il dato del 130% su X è scaturito dal numero dei commenti delle Community Notes della piattaforma, lo strumento grazie al quale gli utenti fanno osservazioni su post falsi e fuorvianti.

Quattro generatori di immagini sotto esame: Midjourney, DALL-E 3, DreamStudio, Image Creator

Per misurare l’aumento del fenomeno lo studio ha esaminato i quattro generatori di immagini più popolari, Midjourney, DALL-E 3 di OpenAI, DreamStudio di Stability AI o Image Creator di Microsoft.

Tutte le aziende prese in esame, tra l’altro, hanno dichiarato ‘nero su bianco’ la volontà di attuare politiche contro la creazione di contenuti fuorvianti, e hanno aderito a un accordo tra i big della tecnologia per impedire che contenuti ingannevoli generati dalla AI interferiscano con le elezioni del 2024.

ChatGpt Plus e Image Creator hanno bloccato tutte le richieste fuorvianti

 ricercatori hanno affermato che gli strumenti di Intelligenza artificiale hanno generato immagini nel 41% dei test effettuati. I test riguardavano la generazione di immagini più suscettibili alle richieste relative a foto che raffigurassero frodi elettorali, come schede elettorali nella spazzatura, piuttosto che immagini di Biden o di Trump.

Secondo l’analisi, ChatGpt Plus e Image Creator sono riusciti a bloccare tutte le richieste quando sono state chieste le immagini dei candidati alle elezioni americane, mentre Midjourney ha avuto i risultati peggiori tra gli strumenti esaminati, generando immagini fuorvianti nel 65% dei test.

“Strumenti distribuiti a un pubblico di massa senza adeguate protezioni”

“La possibilità che immagini generate dall’Intelligenza artificiale servano come ‘prove fotografiche’ potrebbe esacerbare la diffusione di false affermazioni – affermano i ricercatori – ponendo una sfida significativa per preservare l’integrità delle elezioni”, riporta Ansa.

“Esiste il rischio molto concreto che le elezioni presidenziali americane e altri grandi esercizi democratici di quest’anno possano essere minati dalla disinformazione a costo zero generata dall’Intelligenza artificiale – dichiara Callum Hood, Head of Research del CCDHa TechCrunch, come riferisce DigiTech.News -. Gli strumenti di AI sono stati distribuiti a un pubblico di massa senza adeguate protezioni per impedirne l’utilizzo per creare propaganda fotorealistica, che potrebbe equivalere a disinformazione elettorale se condivisa ampiamente online”.

Milano città a misura di cane, ma si può fare di più

È Milano la città più pet friendly dello Stivale, seguita da Roma e Napoli. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Quattrozampeinfiera, il 79% dei 9mila intervistati reputa Milano ‘l’ambiente ideale’ per gli animali domestici, contro il 75% a favore di Roma e il 52% di Napoli.
L’indagine sottolinea la rilevanza della pet-friendliness urbana, e offre un quadro completo delle dinamiche tra gli abitanti di Milano e i loro animali domestici.

I risultati costituiscono un punto di partenza per implementare politiche più inclusive e migliorare la qualità della vita degli animali domestici e dei pet lover, poiché evidenziano alcuni aspetti migliorabili da parte dell’Amministrazione comunale.

Aree cani e accesso ai locali pubblici

Se il 78% degli intervistati dichiara di avere accesso ad aree per cani prossime all’abitazione, al contempo sottolineano la necessità di suddividerle per taglia, migliorare l’illuminazione e aumentare le attrezzature.
Oltre il 51% segnala inoltre forti limitazioni alla presenza di cani nei locali pubblici. Solo il 45% degli intervistati considera agibili i ristoranti, richiedendo agli stessi di aprire le porte a tutti gli amici a quattro zampe.

La presenza di asili per cani è stata poi confermata solo dal 41% degli intervistati, suggerendo margini di miglioramento sull’implementazione di servizi dedicati alle emergenze e alle cure a breve termine. 
Per quanto riguarda l’igiene per gli animali, il 77% conferma di riuscire a reperire negozi di toelettatura nelle vicinanze, indicando una crescente offerta di servizi per la cura dei pet.

Si sui mezzi pubblici, ma al supermercato il pet non può entrare

Analogamente, il 91% dichiara di avere comodamente accesso ai servizi veterinari nelle proprie vicinanze, sottolineando come la salute degli animali domestici venga posta al primo piano nella comunità milanese.
Vengono richieste però sovvenzioni per le cure veterinarie in base al reddito, in modo da rendere più accurata possibile l’assistenza agli animali.

La mobilità urbana risulta agevole per oltre l’86% degli intervistati, che conferma di utilizzare i mezzi pubblici con il proprio cane da compagnia.
L’accesso ai supermercati, invece, è risultato molto limitato, solo il 18% conferma questa possibilità.
Il dato sottolinea le diverse politiche in atto nella GDO riguardo l’ingresso con animali domestici. La richiesta, quindi, è quella di consentire l’accesso a tutti senza limitazioni di taglia.

Gli obiettivi per una città amica degli animali

L’indagine, riporta Ansa, evidenzia la rilevanza della pet-friendliness urbana, e offre un quadro completo delle dinamiche tra gli abitanti di Milano e i loro animali domestici.

Le richieste comuni provenienti da intervistati di Milano, Roma e Napoli riguardano più aree per cani, l’installazione di fontanelle e cestini per le deiezioni, e aprire supermercati, musei e ristoranti a tutti i cani, indipendentemente dalla taglia. Questo, per promuovere l’inclusione e la partecipazione attiva degli animali nella vita cittadina.

Cambiare o trovare lavoro? Natale è il momento giusto per le ricerche

Natale è uno dei periodi dell’anno privilegiati per chi desidera cambiare o trovare lavoro. Come spiega Massimo Mariani, di AB Lavoro, la società di ricerca e selezione di personale qualificato, “Molti dei nostri clienti che operano in ambito retail stanno già pensando a dicembre, e proprio ora si rivolgono a noi per trovare e selezionare, spesso con qualche difficoltà, addetti alla vendita o promoter. Non possiamo negare che le opportunità stagionali abbiano dei limiti – aggiunge Mariani – ma dobbiamo anche sottolineare che, se ben sfruttate, rappresentano grandi opportunità per i più giovani, o per chi magari deve rimettersi in gioco dopo una pausa lavorativa”.

Insomma, molte aziende stanno già cercando risorse aggiuntive per coprire i picchi di lavoro, o le aperture straordinarie tipiche delle settimane che precedono le festività. E spesso, fanno fatica a ‘coprire’ le posizioni vacanti.

I lati positivi dei lavori stagionali

Il lato positivo dei lavori stagionali è anche la possibilità di farsi notare e ottenere un contratto stabile. “Non dobbiamo pensare che un’opportunità a termine non possa trasformarsi in qualcosa di più stabile, anzi – assicura Mariani -. Non sono pochi i casi in cui un candidato, dopo essersi fatto conoscere dall’azienda, sia stato ricontattato per altre collaborazioni o avuto un rinnovo di contratto. Non solo: quando i recruiter esaminano un curriculum e notano che una persona ha preferito maturare una serie di esperienze, seppur brevi, piuttosto che non lavorare, valutano molto positivamente l’attitudine del candidato, il suo impegno e la sua flessibilità”.

Un’occasione per mettersi alla prova e scoprire attitudini e predisposizioni

Mettersi alla prova con un contratto a termine all’interno di un punto vendita, inoltre, è molto utile anche per i candidati che hanno la possibilità di scoprire le loro attitudini commerciali, la predisposizione ai rapporti interpersonali o al contatto con i clienti, e in caso di negozi situati in territori ad alta densità turistica, di migliorare e allenare la conoscenza delle lingue straniere.

Per i candidati più giovani, poi, quelli che erroneamente vengono definiti ‘lavoretti’ sono un’ottima palestra per avere un primo confronto con il mondo del lavoro, per rapportarsi con colleghi, manager o responsabili e per imparare a gestire situazioni magari complesse.

Abbigliamento, gioiellerie, arredamento: cercasi commessi e promoter in tutta Italia 

“Sebbene esistano innegabili situazioni di sfruttamento – aggiunge Giacomo Grilli, di AB Lavoro – come straordinari non concordati oppure non retribuiti, turni massacranti, poca attenzione alle risorse o mancanza di formazione, se ci si affida ad aziende di ricerca e selezione accreditate e qualificate, i rischi si riducono al minimo”.

Ma in quali settori si trovano le migliori opportunità in questo momento?
Secondo AB Lavoro, negozi di abbigliamento, gioielleria, oggettistica e arredamento sono alla ricerca di personale di vendita e promoter, soprattutto per negozi e corner in centri storici o all’interno dei principali centri commerciali in tutta Italia.
Anche nell’ambito ristorazione, settore da sempre soggetto alla stagionalità, si cercano con urgenza personale di sala e di cucina, specialmente presso località turistiche, o meta di shopping nel periodo natalizio.

GenZ: poco friendly con economia e finanza, ma sa gestire il denaro

Uno su 5 non pensa a quanti soldi ha a disposizione prima di comprare qualcosa, e l’80% gestisce il denaro in autonomia, ovvero, cifre che vanno dai 500 euro fino a oltre 2.000 euro.

Sono le disponibilità economiche dei giovani della Generazione Z, che sebbene poco ‘friendly’ con le nozioni di finanzia ed economia, nel 12% dei casi ricava guadagni da vincite a scommesse, giochi o lotterie.
È quanto emerge dall’indagine promossa da Esdebitami Retake e condotta da Nomisma sulle abitudini di spesa e la conoscenza delle dinamiche finanziarie dei giovani di età compresa tra 18 e 25 anni.

L’entrata media mensile è 842 euro

Stando all’indagine, in 7 casi su 10 le entrate dei ragazzi non sopperiscono alle loro spese. A supportarle sono i genitori, che però ‘non sempre controllano’ le finanze dei figli.
Considerando la disponibilità finanziaria dei giovani appartenenti alla Gen Z emerge come negli ultimi 12 mesi 8 su 10 abbiano gestito denaro in autonomia, con un’entrata media mensile pari a 842 euro tra stipendio, paghetta e regali.

In particolare, il denaro a disposizione dei giovanissimi deriva da una combinazione di stipendio/proventi da un’attività lavorativa (57%), regali ricevuti (37%), somma fissa elargita dai genitori (32%) e somme di denaro date all’occorrenza (30%).

Difficoltà a rispettare l’equilibrio con le risorse disponibili

L’indagine rileva come nella fascia di età della Gen Z meno del 40% dei ragazzi abbia un’occupazione lavorativa più o meno stabile.
In generale, infatti, il supporto da parte della famiglia rimane elevato per la copertura delle spese mensili.

Il 62% di chi lavora e il 72% di chi non lavora non riesce infatti a far fronte alle spese, anche per una frequente difficoltà a gestire in modo consapevole l’equilibrio con le risorse disponibili.
Diverse, invece, le modalità di approccio alla spesa. Se il 42% dei giovani tra 18 e 22 anni valuta attentamente l’opportunità di fare o meno un acquisto in base alle proprie disponibilità finanziarie, la percentuale scede al 39% nel caso di ragazzi tra 23 e 25 anni.

Fissare un limite di spesa cercando di non superarlo

Un accorgimento usato frequentemente è quello di fissare un limite di spesa giornaliero o settimanale cercando di non superarlo (39% tra 18-22 anni e 42% 23-25 anni).
I dati dell’indagine, riporta Adnkronos, sono stati presentati in occasione dell’evento ‘GenZ e consapevolezza finanziaria tra digitale, tecnologia e new economy’, un’iniziativa promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del ministero dell’Economia e Finanza.

Con l’Intelligenza artificiale Alexa converserà in modo più “umano”

Alexa, l’assistente tecnologico vocale che trova spazio su milioni di piani cucina di tutto il mondo, sarà presto in grado di interagire con le persone in maniera più naturale. Amazon ha infatti intenzione di potenziare Alexa, il suo servizio vocale basato su cloud, con la tecnologia di Intelligenza artificiale generativa. In questo modo Alexa potrà conversare in modo molto più simile a un essere umano di quanto abbia fatto finora. Lo ha recentemente annunciato l’azienda durante l’evento dedicato alla presentazione dei nuovi prodotti.

L’AI generativa verrà introdotta in tutti i dispositivi, nuovi e già esistenti

Durante l’evento Amazon ha svelato i suoi piani per l’introduzione dell’AI generativa in tutti i dispositivi Alexa, sia quelli nuovi sia quelli esistenti, come gli Echo. Una novità la cui uscita è prevista per l’inizio del prossimo anno. Grazie a una costante ricerca di miglioramenti nelle soluzioni tecnologiche, Amazon sta quindi puntando a rendere Alexa più umana nel modo in cui si esprime, in particolare, introducendo inflessioni emotive nella voce del dispositivo, come risate o cenni di sorpresa.
“Ho sempre sostenuto che Alexa sia la migliore Intelligenza artificiale personale, ma finora è stata un po’ troppo transazionale per i nostri gusti – ha commentato Dave Limp, vicepresidente senior dei dispositivi e dei servizi di Amazon -. Questo era dovuto alle limitazioni della tecnologia, non alla nostra visione. Ora è possibile condurre conversazioni quasi umane con Alexa”.

All’Echo Show 8 la prima dimostrazione dal vivo 

La dimostrazione di queste nuove capacità è stata effettuata sul nuovo Echo Show 8. Durante la presentazione, Dave Limp ha tenuto una conversazione dal vivo con Alexa sul tema del calcio, e il dispositivo ha ricordato la squadra universitaria preferita di Limp senza che il vicepresidente dovesse menzionarla. Il servizio vocale, riferisce Adnkronos, ha anche suggerito opzioni contestuali per la cena durante la visione di una partita con gli amici, e ha generato all’istante un invito per l’evento.

Intanto nel 2023 il valore azionario dell’azienda si impenna

Ma un’ulteriore buona notizia per i clienti Echo è che potranno provare gratuitamente queste nuove capacità conversazionali sui dispositivi che già possiedono, compresi quelli usciti per la prima volta nel 2014. In ogni caso, il fervore per il futuro dell’Intelligenza artificiale quest’anno ha fatto impennare le azioni tecnologiche di Amazon, con l’Indice Nasdaq Composite che nel 2023 ha registrato un aumento del 31%. Tanto che il valore azionario di Amazon quest’anno è aumentato di oltre il 60%.