Categoria: Curiosità

Usa, i dipendenti passano 200 ore sui dispositivi aziendali a fare… “altro”

Secondo una recente indagine condotta da ExpressVPN, i dipendenti americani stanno sprecando centinaia di ore lavorative ogni anno utilizzando i loro dispositivi di lavoro per attività personali. L’indagine ha coinvolto 2.000 dipendenti che lavorano da remoto e in modalità ibrida nel Regno Unito e negli Stati Uniti per scoprire come utilizzano i dispositivi di lavoro per le attività personali. La ricerca ha rilevato che oltre due terzi dei lavoratori statunitensi hanno ammesso di utilizzare il computer di lavoro per controllare le email personali, svolgere attività personali generali come leggere le notizie o cercare informazioni online, fare acquisti online e navigare sui social media. Tuttavia, alcune attività sono meno banali, come guardare film hard su un dispositivo di lavoro o accedere al dark web.

Gli uomini utilizzano più delle donne i dispositivi di lavoro per attività extra

L’indagine ha anche evidenziato che gli uomini sono più inclini a utilizzare i dispositivi di lavoro per attività personali rispetto alle donne. Inoltre, il 84% dei dipendenti che hanno ammesso di aver utilizzato il computer di lavoro per navigare nel dark web è stato contattato dal proprio datore di lavoro. L’83% è stato contattato per aver guardato film porno e l’81% per aver giocato d’azzardo online. La ripercussione più comune è stata una formazione sull’uso appropriato dei dispositivi di lavoro, che il 28% ha ricevuto dal proprio datore di lavoro. Il 25% ha ricevuto un ammonimento verbale.

Un dato preoccupante

“È preoccupante la quantità di tempo che gli americani dedicano ad attività personali durante l’orario di lavoro, soprattutto se utilizzano i loro dispositivi di lavoro per queste attività. Questo non riguarda solo la produttività, ma può influire negativamente sui livelli di rischio per la privacy e la sicurezza dell’azienda”, ha commentato Lauren Hendry Parsons, portavoce di ExpressVPN e difenditrice della privacy. “Se non si vuole bloccare l’accesso a internet su tutti i dispositivi di lavoro o ricorrere a una sorveglianza sgradita e demoralizzante, non è realistico impedire ai dipendenti di utilizzare i dispositivi di lavoro per attività personali. Al contrario, i dirigenti devono assicurarsi di fornire ai dipendenti una solida formazione in materia di sicurezza, aiutandoli a comprendere i rischi che si corrono e a evitare attacchi di phishing. I dipendenti devono sapere che l’uso che fanno dei dispositivi aziendali sarà in qualche modo visibile all’azienda, quindi prima di passare un po’ di tempo personale con un dispositivo di lavoro è bene pensarci due volte”.

I consigli del vivere sano non hanno base scientifica

Molti dei tanti e storici consigli sulla salute sono solo luoghi comuni, che vanno demistificati se non confutati. Un esempio? La prima colazione non è il pasto più importante della giornata, dipende dall’orario in cui la si fa, da cosa e quanto si mangia.
‘Dovresti fare 10.000 passi al giorno’: in questo caso, si scopre che quando è apparso per la prima volta negli anni ’60 il numero “non era basato su alcun aspetto scientifico”, scrive il Guardian, ma potrebbe valere solo come buon consiglio. “I rendimenti decrescenti entrano in gioco intorno ai 10.000, ma fin lì, fai di più se puoi, un po’ più velocemente se possibile”.

Dormire almeno 8 ore e consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno?

Il sonno è individuale, il tempo dipende dalle esigenze personali di ciascuno, dalle abitudini, e dalla routine. La raccomandazione di ‘dormire almeno 8 ore’ è un buon consiglio, ma anche in qualche modo arbitraria. Molti studi hanno poi scoperto che se consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno è associato a un miglioramento della salute, ci sono anche prove che possano essere utili fino a 10 porzioni giornaliere. In linea generale, coloro che consumano più frutta e verdura hanno minori rischi di declino cognitivo, demenza e diabete, meno stress, e maggiore è la varietà, meglio è. Verdure a foglia verde scuro e crucifere (broccoli, cavoletti di Bruxelles e cavoli) sono alcune delle verdure più dense dal punto di vista nutrizionale.

Bere due litri di acqua al giorno?

Rimanere idratati è importante, ma la raccomandazione di bere due litri di acqua al giorno, sebbene ragionevole, non si basa su dati scientifici. Una quantità adeguata d’acqua per gli adulti è di 2,5 litri, ma la maggior parte di questa quantità si trova nei cibi che vengono preparati. La vecchia raccomandazione di bere un bicchiere di vino ogni sera si basa invece sull’evidenza che le persone classificate come ‘bevitori moderati’ (circa 1-2 bicchieri al giorno) sembrano mostrare un rischio inferiore per alcune malattie. Tuttavia, uno studio su 36.000 adulti ha rilevato che anche uno o due drink al giorno potrebbero ridurre le possibilità di un invecchiamento sano e ridurre le dimensioni del cervello. 

La carne rossa fa male?

La carne rossa viene spesso sconsigliata perché contiene molti grassi saturi, e diversi studi hanno mostrato un’associazione tra la maggiore assunzione di carne rossa e l’aumentato rischio di cancro alla prostata e malattie cardiache. Ora è opinione diffusa che le associazioni tra carne rossa e rischio di malattia possano essere confuse, perché molti studi non distinguono tra l’assunzione di carni rosse lavorate (bacon, salsicce, hamburger e salumi) e non trasformate. Diversi recenti studi, riporta AGI,  hanno invece stabilito che mangiare carne rossa non trasformata potrebbe non aumentare questi rischi, specie cardiaci. E le principali organizzazioni sanitarie raccomandano di continuare a mangiare carne rossa non trasformata.

Settimana della moda: il conversato web di Parigi e Milano a confronto

Il team digital & social listening di BVA Doxa, tramite la piattaforma Talkwalker, ha comparato il conversato relativo alla settimana della moda di Milano e Parigi. La moda è un argomento tra i più diffusi sui social, da sempre attenti alle nuove tendenze in ambito fashion, e la conclusione della Parigi Fashion Week, avvenuta lo scorso 4 ottobre, offre l’opportunità di fare un bilancio. Di fatto, la share of voice relativa alle rispettive Fashion Week segna la netta predominanza del conversato generato da Parigi, che tra blog, news, social network e forum copre il 77% del traffico complessivo attinente i due eventi.

La Fashion Week parigina ha generato oltre 71mila post in un giorno

Per storia e tradizione la Fashion Week di Parigi è da sempre considerata l’appuntamento più prestigioso, poiché vanta il calendario più lungo e un maggior numero di maison partecipanti. La maggior risonanza prodotta dalla Fashion Week parigina appare ancora più evidente dall’andamento del conversato nel tempo, che raggiunge il picco massimo il 2 ottobre, con oltre 71mila post, mentre la Fashion Week milanese stabilisce il suo record il 23 settembre (13.000 risultati).  Altri fattori hanno però contribuito ad alimentare ulteriormente il conversato in rete intorno a questo evento. La Parigi Fashion Week punta molto su Instagram (oltre 740mila follower) e non fa ricorso a Facebook, agganciandosi ai canali della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, come Twitter (12,4mila utenti).

I canali social della moda milanese: Twitter, Facebook e Weibo

La Milano Fashion Week nel suo sito web rimanda invece a un unico account, quello su Twitter (oltre 17,3mila follower), e sfrutta i canali della Camera di Commercio della Moda, come Facebook (oltre 110mila seguaci), mentre Instagram è ancora inattivo. Entrambe le manifestazioni hanno aperto però un canale su Weibo, il social network più diffuso nella Repubblica Cinese. A determinare il boom di conversato sulla Parigi Fashion Week sono però anche gli account social delle personalità koreane del mondo K-Pop, un trend già rilevato, seppur in misura più contenuta, anche durante la Fashion Week milanese. Un’altra motivazione è ricondotta al clamore mediatico suscitato dal video della sfilata finale del brand Coperni, al centro del post più interagito sulla Parigi Fashion Week. La clip, pubblicata sul canale TikTok di Vogue Magazine, ha totalizzato oltre 10 milioni di visualizzazioni, e più di 1,4 milioni di like.

TikTok, la GenZ e i contenuti virali

Anche nel caso della Fashion Week di Milano il fattore ‘wow’ ha esercitato il suo fascino sul pubblico social: il contenuto che ha generato l’engagement maggiore riguarda la sfilata di Gucci. Il post su TikTok ha generato 20 milioni di visualizzazioni e più di 540mila like. Non è un caso che i contenuti più virali del web provengano da TikTok: il mondo della moda è il comparto che forse più di tutti sta sfruttando le potenzialità del social per parlare al pubblico della GenZ, il più attento alle nuove tendenze. Tanto che spesso è fonte di ispirazione per le case di moda alla ricerca di nuovi trend, e rappresenta la clientela del futuro. 

L’Intelligenza artificiale sfida l’intelligenza umana ai cruciverba

“Possono le macchine risolvere cruciverba come noi? Come fanno a incrociare le definizioni, rispondere a ‘musicista del settecento che ha concepito i canoni’ oppure a ‘nome di donna’? E ancora: come possono cogliere i trucchi, le sfumature linguistiche, l’umorismo?”, si domanda Marco Gori dell’Università di Siena e uno degli ideatori di WebCrow, il software di AI in grado di risolvere i cruciverba che ha sfidato l’intelligenza umana. Il 19 luglio, durante l’AI Forum, l’evento italiano sull’intelligenza artificiale per le imprese, nell’ambito della conferenza internazionale di Padova IEEE WCCI 2022 (World Congress On Computational Intelligence), si è svolta infatti la competizione Artificial Intelligence vs Human: Can you compete with WebCrow?, dove una ‘macchina’ ha sfidato esperti e appassionati di parole crociate in una gara a tempo in italiano e inglese.
È riuscita l’intelligenza artificiale a risolvere cruciverba, naturalmente inediti, dimostrando di capire frasi fatte, giochi di parole, ed espressioni ambigue?

Il primo risolutore di cruciverba multilingue basato sull’AI 

Sviluppato dall’Università di Siena in partnership con expert.ai e AIxIA, WebCrow 2.0 è il primo risolutore di cruciverba multilingue basato sull’AI.  Durante l’evento ’Webcrow 2.0 – AI vs. Human’, si è discusso anche dell’evoluzione di Webcrow verso la creazione di cruciverba in un contesto di rete sociale, “in cui umani e agenti software generano cruciverba per altri che li risolvono – aggiunge Gori -, con la prospettiva di sperimentare il mutuo rinforzo delle capacità cognitive degli agenti software”.

Interagire con l’esperienza umana 

“Quella che può sembrare solo una competizione tra AI ed esseri umani nasconde in realtà una sfida ancora più avvincente, legata al rendere gli agenti intelligenti artificiali in grado di comprendere e interagire in maniera più naturale e profonda con aspetti fondamentali dell’esperienza umana – sottolinea Davide Bacciu, Professore Associato dell’Università di Pisa e Vice Presidente di AIxIA Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) -. In questo senso, la sfida di WebCrow è un ulteriore passo nella direzione dell’integrazione e della collaborazione positiva tra esseri umani e AI”. 

“Un ambito di applicazione estremamente stimolante”

“La risoluzione automatica dei cruciverba, che può apparire come una sfida curiosa per chiunque sia appassionato di enigmistica, è un ambito di applicazione estremamente stimolante per chi si occupa di software e tecnologie linguistiche – spiega Marco Varone, Chief Technology Officer di expert.ai, partner del progetto e azienda nel mercato dell’AI con tecnologia proprietaria completamente Made in Italy -. Abbiamo insegnato alla macchina a capire il significato delle parole e delle frasi. È infatti il nostro mestiere aiutare le organizzazioni a dare un senso all’immenso patrimonio informativo a disposizione per migliorare qualsiasi attività o processo di business fondato sulla gestione della conoscenza”.

Le “origini” italiane di Google Maps

Google Maps è ormai diventato indispensabile per lo stile di vita dei nostri giorni, caratterizzato da continui spostamenti per svago o per lavoro. Praticamente è lo stradario 2.0. Non tutti sanno, però, che ha i suoi antenati sono italiani. Alla fine degli anni ‘80, due studentesse dell’università statale di Milano, Marina Bonomi e Marcella Logli, laureate nell’anno accademico 1988-89 e oggi manager affermate, hanno presentato una tesi che partendo dal concetto di ipertesto lo applicava alla componente umana e sociale della città di Milano. IperMilano, questo il nome del progetto, era una sorta di antesignano di Google Maps e di Google Earth, capostipite di una serie di altri progetti realizzati prima su cd-rom, poi attraverso internet, e poi attraverso le piattaforme Ott che oggi utilizzano la realtà aumentata.

Una mappa interattiva della città di Milano

“Lo studio degli ipertesti – racconta Logli in un’intervista alla testata online Giornalettismo – ha dato modo di offrire una sponda alla nostra ricerca. Si poteva mettere insieme testo in sequenza, grazie al linguaggio Hypercard introdotto sul mercato da Apple Computer nel 1987, che aiutava a disegnare pezzi di conoscenze. L’ipermedialità ci consentiva, infatti, di collegare testi, immagini, suoni, video”.
Le laureande hanno quindi immaginato di poter utilizzare questa tecnologia per descrivere la città di Milano. “Avevamo impostato il progetto secondo tre viste – spiega Bonomi -. La prima vista era quella aerea: dall’alto avevi di fatto il menu di tutta Milano (istituzioni, università, teatri, cultura, negozi) ed era correlato alla mappa interattiva. A mio avviso, si può paragonare a quello che oggi rappresenta Google Maps”.

Una sorta di anticipazione del concetto di metaverso

“La seconda vista era quella naturale o a terra: cliccando sulle varie icone che avevamo realizzato, si passava alla videata con le rappresentazioni fotografiche – continua Bonomi -. È un po’ quello che oggi è Google Earth. Poi, c’era la possibilità di passare da un livello concettuale a un altro: le icone, alcune in inglese e alcune in latino, ci permettevano di accedere alle informazioni su quello che si stava vedendo. Si poteva accedere alle informazioni sul Duomo, sui negozi: questa è la iper-realtà, una sorta di anticipazione del concetto di metaverso”.

“Abbiamo costruito con diversi anni di anticipo una realtà virtuale”

Per realizzare IperMilano le studentesse lavoravano nell’ecosistema Macintosh, con gli strumenti all’epoca tra i più avanzati in senso assoluto: Hypercard per realizzare ipertesti con link a testi, suoni e video, il linguaggio di programamzione C++ per la simulazione, ad esempio, dell’espletamento di una pratica burocratica nel comune, e ProLog per creare percorsi cittadini indicando un luogo di partenza e uno di arrivo. Il tutto reso con un’interfaccia grafica user friendly che utilizzava per la prima volta le icone., riporta Adnkronos.
“Abbiamo costruito, con diversi anni di anticipo, una realtà virtuale”, commenta Bonomi. L’elemento nuovo, sottolinea Logli, è stata “sicuramente la riproduzione della realtà artificiale, un preambolo della realtà virtuale”.

Misure anti-Covid migliorano la qualità dell’aria

Le misure anti-Covid fanno bene alla salute due volte. Oltre a evitare la diffusione del virus migliorano anche la qualità dell’aria, e di conseguenza, apportano benefici per la salute.
Alcune misure anti-Covid adottate all’inizio della pandemia, come il lockdown e le restrizioni alla circolazione, si sono dimostrate utili anche per combattere l’inquinamento atmosferico, portando a un drastico calo di alcune sostanze inquinanti nelle città, con i conseguenti benefici per la salute. È quanto ha evidenziato uno studio internazionale sull’andamento della qualità dell’aria in 47 città europee, tra cui Roma, Milano, Parigi, Londra e Barcellona, pubblicato sulla rivista Nature, e realizzato da numerose istituzioni di ricerca, tra cui l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Biossido di azoto (NO2) più che dimezzato in sette città italiane ed europee

In particolare, dall’indagine emerge che il forte calo dei livelli di inquinamento atmosferico nel periodo monitorato, ovvero da febbraio a luglio 2020, è dovuto principalmente alla limitazione degli spostamenti quotidiani in città e all’obbligo di permanenza nelle abitazioni. Un minore impatto hanno avuto invece le restrizioni alla circolazione tra le regioni e i viaggi internazionali.  L’inquinante che ha subito la riduzione maggiore è il biossido di azoto (NO2), più che dimezzato in sette città italiane ed europee: Milano, Torino, Roma, Madrid, Lisbona, Lione e Parigi.

Un calo dovuto soprattutto al divieto della circolazione e del trasporto su strada

“Il calo è dovuto soprattutto al divieto della circolazione e del trasporto su strada, che rappresenta la principale fonte di emissioni di questo inquinante – spiega Mario Adani, ricercatore Enea del Laboratorio Inquinamento Atmosferico e coautore dello studio -. Le concentrazioni di biossido di azoto hanno iniziato a precipitare fin dalla prima metà di marzo 2020, quando i governi hanno imposto le prime restrizioni. Le differenze tra le città possono essere correlate solo ai diversi tempi di attuazione delle politiche di blocco e alle variazioni nella severità delle misure”.

Da febbraio a luglio 2020 aumenta il numero totale dei decessi evitati

Lo studio, riporta Italpress, ha quantificato anche il numero di morti premature evitate a seguito della riduzione dell’inquinamento per effetto delle misure adottate dai governi Ue contro la pandemia. Da febbraio a luglio 2020 il numero totale di decessi evitati è stato pari a 486 per il biossido di azoto (NO2), 37 per l’ozono (O3), 175 per il PM2.5 e 134 per il PM10. In particolare Milano, Parigi, Londra e Barcellona sono state tra le prime città con il maggior numero di decessi evitati da biossido di azoto (NO2) e polveri sottili. Per l’Italia, lo studio ha quantificato le morti evitate a Milano, Napoli, Roma e Torino, per ciascuno degli inquinanti analizzati. Ad esempio, a Roma sono stati evitati 18 decessi da NO2, 6 da O3, 7 da PM10 e 5 da PM2.5.

Nuovo record per le app: usate quasi cinque ore al giorno

Le app segnano un nuovo record di utilizzo: in tutto il mondo in media vengono utilizzate 4 ore e 48 minuti al giorno, di più in Corea del Sud e Brasile, per una spesa negli ultimi 12 mesi pari a 320.000 dollari al minuto. Il tempo di utilizzo viene destinato per il 42% alle applicazioni social e di comunicazione. Ma in Italia le più scaricate sono le app legate all’emergenza Covid-19, come PosteID, IO, Verifcac19, e Immuni. Sono i dati emersi dal report 2021 elaborato dalla piattaforma di analisi App Annie, che ha analizzato le applicazioni più scaricate e il comportamento degli utenti di smartphone e tablet.

Nel mondo la più scaricata è TikTok

In pratica, passiamo sempre più tempo della nostra giornata davanti al display dei dispositivi mobili e sulle app, in crescita rispetto alle 4,2 ore del rapporto precedente. Il tempo viene speso prevalentemente sui social (42%) e sulle app di foto e video (25%). L’8% viene dedicato ai giochi, e il 3% all’intrattenimento. Anche quest’anno l’app più scaricata globalmente è stata TikTok, seguita da Instagram, Facebook e WhatsApp. Ma nella top 10 c’è posto anche per Zoom e CapCut per il video editing. I giochi con più utenti mensili nel mondo sono stati invece PUBG Mobile, Roblox e Candy Crush Saga, e ancora in classifica, Pokemon GO.

In Italia vincono quelle collegate alla pandemia

In Italia, invece, nel 2021 le applicazioni più scaricate sono state quelle collegate alla pandemia: PosteID, IO, Verifcac19, Immuni, e Vinted, l’app per comprare e vendere vestiti usati anche firmati. Sempre nel nostro paese, in termini di utenti attivi mensili, in testa si trovano  WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger. Ma tra le prime dieci anche Amazon, Spotify e Netflix. La classifica delle app con le quali si spende di più vede invece in testa Dazn, Disney+, Google One, Tinder e Netflix. E tra i giochi, il più scaricato è stato Count Masters.

Parallelamente alla domanda cresce anche l’offerta

In termini mondiali, parallelamente alla domanda cresce anche l’offerta, con 2 milioni di app inedite pubblicate nel 2021, di cui il 77% sullo store di Google.
Sommando App Store e Play Store, riporta Ansa, sono 21 milioni le applicazioni pubblicate fino a oggi. Sempre nel 2021, 233 app e giochi hanno generato più di 100 milioni di dollari, e 13 di queste hanno generato oltre 1 miliardo.
Nel corso degli ultimi 12 mesi gli utenti hanno speso una media di 320.000 dollari al minuto, il 19% in più su base annua, per una cifra complessiva di 170 miliardi di dollari. Sono inoltre sostanziali le differenze nel download delle app e negli acquisti a seconda delle generazioni. La Generazione Z (i nati tra 1997-2010) preferiscono le app social e video, i Millennial (i nati dal 1981 al 1996) le app di messaggistica, mentre la Gen X (1965-1980) non sembra focalizzarsi su una categoria specifica.

Cresce l’ottimismo dei wireless provider a banda larga

Nonostante la sfida della pandemia e l’incertezza economica, l’ottimismo tra i provider di servizi a banda larga wireless è a livelli record. più di quattro WISP su cinque (81%) dichiarano infatti di essere ottimisti sul futuro: nel 2020 erano il 71% e nel 2019 il 61%.
“I wireless service provider rimangono resilienti nei confronti delle attuali difficoltà, con una notevole capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda e della tecnologia e un forte impegno a offrire un servizio affidabile a prezzi competitivi – afferma Scott Imhoff, Senior Vice President of Product Management di Cambium Networks -. Sfruttando le nuove opportunità offerte nelle aree suburbane e rurali, i WISP continuano a far progredire il settore e a creare comunità più forti e più connesse”.

La copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%

Sebbene i provider di servizi wireless a banda larga storicamente eccellono nei servizi residenziali rurali il sondaggio realizzato da Cambium Networks, condotto tra luglio e agosto 2021 tra i provider di 23 paesi, mostra come i WISP stiano diventando capaci nel fornire connettività in ambito sia urbano sia suburbano. Mentre Il 44% di loro fornisce una copertura nelle aree rurali, la copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%. Quasi un quarto dei WISP (24%) fornisce infatti servizi in maniera uniforme a comunità urbane, suburbane e rurali. Questo grazie alle prime implementazioni delle onde millimetriche a 28 e 60 GHz avvenute a partire dal 2021.

Le opportunità della nuova tecnologia a 6 GHz

Anche la disponibilità prevista per il 2022 del nuovo spettro a 6 GHz è considerata un’entusiasmante opportunità di espansione: tutti gli intervistati riferiscono che stanno sviluppando piani per capitalizzare la nuova tecnologia e soddisfare meglio le esigenze della crescente domanda di connettività. Inoltre, i fornitori di servizi wireless a banda larga continuano a espandere la loro offerta per far crescere la loro attività, con il 22% che aggiunge Wi-Fi residenziale, il 14% hotspot all’aperto e il 3% che ora offre servizi mobili.

Le sfide del 2022: i finanziamenti e la disponibilità dello spettro RF

Tra le sfide che i WISP devono affrontare, i finanziamenti continuano a occupare il posto più alto, con il 31% che li considera un ostacolo alla crescita. Segue da vicino la disponibilità dello spettro RF (29%).
 “Guardando al 2022, quando le bande di frequenza a 6 GHz saranno disponibili, ci sarà un uso rapido ed efficiente dello spettro RF – continua Imhoff -. Ci aspettiamo che i service provider colgano questa opportunità di crescita offrendo più servizi ‘chiavi in mano’ ai mercati business, industriali e pubblici, estendendo al contempo i servizi per le applicazioni dedicati all’home office”.

Con lo smart working in Italia meno emissioni di CO2

Lo smart working fa bene all’ambiente, e se venisse adottato anche in futuro avremmo meno emissioni e l’aria più pulita. Attraverso il ricorso allo smart working in futuro l’Italia potrebbe infatti risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2, l’equivalente all’anno di 60 milioni di voli da Londra a Berlino. È quanto emerge da un nuovo studio di Carbon Trust, associazione non a scopo di lucro istituita nel 2001 per aiutare le Organizzazioni a ridurre il loro impatto ambientale. Lo studio è stato commissionato dal Vodafone Institute for Society and Communication, il think-tank europeo del Gruppo Vodafone.

La quantità di emissioni risparmiate prima, durante e dopo la pandemia
Lo studio Homeworking è stato condotto in cinque Paesi europei, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Spagna, Svezia e nel Regno Unito, e ha calcolato la quantità di emissioni di carbonio risparmiate grazie al lavoro da remoto nel periodo precedente la pandemia, durante la stessa, e attraverso proiezioni anche nel periodo seguente. Lo studio ha posto particolare attenzione al fenomeno del pendolarismo e alle emissioni degli uffici e dei luoghi di lavoro.

Per ogni lavoratore da remoto oltre una tonnellata di Co2 in meno
In pratica, lo studio ha calcolato che ogni anno per ogni persona che lavora in modalità agile in Italia il risparmio sarebbe equivalente a oltre una tonnellata (1.055 kg) di Co2, una quantità pari a più di sette voli passeggeri da Berlino a Londra. Lo studio ha calcolato anche che in futuro sarebbero circa 8,23 milioni i posti di lavoro in Italia, che potrebbero essere svolti da remoto, pari al 36% dei posti di lavoro. In futuro, secondo lo studio, le persone in media lavoreranno da casa circa due giorni alla settimana (1,9).

Rispetto al pre-Covid il 112% in più di risparmio di emissioni
Durante il lockdown, e nella fase acuta dell’emergenza sanitaria, secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il numero di lavoratori da remoto in Italia è salito fino a 6,58 milioni. Ognuno di essi ha lavorato da remoto in media 2,7 giorni a settimana. Ciò si è tradotto, riferisce Ansa, in un risparmio di emissioni di carbonio di 1,861 chilogrammi di Co2 per ogni lavoratore, in aumento del 112% rispetto al periodo pre-Covid. Anche la sede di Milano di Vodafone Italia ha registrato una riduzione delle emissioni di Co2 nel corso della pandemia, tanto che in un anno sono state risparmiate infatti più di mille tonnellate di Co2.

Mise, nuovo incentivo per investimenti in Pmi e startup innovative

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio è stato pubblicato il decreto del Ministero dello Sviluppo economico che definisce le modalità di attuazione del nuovo incentivo per le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative. Si tratta del decreto attuativo Mise relativo alla nuova agevolazione prevista dal decreto Rilancio. L’agevolazione fiscale è pari al 50% dell’investimento effettuato nelle startup innovative e nelle PMI innovative, nei limiti delle soglie fissate dal regime “de minimis”.

Ammessi gli investimenti già effettuati nel corso del 2020

L’investimento può essere effettuato direttamente o anche indirettamente attraverso fondi comuni (Oicr), e la presentazione della domanda, la registrazione e la verifica dell’aiuto “de minimis”, saranno effettuate esclusivamente tramite la piattaforma informatica in corso di predisposizione dal Mise. Sono ammessi tutti gli investimenti già effettuati nel corso del 2020 e fino all’operatività della piattaforma: l’impresa beneficiaria può presentare domanda nel periodo compreso tra il primo marzo e il 30 aprile 2021. A regime, riporta Ansa, gli investimenti dovranno essere effettuati solo dopo la presentazione della domanda.

Importo massimo di 100.000 euro e 300.000 euro

L’importo massimo dell’investimento detraibile per quel che riguarda le startup innovative è fissato a 100.000 euro per periodo d’imposta, con vincolo di mantenimento per almeno tre anni, pena la decadenza dall’agevolazione. La somma sale a 300.000 euro per gli investitori in PMI innovative. In ambedue i casi, la detrazione dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche spetta per gli investimenti nel capitale sociale di una o più PMI o startup innovative, direttamente o indirettamente. Per gli investimenti che superano il limite, sulla parte eccedente e in ciascun periodo d’imposta, si potrà detrarre un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200.000 euro in tre esercizi finanziari. Se la detrazione spettante supera l’imposta lorda, è ammesso il riporto dell’eccedenza nel periodo d’imposta successivo, per un massimo di tre anni.

Esclusi investimenti per alcuni settori

Il soggetto investitore, per poter beneficiare della detrazione Irpef, effettua l’investimento agevolato in una o più imprese beneficiarie, startup innovative o PMI innovative regolarmente iscritte nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese. Sono detraibili sia gli investimenti effettuati direttamente nel capitale sociale delle imprese e delle startup innovative sia quelli effettuati indirettamente, tramite organismi di investimento collettivi del risparmio. Restano esclusi dalle agevolazioni gli investimenti effettuati tramite organismi di investimento collettivo a partecipazione pubblica, e quelli effettuati in startup o PMI innovative che operano nei settori esclusi, tra cui le imprese del settore pesca e acquacoltura, e produzione primaria di prodotti agricoli.