Categoria: Mondo Italia

Aumento dei costi energetici, qual è la percezione degli italiani? 

Negli ultimi anni, i costi energetici in Italia hanno subito una forte impennata, colpendo duramente il budget delle famiglie e contribuendo al rialzo del costo della vita. Un sondaggio recente di tado, condotto su oltre 9.500 clienti (di cui 1.628 in Italia), ha rivelato che oltre l’80% degli italiani si aspetta che le bollette energetiche resteranno elevate per i prossimi tre anni.

Questa percezione è rafforzata dall’analisi delle tariffe energetiche, che evidenzia un forte incremento dei prezzi dal 2021, intensificato dalle tensioni geopolitiche.

Maggiore consapevolezza e strategie di risparmio

Con l’aumento delle spese, cresce la consapevolezza riguardo ai consumi, soprattutto per il riscaldamento domestico. Oltre la metà degli intervistati si dichiara oggi più preoccupata rispetto a cinque anni fa. In risposta a questi rincari, molti italiani stanno cercando soluzioni per contenere i costi. Tra le più comuni vi sono l’installazione di pannelli solari, il miglioramento dell’isolamento termico degli edifici e l’adozione di pompe di calore.
Inoltre, dispositivi come i termostati intelligenti di tado consentono di ridurre i costi di riscaldamento e acqua calda in media del 22%, gestendo la temperatura di casa in modo più efficiente.

L’efficacia dei termostati intelligenti

I termostati intelligenti sono particolarmente apprezzati per la possibilità di controllare la temperatura di ogni stanza e di programmare automaticamente il riscaldamento. L’ultima versione di questi dispositivi integra ottimizzatori per pompe di calore e sensori wireless, e si adatta a oltre il 95% delle abitazioni in Europa. Semplici da installare e dotati di funzioni avanzate, offrono soluzioni efficaci per il risparmio energetico, trasformando qualsiasi radiatore con valvola termostatica in un dispositivo intelligente.

Consigli pratici per contenere i consumi

Alcune buone abitudini, però, possono aiutare le famiglie italiane a ridurre i costi energetici. Le pratiche da adottare sono sempre le stesse, facili. Ad esempio scegliere dispositivi che regolino automaticamente il riscaldamento. I termostati tado, ad esempio, abbassano la temperatura quando si esce di casa o spegnono il riscaldamento se rilevano una finestra aperta.

Anche promuovere l’isolamento della casa riduce i costi: controllare guarnizioni di porte e finestre ed effettuare riparazioni evita dispersioni di calore. Un buon isolamento delle pareti, del tetto e delle finestre mantiene il calore interno. E’ utile infine sfruttare il calore solare: aprire le tende durante il giorno e chiuderle di notte serve a conservare il calore.

eCommerce in Italia: nel 2024 raggiunti 58,8 miliardi di euro

Nel 2024, l’eCommerce rappresenta il 13% del totale del mercato retail in Italia, rispetto al 12,5% dell’anno precedente. Questo dato testimonia una crescita costante, sebbene a un ritmo meno intenso rispetto agli anni passati.

L’eCommerce si conferma come un elemento fondamentale per lo sviluppo del commercio al dettaglio e delle abitudini di consumo degli italiani.

Arredamento, home living e Beauty i settori in crescita

Tra i comparti di prodotto più dinamici spiccano l’Arredamento e home living (+12%), il Beauty&Pharma (+12%) e il Food&Grocery (+7%), che mostrano tassi di crescita superiori alla media. Altri settori come l’Informatica ed elettronica di consumo (+5%), l’Abbigliamento (+5%) e l’Auto e Ricambi (+4%) seguono con incrementi positivi, ma più contenuti.

Nel campo dei servizi, il settore Turismo e Trasporti traina la crescita con un +8%, seguito dalle Assicurazioni (+5%) e da un mercato editoriale che rimane stabile con un modesto +1%.

Il valore dell’eCommerce B2C

Gli acquisti online dei consumatori italiani nel 2024 valgono 58,8 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2023. Il valore degli acquisti online di servizi ha raggiunto 20,6 miliardi di euro (+8%), grazie soprattutto al turismo e ai ticket per eventi, mentre l’eCommerce di prodotto si attesta a 38,2 miliardi (+5%).

L’AI e la realtà estesa sono le tecnologie emergenti

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, l’eCommerce continuerà a evolvere attraverso l’innovazione tecnologica. L’Intelligenza Artificiale (AI) e la realtà estesa (Extended Reality) stanno trasformando il modo in cui le aziende interagiscono con i consumatori e ottimizzano i processi.

L’AI viene impiegata in ogni fase del processo d’acquisto, dalla promozione alla gestione della logistica, migliorando l’esperienza utente e aumentando l’efficienza operativa. La realtà estesa offre nuove possibilità per esperienze virtuali di acquisto, come il “virtual try-on”.

Il futuro dell’eCommerce tra sostenibilità e personalizzazione

Oltre all’innovazione tecnologica, cresce l’attenzione verso modelli di consumo più consapevoli. Sempre più consumatori scelgono articoli di seconda mano, soprattutto nei settori dell’abbigliamento e dell’arredamento. I brand stanno adattando le loro strategie per rispondere a queste nuove tendenze, integrando il mercato dell’usato nelle loro offerte.

Conclusioni

L’eCommerce in Italia continua a crescere, anche se in modo più contenuto rispetto agli anni passati. Le aziende stanno investendo in nuove tecnologie e modelli di business per ottimizzare i processi e rispondere alle nuove esigenze dei consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità e alla personalizzazione dei servizi.

Gli italiani e la biodiversità: poco informati, ma d’accordo sulla necessità di preservala 

Cosa sanno gli italiani della biodiversità? Poco. Secondo l’indagine commissionata da Findus ad AstraRicerche, dal titolo ‘Gli italiani e la biodiversità’, su questo tema la conoscenza appare è limitata. Oltre un italiano su due (56%) ammette di avere informazioni frammentarie o inesistenti, mentre sembra più preparata la GenZ, il cui livello di consapevolezza, tra chi dichiara di saperne molto o abbastanza, sale al 57%, rispetto al 44% della media nazionale. 

Tra i dati emersi, emerge quindi la necessità di una maggiore educazione e sensibilizzazione sulla biodiversità. Lo pensa il 90,2% degli intervistati.
Inoltre, secondo l’84,5%, una maggiore informazione sul tema favorirebbe, almeno in parte, comportamenti pro-ambiente.

Per l’85% è una necessità urgente

Il livello di informazione cresce all’aumentare dell’età. Tanto che ne di biodiversità sa molto o abbastanza il 38% degli 11-14enni, il 32% dei bambini di 8-10 anni e il 18% dei piccoli tra 5-7 anni.
Oltre l’80% di bambini e ragazzi manifesta poi il desiderio che a scuola si parli di più di natura, ecologia, biodiversità. E la grande maggioranza degli italiani (85,5%) ritiene necessario preservare la biodiversità dei vari ecosistemi del mondo con opportune azioni, e per il 54,8% si tratta di una necessità urgente.

Mari e oceani sono considerati gli ambienti più minacciati (79,8%), seguiti dalle foreste (72,2%) e dai ghiacciai (61,6%).

Ognuno deve fare la sua parte

Anche le aziende possono svolgere la loro parte, contribuendo positivamente alla conservazione della biodiversità senza compromettere l’efficienza e la sostenibilità economica (85%).

In merito alle azioni da compiere per proteggere la biodiversità, gli italiani ritengono fondamentale riciclare correttamente i rifiuti (65,6%), sostenere il rimboschimento, e penalizzare le produzioni che si basano sul disboscamento (61,6%).
Sono azioni ritenute rilevanti anche evitare lo spreco di acqua (57,5%), ridurre i consumi quando possibile (53,8%) e aumentare il numero e l’estensione delle aree protette (52,7%).

Piantare un albero o un fiore

Lo stesso ordine di azioni è condiviso anche dalle generazioni più giovani (5-14 anni), che ritengono fondamentale anche piantare un albero o un fiore (32,1%) e ripulire dall’immondizia le aree naturali (31,2%). Ad esempio, un parco vicino a casa o una spiaggia.

Somministrata ad agosto 2024 a un campione rappresentativo di 1.528 persone tra 18 e 65 anni, e 607 giovanissimi tra 5 e 14 anni, la ricerca è stata presentata in occasione del lancio del progetto ‘Futuro Fiorito’, che dal 24 al 28 settembre trasforma l’edicola di Piazza XXIV Maggio a Milano in un’oasi in fiore, ospitando attività e workshop per educare le persone di tutte le età alla salvaguardia del Pianeta.

Istat: buone notizie, a luglio aumentano le vendite al dettaglio 

Finalmente qualche segnale positivo per l’economia italiana. Lo rivela l’Istat, che sottolinea che nel mese di luglio 2024 le vendite al dettaglio hanno registrato una crescita significativa. L’incremento congiunturale è dello 0,5% in valore e dello 0,3% in volume.

Questo risultato positivo interessa sia i beni alimentari, che hanno visto un aumento dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume, sia i beni non alimentari, in crescita dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume. I dati evidenziano una ripresa nel settore del commercio, con un miglioramento sia nel valore monetario delle vendite sia nella quantità di beni venduti.

Tendenze del trimestre maggio-luglio 2024

Nel trimestre che va da maggio a luglio 2024, le vendite al dettaglio hanno mantenuto un andamento positivo in termini congiunturali. In valore, il settore ha registrato un aumento dello 0,3%, mentre in volume le vendite sono rimaste stabili. In particolare, le vendite dei beni alimentari sono cresciute sia in valore (+0,5%) sia in volume (+0,2%).

I beni non alimentari, invece, hanno segnato un lieve incremento in valore (+0,1%) ma una contrazione in volume (-0,2%). Questo andamento suggerisce che, nonostante i consumatori stiano spendendo di più, la quantità effettiva di beni acquistati non alimentari è leggermente diminuita.

Confronto tendenziale con luglio 2023

Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le vendite al dettaglio a luglio 2024 mostrano un incremento dell’1,0% in valore e dello 0,1% in volume. Per i beni alimentari, si osserva una crescita dello 0,3% in valore, mentre il volume delle vendite è sceso dello 0,7%, segno che i consumatori stanno pagando di più per quantità inferiori di prodotti alimentari. I beni non alimentari, invece, registrano una crescita sia in valore (+1,4%) sia in volume (+0,6%), a testimonianza di un aumento sia nei prezzi che nella quantità di beni acquistati.

Andamento dei beni non alimentari e distribuzione

Tra i beni non alimentari, quasi tutti i settori hanno segnato variazioni tendenziali positive. Il maggiore incremento si è registrato nei prodotti di profumeria e cura della persona (+6,0%), mentre il calo più marcato ha riguardato i giochi, giocattoli e articoli per lo sport e il campeggio (-1,7%).

Infine, rispetto a luglio 2023, le vendite sono aumentate nella grande distribuzione (+0,8%), nelle piccole imprese (+1,0%) e nel commercio elettronico (+4,1%), mentre le vendite al di fuori dei negozi hanno subito una leggera flessione (-0,3%).

A Milano si legge di più. Romanzi storici, thriller e rosa i più amati

Per il dodicesimo anno di fila Milano si conferma al primo posto tra le città italiane che leggono di più, seguita da Pavia e Siena, che conservano la seconda e la terza posizione.
Questo il podio della classifica delle città italiane che leggono di più, condotta da Amazon.it sulla base dei dati raccolti nella finestra temporale che va da luglio 2023 a giugno 2024.

Quanto ai generi preferiti, dai classici intramontabili alle novità più recenti, gli italiani mostrano una forte passione per la narrativa storica, i thriller e i romanzi rosa. Molto apprezzati, però, anche i testi di formazione e consultazione.

Formato digitale o carta stampata?

Dopo  Milano, Pavia e Siena il quarto posto della classifica è raggiunto da Pisa, seguita da Padova e Bologna al quinto e sesto. Anche Cagliari fa la sua comparsa nella top 10, conquistando il settimo posto.
Roma, invece, supera Firenze, posizionandosi all’ottavo posto, mentre il capoluogo toscano scivola al nono. Chiude la classifica Trieste, città storicamente legata a grandi scrittori.

Amazon ha analizzato anche altre informazioni legate alle abitudini dei lettori italiani che accedono alla piattaforma. Ad esempio, mentre Bologna, Padova e Cagliari prediligono i formati digitali, Milano, Pavia e Roma sono le città più fedeli al fascino della carta stampata.

Italiani sempre pronti ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo

“È affascinante scoprire la varietà di libri, autori e generi più popolari e amati dagli italiani – ha dichiarato Andrea Pasino, responsabile di Amazon Kindle Direct Publishing per Italia, Francia e Spagna -.. I dati dimostrano quanto la passione per la lettura sia diffusa nel nostro paese, che si tratti di nuovi romanzi di autori affermati o di titoli proposti da scrittori emergenti e talentuosi. Dalle evidenze emerge che indipendentemente dal genere letterario, il pubblico italiano è sempre pronto ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo”.

Un concorso letterario per aspiranti scrittori

Nel comunicato rilasciato da Amazon.it, riporta Adnkronos, viene anche ricordata l’edizione 2024 di ‘Amazon Storyteller’, il primo premio letterario in Italia dedicato ad aspiranti scrittori e autori affermati. Fino al 31 agosto 2024, gli autori possono inviare le loro opere inedite tramite Amazon Kindle Direct Publishing.

“Con Kindle Direct Publishing, e in particolare, con il nostro premio letterario Amazon Storyteller, ci impegniamo a sostenere e promuovere una pluralità di autori e voci, rendendo le storie che raccontano accessibili a milioni di lettori in tutto il mondo”, ha aggiunto Andrea Pasino.
I lettori avranno un ruolo cruciale nella selezione del vincitore di Amazon Storyteller 2024. Tutti i libri partecipanti saranno disponibili su Amazon.it e leggibili su vari dispositivi tramite l’app Kindle. Il vincitore sarà annunciato a novembre 2024 durante l’Indie Book Fest a Roma.

Mercato immobiliare: 300.000 famiglie escluse dalla compravendita

Nel complesso è stimato a 300.000 il numero di famiglie che, nonostante l’intenzione ad acquistare casa con mutuo, non riescono a concretizzare il proposito.
È quanto emerge dal 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2024 di Nomisma: negli ultimi 18 mesi il mercato immobiliare italiano evidenzia segnali di appannamento.

La flessione della domanda di acquisto si traduce in una riduzione tendenziale del numero di compravendite di poco inferiore all’8%. A ben guardare, sottolinea Nomisma, i riflessi sull’attività transattiva non nascono infatti da un cambiamento delle intenzioni di acquisto da parte delle famiglie, ma dalla drastica riduzione del loro potere d’acquisto, unita alla politica restrittiva di erogazione da parte degli istituti di credito.

Continua la crescita degli acquisti senza mutuo 

Il calo delle compravendite registrato nel 2023 è imputabile esclusivamente alla componente della domanda, uscita dal mercato in quanto dipendente dal credito bancario (-26%). Al contrario, gli acquisti senza mutuo continuano a crescere (+4,8%).

Nonostante l’ascesa dei valori, l’acquisto di immobili residenziali presenta ancora elementi di interesse per le famiglie che dispongono di risorse economiche sufficienti per operare senza la necessità del supporto bancario.
I prezzi delle abitazioni in ottimo e buono stato infatti sono cresciuti ancora, facendo segnare nel I semestre 2024 rispettivamente un aumento del +1,6% e del +1,4%.

… e quella dei prezzi delle abitazioni 

Si tratta di incrementi leggermente superiori a quelli registrati nel primo semestre dello scorso anno, che confermano il trend di ascesa dei prezzi delle abitazioni iniziato nel post pandemia.
Nello specifico, i prezzi delle abitazioni nuove si muovono in un range compreso tra il +0,4% semestrale di Torino e il +2,4% di Milano. Il capoluogo meneghino detiene anche il primato della variazione dei prezzi per le abitazioni usate, +2% a fronte di una crescita minima pari a +0,5% di Genova.

Se sul versante delle compravendite il rallentamento è comunque evidente, per le locazioni l’esuberanza continua a essere il tratto caratterizzante del mercato, soprattutto in relazione ai valori.

… e dei canoni di locazione

Sul mercato della locazione la crescita della domanda fa sì che nell’ultimo anno prosegua l’ascesa dei canoni (+2,5% semestrale).
A Torino e Firenze la crescita maggiore (+3% semestrale), ma considerando i canoni medi praticati, sono Milano, Roma e Firenze a esprimere i valori più elevati.

I tempi necessari a stipulare un contratto d’affitto si attestano in media intorno a 1,9 mesi, fatta eccezione per Bologna, dove basta poco più di 1 mese.
In ogni caso, dopo il ridimensionamento degli ultimi 18 mesi il mercato immobiliare italiano sembra destinato a riprendere una traiettoria ascendente. Ma il passo sarà tutt’altro che spedito, perché la prudenza degli istituti di credito non verrà immediatamente meno.

Benessere dei dipendenti e formazione aziendale: che relazione c’è?

Il benessere dei dipendenti è un tema di primaria importanza, anche per migliorare la produttività sul lavoro. Una persona che apprezza il proprio ruolo e la propria azienda si approccia alle mansioni con una disposizione più positiva ed efficace.

Non è difficile comprendere che il benessere dei dipendenti può essere significativamente influenzato dagli sforzi e dagli investimenti che un’azienda compie per loro. E tra questi rientra a pieno titolo al formazione. ASUS Business, in collaborazione con Astra Ricerche, ha esplorato la correlazione tra formazione e soddisfazione dei dipendenti nelle aziende italiane, per capire come questa influisca sulla loro motivazione e produttività.

Il valore del senso di appartenenza

La ricerca ha dimostrato che il senso di orgoglio e appartenenza verso la propria azienda migliora la situazione lavorativa di almeno 6 italiani su 10. Tuttavia, quando si parla del ruolo ricoperto, cala la percentuale di persone soddisfatte a fine giornata lavorativa.

Nonostante il 65% degli intervistati dichiari che le proprie competenze siano sfruttate appieno e che ci sia una crescita personale e professionale, una persona su due considera il proprio lavoro una grande fonte di stress. Circa il 35% degli intervistati non si sente tranquillo riguardo alle proprie performance, un problema sentito maggiormente dai dipendenti under 30. Con l’aumentare dell’età, la sicurezza in sé stessi migliora, ma lo stress aumenta, raggiungendo un picco tra i 30 e i 39 anni.

Retribuzione e valorizzazione

La retribuzione è un parametro fondamentale per sentirsi valorizzati. Più della metà degli intervistati ritiene che la propria retribuzione sia adeguata, ma il 46% non si sente sufficientemente valorizzato economicamente. Inoltre, il 47% non vede possibilità di carriera coerenti con le proprie aspettative. Le donne, in particolare quelle tra i 30 e i 39 anni, esprimono maggiore insoddisfazione rispetto agli uomini.

Competenze e formazione

Secondo il 75% degli italiani, sono essenziali le competenze specifiche del proprio ruolo. Le competenze digitali di base, quelle estese e la conoscenza del settore sono considerate indispensabili. Sono altrettanto importanti le soft skills, come la capacità di lavorare in team e risolvere problemi.

Tuttavia, gli intervistati lamentano la mancanza di occasioni di scambio e confronto con i colleghi, che vedono come un ostacolo all’acquisizione delle competenze necessarie. Solo il 31,6% ritiene la formazione aziendale sufficiente e adeguata.

Lo stato della formazione aziendale in Italia

Il 71% degli italiani fa formazione legata al proprio lavoro, ma solo il 56% dei dipendenti frequenta corsi sovvenzionati dall’azienda. Una parte significativa investe personalmente nella propria istruzione. La qualità della formazione è giudicata positivamente da meno del 30% degli intervistati, e quasi 8 su 10 ritengono che ciò che imparano abbia poca attinenza concreta con la loro professione.

Per migliorare la formazione, il campione suggerisce di basarla maggiormente sulle esigenze specifiche dei lavoratori, soprattutto in ambito linguistico e di gestione.

Conclusioni

La formazione aziendale ha un impatto significativo non solo sulle performance, ma anche sul benessere dei dipendenti. Tuttavia, la ricerca evidenzia che c’è ancora molto lavoro da fare. È fondamentale fornire ai dipendenti gli strumenti giusti per sviluppare le competenze necessarie, in particolare quelle digitali.

Clima: gli italiani hanno paura di dover cambiare stile di vita

Secondo i risultati dell’indagine commissionata da Finn Partners Research&Insights e condotta nei i 27 Stati UE su quasi 12mila cittadini, il 51% degli italiani considera il cambiamento climatico una minaccia per il proprio stile di vita nel prossimo decennio. Ma l’opinione dei cittadini UE sui risultati ottenuti dai governi nazionali nell’affrontare le questioni climatiche e ambientali è negativa. Meno di uno su cinque (17%, Italia 16%) ritiene che i governi abbiano ottenuto risultati per lo più buoni o molto buoni.

Inoltre, quasi la metà (46%) afferma che le misure adottate dal proprio governo nazionale in materia sono state per lo più scarse o molto scarse (Italia, 50%).
La UE ha ottenuto risultati migliori, ma solo marginalmente. Un quinto (20%, del campione totale e degli italiani) ritiene che i risultati siano stati buoni rispetto al 42% che li cita come scarsi, (Italia, 45%).

Paura per gli eventi estremi

Se il clima preoccupa più di pandemie (25%), immigrazione (20%) e Intelligenza artificiale (13%), in Europa le paure sono così forti che due terzi degli intervistati (66%) ritiene che gli eventi meteorologici estremi avranno un ruolo nella scelta del luogo in cui si vivrà nei prossimi 20 anni.

L’aumento delle temperature (44%), la siccità (30%) e le inondazioni (12%) sono gli eventi che preoccupano maggiormente i cittadini dei 27 Paesi UE. E la maggior parte (84%) degli intervistati è preoccupata per gli effetti di forti piogge, alluvioni o temporali violenti.

Eppure 60 milioni sono negazionisti

Nonostante la diffusa preoccupazione dei cittadini europei per il clima (il 79%, e l’86% in Italia, si preoccupa dell’impatto sulle prossime generazioni), esiste ancora una resistenza all’evidenza scientifica.
Il 10% degli intervistati (8% Italia) è dell’opinione che il cambiamento climatico causato dall’attività antropica non sia in atto, e un altro 3,5% (2% Italia) è dell’opinione che non ci sia un cambiamento climatico in atto.

A livello europeo, 60 milioni di persone negano che l’uomo sia la causa principale del cambiamento climatico o sostengono che non stia accadendo.
Contrariamente alle aspettative, gli anziani non sono più propensi a negare i cambiamenti climatici o ad attribuirli a processi naturali. Al contrario, i più giovani (tra 18-44 anni) sono leggermente più propensi al ‘negazionismo’ climatico (4%) o che non sia causato dall’uomo (11-12%).

Risparmiare energia ed evitare il fast fashion

Secondo lo studio, l’88% degli italiani concorda sul fatto che il cambiamento climatico sia un problema serio (82% UE).

L’83% degli italiani afferma di cercare di risparmiare ‘sempre’ o ‘spesso’ energia, (76% UE), e il 55% afferma di riflettere ‘sempre’ o ‘spesso’ sulle proprie abitudini di acquisto evitando brand di fast fashion o concentrando gli acquisti online per avere un’unica consegna (51% UE).
Gli italiani, poi, credono che il cambiamento climatico avrà un impatto sulle proprie vacanze, poiché d’estate farà troppo caldo (75%) e d’inverno ci sarà meno neve (47%), e sull’alimentazione, poiché alcuni prodotti come l’olio diventeranno molto costosi (49%).

Pasti insieme: per gli italiani è importante ritrovarsi a tavola con la famiglia

In Italia, il tempo trascorso in famiglia durante i pasti è considerato molto importante. Più della metà degli nostri connazionali (56%) desidera trovare più spesso occasioni per pranzare o cenare insieme alla propria famiglia, una percentuale che sale al 67% nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni. Per approfondire questo tema in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, che si celebra il 15 maggio, HelloFresh ha commissionato un sondaggio all’istituto di ricerca Censuswide per esaminare i trend e le abitudini a tavola e in cucina delle famiglie italiane.

Solo il 17% mangia da solo

Dalla ricerca, ripresa da Askanews, emerge che il 57% degli italiani condivide pranzi o cene con il proprio partner durante la settimana, di cui il 33% anche con i figli. Inoltre, il concetto di famiglia si evolve: il 6% dei partecipanti al sondaggio dichiara di condividere i pasti con amici e l’1% con coinquilini, mentre il 17% mangia da solo.

Il 60% del campione decide in autonomia cosa cucinare

Per quanto riguarda la suddivisione dei compiti culinari, il 59% degli intervistati afferma di decidere personalmente cosa cucinare, seguiti dalle madri (18%) e dai partner (16%). Solo il 2% indica i padri come responsabili della scelta del menù. Con l’età, aumenta l’autonomia nelle decisioni: tra i 16 e i 24 anni, il 54% afferma che la madre decide cosa cucinare, mentre tra i 35 e i 44 anni, il 66% prende personalmente questa decisione.

Chi è il miglior cuoco? Io!

Chi è il miglior cuoco della famiglia? Il 39% degli intervistati si autoproclama miglior cuoco, seguito dalle madri (26%) e dai partner (17%). Le nonne occupano il quarto posto (5%), mentre padri e fratelli/sorelle sono a pari merito con il 4%.

La mamma è sempre la mamma

Le mamme rivestono un ruolo centrale nel tramandare le conoscenze culinarie: il 64% degli italiani ritaglia del tempo per trasferire le proprie competenze gastronomiche alle generazioni più giovani. Quasi un terzo (32%) utilizza quotidianamente le capacità culinarie ereditate dai genitori o dai nonni, mentre il 50% le usa occasionalmente, il 14% raramente e il 2% mai. Inoltre, il 62% degli intervistati considera le madri come principale fonte di ispirazione in cucina, seguite dalle nonne (31%) e dai partner (20%). Chef famosi, amici e padri sono fonti di ispirazione rispettivamente per il 15%, 14% e 13%.

Lo schermo dei device è (quasi) sempre presente sulla tavola

L’uso di schermi tecnologici a tavola è una pratica comune per il 78% degli italiani, con il 48% che li utilizza quotidianamente. Solo il 15% dichiara di non usarli mai durante i pasti. La frequenza e la percezione dell’uso degli schermi varia con l’età: il 59% degli intervistati tra i 25 e i 34 anni li usa quotidianamente, mentre solo il 36% degli over 55 fa lo stesso. Inoltre, il 47% dei Baby Boomer vede negativamente l’uso degli schermi durante i pasti, contro solo il 19% della Generazione Z.

Maturità e Università: i 5 peggiori consigli dei boomer agli studenti

Secondo un’analisi realizzata dall’app thefaculty, a gennaio 2024 il 71% degli studenti italiani è ancora molto indeciso sul proprio futuro. Le motivazioni principali dell’indecisione risultano collegate a uno scarso contatto tra scuola e mondo del lavoro, alle troppe opzioni disponibili, che creano negli studenti un costante timore di non riuscire a consultarle, e alle pressioni provenienti dalla famiglia e dall’esterno.

L’app thefaculty ha quindi stilato un elenco delle 5 peggiori frasi da dire a chi sta scegliendo la strada da prendere una volta concluse le superiori. Una mini-guida pensata per chi ha fratelli, amici, parenti che stanno vivendo questa delicata fase della vita.

I 5 peggiori consigli dei boomer

‘Se ti iscrivi a quell’università, avrai il posto in azienda assicurato’: nonostante sia una delle credenze più comuni, scegliere l’università pensando già a quale lavoro porterà è sbagliato e poco utile.
Soprattutto in questo periodo storico, dove il mondo del lavoro è in continua evoluzione, con nuove figure professionali che nascono e altre che si rinnovano, diventa quasi impossibile sapere oggi quale lavoro si andrà a fare tra qualche anno.

‘Aaah.. vorresti fare “x facoltà”? Ti piace la vita da disoccupato?’: se dovessimo contare tutte le persone che hanno studiato all’università una cosa e nella vita hanno fatto tutt’altro, risulterebbe una ricerca infinita. Piuttosto, qualsiasi scelta (universitaria o no) non sarà mai definitiva e si è sempre in tempo per cambiarla o modificarla.

“Se sceglierai questa università, dovrai trovare qualcuno che ti mantenga”

Si sa, università non è sinonimo di risparmio. Soprattutto se il corso che interessa si trova lontano da casa. Non tutte le famiglie hanno le stesse disponibilità economiche e la scelta di iscriversi all’università ricade un po’ su tutti i membri. Nonostante questo, non è giusto tarpare le ali se l’interesse di proseguire gli studi c’è. Piuttosto che dire ‘trova qualcuno che ti mantenga’, il consiglio di chiedere agli studenti ‘cosa ti riesce bene? Ci sono attività che non ti pesano e consideri più piacevoli di altre?’ e valutare in base alle risposte potenziali lavoretti da svolgere nel tempo libero dallo studio.

“Questa facoltà è troppo impegnativa per te. Perché non ne scegli una più semplice?”

Questo tipo di commento è da evitare come la peste, perché non fa altro che generare preoccupazioni e dubbi immotivati. Come scrive Ansa, gli studenti hanno bisogno di stimoli, non di essere scoraggiati.

Un altro commento deleterio è: ‘L’università è inutile, noi alla tua età avevamo già un lavoro’.
Dare consigli basandosi solo sulla propria esperienza, è la cosa peggiore da fare. ‘Esserci già passati’ non dovrebbe dare il permesso di suggerire interpretazioni drastiche, come ad esempio l’utilità o meno dell’università.
Il consiglio migliore da dare agli studenti ancora indecisi è ‘seguite le vostre passioni’ e non le scelte altrui. Più le scelte sono personali, più daranno soddisfazioni a lungo termine.