Autore: Alessio Raimondi

Lavoro: l’80% di chi sta cercando un’occupazione non si sente preparato

In mezzo alla crescente pressione per scoprire candidati ‘nascosti’, molti reclutatori si stanno rivolgendo all’Intelligenza artificiale. Tanto che il 59% di loro afferma che l’AI sta già aiutando a trovare candidati provvisti di competenze che altrimenti non sarebbero riusciti a trovare.

Oggi, nonostante siano in molti a pensare che nell’ultimo anno la ricerca di lavoro sia diventata più difficile, a livello globale oltre la metà delle persone (52%) è alla ricerca di un nuovo ruolo nel 2026. E tutte le generazioni, dai Baby Boomer alla Generazione Z, condividono la stessa difficoltà: non sanno come distinguersi nei nuovi processi di assunzione basati sull’AI.
Eppure, la maggior parte prevede di utilizzare proprio gli strumenti di Intelligenza artificiale nella ricerca di una nuova occupazione. Lo ha scoperto una ricerca di Linkedin.

È un mercato sempre più competitivo

In un mondo in continuo cambiamento e in forte competizione, la ricerca di LinkedIn mostra un divario sempre più ampio tra chi cerca lavoro e fatica a distinguersi e i reclutatori, secondo i quali è più difficile trovare talenti qualificati.

I dati della piattaforma mostrano che i candidati statunitensi per posizione aperta sono raddoppiati dalla primavera del 2022.
Quasi due terzi (65%) delle persone affermano poi che trovare lavoro è diventato più difficile, citando la concorrenza come ostacolo principale, seguita dall’incertezza sulla propria idoneità a ricoprire un ruolo e dalle lacune nelle competenze.

HR: in difficoltà a trovare talenti qualificati

I reclutatori quindi si trovano ad avere meno posizioni aperte da ricoprire e devono affrontare rischi maggiori.
Secondo due terzi (66%) dei reclutatori nell’ultimo anno è diventato più difficile trovare talenti qualificati, poiché si deve affrontare una pressione crescente per ricoprire le posizioni più velocemente (42%) e scoprire candidati ‘nascosti’ (39%).

Per questo, il 93% dei reclutatori afferma di voler incrementare l’uso dell’AI nel 2026. Due terzi di loro (66%) prevedono di aumentarne l’uso per i colloqui di preselezione, mentre il 70% ritiene che ciò aiuterà ad avere conversazioni più utili con i candidati.

L’AI aumenta la sicurezza durante il colloquio

Per quanto riguarda chi è in cerca di un’occupazione, l’81% sostiene di avere utilizzato o di voler utilizzare l’Intelligenza artificiale nella ricerca di lavoro, e quasi la metà (48%) dichiara che gli strumenti di Intelligenza artificiale aumentano la loro sicurezza nei colloqui.  

Dal canto suo, LinkedIn aiuta sia chi cerca lavoro sia chi seleziona le risorse umane a ‘cogliere il momento’, grazie a una rete che aiuta a prendere decisioni in modo rapido e sicuro e tramite strumenti di AI che stanno già producendo risultati concreti. 

SIC: nel 2023 vale 20,4 miliardi, lo 0,95% del PIL

Nel 2023 il valore economico complessivo del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic) è stimato in 20,4 miliardi di euro, pari allo 0,95% del Pil. 
Si conferma la rilevanza della pubblicità online, che con 7 miliardi di euro (34,7% del Sic) e una crescita del 12,2%, amplia ulteriormente il divario rispetto alla raccolta pubblicitaria sui mezzi tradizionali, stabile a circa 5 miliardi (24,6% del Sic).

Quanto alla distribuzione delle risorse tra i diversi operatori, nel provvedimento rilasciato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nella seduta del 17 dicembre, nessuno degli operatori realizza ricavi superiori alla soglia del 20%. 
I soggetti con quote almeno pari all’1% restano dodici, gli stessi del 2022, pur con alcuni avvicendamenti nelle posizioni, e rappresentano congiuntamente il 69,3% delle risorse complessive.

Rai, Alphabet/Google, gruppo Fininvest, Comcast/Sky primi 4 operatori

I primi due operatori si attestano su valori superiori al 10%, gli operatori che superano la soglia dell’8%, pur rimanendo sotto al 10%, sono tre, uno in più rispetto al 2022.

Rai mantiene la prima posizione, con una quota del 12,3% (-0,7%) e Alphabet/Google conferma il secondo posto(11,8%, +0,4%), con una riduzione del divario tra primo e secondo operatore.
Seguono, il gruppo Fininvest (9,4%, -0,4%) e Comcast/Sky (9,2%, -0,75%).

Si conferma la rilevanza delle piattaforme online

Tra gli altri, si riscontra la rilevanza delle piattaforme online che vedono crescere il proprio peso sul totale delle risorse, con Meta/Facebook che occupa la quinta posizione e detiene una quota superiore all’8%. Amazon, Netflix e DAZN + si collocano al sesto, settimo e nono posto, con un’incidenza dei propri ricavi rispettivamente del 4,5%, 3,3% e 2,4%.

Sotto il profilo della composizione del Sic, considerando le aree di attività economica si evidenzia il ruolo prevalente dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, che con quasi 8,9 miliardi di euro assorbono il 44% delle risorse economiche complessive (-1,2%). All’interno dell’area, i servizi in chiaro (4,8 miliardi), registrano una lieve flessione (-1,3%), per la contrazione delle risorse provenienti da fondi pubblici, mentre i servizi a pagamento (3,5 miliardi), mostrano una dinamica positiva.

La radio cresce del 4,5%

La crescita della componente online (+20,9%), compensa ampiamente il calo del segmento tradizionale (-5%).
La radio, con il 7% dei ricavi dell’area, cresce del 4,5%. Seguono l’editoria elettronica e la pubblicità online, la cui incidenza sul Sic si avvicina al 36% (+2,2%) dovuto in particolare alla pubblicità online, che rappresenta il 97% del comparto.

L’editoria tradizionale scende al 14%: la contrazione delle entrate del 6,1% riflette la crisi strutturale del settore, che interessa vendita di copie e raccolta pubblicitaria.
Completano il quadro, la pubblicità esterna, con 715 milioni di euro (+8,8%) e un’incidenza del 4% sul Sic, e il cinema, 523 milioni di euro (+37,3%), grazie soprattutto alla crescita del box office.

Quali sono le tecnologie che stanno cambiando il volto delle imprese italiane?

Nel mondo dell’IT italiano, che corre veloce e spesso sorprende, restare fermi non è più un’opzione. Serve fiato, visione e la capacità di capire dove soffia il vento dell’innovazione.

È questo il contesto in cui si inserisce Innovation Telescope – Zoom Italy, il rapporto elaborato da Indra Group che fotografa con lucidità le tendenze tecnologiche destinate a incidere sul modo in cui aziende e istituzioni affronteranno i prossimi anni.

IA sempre più matura: dalle sperimentazioni ai risultati concreti

Tra le tecnologie che si stanno facendo largo, l’intelligenza artificiale è quella che più di tutte ha smesso di essere un concetto astratto per diventare un alleato operativo. Secondo lo studio, il 65 per cento delle organizzazioni italiane utilizza già l’IA generativa almeno in un’area aziendale. Non solo per automatizzare compiti complessi, ma anche per ridurre costi, personalizzare servizi e migliorare i processi decisionali.

Sanità, istruzione, manifattura e finanza sono i settori che più stanno beneficiando di questa spinta, mentre l’integrazione di analytics avanzati permette alle imprese di trasformare i dati in valore reale.

Calcolo quantistico: una frontiera che l’Italia vuole presidiare

Accanto all’IA si affaccia una tecnologia che, fino a pochi anni fa, sembrava appartenere alla fantascienza: il calcolo quantistico. L’Italia si sta muovendo con decisione, soprattutto in ambiti come finanza, logistica e ricerca scientifica. L’investimento pubblico nella Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche, pari a 227,4 milioni di euro, segna l’avvio di un ecosistema che punta a essere competitivo a livello europeo.

Il 2025, dichiarato dall’ONU Anno Internazionale della Scienza Quantistica, è destinato a dare ulteriore visibilità a un settore che, a livello globale, potrebbe valere quasi 100 miliardi di dollari entro il 2035.

Robot, cloud e sicurezza: verso un ecosistema più resiliente

La robotica di nuova generazione sta facendo breccia oltre la manifattura, raggiungendo sanità, energia e pubblica amministrazione. Si tratta di robot versatili, capaci di adattarsi e apprendere, pensati per lavorare accanto alle persone.
Intanto il cloud vive una fase di ripensamento: molte imprese stanno rivalutando soluzioni ibride e private, complice l’aumento dei costi dei servizi pubblici e la necessità di maggiore sovranità digitale.

Su un altro fronte, quello della cybersicurezza, la trasformazione digitale impone nuove difese. Zero Trust, risposta proattiva tramite IA e strategie di cyber-resilienza stanno diventando elementi imprescindibili. E, in un’epoca segnata da deepfake e disinformazione virale, cresce l’attenzione verso tecnologie come Web3 e sistemi di fiducia decentralizzati.

Il lavoro cambia volto

Entro pochi anni, metà dei lavoratori italiani sarà affiancata da strumenti basati sull’IA. Realtà aumentata, piattaforme collaborative e analytics stanno già ridefinendo routine, competenze e persino il benessere lavorativo.
Oggi, quasi l’80 per cento delle imprese italiane ha integrato almeno una tecnologia intelligente nei propri processi.

Truffe digitali: il phishing punta sugli sconti (e sugli utenti distratti)

Ogni anno ci diciamo che “stavolta starò più attento”, soprattutto quando arrivano sconti e promozioni. Eppure, anche nel 2025, il mondo digitale ha mostrato quanto sia facile cadere nelle trappole costruite ad arte dai criminali informatici.

Le analisi di Kaspersky (fonte: Securelist) raccontano un panorama tutt’altro che rassicurante: truffe che imitano negozi online, attacchi alle piattaforme di gaming e campagne che si infilano nei periodi di shopping come l’acqua nelle crepe.

Sei milioni di tentativi di phishing

Tra gennaio e ottobre, la rete ha visto circolare un numero impressionante di tentativi di phishing: oltre 6,3 milioni bloccati dai sistemi Kaspersky. Quasi la metà puntava direttamente agli acquirenti online.
La strategia è semplice e terribilmente efficace: email che sembrano comunicazioni di banche, marketplace o servizi di pagamento, grafica convincente, toni rassicuranti… e un link che porta dritto nella trappola.

I gamer sotto attacco 

Ma non è solo lo shopping a far gola. Il 2025 è stato un anno di assalti anche al mondo del gaming, che ormai raccoglie milioni di utenti attivi ogni giorno. Più di 20 milioni i tentativi di attacco, con Discord che da solo ha “incassato” circa 18,5 milioni di rilevamenti. Numeri che fanno capire quanto i criminali cerchino di sfruttare luoghi percepiti come sicuri e conviviali.

A ciò si sommano oltre due milioni di tentativi di phishing basati su piattaforme note come Steam e PlayStation. Insomma, nessun gamer può sentirsi davvero al riparo.

Le offerte false sono sempre… di moda 

Novembre, si sa, è il mese in cui tutti cercano l’affare. Ed è il mese in cui i truffatori si sfregano le mani. Solo nelle prime due settimane Kaspersky ha individuato quasi 147 mila email di spam legate ai saldi, molte delle quali imitavano giganti come Amazon o Alibaba.
Anche servizi di streaming, come Netflix e Spotify, sono finiti nel mirino con centinaia di migliaia di tentativi di phishing.

I cybercriminali seguono le loro prede

Come ricorda Olga Altukhova, analista Kaspersky, oggi gli attaccanti si muovono esattamente dove noi trascorriamo le nostre giornate digitali: tra acquisti, chat, streaming e giochi. E il confine tra vero e falso è sempre più sottile.

Proteggersi è possibile (e anche facile)

Niente magie: basta controllare sempre mittenti e link, leggere le recensioni dei negozi sconosciuti, verificare gli addebiti in banca e non abbassare la guardia quando ci sembra di aver trovato “l’affare del secolo”.

Riscaldamenti accesi: come affrontare l’inverno senza salassi

Con l’accensione dei riscaldamenti in molte zone del Paese, torna anche il solito pensiero: quanto ci costerà quest’inverno? Le temperature scendono e i termosifoni si rimettono in moto, ma le bollette, purtroppo, non si scaldano da sole.

Secondo le stime di Facile.it, con le tariffe attuali del mercato libero una famiglia italiana può arrivare a spendere in media oltre mille euro per il solo gas: 1.024 euro, per la precisione. Una cifra che può far sudare anche nei mesi freddi. La buona notizia è che, con un po’ di attenzione, qualcosa si può fare.

La regola d’oro: non servono temperature bollenti

Partiamo da un principio semplice: non occorre trasformare casa nostra in un mini Sahara. Spesso ci abituiamo a tenere il termostato più alto del necessario, quasi senza pensarci. Eppure basta abbassarlo di un solo grado per risparmiare fino a un centinaio di euro in un anno. Non male, per una mossa che non costa nulla.

Anche ridurre il tempo di accensione aiuta: togliere un’ora al giorno ai termosifoni porta già a un taglio di una trentina di euro. E se si montano valvole termostatiche, la gestione diventa molto più intelligente: si scalda dove serve davvero, evitando di buttare via calore e denaro.

Caldaia efficiente e piccoli accorgimenti

La caldaia è un po’ il cuore del sistema, e un cuore controllato regolarmente funziona meglio. Anche se la revisione dei fumi segue tempi precisi stabiliti per legge, un controllo annuale prima dell’inverno è quasi sempre una buona idea. Una caldaia che lavora male consuma di più e, oltre a pesare sulla bolletta, può essere un rischio.

Poi ci sono quei gesti quotidiani che spesso dimentichiamo: non lasciare le finestre spalancate mentre il riscaldamento è acceso, non coprire i caloriferi, abbassare tapparelle e persiane quando arriva la sera. Piccole abitudini che sommate fanno una grande differenza.

Un buon isolamento è amico del risparmio

Chi ha la possibilità può considerare interventi di isolamento: cappotto termico, nuovi infissi, controsoffitti. Un lavoro ben fatto può ridurre i consumi fino al 20%. Sono investimenti importanti, certo, ma nel 2025 resta il Bonus ristrutturazione, che aiuta ad ammortizzare la spesa.

La tecnologia che evita sprechi

Anche la tecnologia può dare una mano concreta. Un termostato intelligente permette di gestire la temperatura in base alla vita reale di chi abita la casa, e anche da remoto. Le centraline automatiche, poi, regolano l’impianto in modo ancora più preciso, evitando picchi inutili.

Scegliere il fornitore giusto

Ultimo, ma decisivo: la scelta del fornitore. Facile.it calcola che tra l’offerta migliore e la peggiore possono ballare fino al 34%.

In pratica, scegliere male può significare pagare 300 euro in più. E cambiare contratto è gratuito, senza interruzioni: basta farlo con un po’ di anticipo.

Cyber Sicurezza, i C-level non ne comprendono il valore strategico

In Italia un quarto dei responsabili IT ritiene che i propri colleghi C-level non comprendano pienamente l’importanza della cybersecurity per il business. E per un terzo (30%) dei decision maker responsabili della cybersecurity monitorare le potenziali minacce rappresenta un lavoro a tempo pieno.

Inoltre, il 33% dichiara di essere sommerso dagli avvisi e il 10% sostiene di dedicare più tempo alla risoluzione dei problemi legati ai software di sicurezza che alla difesa dalle minacce reali, mentre per il 12% le soluzioni di sicurezza rallentano i flussi di lavoro o la produzione.
Il nuovo report di Kaspersky, ‘Real talk on cybersecurity: cosa preoccupa, cosa manca e cosa è davvero utile?’, evidenzia questa discrepanza strutturale tra le priorità dei vertici aziendali e la protezione delle Pmi. 

Le minacce sono reali

Questi ostacoli operativi si traducono in rischi concreti per il business. A complicare la situazione, alcuni decision maker nel campo della cybersecurity segnalano che le stesse soluzioni di sicurezza possono persino rallentare i processi operativi. Ma il problema è reale, poiché le minacce mettono in evidenza le sfide ancora da affrontare.

In alcuni contesti Pmi europei, backdoor (24%), trojan (17%) e ‘not-a-virus:Downloader’ (16%) risultano tra le minacce più diffuse. Le carenze in termini di competenze e leadership ne aumentano l’esposizione.

Divario tra percezione delle prestazioni ed esposizione ai rischi

In Italia, la maggior parte delle Pmi si affida a team IT generici (22%) o a specialisti di sicurezza informatica integrati all’interno di tali team (25%). 
Solo il 42% delle aziende italiane dispone di un team dedicato esclusivamente alla sicurezza informatica, mentre appena il 12% si affida unicamente a partner esterni per la progettazione e la gestione della cybersecurity.

Paradossalmente, il livello di soddisfazione interna risulta molto elevato. Il 93% dichiara di essere soddisfatto degli esperti di sicurezza informatica interni, il 77% dei reparti IT in generale e l’80% dei team interni dedicati alla sicurezza. Questo suggerisce un divario significativo tra la percezione delle prestazioni e l’effettiva esposizione ai rischi.

“I segnali arrivano più velocemente delle decisioni”

“Quello che emerge non è una carenza di strumenti, ma una mancanza di coerenza – commenta Cesare D’Angelo, General Manager Italy, Mediterranean & France di Kaspersky -. I segnali arrivano più velocemente delle decisioni, quindi i processi di controllo e i flussi di lavoro si scontrano tra loro e non è più chiaro a chi spetti la responsabilità proprio nel momento in cui sarebbero necessari passaggi chiari dal rilevamento all’azione. La conseguenza è un’esposizione silenziosa: il triage rallenta, il contesto si perde e i problemi che sembrano tattici si accumulano fino a diventare rischi strategici”.

L’IA rischia il “brain rot” quando sta troppo sui social 

Anche l’Intelligenza Artificiale si comporta come quella umana: l’eccessiva permanenza sui social e su contenuti virali, ma scadenti, può  danneggiare in modo permanente le capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Lo rivela una ricerca statunitense, che spiega che il potere dei social network non influenza solo le persone. A quanto pare, può lasciare un segno anche sulle intelligenze artificiali.

Il nuovo studio, condotto da un team congiunto dell’Università del Texas ad Austin, della Texas A&M e della Purdue University, mette in guardia da un fenomeno già noto nel mondo reale: il cosiddetto “brain tot”, più o meno il “rimbambimento” . Un termine diventato familiare nel 2024, quando Oxford Dictionary lo ha eletto parola dell’anno per descrivere gli effetti della sovraesposizione a contenuti online poveri di qualità.

Quando i modelli imparano da fonti spazzatura

I ricercatori hanno scelto due grandi modelli linguistici open source molto diffusi, Llama di Meta e Qwen di Alibaba, per un test insolito. Hanno alimentato i sistemi con un’ampia raccolta di post altamente coinvolgenti ma sensazionalistici, tipici dei social media: frasi urlate, esagerazioni, “wow”, “guarda qui!”, promesse da clickbait.

Quello che è emerso è un calo netto delle prestazioni. I modelli hanno mostrato difficoltà nel ragionamento logico, peggioramento della memoria nei test di verifica e persino un indebolimento dei parametri legati all’allineamento etico. In alcuni casi, secondo lo studio, gli algoritmi hanno iniziato a mostrare risposte più impulsive e meno calibrate, definite dagli studiosi come “più psicopatiche”.

Un danno che resta

L’aspetto più preoccupante è che, una volta assimilati i dati “tossici”, i modelli non sono riusciti a recuperare pienamente neppure dopo essere stati rieducati con dati accurati e verificati. Una vulnerabilità non da poco, se si considera quanto spesso i social forniscano contenuti ai sistemi di addestramento.

Gli autori sottolineano che molti sviluppatori danno per scontato che ciò che appare sui social possa essere un buon alimento informativo, ma l’effetto può essere opposto: distorsione del ragionamento e perdita di controllo sulla qualità delle risposte.

Un circolo vizioso che rischia di non finire mai

Man mano che le IA generano contenuti ottimizzati per il massimo coinvolgimento, finiscono per alimentare la stessa spirale: ciò che producono torna nel flusso dei dati pubblici e diventa materiale di addestramento futuro. Un ciclo potenzialmente senza fine.

La voce dei ricercatori

“Viviamo in un’era in cui le informazioni crescono più velocemente della nostra attenzione”, afferma Junyuan Hong, tra gli autori dello studio.
“Se la tecnologia impara dai contenuti virali, rischiamo di comprometterne le basi cognitive. E una volta che il danno si insedia, non basta un addestramento pulito per cancellarlo”.

Si riaccendono i termosifoni: quanto costerà scaldarsi quest’inverno?

Con l’arrivo dell’autunno, in gran parte d’Italia dal 15 ottobre si riaccenderanno i riscaldamenti. Ma per molti cittadini si prospetta una stagione più costosa del previsto. Secondo l’ultima analisi di Facile.it, le famiglie italiane spenderanno in media circa 1.024 euro per il gas destinato al riscaldamento domestico, sulla base delle tariffe attuali del mercato libero.

Come limitare questa spesa senza rinunciare al comfort? Gli esperti della piattaforma di comparazione hanno stilato un vademecum in cinque punti per aiutare i consumatori a risparmiare anche centinaia di euro durante la stagione fredda.

Questione di gradi

Ridurre la temperatura interna anche di un solo grado può fare una grande differenza: il risparmio stimato è di circa 100 euro l’anno.

Lo stesso vale per l’orario di accensione: un’ora in meno al giorno può tagliare la bolletta di altri 35 euro. Meglio ancora, installare valvole termostatiche consente di scaldare solo dove serve e di evitare sprechi.

Manutenzione e buone abitudini

Una caldaia efficiente è sinonimo di sicurezza e risparmio. Facile.it consiglia di farla controllare almeno una volta all’anno, anche se la revisione obbligatoria può variare da 12 mesi a quattro anni in base al modello.

Piccoli gesti quotidiani aiutano ulteriormente: evitare di aprire le finestre con i termosifoni accesi, non coprire i radiatori e chiudere persiane o tapparelle dopo il tramonto per trattenere il calore.

Interventi strutturali e bonus 2025

Chi può investire nella propria abitazione può puntare su lavori di isolamento come cappotto termico, nuovi infissi o controsoffitti, che possono ridurre i consumi fino al 20%.
Questi interventi restano costosi, ma nel 2025 è ancora possibile usufruire del Bonus ristrutturazione, che consente di recuperare parte della spesa sostenuta.

Tecnologia amica del risparmio

Il termostato intelligente è sempre più diffuso: regola automaticamente la temperatura e si controlla anche da smartphone, ottimizzando i consumi in base alle condizioni meteo e alle abitudini familiari.

Chi vuole fare un passo in più può installare una centralina automatica per gestire l’impianto in modo ancora più preciso e ridurre ulteriormente gli sprechi.

Attenzione al fornitore

Infine, mai sottovalutare la scelta del gestore. Le differenze tra le offerte del mercato libero possono arrivare fino al 34%, traducendosi in oltre 300 euro di differenza all’anno.
Confrontare le tariffe è quindi fondamentale: cambiare fornitore è gratuito e non comporta interruzioni del servizio, ma può garantire un notevole risparmio.

“Ci sta”: le 5 abitudini stagionali che ci fanno stare bene

Con l’arrivo dell’autunno si torna a ritmi più ordinati e organizzati: le giornate diventano più brevi, le temperature si abbassano e la routine prende il sopravvento, dopo le “follie” estive. È la stagione dei buoni propositi, dei piccoli rituali che scandiscono il tempo e delle sfide quotidiane che, pur sembrando faticose, finiscono per trasformarsi in qualcosa che “ci sta”.

Un sondaggio nazionale condotto da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis) racconta quali sono le cinque abitudini più rappresentative di questo periodo.

Il piacere di una serata in casa

Dopo un’estate all’insegna delle uscite, il 65% degli italiani riscopre il valore del relax casalingo. Un libro, una serie tv o semplicemente la pace di casa diventano alleati preziosi per ricaricare le energie e godere di un tempo lento.

Palestra: dal dovere al (quasi) piacere

Classico buon proposito, ritornare in forma. Ma senza troppo stress. Con il 59% delle preferenze, il ritorno all’attività fisica si conferma una delle sfide più sentite.
All’inizio può sembrare un obbligo, ma presto diventa un appuntamento che aiuta a scaricare tensioni e a ritrovare vitalità. La palestra passa così da dovere a piacere.

Aperitivo post lavoro

Il 54% degli intervistati non rinuncia al rito serale che rende più leggero il rientro in ufficio.
Che sia con colleghi o amici, l’aperitivo rappresenta un momento di socialità autentica, capace di bilanciare la fatica delle giornate più intense.

Mettere ordine per ripartire

Il 48% associa l’autunno al bisogno di fare chiarezza. Come si fa? Sistemando: riordinare armadi, riorganizzare gli spazi o pianificare nuovi progetti sono attività non solo utili, ma anche liberatorie.
In questo modo di si libera del superfluo e ci si prepara ad affrontare nuovi inizi.

Check up di stagione

Infine, il 43% degli italiani sceglie questo periodo per i controlli di routine. Un gesto che, seppur percepito come un dovere, viene vissuto come una forma di attenzione verso sé stessi.
La salute prima di tutto.

“Ci sta”: accettare, ma con leggerezza

Lo studio evidenzia come l’espressione “ci sta” sia la chiave con cui molti affrontano l’autunno. Per oltre sei italiani su dieci significa accettare con filosofia impegni che pesano, ma che alla fine portano vantaggi concreti.

Allo stesso tempo, diventa il linguaggio della comfort zone: una formula che racchiude complicità, ironia e condivisione. L’autunno, tra sfide e routine, si rivela così la stagione in cui i piccoli doveri diventano occasioni di benessere. E sì, alla fine… “ci sta”.

Comunicazione digitale: non solo canale di diffusione ma strumento di sostenibilità

Promuovere pratiche comunicative che riducano l’impatto ambientale, contrastino la disinformazione e favoriscano l’inclusione digitale. È l’obiettivo della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che ha creato un gruppo di lavoro nato con l’intento di creare linee guida, strumenti operativi e momenti di confronto permanente.
Il gruppo, composto dai CCO delle aziende socie/partner della Fondazione e dai docenti universitari appartenenti al network di ricerca, ha stilato il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione, ed è impegnato nella definizione di KPI specifici e finalizzati all’elaborazione di una Prassi UNI.

È essenziale diffondere la consapevolezza della natura e delle caratteristiche degli strumenti digitali, creando così un ecosistema comunicativo sostenibile e consapevole. Perché la comunicazione digitale può e deve essere uno strumento di sostenibilità, non solo un canale di diffusione. La rapidità della trasformazione digitale richiede un impegno condiviso di aziende e istituzioni nel garantire una formazione continua degli operatori della comunicazione e degli utenti finali. 

Undici linee guida per modelli comunicativi sostenibili

Il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione si compone di 11 articoli che tracciano altrettante linee guida al fine di favorire lo sviluppo di modelli comunicativi a supporto della sostenibilità. La relazione tra comunicazione digitale e sostenibilità, in coerenza con il Manifesto, è sistemica e bidirezionale.

La trasformazione digitale ridefinisce profondamente la comunicazione on-line e quella off-line, determinando cambiamenti che investono persone, società, cultura ed economia. Una visione orientata alla sostenibilità digitale della comunicazione deve partire dalla convergenza e dall’integrazione di questi due elementi.

Superare ogni forma di esclusione e garantire l’accessibilità

Il digitale nella comunicazione va quindi sviluppato in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità, ma al contempo diventa esso stesso motore di sviluppo sostenibile della comunicazione, che deve essere orientata al benessere umano.
La comunicazione digitale deve superare infatti ogni forma di esclusione e garantire accessibilità equa contribuendo alla riduzione delle diseguaglianze. La centralità della persona deve essere promossa attraverso l’attenzione a contenuti e infrastrutture digitali che permettono tale comunicazione.

La digitalizzazione deve poi assicurare condizioni lavorative dignitose e sicure, tutelando il benessere psicofisico dei professionisti della comunicazione e degli utenti. Deve anche incoraggiare un uso consapevole e responsabile delle tecnologie, prevenendo dipendenze e fenomeni di isolamento sociale

Garantire trasparenza su contenuti e processi decisionali

Inoltre, la comunicazione digitale deve fondarsi su principi di etica e responsabilità, valorizzando le diversità sociali e culturali e favorire una società più inclusiva, equa e dinamica.
Deve altresì prevenire la disinformazione e le manipolazioni algoritmiche garantendo trasparenza sui contenuti e sui processi decisionali.

La digitalizzazione della comunicazione ovviamente deve minimizzare l’impatto ambientale legato a infrastrutture e processi, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e alla promozione di comportamenti di uso e produzione responsabili.
Ciò implica garantire la sostenibilità della comunicazione digitale, ma anche valutare le modalità con le quali la digitalizzazione possa rendere più sostenibile la comunicazione nel complesso.