I benefici di avere un impianto di climatizzazione efficiente

In un periodo in cui il cambiamento climatico è sempre più evidente, è importante adottare misure per ridurre il consumo di energia senza rinunciare al comfort all’interno delle mura domestiche.

Uno dei modi più rapidi per raggiungere tale scopo è mantenere in perfetta efficienza il proprio impianto di climatizzazione.

Un impianto di climatizzazione efficiente è infatti in grado di raffreddare o riscaldare un ambiente consumando meno energia rispetto ad un impianto vecchio tipo o comunque non perfettamente funzionante o manutenzionato.

Ciò si traduce in un risparmio economico sulle bollette per l’utente, ma anche in un minor impatto ambientale e dunque vantaggi per l’intera collettività.

Andiamo dunque a vedere in dettaglio quali sono i principali benefici di un impianto di climatizzazione efficiente.

Risparmio energetico

Come abbiamo appena accennato, uno dei principali benefici di un impianto di climatizzazione efficiente è il risparmio energetico. Un impianto efficiente può consumare fino al 50% in meno di energia rispetto ad un impianto mono performante o comunque di vecchio tipo.

Questo si traduce in un risparmio economico in fatto di consumi, che può essere significativo nel corso del tempo. Ad esempio, un impianto di climatizzazione efficiente può far risparmiare fino a 200 euro all’anno considerando i consumi medi di una famiglia composta da quattro persone.

Riduzione delle emissioni di CO2

Come è noto, il consumo di energia è una delle principali cause delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Un impianto di climatizzazione efficiente può contribuire a ridurre notevolmente le emissioni di CO2, con un impatto positivo sull’ambiente.

Ad esempio, tornando al consumo medio di una famiglia composta da quattro persone, un impianto di climatizzazione efficiente può ridurre le emissioni di CO2 di circa 1 tonnellata all’anno.

Comfort abitativo

Un impianto di climatizzazione ben funzionante è in grado di mantenere una temperatura confortevole negli ambienti in cui è installato. Ciò è importante per garantire il benessere delle persone e per evitare sprechi di energia.

Per evitare quel fastidioso cambio di temperatura tra una stanza e l’altra che si verifica quando si installano gli split, è possibie far installare direttamente un impianto di climatizzazione canalizzata.

L’aria condizionata canalizzata è un sistema di climatizzazione che distribuisce l’aria fresca o calda attraverso un sistema di canali nascosti all’interno del controsoffitto. Questo sistema è particolarmente adatto per ambienti di grandi dimensioni inclusi uffici, condomini e hotel.

Tra i principali vantaggi dell’aria condizionata canalizzata possiamo citare:

  • Distribuzione uniforme dell’aria fresca o calda in tutti gli ambienti
  • Maggiore silenziosità rispetto ai sistemi di climatizzazione tradizionali
  • Possibilità di personalizzare la temperatura in ogni ambiente

I benefici per la salute

Grazie ad una climatizzazione efficiente degli ambienti di casa è possibile riuscire a ridurre l’umidità dell’aria, evitando la formazione di muffe e l’insorgere di piccoli problemi di salute.

Come è noto infatti, un ambiente con temperatura controllata e uniforme, con il giusto livello di umidità, è importante per la salute ed il benessere delle persone.

Per questo motivo si dice che un impianto di climatizzazione efficiente possa contribuire a ridurre il rischio di allergie e altri problemi respiratori, proprio grazie alla migliore la qualità dell’aria che si respira negli ambienti interni.

Valore dell’immobile e maggiore durata dell’impianto

Un buon impianto di climatizzazione è in  grado di far aumentare il valore dell’immobile in cui è installato. Questo perché è considerato un elemento di comfort e di risparmio energetico, al pari degli infissi a taglio termico o del cappotto termico.

Tra l’altro un impianto di climatizzazione che funziona bene e riceve la giusta manutenzione ogni anno durerà probabilmente più a lungo rispetto ad un impianto di  tipo tradizionale. Questo è vero soprattutto per quegli impianti che vengono realizzati con materiali di alta qualità e con tecnologie innovative.

Conclusione

Come appare evidente, i benefici di un impianto di climatizzazione efficiente sono molteplici e vanno dal risparmio in bolletta all’aumento del valore dell’immobile.

Far installare un buon impianto di climatizzazione e mantenerlo sempre in perfetta efficienza è dunque la scelta giusta che può rappresentare un ottimo investimento sia nell’immediato che a lungo termine.

Incidenti informatici causati dal fattore umano? Spesso sono intenzionali

Gli incidenti informatici derivanti dal “fattore umano” sono comunemente associati a errori involontari dei dipendenti, ma spesso si trascura un elemento più significativo: il comportamento intenzionalmente dannoso del personale. Un recente studio di Kaspersky ha rivelato che negli ultimi due anni, il 77% delle aziende globali ha affrontato incidenti informatici, di cui il 20% è stato causato da comportamenti volontari da parte dei dipendenti.

Gli errori sono in aumento

Esaminando il “fattore umano”, che può avere impatti negativi sulle prestazioni aziendali, si identificano diversi elementi, dai normali errori dei dipendenti all’errata allocazione del budget da parte dei decisori aziendali. Le azioni dolose del personale emergono come uno dei fattori più rilevanti, spesso trascurati. Secondo lo studio di Kaspersky, nel biennio considerato, il 20% delle aziende a livello mondiale ha subito incidenti informatici a causa di comportamenti illeciti a scopo personale da parte dei dipendenti.

Il caso Tesla

Un esempio concreto è il caso dell’azienda Tesla, dove due ex dipendenti hanno divulgato nomi, indirizzi, numeri di telefono ed e-mail di oltre 75.000 attuali ed ex dipendenti. Questo incidente è stato notificato alle autorità di regolamentazione del Maine il 18 agosto, dopo che la società aveva appreso della violazione il 10 maggio attraverso un’indagine interna avviata in seguito a segnalazioni da parte dell’organo di stampa tedesco Handelsblatt.

Il rischio delle minacce interne

Le minacce interne, intenzionali e non intenzionali, rappresentano un rischio significativo per le aziende. Le minacce non intenzionali derivano da errori dei dipendenti, come cadere in trappole di phishing o inviare informazioni riservate alla persona sbagliata. Al contrario, le minacce intenzionali sono attuate da personale malintenzionato che agisce deliberatamente contro il proprio datore di lavoro. Questi insider malevoli hanno conoscenze specifiche dell’infrastruttura aziendale, utilizzando il social engineering e agendo per ottenere guadagni economici o per vendetta.

Perchè i dipendenti “sbagliano” volontariamente

I motivi che spingono i dipendenti a compiere azioni dannose includono il guadagno economico, la vendetta in seguito a licenziamenti, la insoddisfazione lavorativa o il desiderio di danneggiare l’azienda. La collaborazione tra insider e attori esterni è un altro scenario rischioso. Per mitigare queste minacce, è essenziale che le aziende implementino sistemi di sicurezza informatica aggiornati e trasparenti, utilizzando soluzioni di protezione avanzate, protocolli di sicurezza intelligenti e programmi di formazione per il personale IT e non IT. Prodotti specifici possono rivelare e prevenire attività sospette da parte di insider o attori esterni, contribuendo a garantire la sicurezza dell’infrastruttura aziendale.

Marketplace, perchè è partita la rivoluzione contro i resi gratis?

Negli ultimi anni, sempre più persone hanno sperimentato la comodità degli acquisti online, tanto da diventare clienti fedeli di questa modalità di shopping. Però questa abitudine ha generato un fenomeno problematico: il reso compulsivo. La tendenza di acquistare diversi taglie e colori di uno stesso capo, con l’intenzione di restituire quelli non graditi a costo zero, ha prodotto una situazione insostenibile sia dal punto di vista economico sia ambientale.

Il cambiamento ha preso il via nel Regno Unito

Il Regno Unito sembra essere in prima linea in questa rivoluzione dei resi. Secondo il New York Post, 8 venditori online su 10 hanno introdotto commissioni per la restituzione degli articoli. Zara è stata una delle aziende pioniere, addebitando 1,95 sterline per i resi attraverso punti di consegna di terze parti. Questa politica si sta diffondendo anche negli Stati Uniti, con aziende come Zara, Macy’s, Abercrombie & Fitch, J. Crew ed H&M che impongono commissioni fino a 7 dollari per i resi postali.

La situazione in Italia 

A oggi, l’Italia e gli altri Stati europei non sono stati ancora toccati dalla politica dei resi a pagamento. Tuttavia, già adesso, alcune aziende come Zara richiedono pagamenti per il ritiro a domicilio, evidenziando la possibilità che questa tendenza si diffonda anche nel nostro paese. H&M offre resi gratuiti solo per i membri, mentre impone una tariffa di 2,99 euro per gli altri acquirenti.

Il problema del reso compulsivo e il fenomeno bracketing

Il reso compulsivo ha creato un problema insostenibile, noto come “bracketing”. Si tratta dell’abitudine dei consumatori ad acquistare in grandi quantità e a restituire poi gli articoli indesiderati  senza pensare alle conseguenze economiche e ambientali. Secondo la National Retail Federation, il 17% della merce totale comprata negli Stati Uniti nel 2022 è stato restituito, causando enormi perdite finanziarie per le aziende.

Sostenibilità ed economia

Il reso gratuito si rivela insostenibile sia dal punto di vista ambientale sia economico. Ogni reso richiede trasporti, controllo, riparazione e riconfezionamento, generando costi elevati per le aziende. Secondo Inmar Intelligence, i rivenditori spendono 27 dollari per gestire il reso di un articolo da 100 dollari, e le aziende perdono circa il 50% del loro margine sui resi. La fine del reso gratuito è quindi una misura necessaria sia per la sostenibilità ambientale sia per la stabilità economica delle imprese.

Responsabilità sociale e ruolo dei consumatori

La fine del reso gratuito è una chiamata alla responsabilità verso tutti i componenti della società. Le nuove normative europee stanno cercando di spingere le aziende verso una maggiore trasparenza e sostenibilità, ma al momento la legislazione in merito è ancora insufficiente. La sfida ambientale può essere vinta solo con l’impegno sinergico di tutte le parti sociali, compresi i consumatori. La fine del reso gratuito non solo indica un cambiamento necessario, ma invita anche a una maggiore consapevolezza e responsabilità nell’approccio agli acquisti online.

Natale 2023: aumenta la spesa degli italiani per le feste

Dopo un anno di alti e bassi per i consumi, il mese di dicembre dovrebbe chiudersi con il segno più. La spesa degli italiani per le feste è in crescita, anche se l’inflazione gonfia i budget.
Secondo una ricerca di Ipsos e Confesercenti per i regali di Natale 2023 gli italiani progettano di spendere 223 euro, il 13% in più rispetto allo scorso anno.

A dare la spinta è anche l’aumento dei prezzi: al netto dell’inflazione l’incremento di spesa si riduce al +6%.
Complessivamente, nel 2023 si prevede un aumento del +1,2%, a cui però dovrebbe seguire una frenata pari allo 0,8% nel 2024.

Nella top ten abbigliamento, profumi e libri 

Gli italiani che dichiarano di voler contenere la spesa per i regali natalizi sono il 43%, una quota in diminuzione rispetto al 47% dello scorso anno, ma ancora rilevante.

Nella top ten delle intenzioni di acquisto per i regali di questo Natale 2023 spiccano i capi d’abbigliamento (51%), seguiti da prodotti di profumeria (45%) e libri (44%). Ma anche giochi e giocattoli (38%), accessori di moda (33%), regali gastronomici (29%), prodotti tecnologici e regali di gioielleria, entrambi al 24%. E ancora, arredamento e prodotti per la casa, calzature e videogiochi, tutti al 20%.
Il 10% degli italiani, invece, segnala l’intenzione di regalare un viaggio o una vacanza, un dato in ascesa rispetto al 7% del 2022.

Il ruolo centrale dei negozi fisici 

Sempre secondo l’indagine Ipsos condotta per Confesercenti, il retail fisico continua ad avere un ruolo centrale negli acquisti di Natale, ma per il 44% deli italiani le piattaforme sono diventate ormai indispensabili.

Crescono poi le indicazioni per i negozi monomarca delle grandi catene retail (33%, era il 29% nel 2022), ma anche per i negozi all’interno dei centri commerciali, che quest’anno raccolgono il 52% delle preferenze contro il 46% del Natale 2022.
In lieve flessione il canale dei supermercati e ipermercati, che scende al 24% delle indicazioni, e le attività di vicinato (20%).

L’e-commerce è il canale più utilizzato

A sorpresa, si assiste a una crescita della preferenza per i negozi di quartiere da parte dei giovani con età compresa tra 18 e 34 anni. La quota passa infatti dal 20% del 2022 al 22% di quest’anno.
Il 14% dei ragazzi, invece, si rivolgerà a un mercatino per comprare almeno uno dei regali da mettere sotto l’albero.

È però l’e-commerce il canale d’acquisto che incontra la preferenza tra il maggior numero di persone. In particolare, è in crescita la vendita diretta via web, con la quota di chi acquisterà online direttamente dal sito del produttore che sale dal 21% al 23%.
Si consolida poi la prevalenza delle grandi piattaforme di e-commerce, alle quali intende rivolgersi il 68% degli intervistati (63% nel 2022). 

Maternità e carriera, perchè in Italia è ancora così difficile?

L’ultima indagine condotta dall’Ispettorato del Lavoro (INL), in collaborazione con l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), ha rivelato un notevole aumento delle dimissioni volontarie tra le madri lavoratrici in Italia. Secondo il rapporto, ben 44.699 madri hanno scelto di abbandonare il proprio impiego, un dato significativamente superiore ai 16.692 padri che hanno preso una decisione simile. Ciò significa che gli ostacoli nel conciliare vita privata e vita lavorativa sono decisamente superiori per le donne che vogliono avere una famiglia.

Le dimissioni riguardano soprattutto impiegati e operai

Questo trend emerge chiaramente nell’analisi delle dimissioni verificatesi nei primi tre anni di vita dei figli. Il documento sottolinea una crescente difficoltà per le donne nel conciliare le responsabilità professionali con quelle familiari. Tra le categorie professionali più coinvolte, spiccano gli impiegati (30.299) e gli operai (26.471), con il 65,8% delle dimissioni che riguardano lavoratori a tempo pieno. 

Passaggio a un’altra azienda e problematiche familiari alla base delle dimissioni

Le ragioni alla base di tali decisioni sono molteplici: il 37,5% delle dimissioni è dovuto al passaggio presso un’altra azienda, mentre il 32,2% è attribuibile alle sfide nella gestione del lavoro e delle cure dei figli. In particolare, la difficoltà nel trovare un equilibrio tra le esigenze professionali e familiari emerge come la causa principale, rappresentando il 49,8% delle motivazioni totali. Ma la situazione è molo diversa a seconda del genere.

Le motivazioni dell’addio al lavoro sono diverse fra uomini e donne

Il rapporto mette in luce anche un evidente divario di genere nelle motivazioni delle dimissioni. Le lavoratrici madri tendono a dimettersi principalmente a causa delle difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, spesso aggravate dalla mancanza di servizi adeguati e da problematiche organizzative sul luogo di lavoro. Al contrario, per i padri, le ragioni principali sono più strettamente legate a questioni professionali.

Conciliare vita professionale e familiare

Questi dati pongono in evidenza l’urgente necessità di affrontare la questione della conciliazione tra vita professionale e familiare, in particolare per le lavoratrici madri, sottolineando l’importanza di politiche di supporto più efficaci e di un rinnovato impegno nel promuovere un ambiente lavorativo equilibrato e inclusivo. A oggi, le condizioni purtroppo non ci sono: i numeri parlano chiaro.

5 Motivi per investire in un impianto fotovoltaico se vivi in Piemonte

Nel contesto attuale della crescente consapevolezza ambientale nei cittadini e della ricerca di soluzioni energetiche sostenibili, il Piemonte emerge come una regione che sta sempre più diventando terreno fertile per l’adozione di tecnologie green.

In questo scenario, gli impianti fotovoltaici rappresentano una soluzione chiave per sfruttare al meglio l’energia solare, riducendo l’impatto ambientale e generando benefici economici a lungo termine.

In particolar modo abbiamo deciso di evidenziare i cinque motivi più convincenti per cui investire in un impianto fotovoltaico in Piemonte, dato che ciò non solo contribuisce alla sostenibilità ambientale, ma offre anche vantaggi significativi dal punto di vista economico, fiscale e pratico, trasformando il modo in cui gli edifici impattano sul consumo energetico nella regione.

Sostenibilità ambientale: riduzione dell’impatto ambientale

Il Piemonte si presta perfettamente all’adozione di soluzioni energetiche sostenibili. Gli impianti fotovoltaici rappresentano al momento uno dei modi più efficaci per ridurre l’impatto ambientale derivante dall’uso di fonti energetiche non rinnovabili.

Convertendo l’energia solare in elettricità, si riducono le emissioni nocive di CO2 e si contribuisce attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico.

Investire in un impianto fotovoltaico significa quindi adottare un approccio responsabile verso l’ambiente, garantendo un futuro più pulito e sostenibile al territorio Piemontese anche per le generazioni future.

Risparmio energetico a lungo termine: riduzione delle bollette energetiche

Uno dei motivi più interessanti per investire in un impianto fotovoltaico è il risparmio energetico a lungo termine.

Una volta installato infatti, l’impianto sfrutta gratuitamente l’energia solare, riducendo significativamente la dipendenza dalle forniture energetiche esterne e, di conseguenza, tagliando le bollette elettriche.

Il Piemonte, con le sue giornate soleggiate e la buona esposizione al sole, offre un ambiente ideale per massimizzare la produzione di energia solare. Torino ad esempio, gode di circa 331 ore di sole in media al mese.

Questo si traduce in un notevole risparmio economico nel tempo, offrendo un ritorno sull’investimento che si materializza nel minor costo dell’approvvigionamento elettrico.

Incentivi e agevolazioni fiscali: opportunità da non perdere

La regione Piemonte ed il governo nazionale offrono una serie di incentivi e agevolazioni fiscali per chi decide di investire in energie rinnovabili, tra cui gli impianti fotovoltaici.

Dall’ecobonus al Superbonus, passando per gli incentivi regionali, è possibile accedere a finanziamenti agevolati, detrazioni fiscali e contributi che rendono l’installazione di un impianto fotovoltaico un investimento ancora più conveniente.

È fondamentale informarsi correttamente su tutte le opportunità disponibili: in questo caso, se vivi nel capoluogo, il consiglio è quello di rivolgersi ad una azienda che produce ed installa impianti fotovoltaici a Torino per conoscere in dettaglio tutte le agevolazioni disponibili.

Aumento del valore immobiliare: investimento al termine

Investire in un impianto fotovoltaico non porta soltanto benefici immediati in termini di risparmio energetico, ma può anche aumentare il valore immobiliare di una abitazione o proprietà.

Le case dotate di impianti fotovoltaici diventano più appetibili sul mercato immobiliare poiché offrono una soluzione energetica sostenibile e un risparmio garantito sulle bollette.

Sempre più spesso infatti, i potenziali acquirenti sono più inclini a valutare positivamente le proprietà che offrono buone prestazioni dal punto di vista energetico e ambientale.

Indipendenza energetica: sicurezza e autonomia

Vivere in Piemonte ed usufruire di un impianto fotovoltaico significa anche godere di una maggiore sicurezza energetica. Se hai un impianto con accumulo ad esempio, il fotovoltaico offre un certo grado di autonomia, utile specialmente durante blackout o interruzioni nella fornitura di energia elettrica.

Questa indipendenza energetica dona tranquillità, consentendo di continuare a usufruire dell’energia elettrica prodotta localmente, riducendo al minimo l’impatto di eventuali interruzioni esterne.

In sintesi, investire in un impianto fotovoltaico nella regione Piemonte non solo contribuisce alla sostenibilità ambientale ma offre anche vantaggi economici a lungo termine, oltre ad aumentare il valore immobiliare dell’edificio.

Questo è un passo importante verso un futuro più verde e sostenibile, la strada da percorrere per un pianeta più in salute anche per le generazioni future.

Cambiare o trovare lavoro? Natale è il momento giusto per le ricerche

Natale è uno dei periodi dell’anno privilegiati per chi desidera cambiare o trovare lavoro. Come spiega Massimo Mariani, di AB Lavoro, la società di ricerca e selezione di personale qualificato, “Molti dei nostri clienti che operano in ambito retail stanno già pensando a dicembre, e proprio ora si rivolgono a noi per trovare e selezionare, spesso con qualche difficoltà, addetti alla vendita o promoter. Non possiamo negare che le opportunità stagionali abbiano dei limiti – aggiunge Mariani – ma dobbiamo anche sottolineare che, se ben sfruttate, rappresentano grandi opportunità per i più giovani, o per chi magari deve rimettersi in gioco dopo una pausa lavorativa”.

Insomma, molte aziende stanno già cercando risorse aggiuntive per coprire i picchi di lavoro, o le aperture straordinarie tipiche delle settimane che precedono le festività. E spesso, fanno fatica a ‘coprire’ le posizioni vacanti.

I lati positivi dei lavori stagionali

Il lato positivo dei lavori stagionali è anche la possibilità di farsi notare e ottenere un contratto stabile. “Non dobbiamo pensare che un’opportunità a termine non possa trasformarsi in qualcosa di più stabile, anzi – assicura Mariani -. Non sono pochi i casi in cui un candidato, dopo essersi fatto conoscere dall’azienda, sia stato ricontattato per altre collaborazioni o avuto un rinnovo di contratto. Non solo: quando i recruiter esaminano un curriculum e notano che una persona ha preferito maturare una serie di esperienze, seppur brevi, piuttosto che non lavorare, valutano molto positivamente l’attitudine del candidato, il suo impegno e la sua flessibilità”.

Un’occasione per mettersi alla prova e scoprire attitudini e predisposizioni

Mettersi alla prova con un contratto a termine all’interno di un punto vendita, inoltre, è molto utile anche per i candidati che hanno la possibilità di scoprire le loro attitudini commerciali, la predisposizione ai rapporti interpersonali o al contatto con i clienti, e in caso di negozi situati in territori ad alta densità turistica, di migliorare e allenare la conoscenza delle lingue straniere.

Per i candidati più giovani, poi, quelli che erroneamente vengono definiti ‘lavoretti’ sono un’ottima palestra per avere un primo confronto con il mondo del lavoro, per rapportarsi con colleghi, manager o responsabili e per imparare a gestire situazioni magari complesse.

Abbigliamento, gioiellerie, arredamento: cercasi commessi e promoter in tutta Italia 

“Sebbene esistano innegabili situazioni di sfruttamento – aggiunge Giacomo Grilli, di AB Lavoro – come straordinari non concordati oppure non retribuiti, turni massacranti, poca attenzione alle risorse o mancanza di formazione, se ci si affida ad aziende di ricerca e selezione accreditate e qualificate, i rischi si riducono al minimo”.

Ma in quali settori si trovano le migliori opportunità in questo momento?
Secondo AB Lavoro, negozi di abbigliamento, gioielleria, oggettistica e arredamento sono alla ricerca di personale di vendita e promoter, soprattutto per negozi e corner in centri storici o all’interno dei principali centri commerciali in tutta Italia.
Anche nell’ambito ristorazione, settore da sempre soggetto alla stagionalità, si cercano con urgenza personale di sala e di cucina, specialmente presso località turistiche, o meta di shopping nel periodo natalizio.

Mobilità precaria: come si spostano gli italiani?

La situazione di precarietà nella mobilità fotografata dall’Osservatorio Stili Mobilità, realizzato da Ipsos e Legambiente in collaborazione con Unrae, affonda le radici nell’assenza di alternative all’uso dell’auto privata per raggiungere servizi essenziali, come strutture scolastiche e mediche.
Oltre alla carenza di trasporti pubblici, o con orari poco convenienti, e l’assenza di servizi di sharing, incidono anche le condizioni economiche delle famiglie.

Le città più colpite da una condizione di precarietà nella mobilità sono Napoli, con il 34% dei cittadini che non sempre riesce a spostarsi, e Roma (33%).
A metà strada si trova Torino (28%), mentre a Milano e Bologna, con un’elevata offerta di mobilità sostenibile ed elettrica, il livello di precarietà si attesta intorno al 20-21%.

Quanto e come si muovono gli italiani?

Ogni settimana gli italiani trascorrono in media sei ore in viaggio. Il 64% dei viaggi si svolge a bordo di auto e moto di proprietà, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente. Aumenta invece l’uso medio dei mezzi pubblici e dell’auto elettrica (privata o a noleggio), passato dall’11% al 13%.

Rimangono stabili gli spostamenti sostenibili (a piedi, in bici o in monopattino elettrico), che ammontano al 22% del tempo di viaggio, mentre diminuiscono del 10% circa gli spostamenti nei giorni festivi, i primi a essere sacrificati da chi fatica ad arrivare alla fine del mese.
La mobilità sostenibile prevale a Bologna (49%) e Milano (48%), mentre il 40% e il 45% avviene in auto e moto a combustione. Percentuali più alte si registrano a Torino (51%), Roma (54%) e Napoli (55%).

La mobility poverty

Le difficoltà nello spostamento spingono gli italiani a rinunciare a opportunità di lavoro (28%), uscite di piacere (25%), visite medica (19%), studio (17%).
Tra i vari tipi di precarietà, il dato che preoccupa maggiormente riguarda il 7% delle persone in condizione di estrema mobility poverty: non hanno mezzi pubblici o in condivisione di prossimità, né la possibilità di acquistare un’auto.

Si trovano in condizioni di precarietà, pur meno estreme, gli intervistati che denunciano un elevato costo del carburante rispetto al reddito (9%), che lamentano l’assenza di alternative all’auto privata e/o l’impossibilità di cambiare il mezzo obsoleto (8%), o che evidenziano elevati costi dovuti alla necessità di percorrere in auto lunghe percorrenze quotidiane (8%).

La mobilità elettrica

Circa il 50% degli italiani desidera acquistare un’auto nuova, di cui il 47% preferisce veicoli tradizionali, il 14% auto elettriche, l’11% ibride ricaricabili (plug-in), il 29% ibride.
Le principali motivazioni chi sceglie veicoli a combustione interna riguardano costi più convenienti (29%), maggiore autonomia (28%), paura di non trovare stazioni di ricarica rapide (24%) e migliori prestazioni (maggiore potenza e accelerazione, 15%). 

Chi preferisce veicoli elettrici è motivato principalmente dalla riduzione dell’impatto ambientale (32%), soprattutto a Bologna (45%) e Napoli (41%).
A seguire, costi operativi inferiori 20%, tecnologie innovative (14%), incentivi fiscali e/o agevolazioni per l’acquisto (13%), timore di non poter circolare ovunque liberamente con le auto tradizionali nel futuro (12%), migliori prestazioni (7%).

Cybersecurity: nel 2023 crescono gli attacchi ai gamer

Nel 2023 la community globale del gaming rappresenta quasi il 40% della popolazione mondiale, oltre tre miliardi di giocatori.
Per questo motivo è diventata un obiettivo allettante per i criminali informatici, che sfruttano questo enorme bacino di utenti per poter accedere, e sottrarre, dati personali e finanziari. I criminali sfruttano infatti gli account gaming per rubare asset di gioco e valuta virtuale, per poi vendere gli account compromessi spesso con valore reale.

Dal 1° luglio 2022 al 1° luglio 2023 Kaspersky ha documentato 436.786 tentativi di violazione di dispositivi mobili, con un impatto su 84.539 utenti. Gli incidenti, invece, hanno interessato 192.456 utenti in tutto il mondo.

File classificati come ‘not-a-virus’ ma in realtà dannosi

In particolare, sono 4.076.530 i tentativi di scaricare 30.684 file unici, ‘travestiti’ dai criminali da giochi popolari, mod, cheat e altri software legati al gaming.
Si tratta di file classificati principalmente come software indesiderati, spesso etichettati come ‘not-a-virus’, come downloader (89,7%), adware (5,25%) e trojan (2,39%).

Il software dannoso e indesiderato spesso si nasconde sotto forma di giochi popolari, diffusi attraverso siti web di terze parti che offrono versioni pirata. Queste pagine ingannevoli mostrano in genere numeri di download inflazionati, inducendo potenzialmente gli utenti a un falso senso di sicurezza.
Tuttavia, cliccando sul pulsante di download si ottiene un archivio che può contenere elementi dannosi o non correlati, che si discostano dal contenuto promesso.

Minecraft è il bersaglio più colpito

Ed è Minecraft il bersaglio preferito dai criminali informatici, responsabile del 70,29% di tutti gli alert.
Nel periodo considerato, le minacce che hanno usato Minecraft come esca hanno colpito 130.619 giocatori in tutto il mondo. Al secondo Roblox, che ha contribuito al 20,37% di tutti gli avvisi e ha colpito 30.367 utenti.Counter-Strike: Global Offensive (4,78%), PUBG (2,85%), Hogwarts Legacy (0,60%), DOTA 2 (0,45%) e League of Legends (0,31%) sono anch’essi tra i principali giochi oggetto di minacce informatiche.

Attenti al trojan SpyNote

Una scoperta degna di nota riguarda la comparsa di SpyNote. Si tratta di un trojan spia distribuito tra gli utenti di Roblox, che offre diverse funzionalità di spionaggio, tra cui keylogging, registrazione dello schermo, streaming video dalle fotocamere del telefono e la capacità di impersonare le applicazioni di Google e Facebook per indurre gli utenti a divulgare le loro password.

Ma continuano a rappresentare una minaccia significativa per i gamer anche il phishing e le pagine di distribuzione contraffatte.
“L’incessante ricerca di dati personali ha portato a un notevole aumento degli attacchi ransomware anche ai gamer professionisti, che hanno bisogno di giocare senza interruzioni – spiega Vasily Kolesnikov, Cybersecurity Expert di Kaspersky -. Questo sottolinea la necessità di una maggiore consapevolezza della sicurezza informatica all’interno della community dei gamer”.

GenZ: poco friendly con economia e finanza, ma sa gestire il denaro

Uno su 5 non pensa a quanti soldi ha a disposizione prima di comprare qualcosa, e l’80% gestisce il denaro in autonomia, ovvero, cifre che vanno dai 500 euro fino a oltre 2.000 euro.

Sono le disponibilità economiche dei giovani della Generazione Z, che sebbene poco ‘friendly’ con le nozioni di finanzia ed economia, nel 12% dei casi ricava guadagni da vincite a scommesse, giochi o lotterie.
È quanto emerge dall’indagine promossa da Esdebitami Retake e condotta da Nomisma sulle abitudini di spesa e la conoscenza delle dinamiche finanziarie dei giovani di età compresa tra 18 e 25 anni.

L’entrata media mensile è 842 euro

Stando all’indagine, in 7 casi su 10 le entrate dei ragazzi non sopperiscono alle loro spese. A supportarle sono i genitori, che però ‘non sempre controllano’ le finanze dei figli.
Considerando la disponibilità finanziaria dei giovani appartenenti alla Gen Z emerge come negli ultimi 12 mesi 8 su 10 abbiano gestito denaro in autonomia, con un’entrata media mensile pari a 842 euro tra stipendio, paghetta e regali.

In particolare, il denaro a disposizione dei giovanissimi deriva da una combinazione di stipendio/proventi da un’attività lavorativa (57%), regali ricevuti (37%), somma fissa elargita dai genitori (32%) e somme di denaro date all’occorrenza (30%).

Difficoltà a rispettare l’equilibrio con le risorse disponibili

L’indagine rileva come nella fascia di età della Gen Z meno del 40% dei ragazzi abbia un’occupazione lavorativa più o meno stabile.
In generale, infatti, il supporto da parte della famiglia rimane elevato per la copertura delle spese mensili.

Il 62% di chi lavora e il 72% di chi non lavora non riesce infatti a far fronte alle spese, anche per una frequente difficoltà a gestire in modo consapevole l’equilibrio con le risorse disponibili.
Diverse, invece, le modalità di approccio alla spesa. Se il 42% dei giovani tra 18 e 22 anni valuta attentamente l’opportunità di fare o meno un acquisto in base alle proprie disponibilità finanziarie, la percentuale scede al 39% nel caso di ragazzi tra 23 e 25 anni.

Fissare un limite di spesa cercando di non superarlo

Un accorgimento usato frequentemente è quello di fissare un limite di spesa giornaliero o settimanale cercando di non superarlo (39% tra 18-22 anni e 42% 23-25 anni).
I dati dell’indagine, riporta Adnkronos, sono stati presentati in occasione dell’evento ‘GenZ e consapevolezza finanziaria tra digitale, tecnologia e new economy’, un’iniziativa promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del ministero dell’Economia e Finanza.