Mercato Travel in recupero: grazie all’e-commerce superati valori del 2019 

Lo confermano i dati dell’Osservatorio Travel Innovation della School of Management del Politecnico di Milano: il settore dei Viaggi e del Turismo in Italia conferma e accentua la ripresa del 2022. E quest’anno torna a segnare una crescita sul valore assoluto registrato nel 2019, l’ultimo anno prima delle limitazioni agli spostamenti a causa della pandemia.

I dati sono stati presentati durante l’evento annuale dedicato al settore turistico TTG Travel Experience.
Secondo l’Osservatorio a trainare la crescita è ancora l’e-commerce, che raggiunge 16,9 miliardi di euro nel settore trasporti, il 71% della spesa complessiva, e 19,4 miliardi in quello dell’ospitalità, il 54% del totale.

Trasporti a 23,7 miliardi

Nel 2023 il comparto dei trasporti tra online e offline nelle tre componenti incoming, domestica e outgoing vale complessivamente 23,7 miliardi di euro, +41% sul 2022 e +9% sul 2019.
Anche quest’anno l’e-commerce gioca un ruolo primario, crescendo più velocemente del mercato totale (+50% vs 2022 i soli acquisti online) per un totale di 16,9 miliardi.

Se nel 2019 l’incidenza degli acquisti online di comparto era del 55% sul totale, nel 2023 oltre 7 euro spesi su 10 (71%) derivano dal canale digitale. In pratica, gli utenti digitali sono molto più propensi a prenotare attraverso canali diretti che indiretti.

Ricettivo: raggiunta quota 35,8 miliardi

Anche il settore Ricettivo, inteso come somma di alberghiero e extra-alberghiero, è in forte recupero.
Considerando sia i flussi incoming sia quelli domestici nel 2023 il settore raggiunge quota 35,8 miliardi (+11% rispetto al 2022), superando del 7% il livello del 2019, quando il totale del comparto (offline più online) valeva 33,4 miliardi di euro.

In questo contesto l’e-commerce raggiunge 19,4 miliardi di euro (2,9 miliardi in più rispetto al 2022) e continua a crescere a tassi più alti rispetto al totale del mercato, soprattutto nella componente diretta, rappresentando nel complesso il 54% del comparto a valore.

Dati incoraggianti, ma in parte pesa l’incremento dei prezzi

Anche il turismo organizzato conferma la ripresa, sebbene i valori del tour operating (crociere escluse) siano ancora leggermente inferiori al 2019 (-2%).
Le agenzie di viaggio che sono riuscite a superare il periodo pandemico, invece, registrano per il 2023 un +2% del transato rispetto al 2019.

“I dati incoraggianti che possiamo osservare oggi, sebbene risultino in parte drogati da un incremento dei prezzi, soprattutto dei vettori a lungo raggio, derivano dal recupero del turismo incoming e outgoing, oltre che da una parziale ripresa dei viaggi d’affari – commenta Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Travel Innovation -. Il canale digitale si dimostra, ancora una volta, un elemento portante, e preferito sia dai viaggiatori sia dagli operatori. Questi ultimi dimostrano anche una decisa sensibilità verso le tematiche sociali e ambientali, che stanno ridefinendo i modelli di business all’insegna della cosiddetta twin transition, dove verde e digitale vanno a braccetto”. 

Smart Home: la spesa per i dispositivi continua a crescere

Nella prima metà del 2023, nonostante il rallentamento della Tecnologia di Consumo, in Italia crescono le vendite a valore dei prodotti smart.
In particolare, secondo i dati GfK, quelle dei Grandi Elettrodomestici connessi (piani cottura, forni, frigoriferi, lavastoviglie, asciugatrici, lavatrici), che segnano un +19,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, e dei dispositivi per l’Automazione e la Sicurezza (Lampade led, termostati, visual camera, watertimer, prodotti per il riscaldamento elettrico), che registrano un +12,3%.

Cresce però anche il comparto che include Piccoli Elettrodomestici smart e dispositivi connessi per la Salute e il Benessere (+5,1%), che include prodotti per la preparazione del cibo, misuratori di pressione, friggitrici, prodotti per l’igiene orale, macchine da caffè, pesapersone, aspirapolveri e dispositivi per il trattamento dell’aria.

Boom per lavatrici, condizionatori, asciugatrici intelligenti

In controtendenza lo Smart Entertainment (amplificatori, sistemi audio-video, decoder e video player, ma non le Smart TV) che nel periodo registra un calo delle vendite a valore del -4,6%.

Ma se per alcuni prodotti le caratteristiche di connettività sono ormai particolarmente importanti, tra quelli che hanno visto incrementare maggiormente la quota di modelli smart sul totale delle vendite ci sono le Lavatrici smart. 
Da un peso del 2,5% del totale dei prodotti venduti nei primi sei mesi del 2019 sono passate al 25,4% nello stesso periodo del 2023.
Anche i Condizionatori e le Asciugatrici hanno visto crescere in maniera significativa l’importanza dei prodotti smart, arrivati coprire rispettivamente il 32% e il 43,5% del fatturato.

Digitalizzazione e centralità della casa

Il successo dei dispositivi connessi è un fenomeno che dura ormai da qualche anno. La pandemia da COVID-19 ha portato da un lato a un’accelerazione della digitalizzazione dei consumatori e dall’altro a una riscoperta della centralità della casa.

Due tendenze che hanno portato a un potenziamento della dotazione tecnologica delle abitazioni, diventate sempre più connesse ed efficienti.
Questo trend emerge chiaramente se si confrontano le vendite dei primi sei mesi del 2023 con quelle registrate nello stesso periodo del 2019. La crescita del comparto Smart Home in questo lasso di tempo è del +84,5%.

Risparmio energetico e comodità 

Più di recente, due fenomeni che hanno trainato il successo della Smart Home sono stati la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni in grado di semplificare la vita, e l’attenzione al risparmio energetico. 
Se il 41% dei consumatori a livello mondiale è disposto a pagare un prezzo più alto per prodotti che semplificano la vita, l’incremento dei costi dell’energia degli ultimi anni ha portato sempre più persone a cercare soluzioni per contenere i consumi.
In questo senso, il controllo intelligente e da remoto di apparecchi e impianti connessi può aiutare a ottimizzare il proprio consumo energetico.

Con l’Intelligenza artificiale Alexa converserà in modo più “umano”

Alexa, l’assistente tecnologico vocale che trova spazio su milioni di piani cucina di tutto il mondo, sarà presto in grado di interagire con le persone in maniera più naturale. Amazon ha infatti intenzione di potenziare Alexa, il suo servizio vocale basato su cloud, con la tecnologia di Intelligenza artificiale generativa. In questo modo Alexa potrà conversare in modo molto più simile a un essere umano di quanto abbia fatto finora. Lo ha recentemente annunciato l’azienda durante l’evento dedicato alla presentazione dei nuovi prodotti.

L’AI generativa verrà introdotta in tutti i dispositivi, nuovi e già esistenti

Durante l’evento Amazon ha svelato i suoi piani per l’introduzione dell’AI generativa in tutti i dispositivi Alexa, sia quelli nuovi sia quelli esistenti, come gli Echo. Una novità la cui uscita è prevista per l’inizio del prossimo anno. Grazie a una costante ricerca di miglioramenti nelle soluzioni tecnologiche, Amazon sta quindi puntando a rendere Alexa più umana nel modo in cui si esprime, in particolare, introducendo inflessioni emotive nella voce del dispositivo, come risate o cenni di sorpresa.
“Ho sempre sostenuto che Alexa sia la migliore Intelligenza artificiale personale, ma finora è stata un po’ troppo transazionale per i nostri gusti – ha commentato Dave Limp, vicepresidente senior dei dispositivi e dei servizi di Amazon -. Questo era dovuto alle limitazioni della tecnologia, non alla nostra visione. Ora è possibile condurre conversazioni quasi umane con Alexa”.

All’Echo Show 8 la prima dimostrazione dal vivo 

La dimostrazione di queste nuove capacità è stata effettuata sul nuovo Echo Show 8. Durante la presentazione, Dave Limp ha tenuto una conversazione dal vivo con Alexa sul tema del calcio, e il dispositivo ha ricordato la squadra universitaria preferita di Limp senza che il vicepresidente dovesse menzionarla. Il servizio vocale, riferisce Adnkronos, ha anche suggerito opzioni contestuali per la cena durante la visione di una partita con gli amici, e ha generato all’istante un invito per l’evento.

Intanto nel 2023 il valore azionario dell’azienda si impenna

Ma un’ulteriore buona notizia per i clienti Echo è che potranno provare gratuitamente queste nuove capacità conversazionali sui dispositivi che già possiedono, compresi quelli usciti per la prima volta nel 2014. In ogni caso, il fervore per il futuro dell’Intelligenza artificiale quest’anno ha fatto impennare le azioni tecnologiche di Amazon, con l’Indice Nasdaq Composite che nel 2023 ha registrato un aumento del 31%. Tanto che il valore azionario di Amazon quest’anno è aumentato di oltre il 60%.

Produzione industriale: il calo di luglio al – 0,7% è un segnale di allarme

A luglio 2023 l’Istat stima per l’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana una diminuzione dello 0,7% rispetto a giugno. Secondo il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, intervistato da Rai3, il calo della produzione industriale rilevato dall’Istat “è un segnale di allarme”, ritenendo comunque i dati ‘attesi’. Il ministro ha attribuito il declino all’aumento dei prezzi dell’energia deciso da Opec e Russia, la recessione tedesca e il rialzo dei tassi della Bce, che hanno reso più difficile investire per imprese e famiglie.
“Inevitabilmente ci sono contraccolpi sull’economia italiana – ha sottolineato il ministro – e il primo impatto è sull’industria”.

L’indice complessivo diminuisce del -2,1% in termini tendenziali

Al netto degli effetti di calendario, a luglio 2023 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 2,1%, dove i giorni lavorativi di calendario sono stati 21, come a luglio 2022.
Tra i principali settori cresce solo quello dei beni strumentali (+3,0%), mentre calano i beni di consumo (-3,7%), l’energia (-4,0%) e i beni intermedi (-4,5%). Nella media del periodo maggio-luglio il livello della produzione aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, rileva ancora l’Istat. Mentre l’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+3,7%), e diminuisce per i beni intermedi (-0,5%), i beni strumentali (-1,5%) e per i beni di consumo (-1,6%). 

Quasi tutti i settori sono in flessione, soprattutto legno, carta e stampa

I soli settori di attività economica che presentano variazioni tendenziali positive sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,1%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,8%) e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+0,4%). I settori rimanenti sono tutti in flessione, di cui le più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-12,3%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,8%), e nell’attività estrattiva (-10,1%).

Lievemente positivo l’andamento congiunturale complessivo

“Dopo due mesi di crescita congiunturale l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra, a luglio, una diminuzione, diffusa ai principali comparti con l’esclusione dell’energia – ha commentato l’Istat, come  riporta Adnkronos. -. È, tuttavia, lievemente positivo l’andamento congiunturale complessivo nella media degli ultimi tre mesi. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale è in flessione. Guardando ai principali raggruppamenti di industrie si osservano cali diffusi a esclusione dei beni strumentali, più marcati per l’energia e i beni intermedi”.

Digital Services Act, cosa è il nuovo regolamento Ue per le piattaforme online?

Dal 25 agosto 2023 è entrato in vigore il Digital Services Act, il nuovo regolamento emanato dall’Unione Europea per disciplinare l’ambiente digitale e contrastare l’anarchia sul web, includendo misure di protezione della privacy e dei minori. L’obiettivo principale di tale normativa è creare un ambiente digitale sicuro e affidabile sulle grandi piattaforme, dove i diritti dei consumatori siano tutelati in linea con il principio che ciò che è illegale offline debba esserlo anche online. Le piattaforme digitali saranno tenute a garantire maggiore sicurezza ai consumatori, a difendere i loro diritti, a combattere la diffusione di contenuti illegali e disinformazione, oltre a stabilire norme chiare e responsabilità delle piattaforme stesse.

Un pacchetto normativo valido in tutta Europa

Le leggi sui servizi digitali (DSA) e sul mercato digitale (DMA) costituiscono un pacchetto normativo unificato che si applica in tutta l’Unione Europea e ha due obiettivi principali: creare uno spazio digitale più sicuro per tutelare i diritti fondamentali degli utenti digitali e creare condizioni paritarie per promuovere innovazione, crescita e competizione sia nell’Unione Europea che globalmente.
Tra gli obblighi introdotti dal Digital Services Act, vi è l’implementazione di sistemi di segnalazione dei contenuti illegali che le piattaforme devono esaminare e, se necessario, rimuovere rapidamente. Sarà vietato utilizzare dati sensibili dell’utente, come origini etniche, opinioni politiche e orientamenti sessuali, per mostrare annunci pubblicitari mirati.

Obiettivo protezione degli utenti, specie i minori

Le nuove misure si concentrano particolarmente sulla protezione degli utenti online, con un’attenzione speciale ai minori, affrontando i rischi sistemici e moderando i contenuti. Inoltre, agli utenti europei dei social network dovrebbe essere offerta nuovamente l’opzione di visualizzare i contenuti in ordine cronologico anziché basati su algoritmi.

Le piattaforme coinvolte e le reazioni

Scaduto il termine di adattamento, il Digital Services Act dovrà ora essere rispettato da tutte le piattaforme online con almeno 45 milioni di utenti attivi al mese, tra cui Amazon Store, AppStore, Booking, Facebook, Google, Instagram, LinkedIn, TikTok, Twitter (ora chiamato “X”), Wikipedia, YouTube e Zalando.
Mentre Meta ha risposto positivamente creando un “Centro di Trasparenza” con informazioni sugli algoritmi utilizzati, Amazon ha presentato ricorso alla Corte di giustizia dell’UE per annullare la decisione che l’ha classificata come grande piattaforma online con obblighi aggiuntivi, come il monitoraggio di contenuti di odio e disinformazione. Anche Zalando ha presentato un ricorso simile.

Cosa succede in caso di mancato rispetto

Le piattaforme che violeranno le regole del Digital Services Act, nonostante il rispetto delle richieste di adeguamento, saranno soggette a multe fino al 6% del loro fatturato annuo e, in caso di recidiva, potrebbero subire il divieto di operare nell’Unione Europea.

In Italia le aziende non sono ancora pronte per ChatGPT

I dipendenti italiani considerano la possibilità di utilizzare in ambito lavorativo strumenti di Intelligenza artificiale come ChatGPT, ma oltre il 40% non sa come funzioni l’elaborazione delle informazioni. Inoltre, la maggior parte chi utilizza l’AI non dà grande importanza ai problemi legati alla privacy e alla veridicità dei contenuti. Secondo la ricerca di Kaspersky, ‘ChatGPT, alleato o nemico in ambito lavorativo?’, condotta su 1.000 dipendenti italiani tra i 18 e i 55 anni, il 53% del campione prende infatti in considerazione l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale in ambito professionale, ma solo poco meno del 10% ne sta già sfruttando le potenzialità.

Un valido aiuto nella creazione, revisione e traduzione di testi

L’AI, e in particolare ChatGPT, rappresenta uno degli esempi più attuali di innovazione tecnologica applicata ai modelli linguistici. ChatGPT è diventato popolare in pochissimo tempo, e la sua implementazione in ambito lavorativo è una grande opportunità. Ma solo se utilizzato nel rispetto delle linee guida aziendali e delle policy di sicurezza, altrimenti rappresenta un rischio per la privacy dei dati. Di fatto, quasi la metà del campione concorda sul fatto che ChatGPT possa essere un valido aiuto nella creazione, revisione e traduzione di testi (48%), così come per annotazioni rapide, appunti presi durante le riunioni o riassunti (46%).  Rimangono invece ancora meno sfruttate attività come sviluppare e migliorare altre applicazioni di IA, come i chatbot (16%) o addirittura la scrittura di codice sorgente (9%).

Ma come funziona? Solo il 13% lo sa

Circa il 57% dei dirigenti o responsabili non è però a conoscenza dell’utilizzo dei tool di AI in azienda, e il 32% dei dipendenti non ritiene necessario informarli.
Un dato che non stupisce, visto che il 77% degli intervistati nasconderebbe ai colleghi il fatto di utilizzare strumenti di AI, o addirittura lo ha già fatto. Del resto, più del 60% delle aziende italiane non ha definito linee guida o regole da seguire nell’utilizzo di questi strumenti, esponendo così l’azienda a possibili rischi. Il 14% dei dipendenti che lavorano in aziende che invece hanno definito regole o linee guida si lamenta perché sono poco chiare e comprensibili. Inoltre, solo il 13% sa esattamente come funziona l’elaborazione delle informazioni da parte di ChatGPT, mentre il 44% ne ha solo una vaga idea, o nessuna conoscenza (43%).

Poco attenti alla privacy

Inoltre, il 50% dichiara di condividere dati personali, informazioni destinate esclusivamente ad uso interno, documenti sensibili e molto altro. Di questi, circa il 20% non ritiene importante mantenere private le proprie ricerche, mentre addirittura il 30% pur sapendo che non bisogna condividere dati sensibili, lo fa ugualmente non anonimizzando le informazioni e rendendo quindi possibile che vengano ricondotte a un individuo o azienda specifica, con conseguenze importanti su privacy e sicurezza. Anche la veridicità e l’autorevolezza dei contenuti ottenuti dagli strumenti AI non preoccupa troppo i dipendenti: il 49% è disposto a utilizzare le risposte ottenute senza controllare la correttezza delle informazioni.

Oltre 7 italiani su 10 temono i furti in casa mentre sono in vacanza 

Più di 14 furti in casa ogni ora, corrispondenti a 340 al giorno e oltre 124.000 in un anno: sono questi i numeri allarmanti che emergono dai dati ufficiali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. È comprensibile, quindi, il motivo per cui molti italiani sono preoccupati di lasciare la propria abitazione, soprattutto durante il periodo estivo. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different, questa paura è condivisa da quasi 7 italiani su 10, equivalenti a più di 29 milioni di individui.

Pochi stipulano un’assicurazione

Nonostante il timore diffuso, l’indagine evidenzia che sono ancora pochi coloro che scelgono di tutelarsi con una copertura assicurativa contro i furti in casa, solo il 19% dei rispondenti. Questa assicurazione fa parte delle polizze casa multirischio, che proteggono i proprietari dell’immobile da una vasta gamma di eventi dannosi. Attivando la garanzia contro i furti, in caso di effrazione l’assicurato può essere rimborsato non solo per i beni sottratti, ma anche per eventuali danni causati dai ladri. Tuttavia, spesso è necessaria una copertura specifica per oggetti di valore come gioielli, opere d’arte o strumenti musicali. I prezzi delle polizze possono variare a seconda di diversi fattori, tra cui le caratteristiche dell’immobile (tipo, dimensioni, ubicazione) e le garanzie accessorie aggiunte. Secondo l’analisi di Facile.it, per assicurare un appartamento di 100 mq a Milano, i prezzi per una polizza base partono da poco più di 75 euro all’anno, ma salgono a 110 euro se si aggiunge la copertura furto e circa 130 euro per la protezione di oggetti di valore.

Misure creative e tecnologia

Quando si adottano delle misure, vengono utilizzate soluzioni più o meno creative per ridurre i rischi di furto in abitazione. La soluzione più diffusa, adottata dal 46% dei rispondenti (circa 19,5 milioni di individui), è quella di affidare la sicurezza della propria abitazione a familiari o vicini di casa, chiedendo loro anche di svuotare la cassetta delle lettere per mascherare l’assenza dei proprietari nel 13% dei casi. 
Circa 12 milioni di italiani (29%) hanno invece optato per la tecnologia, installando un sistema di videosorveglianza per proteggere l’appartamento, mentre il 14% ha dotato le finestre di inferriate. Per nascondere l’assenza prolungata da casa, ci sono diverse strategie adottate dai rispondenti: circa 3 milioni di persone dichiarano di lasciare alcune luci accese, mentre circa 2,1 milioni lasciano accesa la TV o la radio. Circa 1,3 milioni di individui (3% dei rispondenti) si affidano a vigilantes privati.

I consigli per proteggere la casa

Facile.it ha stilato un vademecum in 5 punti per aiutare le persone a partire serenamente per le vacanze. Tra i consigli, si raccomanda di dotare l’appartamento di un sistema di sicurezza come la videosorveglianza o le inferriate, caricare l’auto in un luogo coperto, ridurre i segni di assenza come la posta accumulata o l’erba incolta, stipulare un’assicurazione per la casa che includa la copertura contro i furti e limitare la condivisione di informazioni sui social media per evitare di rivelare la propria assenza.

Allarme false prenotazioni: le cyber-truffe non vanno in vacanza

Se i biglietti aerei, le prenotazioni e i pacchetti vacanza sono troppo economici spesso nascondono una truffa. Con le vacanze alle porte, molti italiani sono alla ricerca di destinazioni affascinanti, alloggi convenienti e voli a prezzi ragionevoli. Ma secondo i ricercatori Kaspersky numerosi siti web fraudolenti offrono voli aerei a basso costo per sottrarre denaro o informazioni personali, come dati bancari e identificativi, che possono essere rivenduti sul dark web, senza ovviamente fornire i biglietti prenotati. Queste pagine di phishing, ben realizzate, spesso imitano noti servizi di compagnie aeree e aggregatori di biglietti. In alcuni casi mostrano perfino i dettagli reali dei voli, inviando richieste di ricerca ad aggregatori legittimi e riportando le informazioni ricevute.

Alloggi troppo belli per essere veri

Anche falsi annunci online di case o appartamenti per le vacanze sono una truffa molto comune. I cyber criminali creano annunci interessanti su piattaforme popolari, mostrando foto affascinanti e offrendo prezzi bassi per attirare i viaggiatori. Ma una volta effettuati prenotazione e pagamento, l’alloggio si rivela inesistente. Anche le prenotazioni alberghiere non sono esenti dalle truffe. Attraverso siti web falsi, che imitano piattaforme legittime di hotel booking, i truffatori invitano gli utenti ad accedere con le credenziali di Facebook o Google. In questo modo, i criminali ottengono l’accesso non autorizzato a social media o account e-mail delle vittime per mettere a segno furti di identità, transazioni non autorizzate e altre attività dannose.

Sondaggi che nascondo brutte sorprese

Alcuni siti web o e-mail ingannevoli invitano a completare un sondaggio di viaggio per ottenere una ricompensa sostanziosa, facendo leva sul desiderio di guadagno e sulla disponibilità a condividere le proprie opinioni. Con la scusa dei requisiti di idoneità, o la promessa di premi che non saranno mai consegnati, i criminali raccolgono dati personali, come nome, indirizzo, numero di telefono e dettagli finanziari, utilizzandoli per scopi fraudolenti. Le vittime stesse sono utilizzate come strumento per diffondere la truffa, invitandole alla condivisione del sito con i propri amici affinché possano ricevere il premio.

Un po’ di diffidenza non guasta

“I truffatori sono sempre alla ricerca di viaggiatori inconsapevoli, puntando sul loro entusiasmo nell’organizzazione delle vacanze – commenta Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Dai falsi aggregatori di biglietti alle truffe per l’alloggio e i sondaggi, i cybercriminali utilizzano diverse tecniche per rubare denaro e informazioni sensibili. È fondamentale che i viaggiatori prestino attenzione quando organizzano un viaggio online. Quindi, verificare l’autenticità dei siti web, utilizzare piattaforme di prenotazione affidabili e non condividere mai informazioni personali o finanziarie senza aver effettuato una verifica”.
Insomma, un po’ di diffidenza può contribuire a garantire una vacanza sicura e senza truffe. 

Il 60% delle imprese in transizione verso la ESG: a che punto siamo?

Le imprese italiane che non hanno ancora avviato un percorso di transizione sostenibile e che mostrano un livello molto basso di adeguatezza ESG rappresentano solo il 8% del totale. Quasi il 60% ha iniziato a intraprendere i primi passi, ma con un livello medio e basso di adeguatezza ESG, mentre oltre il 30% si trova in uno stadio avanzato. Questo è uno dei principali risultati emersi dall’ESG Outlook di CRIF, che analizza lo stato delle questioni ambientali, sociali e di governance in Italia e fornisce una panoramica sulla posizione delle imprese italiane nel loro percorso verso la sostenibilità.

Esaminate 15.000 aziende italiane

CRIF ha selezionato un campione rappresentativo di circa 150.000 aziende italiane alla fine del 2022 e le ha analizzate utilizzando il proprio patrimonio informativo e analitico, offrendo così una prospettiva originale sulle sfide della sostenibilità. Un elemento chiave dell’analisi è lo score ESG, che sintetizza il livello di adeguatezza verso la sostenibilità di ciascuna azienda, considerando il settore di appartenenza e l’area geografica in cui si trova. Lo score ESG di CRIF riassume più di 150 indicatori relativi ai componenti ambientali (E), sociali (S) e di governance (G), raggruppati successivamente secondo le aree informative definite dalla normativa come fattori EBA.

Cosa dice lo Score

Lo score ESG di CRIF si distribuisce in classi che rappresentano il livello di adeguatezza verso i fattori ESG: da molto alto, che include le aziende migliori, a molto basso, che rappresenta le aziende peggiori. Dall’analisi emerge che quasi il 60% delle aziende italiane si attesta ancora a livelli medio-bassi di adeguatezza ESG, includendo anche settori che hanno appena iniziato la transizione verso la sostenibilità, mentre oltre il 30% si trova a uno stadio avanzato. In particolare, le aziende con un fatturato superiore a 10 milioni di euro sono più avanzate nel percorso di transizione verso un’economia più sostenibile, con una maggiore concentrazione nelle classi ad alta e molto alta adeguatezza ESG (39% rispetto al 33% delle imprese con fatturato inferiore). Le piccole e medie imprese (PMI), che non raggiungono i 10 milioni di euro di fatturato, rappresentano il segmento che ha maggiormente bisogno di supporto nella transizione sostenibile.

Il fattore ambientale

Tra i principali fattori ESG analizzati, che contribuiscono alla valutazione complessiva delle PMI verso la sostenibilità, c’è il fattore ambientale, che attualmente riceve maggiore attenzione anche dalle autorità di vigilanza. CRIF ha misurato il livello di adeguatezza nella gestione dei rischi ambientali attraverso lo Score Ambientale (Score E). L’analisi ha evidenziato una notevole eterogeneità tra le PMI italiane nelle diverse regioni e settori. Lombardia e Piemonte risultano le regioni migliori secondo lo score ambientale, con oltre il 60% delle aziende che si posiziona a un alto livello di adeguatezza. Tra i settori più performanti secondo lo score ci sono l’immobiliare e le attività ricreative.

L’impatto dei rischi fisici

Un altro fattore significativo analizzato dall’ESG Outlook di CRIF è l’impatto dei rischi fisici, che misura il potenziale impatto economico e finanziario derivante dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale. Ci sono due macrocategorie: rischi cronici, legati ai cambiamenti climatici in corso, e rischi acuti, come disastri naturali improvvisi. Il 5,9% delle PMI è a rischio fisico acuto alto o molto alto. Per quanto riguarda i rischi fisici cronici, il 16% delle imprese è molto esposto. 

Gli impatti finanziari

L’ESG Outlook ha anche sviluppato un modello proprietario per valutare gli impatti finanziari a lungo termine della transizione verso la sostenibilità. Questo modello tiene conto dei costi, dei ricavi e degli investimenti, offrendo una visione chiara dei possibili scenari futuri. I risultati mostrano una notevole variabilità dei costi della transizione verso un’economia sostenibile tra i diversi settori. I settori ad alta intensità energetica come l’estrazione mineraria, i trasporti, la chimica e la lavorazione dei prodotti metallici mostrano impatti significativi, con costi previsti che variano dal 3% all’8% del fatturato annuo. Impatti moderati, ma comunque rilevanti, si osservano nei settori della lavorazione di prodotti non metallici e della produzione e distribuzione di elettricità e gas, con costi che rappresentano circa il 2-3% del fatturato annuo. I settori dei servizi, delle attività immobiliari e del commercio mostrano un impatto marginale, inferiore all’0,5% annuo. In generale, si evidenzia una forte correlazione tra il livello attuale di intensità delle emissioni e l’impatto della transizione.

Pmi al bivio: più investimenti per innovazione, meno per “cultura” digitale

Le Pmi italiane sono al bivio dell’innovazione. Nel 2022 sono aumentati gli investimenti in digitale rispetto al 2021, ma permane un forte divario culturale. Segno di una mancata consapevolezza tra le piccole e medie imprese riguardo le opportunità offerte dalla trasformazione digitale. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi della School of Management del Politecnico di Milano, il 43% delle Pmi dichiara infatti di essere ‘avanti nel processo di digitalizzazione’, o ‘puntare sempre di più sul digitale’, ma il 35% stenta a riconoscere alla digitalizzazione un ruolo centrale all’interno del loro settore economico di riferimento. Il 51% delle Pmi non svolge attività in azienda per sviluppare e potenziare le competenze digitali, e solo l’8% punta a integrare nell’organico figure Stem o di alta formazione.

Processi ancora poco digitalizzati per marketing e HR 

Il divario tra investimenti e livello di competenze si ripercuote direttamente sulla digitalizzazione dei processi, spesso portata avanti con strumenti non avanzati. Ad esempio, le attività di marketing e lead generation sono composte da attività tradizionali, come azioni sul campo dei venditori e fiere di settore (48%), o al massimo pubblicità online (30%). A mancare è spesso la raccolta ed elaborazione dei dati raccolti mediante CRM, adottata solo dal 42% delle Pmi. Carente è anche la digitalizzazione dell’area risorse umane, dove principalmente si utilizzano applicativi rivolti alla gestione di presenze, turni e orari lavorativi.

Cybersecurity: soluzioni base nel 96% dei casi

A livello di integrazione di processi/funzioni aziendali il 40% ha introdotto un software ERP (Enterprise Resource Planning), ma rimane elevato il numero di Pmi che non sono interessate a introdurre questa tecnologia. A livello di processi direzionali, imprenditore e vertice strategico sono i principali promotori della digitalizzazione, ma spesso le scelte di business non sono guidate da una valutazione di performance attraverso dati raccolti in azienda. C’è poi attenzione verso la cybersecurity, ma emerge il divario tra imprese che adottano solo soluzioni base (96%) o anche avanzate (28%).

Risorse e progetti poco mirati a livello nazionale

Le iniziative realizzate a livello nazionale a favore della digitalizzazione delle imprese mostrano un’assenza di focalizzazione esclusiva verso le Pmi. Solo 2 progetti su 10 sono esclusivamente indirizzati alle Pmi e di questi 2 su 3 sono rivolti indiscriminatamente a tutte le imprese, senza considerarne il settore o la filiera come fattore discriminante. A livello regionale, invece, le misure mirate e a specifici settori o distretti risultano più frequenti. Per quanto riguarda la ricerca di risorse finanziarie, in generale le Pmi faticano a intercettare tempestivamente i bandi ai quali potrebbero aderire, e qualora siano in grado di accedervi, hanno difficoltà a impostare una programmazione di medio-lungo termine. Una criticità che enfatizza l’assenza di una strategia digitale a favore di un approccio estemporaneo dettato da contingenze esterne e disponibilità di fondi.