Sos eventi climatici estremi: quali sono gli ultimi dati in Italia?

La denuncia arriva da Legambiente, che in occasione della giornata mondiale dell’ambiente ha diffuso i nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima. Dall’inizio del 2023 gli eventi climatici estremi in Italia sono aumentati del +135% rispetto all’anno precedente. E da gennaio a maggio di quest’anno si sono registrati 122 eventi estremi, contro i 52 dello stesso periodo del 2022. In particolare, 30 allagamenti da piogge intense (+87,5%), contro i 16 dei primi 5 mesi del 2022. Le regioni più colpite da eventi climatici estremi sono sei: Emilia-Romagna (36), Sicilia (15), Piemonte (10), Lazio (8), Lombardia (8), e Toscana (8). 

Servono interventi concreti a livello nazionale ed europeo

Per aiutare l’ambiente e contrastare la crisi climatica servono politiche climatiche più ambiziose, accompagnate da interventi concreti a livello nazionale ed europeo. L’Italia deve quindi accelerare, sia approvando il Piano di adattamento climatico di cui è ancora sprovvista sia prevedendo risorse adeguate. Inoltre, deve aggiornare entro fine giugno il PNIEC, e approvare una legge attesa da 11 anni contro il consumo di suolo. Sono le tre azioni prioritarie su cui l’Italia a oggi è in forte ritardo, mentre a livello europeo è importante definire un Patto di solidarietà per il clima tra Paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo, per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 a livello globale.

“Bisogna invertire al più presto la rotta”

“La fotografia scattata dal nostro Osservatorio Città Clima sugli eventi climatici estremi parla chiaro – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -, bisogna invertire al più presto la rotta. L’alluvione che ha colpito nelle scorse settimane l’Emilia-Romagna e le Marche, ma anche le violente piogge che si sono abbattute in questi ultimi giorni in Sardegna e in altre regioni d’Italia, sono l’ennesima dimostrazione di quanto la crisi climatica stia accelerando il passo causando ingenti danni all’ambiente, all’economia del Paese, e perdite di vite umane. Al Governo Meloni chiediamo un’assunzione di responsabilità perché per affrontare il tema della crisi climatica serve una decisa volontà politica con interventi concreti non più rimandabili per riparare gli errori del passato, come ad esempio tombare i fiumi, costruire in aree non idonee o in prossimità dei corsi d’acqua”.

“Evitare che il Paese rincorra sempre l’emergenza”

“Ora bisogna voltare pagina – continua Stefano Ciafani – e i primi strumenti per farlo sono proprio il piano di adattamento al clima e le risorse per attuarlo, l’aggiornamento del PNIEC, una legge contro il consumo di suolo. Senza dimenticare che il Paese ha bisogno di più politiche territoriali di prevenzione e campagne informative di convivenza con il rischio. Solo così si potrà evitare che l’ultima tragedia sia la penultima e che il Paese rincorra sempre l’emergenza”.

Per l’84% dei lavoratori italiani le competenze reali valgono più dei titoli di studio 

La maggioranza dei lavoratori italiani (84%) ritiene che le competenze reali siano più importanti dei titoli di studio o del percorso professionale, ma solo 1 su 10 (13%) afferma di possedere competenze in materia di intelligenza artificiale, considerata oggi una delle competenze digitali più richieste. Questo divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute dalla forza lavoro è evidente. Mentre l’82% dei lavoratori italiani dichiara di utilizzare competenze digitali nel proprio lavoro quotidiano, pochi di loro possiedono competenze avanzate come l’intelligenza artificiale e lo sviluppo di app.

Intelligenza artificiale e sviluppo di app le skills più richieste

Le competenze digitali più richieste nel mondo del lavoro includono l’intelligenza artificiale e lo sviluppo di app, ma sono tra le meno utilizzate nei ruoli quotidiani. Tuttavia, i lavoratori italiani sono interessati ad apprendere nuove conoscenze tecnologiche, il che suggerisce che le aziende possono contribuire a colmare il divario fornendo opportunità di formazione continua ai dipendenti.

Migliorare le competenze migliorerà la produttività

A livello globale, la maggior parte dei leader aziendali ritiene che lo sviluppo delle competenze digitali dei dipendenti avrà un impatto positivo sulla produttività, sulle prestazioni del team e sul problem solving. In Italia, l’interesse per l’intelligenza artificiale è in aumento, con il 67% dei lavoratori entusiasti all’idea di utilizzarla nel proprio lavoro. Anche i leader aziendali mostrano interesse, con il 56% che afferma che la propria azienda sta valutando modi per utilizzare l’intelligenza artificiale generativa.

Solo il 10% dei lavoratori utilizza oggi l’IA

Nonostante l’importanza crescente per il futuro del lavoro, solo il 10% dei lavoratori italiani afferma di utilizzare l’intelligenza artificiale nel proprio ruolo attuale. Solo una percentuale ancora più bassa coinvolge competenze digitali correlate come la crittografia, la cyber security e la programmazione di app. Migliorare le competenze è il percorso da seguire, e la maggior parte dei lavoratori (98%) ritiene che le aziende dovrebbero dare priorità alle competenze di intelligenza artificiale nella loro strategia di sviluppo dei dipendenti.

Necessario investire in tecnologia

L’investimento nella tecnologia e nelle competenze adeguate è fondamentale per affrontare le sfide attuali e garantire la resilienza aziendale. Le aziende devono integrare processi di intelligenza artificiale e automazione e formare i propri dipendenti per utilizzare al meglio queste risorse. I programmi di sviluppo delle competenze dovrebbero essere parte integrante del piano strategico di ogni manager, al fine di sfruttare al massimo le opportunità offerte dagli strumenti tecnologici.

Prodotti per l’infanzia, cercasi promozioni: +44% nei primi mesi del 2023

Un’analisi condotta da DoveConviene, l’app che aiuta i consumatori a trovare le migliori offerte su tutto il territorio nazionale, evidenzia il ruolo strategico delle promozioni nel tutelare il potere di acquisto anche delle famiglie con figli molto piccoli. Il caro prezzi avanza, e non sembra dare segnali di arresto. Le famiglie italiane sono sempre più orientate ad acquistare prodotti che consentano un risparmio effettivo sulla spesa, anche per quanto riguarda i prodotti per la prima infanzia, come omogenizzati, pannolini, passeggini, vestiti e giocattoli.
Nel 2022 è infatti aumentato anche il costo medio per l’alimentazione del neonato, nonché dei pannolini e i passeggini. E nei primi tre mesi del 2023, DoveConviene registra un aumento del +44% dell’interesse delle famiglie verso queste categorie di prodotti in promozione.

Aumenti: alimenti per neonati +11,3%, passeggini +30,4%

In particolare, rispetto al 2021, l’alimentazione del neonato è aumentata del +11,3%, del +13,6% i pannolini e del +30,4% i passeggini. Un trend che quindi continua a spingere le famiglie verso un ricorso sempre maggiore allo strumento delle promozioni, allo scopo di tutelare il proprio potere di acquisto.
Circa il 6,2% delle ricerche totali su DoveConviene di prodotti in offerta sono relative ai prodotti per l’infanzia, e nel 2022 sono state oltre due milioni le interazioni con i prodotti comunicati all’interno dei volantini digitali legati al mondo infanzia. E particolarmente ambite risultano le offerte relative ai pannolini.

I più ricercati sono i pannolini

Nella top 10 dei prodotti più ricercati, in nona posizione, si infatti trova la parola generica ‘pannolini’, mentre in sesta, quella di un noto brand specializzato in questo prodotto. Inoltre, scorrendo la classifica delle offerte top 100, si trova un altro brand di pannolini. E sul totale delle ricerche effettuate nel 2022 per i prodotti per l’infanzia i pannolini rappresentano il 75,60%.
Oltre ai pannolini, gli altri prodotti per l’infanzia più ricercati nel 2022 sono stati l’alimentazione del neonato (14,32%), i giocattoli (4,48%), gli accessori per passeggiare (2,99%), gli accessori per la casa (1,22%), l’abbigliamento per i bambini (0,84%), l’arredamento (0,34%) e l’abbigliamento premaman (0,11%). La ricerca di ciucci si è invece attestata allo 0,09%.

Biberon, latte in polvere e omogenizzati all’attenzione del Garante dei prezzi

Di fatto, biberon, latte in polvere, pannolini e omogenizzati sono i nuovi prodotti all’attenzione del Garante dei prezzi. Il governo ha già provato a contrastare l’impennata dei prezzi abbassando l’Iva sui prodotti per l’infanzia, dal 22% al 5%, ma non è bastato.
“Non tutto il taglio dell’Iva è andato a beneficio davvero delle famiglie”, riconosce il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo intervento agli Stati generali della natalità, come riferisce SkyTg24. Per questo motivo, il ministro ha quindi annunciato un intervento sui prodotti dell’infanzia come quello avvenuto sulla pasta, al centro della prima riunione della commissione di allerta rapida sui prezzi al Mimit.

Prestiti: la domanda cresce, ma gli importi medi richiesti sono più contenuti

Nel primo trimestre 2023 le richieste di prestiti aumentano del +7,2%, ma l’importo medio richiesto, nell’aggregato dei prestiti personali e finalizzati, si attesta a 8.596 euro (-0,2% rispetto al primo trimestre 2022), a conferma del fatto che le famiglie propendono per un credito rateale con importi più contenuti. Se si guarda al solo mese di marzo la contrazione dell’importo medio risulta invece più accentuata rispetto alla media del trimestre precedente (-1,1%). Tuttavia, si osserva una dinamica divergente per le diverse forme tecniche: i finalizzati si contraggono del -2,7% rispetto al corrispondente periodo del 2022, mentre continuano a galoppare a un ritmo a doppia cifra i prestiti personali (+23,7%). Emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF sul credito alle famiglie italiane.

Un finanziamento su due presenta un importo inferiore a 5.000 euro

Per entrambe le forme tecniche si registra una generale contrazione dell’importo medio richiesto: nei primi 3 mesi dell’anno i prestiti finalizzati si attestano a 5.925 euro (-2,7%), mentre quelli personali toccano un valore medio di 12.092 euro (-5,6%). Quanto alla tipologia della domanda, un finanziamento su due presenta un importo inferiore a 5.000 euro (53,1% del totale), mentre un 34,7% richiede un prestito tra 5.000-20.000 euro, e solo il 12,2% di richiedenti supera i 20.000 euro.
A prevalere per le famiglie italiane è quindi la prudenza, con piccoli importi dilazionati nel tempo: il 27,5% sceglie di estinguere il finanziamento in 5 anni e il 20,6% nell’arco dei 25-36 mesi.

Boom di viaggi e spostamenti green

Se aggiungiamo la variabile età del richiedente, è la fascia 45-54 anni a risultare maggioritaria (23,9%), seguita dai 35-44 anni (21,0%) e sull’ultimo gradino del podio l’età compresa tra i 25-34 anni (19,7%). A trainare la ripresa sono le spese legate al tempo libero, con il settore viaggi passato da +302%, nel primo trimestre 2022 a una crescita del +26% nell’ultimo trimestre. Inoltre, i consumi delle famiglie cambiano e aumenta la sensibilità verso mezzi alternativi all’auto, infatti si sceglie di finanziare mezzi alternativi quali motociclette, biciclette e similari, ad esempio i monopattini, cresciuti del 25% dall’inizio del 2022 alla fine dell’anno. 

Cresce l’acquisto di polizze assicurative

Le famiglie aggiungono inoltre nel carrello della spesa le polizze assicurative, la cui propensione all’acquisto è cresciuta nel corso dei mesi fino a raggiungere un +19% nell’ultimo trimestre 2022.
Continua invece ad arrancare il settore automotive, che soffre la difficoltà nel reperire le materie prime mettendo in crisi l’intera supply chain del comparto. Ne risentono pertanto i finanziamenti verso le auto nuove, che oscillano da un -22% nel primo trimestre 2022 fino a risalire, seppur ancora in un territorio negativo, a un -2,2% nel quarto trimestre dell’anno scorso.

Usa, i dipendenti passano 200 ore sui dispositivi aziendali a fare… “altro”

Secondo una recente indagine condotta da ExpressVPN, i dipendenti americani stanno sprecando centinaia di ore lavorative ogni anno utilizzando i loro dispositivi di lavoro per attività personali. L’indagine ha coinvolto 2.000 dipendenti che lavorano da remoto e in modalità ibrida nel Regno Unito e negli Stati Uniti per scoprire come utilizzano i dispositivi di lavoro per le attività personali. La ricerca ha rilevato che oltre due terzi dei lavoratori statunitensi hanno ammesso di utilizzare il computer di lavoro per controllare le email personali, svolgere attività personali generali come leggere le notizie o cercare informazioni online, fare acquisti online e navigare sui social media. Tuttavia, alcune attività sono meno banali, come guardare film hard su un dispositivo di lavoro o accedere al dark web.

Gli uomini utilizzano più delle donne i dispositivi di lavoro per attività extra

L’indagine ha anche evidenziato che gli uomini sono più inclini a utilizzare i dispositivi di lavoro per attività personali rispetto alle donne. Inoltre, il 84% dei dipendenti che hanno ammesso di aver utilizzato il computer di lavoro per navigare nel dark web è stato contattato dal proprio datore di lavoro. L’83% è stato contattato per aver guardato film porno e l’81% per aver giocato d’azzardo online. La ripercussione più comune è stata una formazione sull’uso appropriato dei dispositivi di lavoro, che il 28% ha ricevuto dal proprio datore di lavoro. Il 25% ha ricevuto un ammonimento verbale.

Un dato preoccupante

“È preoccupante la quantità di tempo che gli americani dedicano ad attività personali durante l’orario di lavoro, soprattutto se utilizzano i loro dispositivi di lavoro per queste attività. Questo non riguarda solo la produttività, ma può influire negativamente sui livelli di rischio per la privacy e la sicurezza dell’azienda”, ha commentato Lauren Hendry Parsons, portavoce di ExpressVPN e difenditrice della privacy. “Se non si vuole bloccare l’accesso a internet su tutti i dispositivi di lavoro o ricorrere a una sorveglianza sgradita e demoralizzante, non è realistico impedire ai dipendenti di utilizzare i dispositivi di lavoro per attività personali. Al contrario, i dirigenti devono assicurarsi di fornire ai dipendenti una solida formazione in materia di sicurezza, aiutandoli a comprendere i rischi che si corrono e a evitare attacchi di phishing. I dipendenti devono sapere che l’uso che fanno dei dispositivi aziendali sarà in qualche modo visibile all’azienda, quindi prima di passare un po’ di tempo personale con un dispositivo di lavoro è bene pensarci due volte”.

Flessibilità, benessere e smart working le nuove priorità al lavoro

I classici benefit materiali, come auto aziendale, smartphone o buoni pasto, oggi non sono più la priorità per i lavoratori. Ora, a fare davvero la differenza sono flessibilità oraria, attenzione al benessere psico-fisico e smart working. In pratica, i lavoratori italiani oggi chiedono felicità.
Dal sondaggio condotto da Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, tra oltre 1.500 candidati, emerge infatti un quadro molto chiaro.
“Non dobbiamo cadere nell’errore – precisa Marta Arcoria, Hr manager di Hunters Group – di pensare che parlare di felicità al lavoro sia fuori luogo. Tralasciando i vari job title evocativi o quelle che potremmo definire mode passeggere, il concetto di felicità, inteso, ovviamente, in senso ampio, è molto importante per tutti i lavoratori, indipendentemente dal ruolo, dalla tipologia di azienda o dagli anni di esperienza”.

Vincono gli elementi che contribuiscono a migliorare il benessere

Il 47% dei lavoratori italiani preferisce la flessibilità oraria e lo smart working, per avere così la possibilità di poter bilanciare, nel modo migliore possibile, vita professionale e vita privata. Il 42% dei candidati, invece, preferisce un ambiente di lavoro sereno e la possibilità di crescita professionale.
Si tratta di elementi, che in un modo o nell’altro, possono contribuire a migliorare il benessere dei lavoratori, e di conseguenza, a ridurre i livelli di stress. Sembrerebbero meno importanti, invece, i benefit materiali, scelti soltanto dall’11% dei candidati.

Gli ultimi tre anni hanno modificato i desideri dei candidati

“Gli ultimi tre anni – aggiunge Marta Arcoria – hanno ridisegnato completamente i modelli organizzativi e modificato radicalmente i desideri dei candidati. Abbiamo visto come stipendio e benefit materiali non possano più essere sufficienti per trattenere un talento o per portarlo a bordo, ma dal nostro sondaggio appare evidente come il quadro sia, ancora una volta, cambiato: oggi sono indispensabili flessibilità oraria, attenzione al benessere psico-fisico e smart working perché, davvero, stare bene anche in ufficio è fondamentale”.
Sono i lavoratori più giovani a non voler assolutamente rinunciare allo smart working e alla flessibilità oraria, mentre chi ha maturato più esperienza punta soprattutto a benefit materiali, come l’auto aziendale e premi immediati, come i buoni shopping.

Benefit, una forte leva motivazionale… che non basta più

“A livello generale – continua Arcoria – i benefit rappresentano, in maniera sempre più marcata, una forte leva di motivazione dei dipendenti attuali e potenziali. Le aziende devono necessariamente tenere in considerazione il valore che questi fattori possono avere per le persone. Non dimentichiamo, infatti, che non è raro che un candidato prediliga, a parità di trattamento economico, un’azienda attenta al benessere dei propri collaboratori e che abbia valori in cui sia più facile rispecchiarsi. E il benessere si misura anche attraverso elementi che in molti casi vengono considerati secondari. Ma sulla felicità nessuno è più disposto a negoziare”.

Rischio cyber, 1 impresa su 7 ha subito attacchi

Il 67% delle imprese in Italia rileva un aumento di tentativi di attacco, il 61% ha aumentato il budget per la sicurezza informatica. Per questa ragione, la cybersecurity è la principale priorità di investimento nel digitale in Italia, anche grazie al volano del PNRR e alla guida dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ma il rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL è 0,10%, ancora lontano dagli altri Paesi del G7. Sono alcune delle evidenze contenute nell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano. 

Pericolo in continuo aumento

Gli attacchi informatici sono in continuo aumento, con 1.141 incidenti gravi rilevati dal Clusit nel solo primo semestre 2022, +8,4% rispetto allo stesso periodo 2021, e le minacce interessano sempre più anche infrastrutture critiche. In questo contesto, il 67% delle imprese rileva un aumento dei tentativi di attacco e il 14% ha subito conseguenze tangibili a seguito di incidenti informatici, come interruzioni del servizio, ritardi nell’operatività dei processi o danni reputazionali. Più in generale, a causa della turbolenza in atto, il 92% delle aziende riscontra impatti, positivi o negativi, direttamente riconducibili al contesto geopolitico, che spaziano da un maggiore interesse alla sicurezza da parte del Top Management fino a una necessità di riorganizzazione delle attività di gestione del rischio cyber.

Quanto investe l’Italia per la protezione informatica?

In Italia sta crescendo l’attenzione per la cybersecurity, che nel 2023 si conferma la principale priorità di investimento nel digitale tra le imprese, sia grandi che Pmi. Ben il 61% delle organizzazioni sopra i 250 addetti ha deciso di aumentare il budget per le attività di sicurezza informatica negli ultimi 12 mesi. E complessivamente nel 2022 il mercato italiano della cybersecurity raggiunge il valore di 1,86 miliardi di euro, con un’accelerazione eccezionale del +18% rispetto al 2021. Il rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL in Italia si attesta allo 0,10%, in lieve crescita rispetto allo 0,08% dell’anno precedente. Si tratta però di un risultato che colloca il nostro Paese all’ultimo posto tra quelli del G7. La classifica è guidata da Stati Uniti e Regno Unito, con un rapporto dello 0,31%. Per Francia e Germania il rapporto è, rispettivamente, lo 0,19% e lo 0,18%. 

Un mercato che vale 1.855 milioni di euro

Oggi il mercato della cybersecurity ha un valore di 1.855 milioni di euro, con una crescita del 18% nel 2022 rispetto l’anno precedente. L’incremento si deve alla ripresa degli investimenti delle organizzazioni e alla progressiva presa di coscienza sulle minacce. La crescita è sostenuta in buona parte dalle medie imprese, che iniziano a introdurre azioni concrete in materia di cybersicurezza.

Italia, l’economia tiene: schivata la recessione nel primo trimestre 2023

I dati di Confindustria relativi al primo trimestre 2023 sono confortanti. Secondo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi del nostro paese, l’Italia eviterà la recessione anche nei primi tre mesi dell’anno. Fortunatamente, il Pil italiano va meglio di quanto stimato. Il prezzo dell’energia è sceso, quello dei metalli risale, ma c’è meno inflazione e quindi si intravede la svolta per i tassi. L’Italia si dimostra molto resiliente, con l’industria che migliora, anche se non le costruzioni, e i servizi in crescita. Tengono i consumi delle famiglie, gli investimenti sono in ripresa, ci sono più occupati ma anche più scarsità di manodopera. L’export è in frenata, tra un’Eurozona con una ripresa diseguale e gli USA in cui la crescita è senza industria.

Italia resiliente, nonostante tutto

Il nostro Paese pare dimostrare una capacità di resilienza sorprendente. Il ribasso del prezzo dell’energia da fine 2022, che rimane comunque ben al di sopra dei livelli di due anni fa, sta favorendo la riduzione dell’inflazione in Italia e Europa (seppur su valori ancora elevati) e questo lascia intravedere la fine del rialzo dei tassi entro il 2023 (non prima di un altro paio di aumenti). La fiducia risale, i servizi restano in crescita sostenuti dalla tenuta dei consumi, mentre industria e investimenti reggono a fatica i maggiori costi di credito e commodity. Un’ulteriore buona notizia è che il prezzo del gas resta relativamente basso a febbraio (56 euro/mwh in media), ben sotto i livelli registrati in tutto il corso del 2022 (ma era a 14 euro nel 2019). Anche il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato (83 dollari al barile), su valori poco superiori a quelli pre-crisi (64 dollari). Anche i prezzi alimentari continuano a scendere (-1,2%).

L’inflazione rallenta

L’inflazione italiana continua a calare (+10,1% a gennaio, +11,8% a ottobre), grazie alla minor variazione annua dei prezzi energetici (+43,1%, da +71,1%); ma la dinamica al netto di energia e alimentari è in salita (+4,6% da +4,2%), per la trasmissione dei rincari passati (energia) agli altri beni.

Tengono i consumi, investimenti in ripresa

Le vendite al dettaglio (di beni) fiacche nel 4° trimestre 2022 (+0,4% in valore, -1,8% in volume) confermano decisioni di consumo prudenti per l’alta inflazione; la spesa delle famiglie si è spostata ancor più verso i discount. Cresce invece la spesa per servizi (indice ICC). Per gli investimenti, lo scenario è migliorato a inizio 2023: le aspettative delle imprese sulla domanda sono tornate positive (+10,4 sul 1° trimestre il saldo delle risposte, -4,8 per fine 2022); e cresce la quota di aziende che prevede un aumento degli investimenti nei primi sei mesi (20,0 da 14,4).

L’Italia è contactless, e i pagamenti senza contatto sono in aumento

Considerando la totalità dei pagamenti digitali i pagamenti in cui vengono utilizzate carte o app contactless costituiscono il 78,1%, + 9% rispetto al 2021. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Pagamenti Contactless 2023 di SumUp dal 2020 il trend dei pagamenti senza contatto non si è mai arrestato, e nel 2022 vede una nuova crescita in tutto il Paese. Una crescita che indica la predisposizione di commercianti ed esercenti verso pagamenti contactless con carte, smartphone e smartwatch, perché consentono di pagare più velocemente e snellire le operazioni di cassa. Ma oltre alla diffusione sempre maggiore dei device un altro elemento di incentivo è l’aumento della soglia a 50 euro per i pagamenti contactless senza pin, effettivo dal 1° gennaio 2021 e confermato nel 2022.

Ristorazione e vendita al dettaglio i più predisposti

Nel 2022 una maggiore predisposizione per il contactless riguarda gli esercenti legati alla ristorazione e alla vendita al dettaglio. Le percentuali più alte di pagamenti contactless si registrano in bar e club, dove l’84,6% dei pagamenti avviene con carta, seguiti da edicole (82,7%), supermercati, alimentari, panifici, pasticcerie (82,4%), caffè e ristoranti (81,8%). Meno coinvolti dal trend del contactless sono hotel e strutture ricettive, dove la percentuale di pagamenti resta la più bassa (55%).  A registrare la crescita dei pagamenti contactless più importante rispetto all’anno precedente sono nuovi settori, con in testa servizi legali e agenti immobiliari (+17%), seguiti da medici e dentisti (+15%), veterinari (+14%), estetisti, parrucchieri e barbieri (+13%). 

Sud e Isole: cresce l’uso di carte, smartphone e smartwatch

A crescere nel 2022 in merito al contactless sono tutte le province italiane, anche se nell’uso della tecnologia senza contatto nel campo dei pagamenti con carte, smartphone e smartwatch spiccano soprattutto le province del Sud Italia e delle Isole. In testa Ragusa, con l’81,5% dei pagamenti contactless, seguita da Reggio Calabria (81%), e Caserta (80,9%).  Quanto alle province che registrano la crescita più alta nell’uso del contactless in testa alla classifica si trovano le province del Nord Italia. Al primo posto Vicenza, con una crescita del +20% rispetto al 2021, seguita da Verona (+18%), e a pari merito, le province di Modena, Bolzano e Asti (+17%). 

Lo scontrino medio diminuisce anno su anno

In Italia lo scontrino medio contactless tende a diminuire anno su anno a partire dal 2019, dimostrando come consumatori e commercianti siano sempre più disposti ad affidare anche cifre piccole alle transazioni contactless. Nel 2022 il valore medio dello scontrino contactless è di 35,2 euro, in progressiva diminuzione dai 44,9 euro del 2019. Gli esercenti che registrano gli scontrini medi più bassi sono bar e club (circa 14 euro), confermando come sia ormai abitudine diffusa pagare con smartphone o smartwatch anche il caffè al bancone.  Tra gli scontrini più piccoli, anche quelli di tabaccherie (19,2 euro), edicole (20,5 euro), food truck e fast food (20,7 euro), a riprova che le transazioni contactless non solo richiedono molto meno tempo rispetto al pagamento in contanti, ma risultano anche più comode. 

Ambienti di lavoro, 1 azienda su 3 li vuole trasformare

Un’azienda su tre vuole trasformare i propri spazi di lavoro, allo scopo di renderli più modulari e adatti alle nuove esigenze. Obiettivo finale, vincere in flessibilità e soprattutto assicurare ai lavoratori un miglior contesto professionale e una maggiore qualità della vita lavorativa. E’ questo un trend registrato anche da Sodexo, multinazionale francese leader nei servizi di ristorazione, che ha fatto una disamina del fenomeno.

Come è mutato nel tempo il concetto di lavoro 

“Il concetto di lavoro è mutato progressivamente nel tempo” spiega Stefano Biaggi, Presidente e AD di Sodexo Italia. “Si è passati dal vivere per lavorare al lavorare per vivere, ben rappresentato dagli anni ‘80 e ’90. Oggi la nuova frontiera è il lavorare per cambiare: andare a lavorare per cambiare noi stessi e cambiare il mondo in meglio. È in questo nuovo scenario che Sodexo ha deciso di annunciare Vital Spaces, la nuova proposta di valore per le aziende che vogliono intraprendere questo percorso di sperimentazione e innovazione. Sodexo è un’azienda di servizi a valore aggiunto: il servizio di ristorazione, storicamente il nostro core business, oggi incide per il 70% del fatturato mentre gli altri servizi Soft & Hard FM, che portano un valore all’esperienza del dipendente in azienda tramite la gestione e la cura degli spazi, pesano per il 30%”. Conclude l’AD: “La nostra previsione è quella di una crescita nei servizi FM (Facilities Management) che porteranno nel prossimo triennio ad una suddivisione del fatturato rispettivamente al 60% per il servizio di ristorazione e al 40% per gli altri servizi”. 

Cambia il modo in cui si utilizzano gli spazi

“Il ruolo dei servizi si sta trasformando perché sta cambiando il modo in cui si utilizzano gli spazi – spiegano i ricercatori interpellati da Sodexo Italia Carmelo di Bartolo, Docente di Creatività e Progettazione Iulm e di Ergonomia Cognitiva Unisob, Gianandrea Ciaramella Architetto e professore associato del Politecnico e l’esperto di smartworking di Workitect Luca Brusamolino -. Gli spazi degli uffici sono sempre più spesso oggetto di una trasformazione che comporta una loro riduzione o rimodulazione per un impatto più sostenibile dell’impresa nell’ambiente. Sono spazi sempre più flessibili e polifunzionali perché le medesime aree devono essere destinate ad accogliere diversi tipi di attività durante la giornata o diverse tipologie di lavoro: di gruppo o individuale. Sono spazi che devono permettere l’incontro delle persone, indispensabile per favorire la creatività e il senso di appartenenza all’azienda. Il lavoro da remoto, infatti non è parimenti efficace quando è necessario stimolare la creatività e l’attaccamento all’azienda”. 

Far star bene le persone

“Quello che le aziende stanno sperimentando sono soluzioni e servizi per far vivere bene le persone in spazi gradevoli e facili da usare” aggiungono gli esperti. “Soluzioni che permettano di avere a disposizione aree di dimensioni e con caratteristiche adatte agli obiettivi dell’attività dei lavoratori: una postazione individuale insonorizzata o un ambiente ampio dove riunirsi o ancora una sala dove lavorare senza distrazioni. Ancora, aree per dare prestigio all’azienda e messe a disposizione dei collaboratori così da valorizzarli e farli sentire strategici”.