Come diventare un esperto di make-up

Se ti piace il mondo dell’estetica e della cura della persona, esiste una professione che oggi è in grado di offrire parecchie opportunità di lavoro. Studiare make-up professionale può aprire infatti diverse porte e consentirti di trasformare la tua passione in una professione. Oggi ti spieghiamo come fare.

Come accennato, diventare un truccatore professionista offre una vasta gamma di opportunità di lavoro, ma per questo devi prima allenarti bene sul campo e conoscere ogni segreto di questo settore.

L’importanza di una formazione adeguata

Il consiglio più importante è quello di optare per un corso make-up professionale, che ti fornirà gli strumenti e le conoscenze necessarie in modo da poter diventare l’esperto di make-up che sogni di poter essere.

Con questa formazione acquisirai le competenze necessarie per dirigere e organizzare lo sviluppo di servizi estetici, pianificare ed eseguire trattamenti estetici relativi all’immagine e al benessere dei tuoi clienti.

Studiando il make-up professionale imparerai una serie di tecniche fondamentali su come preparare la pelle ad applicare il trucco, nonché gli strumenti più adeguati con i quali dovresti eseguire ogni attività.

Frequentando il corso make-up organizzato da Academia BSI scoprirari tali tecniche nonché i migliori prodotti esistenti sul mercato ed il come applicarli o quando utilizzarli correttamente. Infine, vedrai aspetti più tecnici del trucco come correzioni del viso e procedure di applicazione.

Diverse opportunità di lavoro

L’obiettivo del ricevere una formazione professionale specifica sul trucco è quello di specializzarsi come professionista, per poter così lavorare in questo settore e ottenere un lavoro in una qualsiasi azienda del settore. Tra questi centri estetici, SPA, saloni di bellezza o lavoro in proprio, ad esempio, nei quali puoi creare tutti i tipi di look ed imparare ad adattare le diverse tecniche ad ogni persona.

Tanti sono anche gli sbocchi professionali all’interno di aziende cosmetiche nazionali e internazionali, una grande opportunità di lavorare a fianco dei principali marchi del settore con la possibilità di migliorare professionalmente e viaggiare in tutto il mondo.

Molti make-up specialist lavorano invece per riviste, passerelle o mondo della moda in generale. Per lavorare in questo settore dovrai essere particolarmente abile nel truccare bene le modelle e farle apparire perfette nei servizi fotografici.

Il sogno di molti professionisti del settore è infine quello di lavorare per il cinema, TV, fotografia, teatro. Il settore dell’industria audiovisiva offre infatti ampie possibilità. Programmi, serie TV, notiziari, documentari, film…la gamma è molto ampia.

Differenziarsi dai concorrenti

Il consiglio è dunque proprio quello di specializzarti in un determinato ambito dell’estetica e lavorare per differenziarti dagli altri professionisti del settore, così da avere più opzioni per trovare un lavoro come make-up specialist.

Puoi anche proporti come libero professionista, offrendo i tuoi servizi per eventi, occasioni speciali, matrimoni e persino trasferirti nel luogo in cui le persone interessate richiedono i tuoi servizi. Per fare ciò devi lavorare sul tuo brand personale e fare affidamento sui social network o altri canali di comunicazione. È fondamentale per questo offrire un servizio diverso e di primo livello.Studiare il trucco professionale è dunque un’opzione ideale per trasformare la tua passione in una professione e avviarti così nel settore della cura personale e della bellezza. In Academia BSI riceverai la formazione di cui hai bisogno per raggiungere il tuo obiettivo.

La termografia e la ricerca di perdite d’acqua in casa

Oggi grazie alla termografia è possibile riuscire ad individuare rapidamente e senza possibilità di errore il punto in cui avviene una perdita d’acqua all’interno delle condutture, in particolar modo quando queste non sono visibili magari perché si trovano sotto il pavimento o dentro ad un muro. Grazie alle telecamere termografiche, infatti è possibile vedere a video le mappe di calore, le quali consentono di comprendere facilmente quale sia il punto in cui vi è una differenza di temperatura all’interno della tubatura, e dunque il punto in cui si verifica la perdita. Nel caso in cui si dovesse verificare una perdita d’acqua in casa o in ufficio è bene rivolgersi ad una ditta specializzata quale ad esempio Vi.Ro Impianti, che disponga di tale tecnologia e che dunque possa rappresentare un valore aggiunto per l’utente. 

I vantaggi di riuscire infatti ad individuare rapidamente il punto in cui si trova la perdita sono molteplici. Intanto diminuiscono rapidamente i tempi di intervento, e questo consente di diminuire il disagio della famiglia che vive in quel determinato ambiente e che quindi vedrà presto ripristinata la situazione originale. Inoltre riuscire a porre fine velocemente alla perdita che si è verificata significa soprattutto il riuscire ad evitare che l’acqua che fuoriesce possa andare ad arrecare danni anche agli appartamenti sottostanti o vicini, e dunque evitare di andare così a creare danni che versione verosimilmente andrebbero poi quantificati e rimborsati. Vi.Ro Impianti consente dunque di riuscire a ovviare al problema della ricerca di una eventuale perdita d’acqua grazie all’impiego della termografia e di strumenti di settore tecnologicamente avanzati in grado di facilitare sia la fase di ricerca che quella di ripristino, con notevoli risparmi relativi ad interventi meno invasivi e che consentono di tornare a fruire normalmente dell’impianto in un arco di tempo decisamente più ristretto.

IWM | Ottima Acqua dal Rubinetto di Casa

L’acqua è una ricchezza essenziale nella nostra esistenza poiché aiuta a mantenere il nostro organismo ben idratato ed efficiente nel corso del tempo. Il dilemma è sempre il solito: meglio bere acqua in bottiglia o l’acqua del rubinetto?. Il mercato ci offre una vastissima scelta di acque imbottigliate che cambiano composizione a seconda dei minerali e delle sostanze utili all’organismo che contengono eppure, se si esula dall’ambito dell’acqua destinata ad essere bevuta, in quanti utilizzano acqua imbottigliata per scopi differenti dal berla, quale lavare le stoviglie, riempirne per bollire, fare un caffè e simili? La maggior parte delle persone utilizza l’acqua del rubinetto. Oppure per un gesto tanto quotidiano quale è quello di lavarsi le mani, i capelli o fare una doccia? Certamente nessuno la utilizza. In pochi tengono però in considerazione il percorso che l’acqua attraversa fino ai nostri lavandini. E parliamo delle tubature, spesso e volentieri vecchie ed incrostate, tralasciando quelle notizie allarmanti che ogni tanto si sentono, sulla presenza in essa di elementi nocivi come l’amianto o addirittura arsenico e tallio. Spesso notiamo un cattivo odore o sapore nell’acqua che prendiamo dal rubinetto, come una scarsa limpidezza e così via, tutti elementi che inducono ad acquistare casse già imbottigliate, con un certo costo nel tempo. Un’acqua non pura può a lungo andare intaccare la cute, anche a livello microscopico, se si pensa al semplice gesto di lavarsi le mani, inaridire i capelli e creare altri piccoli danni che sfociano inevitabilmente nella ricerca di un rimedio per ristabilire equilibri anche dermici intaccati, con il loro relativo costo. La soluzione è quella di installare in casa un depuratore acqua. Ma quale, fra tutti quelli presenti sul mercato? Se si punta all’eccellenza allora vuol dire scegliere IWM. L’IWM, International Water Machines è l’azienda leader nel trattamento delle acque potabili. I suoi depuratori garantiscono una purezza dell’acqua al 100%, leggera ed oligominerale, priva di calcare e di tutte quelle sostanze che appesantiscono il lavoro del nostro organismo, ideale sia ad uso alimentare che domestico in generale ad un costo molto vantaggioso nel tempo.Sul sito internet è possibile visionare i prodotti IWM per avere anche un riscontro visivo, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per poter porre le proprie domande o curiosità.

Giochi gonfiabili: attira più clienti!

Ah che bello uscire la sera, andarsi a mangiare qualche piatto tipico in un bel ristorante, fare quattro chiacchiere con gli amici o semplicemente con il tuo partner, godersi l’atmosfera del posto … Come dite ? I figli ? Ah è vero … è per questo che la maggior parte delle coppie non mette mai il naso fuori di casa ? Bene, facciamo qualcosa per loro. Sei hai un ristorante, una trattoria, una pizzeria, ed hai spazio a sufficienza, pensa a come poter intrattenere i bambini mentre i genitori si godono la serata. Una soluzione arriva dai giochi gonfiabili: facili da installare, fanno divertire i bambini e, sotto la semplice supervisione (non sempre necessaria) di una “baby sitter”, consentono la massima distrazione ai tuoi amati clienti ! Vedrai quanti coperti in più riuscirai a fare, e non solo nei week end ! Attenzione però: ci sono precise disposizioni in materia, quindi è bene affidarsi ad aziende che si occupano di giochi gonfiabili da una vita, e lo fanno nei migliori dei modi. Go Leisure, che ha la propria sede a Biassono, produce ed installa giochi gonfiabili, scivoli, scenografie, giochi acquatici e molto altro, tutto con la formula “chiavi in mano”. Avrai la sicurezza che i giochi siano a norma e la garanzia di un fornitore ti seguirà per tutte le pratiche necessarie. Come sempre suggeriamo, affidatevi a professionisti e non ad aziende improvvisate o che vendono solo al prezzo più basso !

Italiani e caffè, un rapporto che si evolve ma dura… tutta la vita

6

Italiani e caffè, una passione che dura da sempre e che probabilmente non si raffredderà mai. Certo, nell’arco dei decenni tante cose sono cambiate nelle abitudini di consumo – basta pensare alle macchine da caffè per uso domestico, a capsule o a cialde – ma l’abitudine di concedersi una pausa caffè quella no, non accenna ad appannarsi. Lo rivela il più recente studio sui consumi sull’espresso, Coffee Monitor, il focus dell’Osservatorio Social Monitoring di Nomisma sviluppato in collaborazione con Datalytics, uno studio condotto su un campione di oltre 1.000 consumatori. Giusto per avere un’idea del “peso” del caffè nella vita degli italiani, basti sapere che, fra chi ha bevuto caffè negli ultimi 12 mesi, emerge infatti un consumo abituale della bevanda (95% del target di riferimento). L’espresso viene scelto dal 93% dei consumatori di caffè. Residuale la percentuale di chi predilige il caffè americano, orzo o altre tipologie di caffè (7%).

Quanto ne beviamo?

I nostri connazionali  che scelgono il caffè espresso ne bevono in maggior parte 1 o 2 tazzine al giorno (58%), preferibilmente la mattina come momento di consumo: il 77% di chi beve caffè espresso lo fa tutti i giorni appena sveglio. Non stupisce quindi che il 58% di chi beve caffè espresso lo faccia per trovare la carica necessaria ad affrontare la giornata. Espresso non è tuttavia solo fonte di energia, chi lo beve lo fa anche per il gusto (51%) ed in parte per abitudine (30%). Il caffè espresso evoca nell’immaginario dei consumatori momenti di relax (53%), un piacere (47%), ma al contempo un rito, una tradizione (37%) Il consumo di caffè espresso non è relegabile in un solo luogo, prevale piuttosto una modalità di consumo “multi-luogo”. 

Una passione casalinga

Il 92% di chi beve caffè espresso lo fa tra le mura domestiche, prediligendo il caffè in polvere (53%) e in cialde o capsule (37%), sulla base di scelte fatte in funzione di gusto e aroma (53%), della notorietà della marca (19%), mentre meno rilevante risulta la variabile prezzo, driver di scelta solo per il 15% di chi consuma caffè espresso a casa). Negli ultimi mesi, però, rispetto allo studio di Nomina alcune percentuali sono cambiate. E’ infatti in continua crescita la percentuale di chi predilige il caffè in cialde o capsule con le relative macchine per uso domestico. Tra i prodotti di maggior successo e di massima affidabilità spiccano sicuramente le macchine a cialde, grazie soprattutto a una crescente attenzione verso l’abbiente. Le cialde, come ad esempio le cialde Lavazza, sono infatti completamente ecologiche, contenute in bustine in cellulosa biodegradabile.  Facilissime da utilizzare, le cialde Ese 44 mm di Lavazza sono disponibili in diverse referenze: dalla famosa Qualità Rossa all’Espresso Crema & Gusto al Dek, solo per citarne alcune. Per avere un’idea completa di quello che offre il mercato delle cialde, si può anche fare un “giro” su CialdaMia, il il portale italiano del caffè in cialde e capsule di qualità. On line, e spesso a prezzi scontati, è possibile fare shopping di tutto quello che occorre per un ottimo caffè: macchine, cialde, capsule fino ai complementi come tazze, bicchierini e zucchero.

Dove sono le spiagge più care d’Italia? A Venezia e in Toscana

Sono a Venezia le spiagge più care d’Italia. Secondo la classifica del Codacons, che ha condotto un’indagine analizzando le tariffe per l’affitto di tende, cabine, lettini e ombrelloni praticate al pubblico negli stabilimenti più esclusivi del Paese, è la spiaggia dell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia a piazzarsi al vertice della classifica. Nell’estate 2020 affittare una capanna composta da lettino con materasso e cuscino, due sedie a sdraio con cuscini, un tavolo, quattro sedie pieghevoli, tre teli da spiaggia presso il prestigioso hotel del Lido costa (in prima fila) 453 euro al giorno. La tariffa stagionale raggiunge quota 9.050 euro, e scende a 8.160 euro presso l’adiacente spiaggia Des Bains.

A Forte dei Marmi si spendono 450 euro al giorno

Al secondo posto si colloca Forte dei Marmi, dove alla spiaggia dell’Augustus Hotel una tenda dotata di lettino queen size, 2 lettini e sdraio costa 450 euro al giorno. E sempre in Toscana si trova il terzo lido più caro d’Italia, il Twiga di Marina di Pietrasanta, dove per una tenda araba dotata di tre lettini, 2 sdraio, 2 lettoni con materassino, una regista, un divano a 3 posti e un tavolo con vano interno, si spendono 400 euro al giorno.

Anche Liguria, Puglia e Sardegna entrano in classifica

In classifica però c’è anche la Liguria. All’Eco del Mare di Lerici una cabina privata deluxe (ombrellone, lettino o pomodone (cuscinone, ndr), un telo mare per lettino fino a un massimo di 4 persone) costa 389 euro al giorno. Entra in classifica anche la Puglia, con il Lido Pettolecchia di Savelletri (Br), dove un gazebo Pavilion & Vis a Vis, che può ospitare fino a 4 persone, costa 300 euro al giorno, riporta Adnkronos. Nella lista delle spiagge più care non può mancare la Sardegna, dove il servizio basic dell’Hotel Romazzino di Porto Cervo, ovvero lettino e ombrellone, costa 200 al giorno a persona.

Le ville più prestigiose sono in Sardegna, a Capri e a Copertino (Le)

La situazione si capovolge se si prende in considerazione l’affitto di ville nelle località più prestigiose. In questo caso il primato spetta alla Sardegna, dove a Porto Rotondo una villa di 300 mq con accesso diretto al mare, 5 camere da letto e 6 bagni, piscina e Jacuzzi, arriva a costare 4.325 euro al giorno nel periodo a cavallo di Ferragosto. Al secondo posto si piazza Capri, dove per una villa storica di 200 mq e 3 camere da letto si spendono 4.025 euro, mentre per una struttura analoga in Puglia, a Copertino (Le) il costo è di 3.392 euro.

Sempre nello stesso periodo ,e per ville prestigiose con piscina, seguono le più “economiche” Sestri Levante (2.769 euro al giorno), Marina di Modica (2.476 euro), Amalfi (2.081 euro), Forte dei Marmi (2.026 euro), e Ischia (809 euro).

Italiani più cauti nella pianificazione finanziaria

Con la Fase 2 dell’emergenza sanitaria è arrivato il momento di fare progetti e di pianificare le spese future. Ma poco più di un terzo degli italiani, pensando alla situazione finanziaria della propria famiglia tra 6 mesi, si sente in ansia. Per più del 60% è importante monitorare le proprie entrate e uscite, e capire quanto si sta risparmiando e spendendo. L’Osservatorio The World After Lpckdown di Nomisma e CRIF analizza l’impatto del lockdown sulle vite dei cittadini, e restituisce i dati sulla pianificazione finanziaria delle famiglie italiane. E secondo i risultati della ricerca gli italiani mostrano grande attenzione alla gestione del budget familiare e sono pronti a ridurre o addirittura a rinunciare alle spese destinate al tempo libero e allo svago.

Definire gli obiettivi di risparmio

Per più del 50% degli italiani è importante la pianificazione delle spese e la definizione di obiettivi di risparmio. Molti hanno richiesto di poter sospendere i pagamenti dei prestiti. E se il 6% delle famiglie con un mutuo prima casa in corso ha richiesto la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti un altro 15% pensa che lo farà nei prossimi mesi. Relativamente a coloro che hanno invece prestiti in corso, a cui tipicamente sono collegati importi delle rate più contenuti, il 4% dichiara di aver già richiesto la sospensione delle rate, mentre il 21% non esclude di richiederla nei prossimi mesi.

Valutare bene se chiedere finanziamenti futuri

Con il lockdown il 6% degli italiani ha deciso di rinunciare alla richiesta di un finanziamento, mentre il 9% dichiara di rimandare di qualche mese. Il 3%, invece, procederà con la stipula di un prestito come programmato. Emerge, poi, un 10% di italiani che post lockdown ha valutato di chiedere un nuovo finanziamento non pianificato in precedenza. Tra questi, il 24% pensa di richiedere l’accesso ai vantaggi legati all’Ecobonus 2020, mentre il 12% è orientato verso il Sismabonus 2020 per la messa in sicurezza antisismica.

Chi deciderà di ricorrere a un finanziamento per sostenere l’acquisto di beni e servizi lo farà principalmente per spese impreviste causate dell’emergenza sanitaria (30%), spese mediche o dentistiche (29%), manutenzione-ristrutturazione casa (26%), esigenze di maggiore liquidità (26%), l’acquisto di un’auto (17%).

Pronti a ridurre le spese

Per salvaguardare i risparmi della propria famiglia il 21% degli italiani ridimensionerebbe il budget destinato a viaggi e vacanze, mentre il 20% quello relativo a ristoranti e consumi fuori casa. I cittadini sono orientati a stringere la cinghia anche sull’acquisto di abbigliamento e scarpe (14%) e, dove possibile, di cibo e spesa alimentare (6%). Rispetto agli acquisti programmati da tempo è il settore tech a risentirne particolarmente, con 1 italiano su 4 che rimanderà l’acquisto di pc, smartphone e tablet, seguito dal 21% che sposterà l’acquisto di grandi elettrodomestici (frigorifero, lavatrice, forno ecc.). Anche arredamento e mobili, seguiti dalle auto, rientrano tra le categorie di beni il cui l’acquisto può essere rinviato (20%).

Bollette elettricità, per le Pmi riduzione di 600 milioni di euro

Le Piccole e medie imprese possono beneficiare di una riduzione sui costi dell’elettricità. Finalmente una buona notizia per le tasche degli imprenditori, la gran parte dei quali messi in difficoltà dai due mesi di lockdown. Almeno, anche se è una piccola consolazione, le bollette dell’energia elettrica saranno più leggere e terranno conto anche di chiusure o meno delle attività ed esercizi commerciali. Complessivamente, quella appena varata è un’opportunità che consente una riduzione totale di 600 milioni di euro per le bollette dell’elettricità delle utenze non domestiche connesse in bassa tensione. L’abbassamento della tariffa avviene attraverso la diminuzione delle componenti fisse delle tariffe di trasporto, distribuzione e misura e degli oneri generali.

La misura contenuta nel Decreto Rilancio

Arera – Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambienti – rende così operativa la misura prevista dall’art. 30 del Dl Rilancio, che era stata oggetto della propria segnalazione al Governo e al Parlamento, come una delle proposte a contrasto dell’emergenza Covid-19. La misura è operativa a pochi giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ai piccoli esercizi commerciali, artigiani, bar, ristoranti, laboratori, professionisti e servizi (i clienti in bassa tensione non domestici) con potenza superiore a 3 kW, per il trimestre maggio – giugno – luglio, viene azzerata la quota relativa alla potenza e applicata solo una quota fissa di importo ridotto (fissata convenzionalmente a quella corrispondente alla potenza impegnata di 3 kW), senza ridurre in alcun modo il servizio effettivo in termini di potenza disponibile.

Spesa totale abbattuta fino al 70%

Questa opportunità a sostegno della piccola imprenditoria si traduce in un risparmio per 3,7 milioni di clienti non domestici interessati: una riduzione che arriva a valere circa 70 euro al mese per un cliente con contratto con potenza pari a 15 kW. In particolare, la misura sarà particolarmente vantaggiosa per gli esercizi commerciali ancora costretti alla chiusura, e potrà ridurre la spesa totale fino al 70%. Per gli esercizi e le Pmi che hanno riaperto, il risparmio può collocarsi in ogni caso tra il 20% e il 30% della spesa totale della bolletta. Se alla data di entrata in vigore del provvedimento dell’Autorità, fossero già state emesse fatture relative al corrente mese di maggio, i conguagli spettanti dovranno essere effettuati entro la seconda fatturazione successiva. “Come prevede il Decreto Rilancio, l’ammontare economico necessario alla compensazione della riduzione tariffaria è a carico del Bilancio dello Stato, stanti le previsioni dello stesso art. 30 relative al trasferimento delle risorse necessarie al Conto emergenza Covid-19 costituito dall’Autorità presso la CSEA, la Cassa per i servizi energetici e ambientali” specifica una nota dell’Arera.

Dopo il coronavirus ci saluteremo “alla thailandese”

L’emergenza Covid-19 non è certo terminata, ma già si inizia a pensare a un nuovo inizio, che probabilmente, e molto gradualmente, avverrà nel corso del mese di maggio. In Italia si passerà alla cosiddetta fase 2, in cui però il distanziamento sociale rimarrà una delle regole del nostro quotidiano, e chissà per quanto tempo. Fra le tante abitudini che dovremmo “resettare” ci sarà anche quella del saluto, dato che la stretta di mano, e tantomeno baci e abbracci, per un po’ saranno “vietati”. Dovremo quindi imparare a salutarci in modo diverso, pur mantenendo le regole di buona educazione e di cordialità. Un suggerimento arriva dalla Thailandia, dove non ci si dà la mano in segno di saluto, e gli abbracci non rientrano nella tradizione.

Il wài potrebbe diventare un nuovo codice di relazione in tutto il mondo

In Thailandia ogni volta che ci si incontra, si entra in un negozio o in qualsiasi altro locale, oppure si partecipa a un incontro sociale, si fa il segno del wài. Il wài consiste nel tenere le mani giunte in segno di preghiera (wài appunto) davanti al viso, facendo un leggero inchino e un sorriso. Questo modo di salutare sintetizza la gioia per l’incontro, e potrebbe diventare un nuovo codice di relazione in tutto il mondo. Il wài è osservato quando si entra in una casa e dopo che la visita è finita, ed è anche un modo comune per esprimere gratitudine, o per scusarsi. Dagli anni ’30, epoca in cui fu coniato, rimane a tutt’oggi una parte estremamente importante del comportamento sociale tra i thailandesi, riporta Askanews, ed è un gesto utilizzato per onorare noi e gli altri.

Un gesto simbolico tipico dell’induismo e del buddhismo

Il wài, come il namaste indiano, appartiene alla famiglia dei saluti pranamasana o dei mudra anjali. Un mudra è un gesto simbolico o rituale tipico dell’induismo e del buddhismo. Alcuni mudra coinvolgono l’intero corpo, ma la maggior parte vengono eseguiti solo con le mani e le dita. Un mudra è un gesto spirituale, un sigillo di energia impiegato nell’iconografia e nella pratica spirituale delle religioni lontane. Mudra significa infatti “sigillo” o “segno”, mentre anjali è il sanscrito traducibile con “offerta divina”, “gesto di rispetto”, ma anche “benedizione”, e “saluto”.

L’unione delle palme connette gli emisferi ed è un gesto di unificazione spirituale

Il gesto del wài viene utilizzato sia per i saluti sia per gli addii, ma porta un significato più profondo di un semplice ciao o di un arrivederci. Secondo la tradizione l’unione delle palme connette gli emisferi sinistro e destro del cervello, è un gesto di unificazione, poiché collega il praticante con il divino presente in tutte le cose. Quindi, eseguire il wài vuol dire onorare sia il sé sia l’altro, e il gesto riconosce la divinità sia di chi lo pratica sia di chi lo riceve.

Tutti a casa: come organizzare gli spazi per vivere (e lavorare) meglio

Tutti sotto lo stesso a tetto. Gli adulti alle prese con lo smartworking, le call, le telefonate. I più giovani impegnati con la didattica a distanza, e poi i compiti e le videochat con gli amici. Insomma, anche se trascorsa nelle migliori condizioni per i più fortunati, le settimane di quarantena non sono per niente facili. Le nostre quattro mura domestiche, che di solito ci accolgono solo la sera per cena in formazione completa, adesso sembrano essersi pericolosamente ristrette. In questo contesto, che mette a dura prova anche i nervi più saldi, arrivano i consigli di Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, padre di due bambini ed esperto di temi legati allo sviluppo della carriera. I suoi suggerimenti si concentrano soprattutto sulla fiducia, ovvero spiegando ai propri figli in maniera schietta ciò che sta succedendo e aiutandoli a capire perché il genitore deve comunque restare concentrato sul lavoro.

Un’area ufficio dove lavorare
 Albergoni, per quanto riguarda la comunicazione e la convivenza con i bambini, consiglia di fare così: “Spiega che dovrebbero cercare di non disturbarti (tranne in caso di emergenza …) mentre li rassicuri che sei ancora lì per loro. È probabile che troveranno l’intera esperienza nuova e divertente, ma c’è la possibilità che possano essere confusi o preoccupati. Crea uno spazio designato nella tua ‘area ufficio in casa’ per i tuoi figli in modo che possano stare con te mentre non sei, ad esempio, in una call. Questo può variare da una culla o un box a un tavolino fornito di strumenti utili per la creatività, o con i libri e i quaderni per i compiti a casa, se il bambino è più grande”.

Orari e patti chiari (e condivisi)

Secondo il manager l’ideale sarebbe cercare di organizzare le chiamate e le riunioni importanti durante l’orario del pisolino dei bambini se sono piccoli. Altro suggerimento è avvisare i colleghi, che comunque capiranno benissimo trovandosi probabilmente nella stessa situazione, che i figli sono ovviamente anche loro a casa e quindi potrebbero esserci dei rumori di fondo o delle interruzioni. “Assicurati – ha detto Albergoni all’Ansa – di organizzare pause regolari per avere tempo di qualità con i tuoi figli durante la giornata lavorativa. Sia che si tratti del loro gioco preferito, o di una lettura insieme, l’attenzione dedicata da te contribuirà a garantire che i tuoi figli non si sentano ignorati e non abbiano avuto una giornata noiosa”. Insomma, patti chiari ed elasticità possono davvero farci superare l’emergenza a casa.

Donne al vertice, numeri positivi ma in rallentamento

In seguito all’attuazione della legge 120/2011 sulle quote di genere nel 2017 il numero delle donne nei board delle società quotate ha visto un forte aumento, tanto che per la prima volta è risultato maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri. Nel 2019 però la crescita ha subito un rallentamento, con solo due unità in più rispetto al 2018. Un bilancio comunque più che positivo, con un incremento delle donne nei Cda delle società quotate alla Borsa di Milano da 170 nel 2008, il 5,9%, alle 811, il 36,3%, di oggi. Nei collegi sindacali si è passati invece dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne.

Le donne che occupano le posizioni più alte sono ancora “mosche bianche”

A evidenziare i dati è il primo Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020 sulle donne ai vertici delle imprese, realizzato in collaborazione con l’Inps.

“I dati dimostrano che l’applicazione delle norme ha permesso un salto in avanti nella presenza di donne nei board delle quotate e delle controllate – commenta Andrea Mignanelli, AD di Cerved – ma purtroppo non ha ancora promosso cambiamenti profondi nel nostro sistema economico”.

Sono poche, infatti, le società quotate andate oltre il minimo imposto dagli obblighi di legge, e le donne che occupano le posizioni più alte sono ancora “mosche bianche”, 14 tra gli AD (6,3%) e 24 tra i presidenti (10,7%). Nei collegi sindacali, riporta Adnkronos, 49 solo le presidente, il 22% di tutte le società quotate.

“Le quote sono solo uno strumento per raggiungere una parità reale e sostanziale”

L’analisi indica però che le quote “non sono state sufficienti a riequilibrare la presenza di donne nelle posizioni di vertice e a più alto reddito, né a ridurre i divari salariali”. prosegue Mignanelli.

Secondo la presidente della Fondazione Marisa Bellisario, Lella Golfo la legge portata all’approvazione nel 2012 “ha prodotto risultati straordinari, tanto che il Parlamento ha deciso di reiterarla alzando l’asticella al 40%. Detto questo, è certamente il momento di andare oltre e avanti – sottolinea Lella Golfo – perché le quote sono solo uno strumento, utile certamente e necessario sicuramente, per raggiungere l’obiettivo di una parità reale e sostanziale a tutti i livelli”.

Un primato europeo da estendere anche su fronti su cui l’Italia mostra ritardi consistenti

Il Rapporto promosso con Cerved, in collaborazione con l’Inps, ha quindi il merito di indicare quali sono gli ambiti di intervento per fare in modo che il primato europeo sul fronte delle donne ai vertici, raggiunto grazie alla legge, “possa estendersi anche a fronti su cui l’Italia continua a mostrare ritardi consistenti, come l’occupazione femminile e le politiche di welfare – aggiunge Lella Golfo -. E una delle prime e più importanti evidenze è che servono più donne nei ruoli esecutivi, in grado di incidere realmente sulle politiche e sulle strategie aziendali, ma anche di creare role model e di dirigere il cambiamento verso condizioni di parità e quindi sostenibilità del sistema Italia”.

l futuro dell’auto? Elettrico

Non bisognerà aspettare ancora molto: entro il 2030, sostengono gli esperti, le auto elettriche sorpasseranno in numero quelle “tradizionali”. Questa tipologia di veicoli, infatti, registra vendite a un tasso superiore a quanto preventivato e già ne 2025 rappresenterà un terzo dei mezzi in circolazione. A fornire questo scenario è il report di Boston Consulting Group “Who Will Drive Electric Cars to the Tipping Point?” che ha corretto al rialzo le precedenti stime del 2017 (secondo cui l’elettrico avrebbe raggiunto un quarto del mercato entro il 2025 per restare sotto il 50% entro il 2030).

Il perché di questo exploit

Le ragioni di questo inaspettato “boom” sono da ricercare in diversi fattori. Innanzitutto il sostegno degli incentivi statali, poi il sempre minor costo delle batterie elettriche e poi alle restrizioni sulle emissioni che spingono consumatori e costruttori a orientarsi verso questo prodotto. Ma c’è anche una diffusa “coscienza ecologica” da parte dei guidatori, che desiderano auto più attente all’ambiente. Contestualmente, come è facile intuire, scenderanno le quote di mercato di veicoli a benzina e diesel. Secondo Bcg, il mix delle diverse tipologie, tra veicoli a batteria elettrica Bev (battery electric vehicle), ibridi elettrici plug-in Phev (plug-in hybrid electric vehicle), ibridi completi Hev (hybrid electric vehicle) e ibridi leggeri Mhev (mild hybrid electric vehicle), varierà a seconda dei mercati. Ma tra dieci anni ben un quarto del mercato mondiale dell’auto sarà costituito da elettrici a batteria Bev (18%) e ibridi plug-in Phev (6%), le due tipologie in maggiore crescita, che accelereranno nella seconda metà del prossimo decennio.

Investimenti miliardari

All’interno di questo contesto, riporta il report ripreso da AdnKronos, i primi 29 produttori Oem (Original Equipment Manufacturer) prevedono di investire oltre 300 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per la produzione di veicoli elettrici ed entro il 2025 dovrebbero essere lanciati circa 400 nuovi modelli. Entro il 2023, sarà il mercato a guidare le vendite dell’elettrico, e fino ad allora per mantenere lo slancio serve una spinta sostenuta da incentivi e normative ad hoc.

Minor impatto ambientale? Dipende

In teoria, la diffusione di questi mezzi dovrebbe poi far abbassare il livello di gas serra, anche se diverse ricerche indicano che non è proprio così. A seconda della regione di produzione del veicolo e delle dimensioni della batteria, infatti, la produzione di un veicolo Bev può generare più emissioni di Co2 rispetto a quella di un veicolo a combustione interna Ice; ma, una volta in funzione, gli elettrici garantiscono migliori emissioni nel ciclo completo well-to-wheel. Le aziende produttrici, quindi, dovranno dovranno investire in nuove tecnologie, capacità e modelli di business: e l’impatto globale sul pianeta sarà sicuramente più lieve.

Google ricava 37 euro per utente dalla pubblicità dati

Quanto ricavano le piattaforme online dai dati degli utenti? Nel 2018 Google ha conseguito a livello mondiale un Arpu (Average Revenue Per Unit, (ricavi medi per unità, di 37 euro, seguito da Facebook (21 euro) e Instagram (11 euro), mentre sul fronte dell’intrattenimento Youtube consegue un Arpu pari a 10 euro.

Nel caso dei servizi online gratuiti, “si realizza di fatto uno scambio implicito tra gli utenti e la piattaforma – si legge in uno studio dell’Osservatorio sulle piattaforme online pubblicato dall’Agcom – che si sostanzia nella cessione, da parte dei primi, dei propri dati a fronte, non già di un corrispettivo economico, ma appunto del servizio offerto gratuitamente dalla piattaforma”.

Il valore dei dati raccolti dipende dalla possibilità di compiere processi decisionali

Inoltre, l’Arpu di un utente medio che vive negli Usa vale più di quello di un utente europeo o dei Paesi in via di sviluppo: circa 150 euro in un anno nel search, in linea con il Pil pro capite. Quindi, per la disponibilità a pagare.

Il valore dei dati raccolti dipende dalla possibilità di compiere, tramite gli stessi, processi decisionali, spesso in tempo reale. In tal senso, si legge nel report, le piattaforme conservano e aggregano in maniera efficiente dataset eterogenei, e adottano sofisticate tecniche di big data analytics, grazie anche agli asset infrastrutturali di cui si sono dotate e che ogni anno vengono aggiornate e ampliate.

Un valore annuo che oscilla tra i 10 e i 40 euro per utente

Si stima che i dati generati dagli utenti attraverso search, social network e intrattenimento gratuito abbiano un valore annuo che oscilla tra i 10 e i 40 euro per utente. In particolare, i dati prodotti dalle ricerche effettuate dagli utenti, che si configurano come espressione diretta dei propri interessi, sono quelli di maggior valore. L’Arpu mondiale del search (di Google), infatti, si attesta sui 37 euro per utente, riferisce Adnkronos.

Gli Usa presentano un Arpu pubblicitario superiore al resto del mondo

Sia per il search che per i social network, gli Usa presentano un Arpu pubblicitario nettamente superiore rispetto alle altre aree geografiche. I dati di un utente medio Usa valgono, ai soli fini pubblicitari, circa 150 euro in un anno nel search e oltre 90 euro nei social. Tre volte tanto quelli degli europei, e 15-18 volte quelli degli utenti che si trovano in Paesi in via di sviluppo.

Rapporto Ocse: gli alunni italiani peggiorano in lettura

Le competenze degli studenti italiani nella lettura stanno peggiorando. Dal Rapporto nazionale Ocse Pisa 2018, risulta infatti che gli alunni italiani ottengono un punteggio pari a 476, inferiore quindi al punteggio medio di 487, collocandosi tra il 23° e il 29° posto della classifica. Alla prova PISA, acronimo di Programme for International Student Assessment, hanno partecipato 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. Alla rilevazione PISA, l’indagine internazionale promossa dall’Ocse dal 2000 con cadenza triennale, hanno partecipato 79 Paesi, di cui 37 Paesi Ocse.

Diminuisce il livello delle competenze in tutte le tipologie di istruzione

Stando al Rapporto, in tutte le tipologie di istruzione, a eccezione della Formazione professionale, si osserva un decremento delle competenze degli studenti italiani in lettura rispetto al ciclo del 2000 (in media -26 punti) e rispetto al 2009 (in media -20). Il nostro punteggio medio è risultato simile a quello di Portogallo, Australia, Federazione Russa, Repubblica Slovacca, Lussemburgo, Spagna, Georgia, Ungheria e Stati Uniti, mentre le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore ottengono un punteggio medio superiore a quello di tutti i Paesi che hanno partecipato all’indagine.

Uno su 4 è low performer nelle materie scientifiche

Dal Rapporto emerge inoltre che uno studente su 4 non raggiunge il livello base di competenza in matematica sia in Italia sia nei Paesi Ocse. Sono low performer in matematica il 15% degli studenti del Nord Italia e oltre il 30% al Sud. Gli studenti liceali (522 punti) ottengono risultati superiori a quelli degli studenti degli Istituti tecnici (482), degli Istituti professionali (405) e della Formazione professionale (423). Ma anche in Scienze 1 su 4 non è sufficiente. Uno studente su 4 in Italia non raggiunge il livello base di competenze scientifiche, nei Paesi Ocse è di 1 su 5. Sono low performer in scienze il 15-20% di studenti del Nord Italia e oltre il 35% di quelli del Sud.

L’andamento dei risultati in scienze per l’Italia però è in linea con il dato internazionale: la media dei risultati in scienze nel 2018 è significativamente inferiore a quella osservata nel periodo 2009-15.

Le ragazze superano i ragazzi in lettura, ma i maschi sono più bravi in matematica

Nei Paesi Ocse, riporta Ansa, le ragazze hanno ottenuto risultati leggermente superiori a quelli dei ragazzi (2 punti in più). In Italia invece non ci sono differenze di genere rispetto al punteggio medio, anche se tra gli studenti più bravi i maschi superano le femmine di 11 punti. In ogni caso, in Italia, in lettura le ragazze superano i ragazzi di 25 punti, mentre in matematica i ragazzi ottengono un punteggio superiore alle ragazze di 16 punti. Una differenza più che doppia rispetto quella rilevata in media nei Paesi Ocse.

Accordo fra Ue e Cina su 200 prodotti Igp

L’Unione europea e la Cina hanno stipulato un accordo per tutelare 100 Indicazioni geografiche protette europee in Cina e altrettante Igp cinesi in Europa. E oltre un quarto delle Igp europee (26) sono italiane, tutte indicate con la traduzione cinese in ideogrammi. Dopo la conclusione dei negoziati l’accordo dovrà essere approvato da Consiglio e Parlamento europeo, e dovrebbe entrare in vigore prima della fine dell’anno prossimo. Trascorsi quattro anni dall’entrata in vigore, dovrebbe includere ulteriori 175 Igp europee e cinesi.

Fra le 26 Igp italiane gorgonzola, bresaola della Valtellina e prosecco

La cooperazione tra Ue e Cina sulle Igp è iniziata nel 2006, e ha portato alla tutela di 10 Igp ognuna, il punto di partenza dell’accordo appena concluso.

Tra le 100 Igp italiane figurano anche il barolo, il parmigiano reggiano e l’aceto balsamico di Modena. E poi, grana padano, formaggio Asiago, gorgonzola, mozzarella di bufala campana, prosciutti di Parma e San Daniele, taleggio, bresaola della Valtellina, prosecco e Chianti, i vini di Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, la grappa, Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino romano, Soave, vino Toscano, e il vino nobile di Montepulciano.

Dall’olio Sierra Magina al Cheddar, il Bordeaux e la birra di Monaco

Le Igp francesi sono 25, per lo più vini, come il Bordeaux, il Beaujolais e lo Champagne, ma anche due formaggi, Roquefort e Comté, e liquori come l’Armagnac.  La Spagna invece ottiene la tutela di 2 olii d’oliva (Sierra Magina e Priego de Cordoba), e di 8 vini, tra cui quelli della Rioja, della Navarra e il Cava, nonché del Brandy di Jerez. La Germania i vini della valle del Reno, della Mosella e della Franconia, oltre alle birre di Monaco e della Baviera. L’Irlanda la crema di whisky e il whisky irlandese. E anche il Regno Unito, malgrado la Brexit, ottiene la protezione dello Scotch Whisky, del salmone d’allevamento scozzese, del Cheddar e dello Stilton. Belgio, Germania, Olanda e Francia proteggono in Cina il Jenever o Génievre, un distillato di frumento e orzo progenitore del gin.

L’aglio di Pizhou, il kiwi rosso di Cangxi e i funghi neri di Dongning

E ancora, Polonia, Finlandia, Lituania e Svezia tutelano le rispettive vodke, il Portogallo una serie di vini, l’Austria un olio di semi di zucca, Romania, Slovacchia e Ungheria un vino, la Repubblica Ceca la birra di Ceskobudejovice e il luppolo di Zatec (Zatecky Chmel). La Grecia, i vini di Samos, le olive di Kalamata, la feta, e l’ouzo (insieme a Cipro), riporta Adnkronos. Nell’Ue, in cambio saranno protette 100 Igp cinesi, tra le quali una serie di tè, l’aglio di Pizhou, lo zenzero e la cipolla di Anqiu, il kiwi rosso di Cangxi, la pera di Jinxhou, il riso di Wuchang, i funghi Xixia e quelli neri di Dongning, l’anatra salata di Nanjing, la patata Wuxi, le bacche Goji di Jinghe e molti altri prodotti poco noti agli occidentali.