Il cavo elettrico per esterno

Partiamo dalla struttura interna del cavo elettrico che comprende essenzialmente tre elementi: un conduttore (generalmente in rame o alluminio), un isolante e la protezione del conduttore e dell’isolante, cioè la guaina. Conduttore ed isolante costituiscono l’anima del cavo. Si definiscono unipolari i cavi formati da una sola anima e multipolari quando le anime sono più di una. Il materiale dell’isolante varia secondo il voltaggio a cui deve essere sottoposto il cavo.

I cavi elettrici per esterno, al contrario dei cavi installati in ambienti interni, necessitano di maggiore protezione. Essendo esposto ad agenti atmosferici come calore solare, pioggia ed umidità dell’aria ed eventualmente animali, piante e sostanze chimiche, il cavo potrebbe spezzarsi molto più facilmente rispetto ad uno destinato ad un uso interno. Oltre a spezzarsi, il rivestimento esterno potrebbe anche consumarsi, lasciando fuoriuscire tutti i fili metallici situati all’interno. E’ quindi fondamentale che sia isolato perfettamente per prevenire eventuali danni e conseguenti problemi a tutto l’impianto elettrico.

Conoscere i procedimenti per isolare un cavo elettrico sia interno che esterno è di conseguenza molto importante soprattutto se si svolgono lavori riguardanti gli impianti elettrici di un edificio
Ovviamente è sempre consigliato l’intervento di un esperto in merito per evitare di peggiorare eventuali situazioni già gravi. 

 L’isolamento di questo tipo di cavo si può effettuare con delle guaine o delle spirali di gomma o plastica. Un altro sistema per isolare i cavi da esterno prevede l’impiego di canaline passacavi. La protezione deve avere una lunghezza tale da ricoprire totalmente il cavo esterno e l’operazione di copertura deve necessariamente essere eseguita quando il cavo è completamente asciutto e pulito e solo dopo aver staccato l’interruttore generale per evitare incidenti anche gravi.

E’ necessario poi eliminare eventuali fessure, crepe e buchi nel muro per impedire infiltrazioni di polvere ed acqua. Se lungo il percorso del cavo sono presenti dei punti soggetti a sorgenti di calore (oppure molto umidi) è consigliabile inserire nella guaina protettiva dell’altro materiale isolante. La lana di vetro è particolarmente indicata in questi casi perché evita che eccessive escursioni termiche possano danneggiare il cavo.

ACCORGIMENTI DI SICUREZZA

Durante l’operazione di posa e fissaggio del cavo da esterno, è necessario fare attenzione a non danneggiarlo, inserendolo in un tubo di protezione delle dimensioni adeguate così da permettere al cavo di essere sfilato e reinfilato senza il rischio che si possa rovinare. Lungo il percorso della canalizzazione non devono inoltre esserci più di due curve ad angolo retto. Se sono previste delle forti deviazioni, a causa della forma del muro, la tubazione dovrà essere interrotta tramite cassette.

Badge aziendale: vantaggi per il datore di lavoro ma anche per i dipendenti


L’utilizzo di un badge timbratura che possa registrare gli ingressi e le uscite dei dipendenti dai locali in cui avviene svolta l’attività lavorativa, comporta dei vantaggi sia per il datore di lavoro che per i dipendenti stessi.

Sicuramente per il datore di lavoro vi è il vantaggio di poter controllare in maniera precisa la presenza in sede dei propri dipendenti e gli orari di ingresso e di uscita, verificando che questi possano essere rispettati ogni giorno. Per quel che riguarda i dipendenti invece, questi hanno il vantaggio di sapere che tutto il proprio lavoro effettuato venga riconosciuto in maniera automatica.

Rilevazione automatica e comunicazione degli orari all’ufficio buste paghe

In particolar modo il badge si interfaccia con un sistema di regolazione degli ingressi che si attiva ogni qualvolta esso viene inserito o avvicinato al lettore, registrando così l’evento e dando conferma tramite un apposito avviso acustico.

Dunque il badge aziendale è un efficace strumento di rilevazione degli accessi in grado di contenere informazioni personali relative a ciascun possessore, motivo per cui non può essere ceduto ad altri colleghi di lavoro. Non appena il badge viene effettuato per l’accesso, l’ingresso o l’uscita vengono rilevati e inviati ad appositi server. A questo punto uno specifico software si occupa di processare i dati e di inviare le informazioni necessarie all’ufficio buste paghe, anche relativamente ad eventuali ritardi di ingresso o di uscita.

Badge magnetici e di prossimità in base alle proprie necessità

Cotini srl propone sia badge di prossimità, i quali funzionano semplicemente avvicinando il badge al lettore, che magnetici. Possono essere acquistati totalmente di colore bianco oppure personalizzati tramite numero progressivo, ragione sociale o logo dell’azienda abbinato alla fotografia del dipendente, così da facilitare le operazioni di riconoscimento.

Questi badge possono essere acquistati in lotti che partono da 10 pezzi e possono essere programmati in base alle proprie necessità. Il peso di ciascun badge è di circa 5 grammi e la capacità di memoria è di 1 Kbyte.

IWM | Ottima Acqua dal Rubinetto di Casa

L’acqua è una ricchezza essenziale nella nostra esistenza poiché aiuta a mantenere il nostro organismo ben idratato ed efficiente nel corso del tempo. Il dilemma è sempre il solito: meglio bere acqua in bottiglia o l’acqua del rubinetto?. Il mercato ci offre una vastissima scelta di acque imbottigliate che cambiano composizione a seconda dei minerali e delle sostanze utili all’organismo che contengono eppure, se si esula dall’ambito dell’acqua destinata ad essere bevuta, in quanti utilizzano acqua imbottigliata per scopi differenti dal berla, quale lavare le stoviglie, riempirne per bollire, fare un caffè e simili? La maggior parte delle persone utilizza l’acqua del rubinetto. Oppure per un gesto tanto quotidiano quale è quello di lavarsi le mani, i capelli o fare una doccia? Certamente nessuno la utilizza. In pochi tengono però in considerazione il percorso che l’acqua attraversa fino ai nostri lavandini. E parliamo delle tubature, spesso e volentieri vecchie ed incrostate, tralasciando quelle notizie allarmanti che ogni tanto si sentono, sulla presenza in essa di elementi nocivi come l’amianto o addirittura arsenico e tallio. Spesso notiamo un cattivo odore o sapore nell’acqua che prendiamo dal rubinetto, come una scarsa limpidezza e così via, tutti elementi che inducono ad acquistare casse già imbottigliate, con un certo costo nel tempo. Un’acqua non pura può a lungo andare intaccare la cute, anche a livello microscopico, se si pensa al semplice gesto di lavarsi le mani, inaridire i capelli e creare altri piccoli danni che sfociano inevitabilmente nella ricerca di un rimedio per ristabilire equilibri anche dermici intaccati, con il loro relativo costo. La soluzione è quella di installare in casa un depuratore acqua. Ma quale, fra tutti quelli presenti sul mercato? Se si punta all’eccellenza allora vuol dire scegliere IWM. L’IWM, International Water Machines è l’azienda leader nel trattamento delle acque potabili. I suoi depuratori garantiscono una purezza dell’acqua al 100%, leggera ed oligominerale, priva di calcare e di tutte quelle sostanze che appesantiscono il lavoro del nostro organismo, ideale sia ad uso alimentare che domestico in generale ad un costo molto vantaggioso nel tempo.Sul sito internet è possibile visionare i prodotti IWM per avere anche un riscontro visivo, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per poter porre le proprie domande o curiosità.

Giochi gonfiabili: attira più clienti!

Ah che bello uscire la sera, andarsi a mangiare qualche piatto tipico in un bel ristorante, fare quattro chiacchiere con gli amici o semplicemente con il tuo partner, godersi l’atmosfera del posto … Come dite ? I figli ? Ah è vero … è per questo che la maggior parte delle coppie non mette mai il naso fuori di casa ? Bene, facciamo qualcosa per loro. Sei hai un ristorante, una trattoria, una pizzeria, ed hai spazio a sufficienza, pensa a come poter intrattenere i bambini mentre i genitori si godono la serata. Una soluzione arriva dai giochi gonfiabili: facili da installare, fanno divertire i bambini e, sotto la semplice supervisione (non sempre necessaria) di una “baby sitter”, consentono la massima distrazione ai tuoi amati clienti ! Vedrai quanti coperti in più riuscirai a fare, e non solo nei week end ! Attenzione però: ci sono precise disposizioni in materia, quindi è bene affidarsi ad aziende che si occupano di giochi gonfiabili da una vita, e lo fanno nei migliori dei modi. Go Leisure, che ha la propria sede a Biassono, produce ed installa giochi gonfiabili, scivoli, scenografie, giochi acquatici e molto altro, tutto con la formula “chiavi in mano”. Avrai la sicurezza che i giochi siano a norma e la garanzia di un fornitore ti seguirà per tutte le pratiche necessarie. Come sempre suggeriamo, affidatevi a professionisti e non ad aziende improvvisate o che vendono solo al prezzo più basso !

Italiani e caffè, un rapporto che si evolve ma dura… tutta la vita

6

Italiani e caffè, una passione che dura da sempre e che probabilmente non si raffredderà mai. Certo, nell’arco dei decenni tante cose sono cambiate nelle abitudini di consumo – basta pensare alle macchine da caffè per uso domestico, a capsule o a cialde – ma l’abitudine di concedersi una pausa caffè quella no, non accenna ad appannarsi. Lo rivela il più recente studio sui consumi sull’espresso, Coffee Monitor, il focus dell’Osservatorio Social Monitoring di Nomisma sviluppato in collaborazione con Datalytics, uno studio condotto su un campione di oltre 1.000 consumatori. Giusto per avere un’idea del “peso” del caffè nella vita degli italiani, basti sapere che, fra chi ha bevuto caffè negli ultimi 12 mesi, emerge infatti un consumo abituale della bevanda (95% del target di riferimento). L’espresso viene scelto dal 93% dei consumatori di caffè. Residuale la percentuale di chi predilige il caffè americano, orzo o altre tipologie di caffè (7%).

Quanto ne beviamo?

I nostri connazionali  che scelgono il caffè espresso ne bevono in maggior parte 1 o 2 tazzine al giorno (58%), preferibilmente la mattina come momento di consumo: il 77% di chi beve caffè espresso lo fa tutti i giorni appena sveglio. Non stupisce quindi che il 58% di chi beve caffè espresso lo faccia per trovare la carica necessaria ad affrontare la giornata. Espresso non è tuttavia solo fonte di energia, chi lo beve lo fa anche per il gusto (51%) ed in parte per abitudine (30%). Il caffè espresso evoca nell’immaginario dei consumatori momenti di relax (53%), un piacere (47%), ma al contempo un rito, una tradizione (37%) Il consumo di caffè espresso non è relegabile in un solo luogo, prevale piuttosto una modalità di consumo “multi-luogo”. 

Una passione casalinga

Il 92% di chi beve caffè espresso lo fa tra le mura domestiche, prediligendo il caffè in polvere (53%) e in cialde o capsule (37%), sulla base di scelte fatte in funzione di gusto e aroma (53%), della notorietà della marca (19%), mentre meno rilevante risulta la variabile prezzo, driver di scelta solo per il 15% di chi consuma caffè espresso a casa). Negli ultimi mesi, però, rispetto allo studio di Nomina alcune percentuali sono cambiate. E’ infatti in continua crescita la percentuale di chi predilige il caffè in cialde o capsule con le relative macchine per uso domestico. Tra i prodotti di maggior successo e di massima affidabilità spiccano sicuramente le macchine a cialde, grazie soprattutto a una crescente attenzione verso l’abbiente. Le cialde, come ad esempio le cialde Lavazza, sono infatti completamente ecologiche, contenute in bustine in cellulosa biodegradabile.  Facilissime da utilizzare, le cialde Ese 44 mm di Lavazza sono disponibili in diverse referenze: dalla famosa Qualità Rossa all’Espresso Crema & Gusto al Dek, solo per citarne alcune. Per avere un’idea completa di quello che offre il mercato delle cialde, si può anche fare un “giro” su CialdaMia, il il portale italiano del caffè in cialde e capsule di qualità. On line, e spesso a prezzi scontati, è possibile fare shopping di tutto quello che occorre per un ottimo caffè: macchine, cialde, capsule fino ai complementi come tazze, bicchierini e zucchero.

Mise, nuovo incentivo per investimenti in Pmi e startup innovative

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio è stato pubblicato il decreto del Ministero dello Sviluppo economico che definisce le modalità di attuazione del nuovo incentivo per le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative. Si tratta del decreto attuativo Mise relativo alla nuova agevolazione prevista dal decreto Rilancio. L’agevolazione fiscale è pari al 50% dell’investimento effettuato nelle startup innovative e nelle PMI innovative, nei limiti delle soglie fissate dal regime “de minimis”.

Ammessi gli investimenti già effettuati nel corso del 2020

L’investimento può essere effettuato direttamente o anche indirettamente attraverso fondi comuni (Oicr), e la presentazione della domanda, la registrazione e la verifica dell’aiuto “de minimis”, saranno effettuate esclusivamente tramite la piattaforma informatica in corso di predisposizione dal Mise. Sono ammessi tutti gli investimenti già effettuati nel corso del 2020 e fino all’operatività della piattaforma: l’impresa beneficiaria può presentare domanda nel periodo compreso tra il primo marzo e il 30 aprile 2021. A regime, riporta Ansa, gli investimenti dovranno essere effettuati solo dopo la presentazione della domanda.

Importo massimo di 100.000 euro e 300.000 euro

L’importo massimo dell’investimento detraibile per quel che riguarda le startup innovative è fissato a 100.000 euro per periodo d’imposta, con vincolo di mantenimento per almeno tre anni, pena la decadenza dall’agevolazione. La somma sale a 300.000 euro per gli investitori in PMI innovative. In ambedue i casi, la detrazione dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche spetta per gli investimenti nel capitale sociale di una o più PMI o startup innovative, direttamente o indirettamente. Per gli investimenti che superano il limite, sulla parte eccedente e in ciascun periodo d’imposta, si potrà detrarre un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200.000 euro in tre esercizi finanziari. Se la detrazione spettante supera l’imposta lorda, è ammesso il riporto dell’eccedenza nel periodo d’imposta successivo, per un massimo di tre anni.

Esclusi investimenti per alcuni settori

Il soggetto investitore, per poter beneficiare della detrazione Irpef, effettua l’investimento agevolato in una o più imprese beneficiarie, startup innovative o PMI innovative regolarmente iscritte nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese. Sono detraibili sia gli investimenti effettuati direttamente nel capitale sociale delle imprese e delle startup innovative sia quelli effettuati indirettamente, tramite organismi di investimento collettivi del risparmio. Restano esclusi dalle agevolazioni gli investimenti effettuati tramite organismi di investimento collettivo a partecipazione pubblica, e quelli effettuati in startup o PMI innovative che operano nei settori esclusi, tra cui le imprese del settore pesca e acquacoltura, e produzione primaria di prodotti agricoli.

Su TikTok i profili degli under 16 diventano privati

TikTok è una delle app più scaricate al mondo, milioni e milioni di utenti la utilizzano ogni giorno, soprattutto i giovanissimi. Con TikTok si possono registrare brevi video tra i 15 e 60 secondi di diverse tipologie, coreografie, video recitati, POV, trend, contenuti educativi. Insomma, le possibilità sono davvero infinite, e le parole chiave dell’app sono originalità e creatività. Per questo piace tanto ai più giovani.  Il 13 gennaio 2021 però è arrivata una novità dal grande impatto su tutta la community. Gli account di tutti gli utenti che hanno un’età compresa fra i 13 anni (l’età minima richiesta per l’iscrizione), e i 15 anni, diventano privati in automatico, riporta Teamworld.

Solo i follower approvati potranno vedere i contenuti degli utenti minori di 16 anni

Ad annunciare la novità è la stessa TikTok, nell’ambito di una serie di restrizioni rivolte ai profili degli utenti under 16. Come diretta conseguenza della nuova regola, spiega la società, “soltanto i follower approvati avranno la possibilità di vedere i contenuti degli utenti minori di 16 anni”. Forse non è un caso, che proprio pochi giorni prima della decisone il Garante della Privacy italiano ha aperto una indagine proprio sulla privacy dei minori su TikTok.

Modificate anche le impostazioni dei Duetti e della funzione Stitch

Riguardo le altre limitazioni imposte agli utenti under 16, la chat toglie l’opzione ‘Tutti’ a chi può commentare i loro video, e ora gli utenti più giovani devono scegliere tra ‘Amici’ o ‘Nessuno’. Sono state introdotte poi modifiche anche alle impostazioni dei Duetti e della funzione Stitch (con cui si possono tagliare scene e inserirle nei propri video), “al fine di renderli disponibili solo per contenuti creati da utenti con o più di 16 anni – spiega TikTok -. Per gli utenti tra i 16 e i 17 anni, l’impostazione di default di queste funzioni è ora su ‘Amici”.

Impostate di default altre funzioni restrittive

Inoltre, continua a spiegare TikTok, ora c’è “la possibilità di scaricare soltanto i video creati da utenti con più di 16 anni. Gli altri utenti possono decidere se consentire il download dei loro video. Mentre, per coloro tra i 16 e i 17 anni, l’impostazione è di disattivata di default, ma possono decidere di attivarla”.

Non è tutto, riporta Ansa. Sempre per gli utenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni l’impostazione dell’opzione Suggerisci il tuo account agli altri è attivata in automatico su Off.

Crollano i flussi di credito al consumo

L’arrivo della seconda ondata di contagi fra crollare i flussi di credito al consumo. Nei primi nove mesi del 2020 le erogazioni si sono ridotte di circa un quarto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le erogazioni complessive di mutui immobiliari sono cresciute, trainate dal boom delle surroghe. Secondo la 49a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia, nel terzo trimestre 2020 tuttavia si registra un parziale recupero, in linea con il graduale miglioramento degli indicatori macroeconomici, e con l’allentamento delle misure di contenimento della pandemia.

Prestiti personali e mutui immobiliari

I prestiti personali risultano la forma tecnica che più ha risentito della crisi in atto, e chiudono i primi 9 mesi del 2020 con un -35.4%, rimanendo però in territorio negativo anche nel terzo trimestre del 2020 (-25%).

L’ampliamento dell’offerta sui canali digitali non è riuscita a compensare le limitazioni alle aperture degli sportelli fisici delle banche e delle istituzioni finanziarie specializzate. In linea con l’evoluzione dei consumi delle famiglie, le erogazioni complessive via carte opzione/rateali chiudono i primi 9 mesi dell’anno con una contrazione del -13.7%, mentre i mutui immobiliari crescono del +12.7%. A trainare il comparto sono le surroghe, che registrano un vero e proprio boom grazie a tassi di riferimento ancora vantaggiosi. Nel corso del terzo trimestre, tuttavia, si assiste a una ripresa anche dei mutui d’acquisto, che dopo il brusco arresto nei primi due trimestri dell’anno, segnano un +6.9%.

La rischiosità del credito alle famiglie

Nel corso del 2020 la rischiosità nel credito al dettaglio ha invertito la tendenza evidenziata nelle più recenti rilevazioni ed è tornata a crescere, sotto la pressione dello shock economico e sanitario. Per il credito al consumo, a settembre 2020, il tasso di default è salito all’1.9%, riflettendo la dinamica più accentuata dei prestiti personali. I prestiti finalizzati mostrano invece una certa stabilità. Per quanto riguarda i mutui immobiliari, dopo un lungo percorso di contenimento del rischio che ha portato gli indicatori sui livelli più bassi dell’ultimo decennio, si è registrata una inversione di tendenza che nel terzo trimestre 2020 colloca il tasso di default all’1.4%.

Le prospettive per il 2021-2022

Dopo le difficoltà del 2020 le erogazioni di credito al consumo saranno sostenute dalle prospettive di ripresa dei consumi, in particolare nella componente dei durevoli. Il rimbalzo del 2021 sarà tuttavia condizionato dal permanere di incertezza legata all’efficacia delle azioni di contrasto del virus e alla distribuzione dei vaccini, che si tradurrà ancora in un atteggiamento cauto da parte dei consumatori. Nel 2022 il credito al consumo tornerà a crescere, in linea con l’andamento dei fondamentali macroeconomici sottostanti. Per gli operatori del credito è fondamentale essere in grado di cogliere le opportunità derivate dal maggiore utilizzo dei canali digitali e di apertura alle modalità di cooperazione date dall’open banking. Diventa quindi importante accelerare il processo di cambiamento del modello di servizio per trarre vantaggio anche dagli investimenti in tecnologia e comunicazione già intrapresi negli anni precedenti.

Consumi mediatici degli italiani, un sistema sempre più liquido

Un sistema di consumi dei media sempre più “liquido”. È quello che descrive il Censis, nel 54° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2020 nel capitolo dedicato a comunicazione e media. Con Internet come ingrediente principale e un uso sempre più massiccio di smart e mobile tv gli italiani si informano soprattutto sui portali, e danno sempre meno importanza alla lettura di libri e giornali. Di fatto, il Censis evidenzia come la spesa delle famiglie per i consumi mediatici tra il 2007 e il 2018 abbia subito una flessione (-2,0%), mentre quella per l’acquisto di telefoni e accessori è quadruplicata, segnando un +298,9% nell’intero periodo, e un valore di oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno.

In dieci anni pc e audiovisivi +64,7%

Sempre tra il 2007 e il 2018 la spesa dedicata all’acquisto di computer e audiovisivi ha segnato un rialzo elevato (+64,7%), mentre i servizi di telefonia si sono assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,0%, per un valore però di 16,8 miliardi di euro nell’ultimo anno). La spesa per libri e giornali ha subito invece un vero e proprio collo nel decennio (-37,8%), arrestato però nell’ultimo anno, che ha visto un rialzo del 2,5%.

Tv, calo dei telespettatori, ma non sul web

Nel 2019 la fruizione della televisione è stabile, ma se registra una flessione dei telespettatori della tv tradizionale (digitale terrestre, -2,5% in un anno) resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e cresce significativamente la tv via internet. Web tv e smart tv arrivano al 34,5% di utenza (+4,4% in un anno) e la mobile tv passa dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2% (+2,3% nell’ultimo anno). La radio continua a rivelarsi all’avanguardia dentro i processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, i radioascoltatori restano stabili (79,4%), ma se la radio ascoltata attraverso l’apparecchio tradizionale perde il 5,3% di utenza l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (17,3%, +0,3%) e soprattutto lo smartphone (21,3%, +0,6%) è sempre più rilevante.

Cresce internet, libri e quotidiani sempre più in crisi

L’utenza di internet registra ancora un aumento, passando dal 78,4% al 79,3% della popolazione in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone per navigare salgono dal 73,8% al 75,7% (+1,9%), quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione.

I media a stampa invece sono ancora in crisi, anche se sembra essersi fermata l’emorragia di lettori. Quelli dei quotidiani, si sono ridotti al 37,3% nel 2019, mentre le edizioni online dei giornali si attestano a una quota di utenza pari al 26,4%, e gli aggregatori di notizie online e i portali web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli italiani (+5,5% rispetto all’anno precedente). Anche i lettori di libri continuano a diminuire: se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%.

Ricavi dei settori regolati, -7,1% nel primo semestre 2020

Nei primi sei mesi del 2020 la flessione dei ricavi nei mercati di riferimento dell’Agcom risulta meno accentuata rispetto al quadro macroeconomico complessivo del Paese. Secondo gli approfondimenti effettuati da Agcom, che dalla scorsa primavera ha avviato un monitoraggio periodico riguardo l’impatto economico della pandemia sui comparti regolati, se il Pil italiano nel primo semestre è diminuito del 10,6% i ricavi complessivi dell’ecosistema rappresentato da comunicazioni elettroniche, radiotelevisione, editoria, internet e servizi postali sono stimati in flessione del 7,1%.

Tlc, flessione dei ricavi media del -5,7%

In particolare, nel settore delle telecomunicazioni la flessione dei ricavi, che in media è stata pari al 5,7%, è risultata relativamente più intensa per la rete fissa (-6,5%) rispetto a quella mobile (-4,7%). Nonostante i mesi estivi abbiano prodotto un’attenuazione nei consumi rispetto ai primi mesi dell’anno, nei primi nove mesi del 2020 una più intensa fruizione domestica di contenuti video in streaming, telelavoro e didattica a distanza hanno prodotto una forte crescita del traffico nella rete fissa (aumentato giornalmente del 44,4%) e in quella mobile (56,4%). Relativamente ai consumi unitari, si stima che nei primi nove mesi il traffico per linea broadband nella rete fissa abbia raggiunto i 5,77 Gb giornalieri, con una crescita del 40,2% rispetto al corrispondente valore del 2019. Nella rete mobile il traffico dati giornaliero per sim human (ovvero escludendo le M2M) è valutabile in circa 0,27 Gb giornalieri.

Comparto dei media, -10,1% nel secondo trimestre

A seguito della forte flessione delle risorse pubblicitarie, il secondo trimestre dell’anno nel comparto dei media registra risultati considerevolmente peggiori rispetto ai dati dei tre mesi precedenti (-16,8 vs -3%), ed evidenzia nel complesso una flessione del 10,1% rispetto al primo semestre del 2019.

Il settore che maggiormente soffre è quello dell’editoria quotidiana e periodica, in cui si osserva una flessione degli introiti del 19%, mentre quello radiotelevisivo scende del 10,7%, un dato assai peggiore senza l’aumento degli introiti dei contenuti in streaming. L’unico segmento a crescere è quello della pubblicità online (+1,9%), grazie principalmente ai risultati derivati dalle piattaforme (+6,7%).

Settore postale, -5,8%

Le risorse del settore postale nella prima metà dell’anno hanno subito una riduzione del 5,8%, con dati sostanzialmente equivalenti nei singoli trimestri gennaio-marzo e aprile-giugno.La ripresa registrata nel bimestre luglio-agosto, pari a +3,9% su base annua, ha consentito al settore di contenere le perdite da inizio anno al 3,6% rispetto ai primi otto mesi del 2019. Allo stesso tempo, nel periodo gennaio-agosto 2020 i volumi dei servizi di corrispondenza si sono ridotti del 22,7%, mentre il numero di pacchi consegnati è cresciuto del 27%.

Un italiano su dieci non si vaccinerà contro il Covid

Oltre un italiano su 10, l’11%, si dichiara assolutamente contrario alla vaccinazione contro il Covid-19, il 9% ritiene poco probabile che si vaccinerà, e il 28% è ancora in dubbio. In pratica, quasi metà della popolazione mostra diffidenza rispetto a un futuro scudo contro il coronavirus. Il dato del 48% di italiani “esitanti”, oltre a essere molto elevato, risulta in aumento rispetto a maggio. Infatti, nei primi giorni della fase 2 era circa il 40,5% a essere contrario o indeciso a farsi vaccinare. È quanto emerge dai risultati di una ricerca condotta dall’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica, il centro di ricerca che si occupa di psicologia dei consumi nella salute e nell’alimentazione, su un campione di 1.000 italiani.

Tra maggio e settembre +7,5% di scettici

“È molto preoccupante che il numero di coloro che non intendono vaccinarsi contro Covid-19 sia elevato e in aumento – commenta Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e della salute all’Università Cattolica e direttore dell’EngageMinds Hub -. Tra maggio e settembre un ulteriore 7,5% della popolazione italiana è diventato scettico o contrario alla vaccinazione, quando sappiamo che la percentuale di immunizzazione necessaria a rallentare l’epidemia è stimata attorno al 70%”. L’efficacia del vaccino, infatti, dipenderà non solo dalla capacità degli scienziati che lo stanno mettendo a punto, ma anche dalla percentuale di persone che si sottoporrà alla vaccinazione riporta Adnkronos.

Aumenta la percentuale di esitanti fra i giovani

Nella ricerca non emergono differenze significative per macro-aree geografiche, anche se nel Centro-Sud si registra una tendenza leggermente più accentuata verso l’esitanza. Il 48% è infatti al Nord Ovest, il 45% al Nord Est, e il 50% al Centro, al Sud e Isole. Ciò che è cambiato in questi mesi, nei quali peraltro molto si è parlato di vaccinazione, è l’atteggiamento dei giovani. Tanto che fra gli under 35 la percentuale di esitanti è passata dal 34% di maggio al 49% di fine settembre, un aumento del 15%. Le altre due fasce sono rimaste più stabili, anche se si è rilevato un aumento nel numero degli esitanti over 55 (+9%, da 35 a 44%).

La scarsa fiducia riguarda anche vaccini tradizionali

“La crescente esitanza nei confronti del futuro vaccino può avere diverse cause – spiega Graffigna – ma probabilmente è legata a timori sulla sua sicurezza, anche per le modalità rapide del suo sviluppo e test. Circa un italiano su due, infatti, teme che il vaccino contro il Covid-19 potrebbe non essere testato in maniera adeguata, e solo il 22% parteciperebbe come volontario alla sperimentazione”.
D’altronde, la scarsa fiducia degli italiani riguarda anche vaccini ormai tradizionali, come quelli contro il morbillo o l’influenza.

“Ciò probabilmente è legato anche alle teorie ‘complottiste’ che vanno a minare la fiducia”, aggiunge Graffigna.

Merenda, merendina o snack salutare? Sui social vincono le brioche alla crema

Il 17 settembre è stata la Giornata Mondiale della Merenda. Dal latino “merere”, meritare, la merenda  ha origine nella civiltà contadina di inizio Novecento, quando era considerata una ricompensa per il lavoro svolto a casa o nei campi. E con l’apertura delle scuole torna il dibattito sul consumo, e la tipologia, di questa abitudine alimentare così cambiata nel corso degli anni. Da un punto di vista dei numeri i dati di una ricerca Doxa-Aidepi ne segnalano un consumo da parte del 38% degli italiani, di cui i maggiori fruitori sono i bambini. Che secondo una ricerca dell’Ospedale San Paolo di Milano e Spes per il 97% la consumano abitualmente nella fascia pomeridiana.       

Sui social si appagano più la vista e il palato che la coscienza

Oggi, il rito della merenda trova il suo massimo punto di celebrazione sui social, con un tripudio di torte e brioche alla crema che appagano molto più la vista e il palato della coscienza. Dati alla mano, i ricercatori riportano come sui social gli hashtag #merenda contino oltre un milione di post, e #merendaitaliana oltre 250mila. Su Instagram i post mostrano una merenda succulenta, mentre su TikTok (hashtag #merenda e #merendatime) stimolano ricette e challenge quasi esclusivamente a base di biscotti e merendine industriali, riporta Ansa.

La merendina lascia spazio a frutta e yogurt

Col tempo la merenda si è trasformata da pasto salato a base di pane e olio, salame o pomodoro, a pasto dolce in formato tascabile e monoporzione. Negli anni ’50 sono infatti apparse sul mercato le prime merendine, ma con la crescente sensibilità verso ingredienti di qualità e valori nutrizionali, oggi il rito della merendina sta gradualmente lasciando spazio a quello dello snack salutare. Complici le statistiche nazionali in merito alla popolazione sovrappeso, ancora tra le più alte in Europa (il 30,4% dei bambini fra i 3 e i 10 anni secondo l’Istat), i genitori hanno iniziato a cambiare la dieta e le abitudini dei propri figli.

Sempre secondo la ricerca Doxa-Aidepi, il 51% dei genitori dà ai propri figli la frutta e il 42% yogurt.

Arriva l’instafood

Ma un secondo e non meno significativo cambiamento rispetto alla merenda tradizionale delle origini è dato dal luogo in cui viene consumata, si legge su InformaCibo.it. Sempre più persone, infatti, consumano uno o più pasti nell’arco della giornata fuori casa, e incrociando il bisogno di uno stile di vita più sano con la frequenza a consumare i pasti fuori casa il mercato ha trovato nel cosiddetto instafood la soluzione ideale per rispondere alle nuove abitudini ed esigenze del pubblico.

Il Covid cambia il mercato beauty, meglio prodotti più sicuri che naturali

Cosa vogliono le donne da cosmetici e trattamenti di bellezza dopo la pandemia? Soprattutto sicurezza ed efficacia. Se prima dell’emergenza Covid-19 i consumatori chiedevano prodotti naturali, bio e privi di conservanti ora la scelta si orienta verso prodotti garantiti, a prova di batteri e virus, e con una scadenza certa.  Si torna quindi sui propri passi, anche a costo di utilizzare prodotti che contengono sostanze chimiche, se assicurano totale stabilità e assenza di contaminazione. I nuovi bisogni riflettono quindi l’angoscia da coronavirus, e sono stati analizzati in un focus di Mintel, l’agenzia di marketing intelligence mondiale.

Il 50% delle donne scelgie la sicurezza

“Il Covid-19 sta impattando con le scelte dei consumatori – spiega Clare Hennigan, senior beauty analist Mintel -. Sin dall’inizio dell’emergenza, alla richiesta di prodotti clean, cioè privi di ingredienti ritenuti tossici per la salute si è affiancato il bisogno di scegliere prodotti sicuri, trasparenti, anche nelle pratiche di approvvigionamento e di fabbricazione. Adesso – continua Hennigan – circa il 50% delle donne concordano sul fatto che sia divenuto importante l’aspetto della sicurezza. Prima di Covid-19, i consumatori ‘clean’ evitavano ingredienti come conservanti e ingredienti artificiali nei loro prodotti di bellezza, a causa dei rischi per la salute percepiti. Ora sono disposti ad accettarli, purché i marchi forniscano prove di efficacia e sicurezza, sia dal punto di vista della salute sia dell’ambiente”.

Allarme contaminazione: il “naturale” non è sempre migliore

D’altronde, i continui allarmi sulla contaminazione dei prodotti di bellezza sono precedenti al coronarvirus. Come quello lanciato da Forbes nel dicembre scorso, e riferito a un’indagine eseguita dall’Università di Aston. In pratica, su 500 prodotti analizzati fra rossetti, eyeliner, mascara, gloss per labbra e applicatori da trucco, dal 79% al 90% risultavano contaminati da batteri e funghi. E nonostante le contaminazioni dipendessero soprattutto dalla scarsa igiene nell’applicarli l’allarme ha fatto salire il livello di attenzione. L’arrivo del nuovo coronavirus ha rinforzato tali paure, e secondo il focus di Mintel convincerà definitivamente le donne che il “naturale” non è sempre migliore.

Più ingredienti sintetici e niente acqua nelle formule

Più di un adulto su 10, inoltre, concorda sul fatto che i cosmetici scadano troppo rapidamente. Il futuro delle formulazioni di ingredienti puliti si baserà perciò su ingredienti sintetici sicuri, che possano migliorare la durata di conservazione, riporta Ansa. Aumentano anche i prodotti beauty senza acqua nelle formule, per ridurre a zero la contaminazione dovuta anche a errori di utilizzo, e a sprechi ambientali.

Nascono così nuovi prodotti in polvere, da miscelare con acqua al momento dell’utilizzo.

“Avremo creme in spray o in stick anche per lo skincare del viso – continua Hennigan -. E vedremo più prodotti ‘touchless’ sugli scaffali dei supermercati e in vendita sulle piattaforme online”.