Autore: Alessio Raimondi

Google ricava 37 euro per utente dalla pubblicità dati

Quanto ricavano le piattaforme online dai dati degli utenti? Nel 2018 Google ha conseguito a livello mondiale un Arpu (Average Revenue Per Unit, (ricavi medi per unità, di 37 euro, seguito da Facebook (21 euro) e Instagram (11 euro), mentre sul fronte dell’intrattenimento Youtube consegue un Arpu pari a 10 euro.

Nel caso dei servizi online gratuiti, “si realizza di fatto uno scambio implicito tra gli utenti e la piattaforma – si legge in uno studio dell’Osservatorio sulle piattaforme online pubblicato dall’Agcom – che si sostanzia nella cessione, da parte dei primi, dei propri dati a fronte, non già di un corrispettivo economico, ma appunto del servizio offerto gratuitamente dalla piattaforma”.

Il valore dei dati raccolti dipende dalla possibilità di compiere processi decisionali

Inoltre, l’Arpu di un utente medio che vive negli Usa vale più di quello di un utente europeo o dei Paesi in via di sviluppo: circa 150 euro in un anno nel search, in linea con il Pil pro capite. Quindi, per la disponibilità a pagare.

Il valore dei dati raccolti dipende dalla possibilità di compiere, tramite gli stessi, processi decisionali, spesso in tempo reale. In tal senso, si legge nel report, le piattaforme conservano e aggregano in maniera efficiente dataset eterogenei, e adottano sofisticate tecniche di big data analytics, grazie anche agli asset infrastrutturali di cui si sono dotate e che ogni anno vengono aggiornate e ampliate.

Un valore annuo che oscilla tra i 10 e i 40 euro per utente

Si stima che i dati generati dagli utenti attraverso search, social network e intrattenimento gratuito abbiano un valore annuo che oscilla tra i 10 e i 40 euro per utente. In particolare, i dati prodotti dalle ricerche effettuate dagli utenti, che si configurano come espressione diretta dei propri interessi, sono quelli di maggior valore. L’Arpu mondiale del search (di Google), infatti, si attesta sui 37 euro per utente, riferisce Adnkronos.

Gli Usa presentano un Arpu pubblicitario superiore al resto del mondo

Sia per il search che per i social network, gli Usa presentano un Arpu pubblicitario nettamente superiore rispetto alle altre aree geografiche. I dati di un utente medio Usa valgono, ai soli fini pubblicitari, circa 150 euro in un anno nel search e oltre 90 euro nei social. Tre volte tanto quelli degli europei, e 15-18 volte quelli degli utenti che si trovano in Paesi in via di sviluppo.

Rapporto Ocse: gli alunni italiani peggiorano in lettura

Le competenze degli studenti italiani nella lettura stanno peggiorando. Dal Rapporto nazionale Ocse Pisa 2018, risulta infatti che gli alunni italiani ottengono un punteggio pari a 476, inferiore quindi al punteggio medio di 487, collocandosi tra il 23° e il 29° posto della classifica. Alla prova PISA, acronimo di Programme for International Student Assessment, hanno partecipato 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. Alla rilevazione PISA, l’indagine internazionale promossa dall’Ocse dal 2000 con cadenza triennale, hanno partecipato 79 Paesi, di cui 37 Paesi Ocse.

Diminuisce il livello delle competenze in tutte le tipologie di istruzione

Stando al Rapporto, in tutte le tipologie di istruzione, a eccezione della Formazione professionale, si osserva un decremento delle competenze degli studenti italiani in lettura rispetto al ciclo del 2000 (in media -26 punti) e rispetto al 2009 (in media -20). Il nostro punteggio medio è risultato simile a quello di Portogallo, Australia, Federazione Russa, Repubblica Slovacca, Lussemburgo, Spagna, Georgia, Ungheria e Stati Uniti, mentre le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore ottengono un punteggio medio superiore a quello di tutti i Paesi che hanno partecipato all’indagine.

Uno su 4 è low performer nelle materie scientifiche

Dal Rapporto emerge inoltre che uno studente su 4 non raggiunge il livello base di competenza in matematica sia in Italia sia nei Paesi Ocse. Sono low performer in matematica il 15% degli studenti del Nord Italia e oltre il 30% al Sud. Gli studenti liceali (522 punti) ottengono risultati superiori a quelli degli studenti degli Istituti tecnici (482), degli Istituti professionali (405) e della Formazione professionale (423). Ma anche in Scienze 1 su 4 non è sufficiente. Uno studente su 4 in Italia non raggiunge il livello base di competenze scientifiche, nei Paesi Ocse è di 1 su 5. Sono low performer in scienze il 15-20% di studenti del Nord Italia e oltre il 35% di quelli del Sud.

L’andamento dei risultati in scienze per l’Italia però è in linea con il dato internazionale: la media dei risultati in scienze nel 2018 è significativamente inferiore a quella osservata nel periodo 2009-15.

Le ragazze superano i ragazzi in lettura, ma i maschi sono più bravi in matematica

Nei Paesi Ocse, riporta Ansa, le ragazze hanno ottenuto risultati leggermente superiori a quelli dei ragazzi (2 punti in più). In Italia invece non ci sono differenze di genere rispetto al punteggio medio, anche se tra gli studenti più bravi i maschi superano le femmine di 11 punti. In ogni caso, in Italia, in lettura le ragazze superano i ragazzi di 25 punti, mentre in matematica i ragazzi ottengono un punteggio superiore alle ragazze di 16 punti. Una differenza più che doppia rispetto quella rilevata in media nei Paesi Ocse.

Accordo fra Ue e Cina su 200 prodotti Igp

L’Unione europea e la Cina hanno stipulato un accordo per tutelare 100 Indicazioni geografiche protette europee in Cina e altrettante Igp cinesi in Europa. E oltre un quarto delle Igp europee (26) sono italiane, tutte indicate con la traduzione cinese in ideogrammi. Dopo la conclusione dei negoziati l’accordo dovrà essere approvato da Consiglio e Parlamento europeo, e dovrebbe entrare in vigore prima della fine dell’anno prossimo. Trascorsi quattro anni dall’entrata in vigore, dovrebbe includere ulteriori 175 Igp europee e cinesi.

Fra le 26 Igp italiane gorgonzola, bresaola della Valtellina e prosecco

La cooperazione tra Ue e Cina sulle Igp è iniziata nel 2006, e ha portato alla tutela di 10 Igp ognuna, il punto di partenza dell’accordo appena concluso.

Tra le 100 Igp italiane figurano anche il barolo, il parmigiano reggiano e l’aceto balsamico di Modena. E poi, grana padano, formaggio Asiago, gorgonzola, mozzarella di bufala campana, prosciutti di Parma e San Daniele, taleggio, bresaola della Valtellina, prosecco e Chianti, i vini di Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, la grappa, Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino romano, Soave, vino Toscano, e il vino nobile di Montepulciano.

Dall’olio Sierra Magina al Cheddar, il Bordeaux e la birra di Monaco

Le Igp francesi sono 25, per lo più vini, come il Bordeaux, il Beaujolais e lo Champagne, ma anche due formaggi, Roquefort e Comté, e liquori come l’Armagnac.  La Spagna invece ottiene la tutela di 2 olii d’oliva (Sierra Magina e Priego de Cordoba), e di 8 vini, tra cui quelli della Rioja, della Navarra e il Cava, nonché del Brandy di Jerez. La Germania i vini della valle del Reno, della Mosella e della Franconia, oltre alle birre di Monaco e della Baviera. L’Irlanda la crema di whisky e il whisky irlandese. E anche il Regno Unito, malgrado la Brexit, ottiene la protezione dello Scotch Whisky, del salmone d’allevamento scozzese, del Cheddar e dello Stilton. Belgio, Germania, Olanda e Francia proteggono in Cina il Jenever o Génievre, un distillato di frumento e orzo progenitore del gin.

L’aglio di Pizhou, il kiwi rosso di Cangxi e i funghi neri di Dongning

E ancora, Polonia, Finlandia, Lituania e Svezia tutelano le rispettive vodke, il Portogallo una serie di vini, l’Austria un olio di semi di zucca, Romania, Slovacchia e Ungheria un vino, la Repubblica Ceca la birra di Ceskobudejovice e il luppolo di Zatec (Zatecky Chmel). La Grecia, i vini di Samos, le olive di Kalamata, la feta, e l’ouzo (insieme a Cipro), riporta Adnkronos. Nell’Ue, in cambio saranno protette 100 Igp cinesi, tra le quali una serie di tè, l’aglio di Pizhou, lo zenzero e la cipolla di Anqiu, il kiwi rosso di Cangxi, la pera di Jinxhou, il riso di Wuchang, i funghi Xixia e quelli neri di Dongning, l’anatra salata di Nanjing, la patata Wuxi, le bacche Goji di Jinghe e molti altri prodotti poco noti agli occidentali.

Fmi, nel 2019 crescita zero per l’Italia

Nuovo taglio al ribasso per le previsioni sulla crescita dell’economia italiana. E questa volta a fare la “sforbiciata” alle stime è il Fondo Monetario Internazionale, che nel World Economic Outlook fissa a +0,0% l’andamento del Pil italiano nel 2019. Un taglio, quindi, di 0,1 punti rispetto alla già bassa previsione formulata a fine luglio. Ma ancora più forte, ovvero di 0,3 punti, è il ribasso sulla stima per il 2020, per un Pil che non dovrebbe crescere più dello 0,5%. Alla base delle revisioni, spiega il Fondo, sono l’andamento dei consumi privati, uno stimolo fiscale ridotto, e uno scenario internazionale più debole.

Traiettoria preoccupante per i conti pubblici italiani

Per i conti pubblici italiani la traiettoria risulta preoccupante, con un deficit che secondo la stima del Fmi quest’anno dovrebbe essere pari al 2,0% del Pil, per poi risalire il prossimo anno al 2,5%, e al 2,6% nel 2021. Dal World Economic Outlook emerge poi una corrispondente crescita del rapporto debito/Pil, che quest’anno dovrebbe confermarsi al valore del 2018, ovvero pari al 132,2%, per poi salire al 133,7% nel 2020, e toccare il massimo del 134% nel 2021.

Ricostruire gradualmente buffer fiscali e tutelare gli investimenti

Secondo il Fmi i Paesi con un debito pubblico elevato, come Francia, Italia e Spagna, dovrebbero ricostruire gradualmente buffer fiscali, tutelando al tempo stesso gli investimenti. “Un impegno credibile in un percorso di riduzione del debito nel medio termine è particolarmente cruciale per l’Italia, con un debito e un fabbisogno di finanziamento elevato”, scrive il fondo Monetario Internazionale, segnalando che se la crescita dovesse indebolirsi in modo significativo, i Paesi con spazio fiscale dovrebbero usarlo più attivamente.

“Parallelamente – aggiunge il Fmi – il risanamento di bilancio potrebbe essere temporaneamente modificato nei Paesi in cui lo spazio fiscale è minore, a condizione che le loro condizioni di finanziamento rimangano favorevoli, e la sostenibilità del debito non sia compromessa”.

Nel biennio la disoccupazione è destinata a rimanere sopra quota 10%

Nonostante un trend in calo, nel 2019 e nel 2020 la disoccupazione in Italia è destinata comunque a rimanere sopra quota 10%. Il Fondo Monetario Internazionale, dopo il 10,6% del 2018, fissa quindi il tasso di disoccupazione per l’Italia al 10,3% sia nel 2019 sia nel 2020. Trend di riduzione più forte invece in Spagna, che dal 15,3% del 2018 scenderà al 13,2% nel 2020,  e in Grecia, che dal 19,3% nel 2018 passerà al 16,8% nel 2020. Nell’Eurozona invece,  riferisce Adnkronos, il tasso dei senza lavoro scenderà dal 7,1% del 2018 al 6,7% quest’anno, e al 6,6% il prossimo.

Come diventare un esperto di make-up

Se ti piace il mondo dell’estetica e della cura della persona, esiste una professione che oggi è in grado di offrire parecchie opportunità di lavoro. Studiare make-up professionale può aprire infatti diverse porte e consentirti di trasformare la tua passione in una professione. Oggi ti spieghiamo come fare.

Come accennato, diventare un truccatore professionista offre una vasta gamma di opportunità di lavoro, ma per questo devi prima allenarti bene sul campo e conoscere ogni segreto di questo settore.

L’importanza di una formazione adeguata

Il consiglio più importante è quello di optare per un corso make-up professionale, che ti fornirà gli strumenti e le conoscenze necessarie in modo da poter diventare l’esperto di make-up che sogni di poter essere.

Con questa formazione acquisirai le competenze necessarie per dirigere e organizzare lo sviluppo di servizi estetici, pianificare ed eseguire trattamenti estetici relativi all’immagine e al benessere dei tuoi clienti.

Studiando il make-up professionale imparerai una serie di tecniche fondamentali su come preparare la pelle ad applicare il trucco, nonché gli strumenti più adeguati con i quali dovresti eseguire ogni attività.

Frequentando il corso make-up organizzato da Academia BSI scoprirari tali tecniche nonché i migliori prodotti esistenti sul mercato ed il come applicarli o quando utilizzarli correttamente. Infine, vedrai aspetti più tecnici del trucco come correzioni del viso e procedure di applicazione.

Diverse opportunità di lavoro

L’obiettivo del ricevere una formazione professionale specifica sul trucco è quello di specializzarsi come professionista, per poter così lavorare in questo settore e ottenere un lavoro in una qualsiasi azienda del settore. Tra questi centri estetici, SPA, saloni di bellezza o lavoro in proprio, ad esempio, nei quali puoi creare tutti i tipi di look ed imparare ad adattare le diverse tecniche ad ogni persona.

Tanti sono anche gli sbocchi professionali all’interno di aziende cosmetiche nazionali e internazionali, una grande opportunità di lavorare a fianco dei principali marchi del settore con la possibilità di migliorare professionalmente e viaggiare in tutto il mondo.

Molti make-up specialist lavorano invece per riviste, passerelle o mondo della moda in generale. Per lavorare in questo settore dovrai essere particolarmente abile nel truccare bene le modelle e farle apparire perfette nei servizi fotografici.

Il sogno di molti professionisti del settore è infine quello di lavorare per il cinema, TV, fotografia, teatro. Il settore dell’industria audiovisiva offre infatti ampie possibilità. Programmi, serie TV, notiziari, documentari, film…la gamma è molto ampia.

Differenziarsi dai concorrenti

Il consiglio è dunque proprio quello di specializzarti in un determinato ambito dell’estetica e lavorare per differenziarti dagli altri professionisti del settore, così da avere più opzioni per trovare un lavoro come make-up specialist.

Puoi anche proporti come libero professionista, offrendo i tuoi servizi per eventi, occasioni speciali, matrimoni e persino trasferirti nel luogo in cui le persone interessate richiedono i tuoi servizi. Per fare ciò devi lavorare sul tuo brand personale e fare affidamento sui social network o altri canali di comunicazione. È fondamentale per questo offrire un servizio diverso e di primo livello.Studiare il trucco professionale è dunque un’opzione ideale per trasformare la tua passione in una professione e avviarti così nel settore della cura personale e della bellezza. In Academia BSI riceverai la formazione di cui hai bisogno per raggiungere il tuo obiettivo.

L’intelligenza emotiva è un fattore decisivo per i leader finanziari

L’intelligenza emotiva, o quoziente di intelligenza emotiva (EIQ), è sinonimo di autoconsapevolezza, autogestione e consapevolezza sociale. E sul lavoro si traduce nella corretta gestione delle relazioni professionali e interpersonali. I professionisti finanziari, oggi come ieri, hanno bisogno di gestire al meglio le relazioni con i clienti e con la struttura aziendale. Per questo motivo molte aziende stanno investendo nella formazione delle competenze trasversali. Perché per avere successo non basta disporre solo di competenze tecniche.

Michael Page, brand di PageGroup specializzato nella selezione di professionisti qualificati di middle e top management, ha analizzato l’importanza dell’intelligenza emotiva tra i leader finanziari.

Unire intelligenza emotiva ed empatia per adattarsi rapidamente alle situazioni

Comprendere il comportamento emotivo personale e dei propri interlocutori, ed essere in grado di analizzare e utilizzare i dati per guidare il processo decisionale, sono competenze fondamentali nelle relazioni professionali.

“Unire intelligenza emotiva ed empatia, ad esempio, permette ai professionisti di adattarsi rapidamente alle situazioni ed avere quindi successo in quelle incentrate sui clienti – commenta Antonio Macario, Executive Manager di Michael Page -. Anche se nei dipartimenti finance la competenza tecnica è una parte fondamentale, da molti dei nostri clienti inizia a essere considerata una necessità la capacità di comunicare con successo ed influenzare gli stakeholder”, aggiunge Macario.

Quali sono i vantaggi dell’EIQ all’interno dell’azienda?

Nelle organizzazioni moderne la mancanza di professionisti in possesso di una spiccata intelligenza emotiva genera situazioni di conflitto, e di conseguenza, alla creazione di un ambiente di lavoro ostile e controproducente per il core business aziendale.

Promuovere un ambiente in cui l’intelligenza emotiva viene sostenuta crea, al contrario, un percorso di comunicazione chiaro, che porta a una migliore comprensione degli obiettivi e a una maggiore concentrazione del team. Tutto ciò crea nell’ambiente di lavoro una maggiore motivazione, aumentando anche la capacità di ottenere il meglio dalle persone che fanno parte della struttura aziendale.

Come fare per attrarre i migliori leader finanziari nell’organizzazione

In fase di colloquio la ricerca dell’intelligenza emotiva dovrebbe essere, insieme alle competenze tecniche, in cima alle priorità. Ma come riconoscerla?

Durante gli step di selezione, ad esempio, per riconoscere doti di EIQ nei candidati i professionisti devono padroneggiare alcune parole chiave, come flessibilità, comprensione, ascolto, comunicazione, concentrazione sul team, influenza, e obiettivi comuni. L’intelligenza emotiva, però, richiede formazione sia on the job sia in aula. E introdurla a 360° all’interno dell’organizzazione dovrebbe essere considerata un vero e proprio obiettivo aziendale.

Ceto medio alla riscossa, nel 2019 torna a “irrobustirsi”

Aumenta il numero di chi è soddisfatto del proprio reddito e il numero di coloro che riescono a risparmiare. Negli ultimi tre anni i bilanci delle famiglie hanno riacquistato parte della prosperità perduta durante la crisi, e il saldo tra coloro che ritengono sufficiente il reddito per sostenere il tenore di vita corrente sale nel 2019 al 69%. Il massimo storico del decennio. Inoltre, sale al 57,5% la percentuale di chi percepisce un reddito compreso tra 1.500 e 3.000 euro al mese, rispetto al 51,7% di tre anni prima. Nel 2019, poi, la percentuale di reddito risparmiata raggiunge il 12,6%, contro il 12% nel 2018 e 9% nel 2011.

La percentuale dei risparmiatori torna a superare quella dei non risparmiatori

È quanto emerge dall’indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2019, giunta alla nona edizione, e realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Luigi Einaudi su un campione di 1032 persone. In particolare, il rapporto evidenzia che la percentuale dei risparmiatori, il 52%, torna a superare quella dei non risparmiatori, pari al 48%, dopo aver toccato il minimo storico del 39% nel 2013. Dall’indagine, emerge, poi, che la ricchezza complessiva per intervistato è di 270 mila euro, che sale a 384 mila per laureati, professionisti e imprenditori.

“L’Italia ha gli anticorpi per riportarsi su un sentiero di crescita più sostenuto – osserva Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo – capacità imprenditoriali, un buon sistema di welfare, un basso livello del debito privato, grande e diffuso spirito di iniziativa, una elevata, e meno diseguale che altrove, accumulazione di risparmio familiare”.

Il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza

Il rapporto, riferisce Adnkronos, evidenzia che per gli intervistati il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza, mentre la liquidità è stabile al secondo posto, seguita dal rendimento di lungo termine.

L’avversione al rischio si conferma, dunque, anche nel 2019. Anche a costo di sacrificare il rendimento. Il risparmio gestito cresce e raggiunge il 15,3% degli intervistati, e oltre l’80% si dichiara molto o abbastanza soddisfatto dell’investimento. Risalgono, invece, le aspettative pensionistiche, e aumenta il numero delle assicurazioni per i rischi della salute e della longevità.

“Occorrono anche interventi incisivi diretti a correggere le criticità strutturali”

‘La vivacità delle imprese, la loro propensione a innovare e fare rete, e il coraggio delle famiglie di investire sul futuro, rappresentano quindi segnali di adattabilità e reattività. “Ed è su questi elementi che deve basarsi il rilancio dell’economia italiana”, aggiunge De Felice.

Occorrono però anche interventi incisivi diretti a correggere le criticità strutturali che da tempo frenano lo sviluppo del Paese. “Occorre creare un ambiente finalmente favorevole al rilancio degli investimenti – puntualizza il chief economist di Intesa Sanpaolo – condizione indispensabile per migliorare le prospettive dell’occupazione e del reddito delle famiglie italiane”.

Con l’Internet of Things la casa sarà smart e su misura

Anche in vacanza, magari al mare sotto l’ombrellone, basta un clic sullo smartphone per aprire la porta di casa da remoto e accendere le luci. Magari per fare entrare l’idraulico che deve riparare un guasto all’impianto. E dopo la discussione tramite l’assistente vocale sul prezzo della prestazione, finestre e imposte si richiudono automaticamente. Soprattutto se le previsioni meteo danno un temporale in arrivo. Con l’Internet delle cose la casa del futuro è già realtà, e si può toccare con mano. I risultati del progetto Open Lab Smart Home, promosso dal laboratorio IoTLab del Politecnico di Milano, dimostra infatti che dispositivi ed elettrodomestici smart disponibili sul mercato possono imparare la “stessa lingua” per comunicare e interagire fra loro, rendendo l’abitazione intelligente e personalizzabile proprio come uno smartphone.

Un passo avanti rispetto ai sistemi domotici del passato

Il progetto Open Lab Smart Home è stato realizzato in collaborazione con i principali attori del mercato smart home, come Bticino, Epta, Ezviz, Gewiss, Signify, SoloMio, Beeta by Tera, Vimar e V by Vodafone. E i suoi risultati rappresentano un vero e proprio passo avanti rispetto ai sistemi domotici del passato. I vecchi sistemi di domotica, erano “chiusi e limitati nei servizi predeterminati dal produttore. Ora il paradigma è cambiato – spiega il responsabile di IoTLab Antonio Capone, professore ordinario di telecomunicazioni al Politecnico – il trend è costruire una casa intelligente usando componenti sviluppati anche da produttori diversi, ma integrati in un unico ecosistema cucito su misura in base alle esigenze dell’utente, come uno smartphone con tante app personalizzabili”.

Il telefonino non è più una semplice interfaccia, ma un sensore che attiva i dispositivi

D’altronde, lo stesso telefonino oramai non è più una semplice interfaccia per comandare i dispositivi, ma un sensore che permette di attivarli o disattivarli a distanza in maniera automatica, e senza dover agire attraverso il suo schermo touchscreen. Tramite cellulare si può ad esempio segnalare la nostra presenza entro un raggio di 500 metri dalla casa, e con una sorta di Google maps degli elettrodomestici, può accendere il climatizzatore o il riscaldamento a distanza per farci trovare la temperatura ideale al nostro arrivo.

“Se l’integrazione è forte, la casa è più protetta”

Il segreto della smart home sta nella creatività con cui si progetta l’intero sistema. I ricercatori del Politecnico lo hanno dimostrato sviluppando piattaforme software di integrazione e protocolli di comunicazione capaci di creare un sistema integrato, dove dispositivi ed elettrodomestici di produttori diversi riescono a comunicare direttamente fra loro via radio o wireless attraverso i server nel cloud. Oppure mediante interfacce evolute come gli assistenti vocali.

“Se l’integrazione è forte, la casa è più protetta dal rischio di intrusioni e attacchi informatici – aggiunge Antonio Capone – e avendo più operatori che gestiscono i dati, invece di un monopolista in posizione dominante, l’utente è anche più forte nel difendere la propria privacy”.

IWM | Ottima Acqua dal Rubinetto di Casa

L’acqua è una ricchezza essenziale nella nostra esistenza poiché aiuta a mantenere il nostro organismo ben idratato ed efficiente nel corso del tempo. Il dilemma è sempre il solito: meglio bere acqua in bottiglia o l’acqua del rubinetto?. Il mercato ci offre una vastissima scelta di acque imbottigliate che cambiano composizione a seconda dei minerali e delle sostanze utili all’organismo che contengono eppure, se si esula dall’ambito dell’acqua destinata ad essere bevuta, in quanti utilizzano acqua imbottigliata per scopi differenti dal berla, quale lavare le stoviglie, riempirne per bollire, fare un caffè e simili? La maggior parte delle persone utilizza l’acqua del rubinetto. Oppure per un gesto tanto quotidiano quale è quello di lavarsi le mani, i capelli o fare una doccia? Certamente nessuno la utilizza. In pochi tengono però in considerazione il percorso che l’acqua attraversa fino ai nostri lavandini. E parliamo delle tubature, spesso e volentieri vecchie ed incrostate, tralasciando quelle notizie allarmanti che ogni tanto si sentono, sulla presenza in essa di elementi nocivi come l’amianto o addirittura arsenico e tallio. Spesso notiamo un cattivo odore o sapore nell’acqua che prendiamo dal rubinetto, come una scarsa limpidezza e così via, tutti elementi che inducono ad acquistare casse già imbottigliate, con un certo costo nel tempo. Un’acqua non pura può a lungo andare intaccare la cute, anche a livello microscopico, se si pensa al semplice gesto di lavarsi le mani, inaridire i capelli e creare altri piccoli danni che sfociano inevitabilmente nella ricerca di un rimedio per ristabilire equilibri anche dermici intaccati, con il loro relativo costo. La soluzione è quella di installare in casa un depuratore acqua. Ma quale, fra tutti quelli presenti sul mercato? Se si punta all’eccellenza allora vuol dire scegliere IWM. L’IWM, International Water Machines è l’azienda leader nel trattamento delle acque potabili. I suoi depuratori garantiscono una purezza dell’acqua al 100%, leggera ed oligominerale, priva di calcare e di tutte quelle sostanze che appesantiscono il lavoro del nostro organismo, ideale sia ad uso alimentare che domestico in generale ad un costo molto vantaggioso nel tempo.Sul sito internet è possibile visionare i prodotti IWM per avere anche un riscontro visivo, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per poter porre le proprie domande o curiosità.

Giochi gonfiabili: attira più clienti!

Ah che bello uscire la sera, andarsi a mangiare qualche piatto tipico in un bel ristorante, fare quattro chiacchiere con gli amici o semplicemente con il tuo partner, godersi l’atmosfera del posto … Come dite ? I figli ? Ah è vero … è per questo che la maggior parte delle coppie non mette mai il naso fuori di casa ? Bene, facciamo qualcosa per loro. Sei hai un ristorante, una trattoria, una pizzeria, ed hai spazio a sufficienza, pensa a come poter intrattenere i bambini mentre i genitori si godono la serata. Una soluzione arriva dai giochi gonfiabili: facili da installare, fanno divertire i bambini e, sotto la semplice supervisione (non sempre necessaria) di una “baby sitter”, consentono la massima distrazione ai tuoi amati clienti ! Vedrai quanti coperti in più riuscirai a fare, e non solo nei week end ! Attenzione però: ci sono precise disposizioni in materia, quindi è bene affidarsi ad aziende che si occupano di giochi gonfiabili da una vita, e lo fanno nei migliori dei modi. Go Leisure, che ha la propria sede a Biassono, produce ed installa giochi gonfiabili, scivoli, scenografie, giochi acquatici e molto altro, tutto con la formula “chiavi in mano”. Avrai la sicurezza che i giochi siano a norma e la garanzia di un fornitore ti seguirà per tutte le pratiche necessarie. Come sempre suggeriamo, affidatevi a professionisti e non ad aziende improvvisate o che vendono solo al prezzo più basso !