Categoria: Marketing

Comunicazione digitale: non solo canale di diffusione ma strumento di sostenibilità

Promuovere pratiche comunicative che riducano l’impatto ambientale, contrastino la disinformazione e favoriscano l’inclusione digitale. È l’obiettivo della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che ha creato un gruppo di lavoro nato con l’intento di creare linee guida, strumenti operativi e momenti di confronto permanente.
Il gruppo, composto dai CCO delle aziende socie/partner della Fondazione e dai docenti universitari appartenenti al network di ricerca, ha stilato il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione, ed è impegnato nella definizione di KPI specifici e finalizzati all’elaborazione di una Prassi UNI.

È essenziale diffondere la consapevolezza della natura e delle caratteristiche degli strumenti digitali, creando così un ecosistema comunicativo sostenibile e consapevole. Perché la comunicazione digitale può e deve essere uno strumento di sostenibilità, non solo un canale di diffusione. La rapidità della trasformazione digitale richiede un impegno condiviso di aziende e istituzioni nel garantire una formazione continua degli operatori della comunicazione e degli utenti finali. 

Undici linee guida per modelli comunicativi sostenibili

Il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione si compone di 11 articoli che tracciano altrettante linee guida al fine di favorire lo sviluppo di modelli comunicativi a supporto della sostenibilità. La relazione tra comunicazione digitale e sostenibilità, in coerenza con il Manifesto, è sistemica e bidirezionale.

La trasformazione digitale ridefinisce profondamente la comunicazione on-line e quella off-line, determinando cambiamenti che investono persone, società, cultura ed economia. Una visione orientata alla sostenibilità digitale della comunicazione deve partire dalla convergenza e dall’integrazione di questi due elementi.

Superare ogni forma di esclusione e garantire l’accessibilità

Il digitale nella comunicazione va quindi sviluppato in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità, ma al contempo diventa esso stesso motore di sviluppo sostenibile della comunicazione, che deve essere orientata al benessere umano.
La comunicazione digitale deve superare infatti ogni forma di esclusione e garantire accessibilità equa contribuendo alla riduzione delle diseguaglianze. La centralità della persona deve essere promossa attraverso l’attenzione a contenuti e infrastrutture digitali che permettono tale comunicazione.

La digitalizzazione deve poi assicurare condizioni lavorative dignitose e sicure, tutelando il benessere psicofisico dei professionisti della comunicazione e degli utenti. Deve anche incoraggiare un uso consapevole e responsabile delle tecnologie, prevenendo dipendenze e fenomeni di isolamento sociale

Garantire trasparenza su contenuti e processi decisionali

Inoltre, la comunicazione digitale deve fondarsi su principi di etica e responsabilità, valorizzando le diversità sociali e culturali e favorire una società più inclusiva, equa e dinamica.
Deve altresì prevenire la disinformazione e le manipolazioni algoritmiche garantendo trasparenza sui contenuti e sui processi decisionali.

La digitalizzazione della comunicazione ovviamente deve minimizzare l’impatto ambientale legato a infrastrutture e processi, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e alla promozione di comportamenti di uso e produzione responsabili.
Ciò implica garantire la sostenibilità della comunicazione digitale, ma anche valutare le modalità con le quali la digitalizzazione possa rendere più sostenibile la comunicazione nel complesso.

Coupon, il mercato cresce: 182 milioni di euro nei primi sei mesi del 2025

Il mercato dei coupon in Italia continua a correre. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati distribuiti 115,2 milioni di buoni sconto, con un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. A crescere non è solo la quantità, ma anche il valore complessivo dei coupon, che ha raggiunto i 182 milioni di euro (+12% su base annua). L’importo medio si è attestato a 1,58 euro, in aumento del 5,3% rispetto all’anno precedente.

I dati arrivano dall’“Osservatorio sul mercato del couponing” di Savi, società specializzata nei servizi di gestione e analisi dei buoni sconto, che ha coinvolto oltre 40.000 aziende partner tra grande distribuzione, farmacie, drugstore e negozi specializzati.

Aumenta l’utilizzo dei digital coupon

La crescita del settore è trainata soprattutto dai buoni digitali. Oggi rappresentano il 18% del transato in cassa, contro il 17% registrato nello stesso periodo del 2024. L’uso dei coupon dematerializzati si sta imponendo come leva strategica di retail media: strumenti non solo utili per attivare i consumatori, ma anche per misurare le performance delle campagne e tracciare l’intero percorso d’acquisto.

Non a caso, il 70% delle aziende partner di Savi ha già adottato i digital coupon come integrazione alle promozioni tradizionali, sfruttandoli per stimolare l’interesse dei clienti e monitorare in maniera indipendente i tassi di conversione.

Le performance dei vari canali

I buoni distribuiti con modalità tradizionali restano comunque molto efficaci. I cosiddetti “instant on pack”, applicati direttamente sulla confezione del prodotto, hanno registrato una redemption media del 78%, in crescita rispetto al 72% del 2024. Un risultato che conferma come la convergenza tra supporto promozionale e prodotto resti un meccanismo vincente.

Anche i coupon digitali, diffusi attraverso siti web, email, newsletter, social network o collegati alle carte fedeltà, mostrano risultati positivi: la redemption media ha raggiunto il 23%, leggermente più alta rispetto al 22% dell’anno scorso.

Un settore in trasformazione

“Il mercato dei coupon sta evolvendo verso soluzioni sempre più digitali, misurabili e integrate con il retail media”, ha dichiarato Angelo Tosoni, Managing Director di Savi Italia. Secondo Tosoni, i buoni sconto non sono solo strumenti promozionali, ma veri e propri alleati delle famiglie italiane, soprattutto in un periodo segnato da pressioni inflazionistiche.

L’obiettivo, spiega, è rendere i coupon più accessibili e sicuri, offrendo alle aziende la possibilità di calibrare le strategie in tempo reale e ai consumatori un aiuto concreto nella spesa quotidiana.

e-commerce: in dieci anni le imprese italiane sono più che triplicate, +225,6%. Napoli guida la rivoluzione digitale

Secondo un’analisi condotta da InfoCamere – Unioncamere su dati di Movimprese alla fine del 2024 le aziende italiane di commercio online iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio erano 43.379. Rispetto al 2014 l’incremento registrato è di 30.058 unità. Si tratta di una variazione che in soli dieci anni è pari al +225,6%. E con oltre 4.000 imprese è Napoli a guidare questa rivoluzione digitale.

La rivoluzione portata dal commercio elettronico nelle abitudini degli italiani non ha solo cambiato la nostra società, ma ha prodotto trasformazioni visibili nel tessuto produttivo dei diversi territori del Paese. Anche in quelli tradizionalmente meno digitalizzati.

Sul podio per numero di unità Lombardia, Campania e Lazio

Alla fine del 2024 tra le regioni con il maggior numero di imprese operanti nel settore del commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via Internet al primo posto si posiziona la Lombardia, con 8.545 imprese, il 19,7% del totale.

Dopo la Lombardia si posiziona la Campania, con 6.484 imprese, il 14,9% del totale, e terza regione nella classifica è il Lazio, con 5.088 aziende di e-commerce, l’11,7% del totale.
Alle stesse tre regioni va anche il podio della crescita in valore assoluto nel decennio considerato. Sono infatti 6.014 imprese in più in Lombardia, + 5.170 quelle in Campania e + 3.499 quelle operanti nel Lazio. 

Campania, Calabria, Molise le regioni dal tasso di crescita più alto

A livello relativo, invece, la Campania guida la classifica delle regioni con il più alto tasso di crescita percentuale nel decennio, pari al +393,5%, seguita dalla Calabria (+294,2%) e dal Molise (+251,1%).

Si tratta di numeri che testimoniano una diffusione trasversale e ormai radicata di queste attività in tutti i territori italiani.
Nel confronto tra le province, è Napoli a conquistare il primato assoluto con 4.120 imprese di commercio online alla fine del 2024, per una quota che rappresenta il 9,5% del totale nazionale.

Napoli è la capitale della vendita online

Al capoluogo campano fa seguito Roma, con 3.999 imprese, pari al 9,2% del totale nazionale, e Milano, con 3.895, per una quota pari al 9%.
Ma Napoli si distingue anche per il maggior saldo assoluto di unità nel periodo considerato, pari a +3.418 imprese, e per la crescita percentuale più marcata, addirittura il +486,9%.

Il dato partenopeo evidenzia come la rivoluzione digitale non sia una prerogativa delle capitali economiche del Paese, ma un fenomeno distribuito, capillare, e con potenzialità forti anche in contesti tradizionalmente meno digitalizzati.

Lavoro: a marzo previste 456mila assunzioni

Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per il mese di marzo i contratti programmati dalle imprese superano i 456mila, con un incremento di quasi 9mila unità rispetto a marzo 2024 (+1,9%). Inoltre, sono più di 1,4 milioni quelli previsti per il trimestre marzo-maggio, circa 39mila unità in più sullo stesso trimestre 2024 (+2,8%).

In crescita le previsioni di entrata nei settori dei servizi (+3,8% nel mese, +4,8% nel trimestre), grazie in particolare agli andamenti attesi da turismo (+14,5% nel mese, +12,7% nel trimestre) e servizi operativi (+9,3% mese, +10,2% trimestre).
Positivi i flussi programmati dalle imprese delle costruzioni (+1,2% rispetto a marzo 2024) anche se in leggera flessione rispetto al corrispondente trimestre (–0,5%). 

L’industria cerca 132mila lavoratori

Indicazioni più incerte provengono dalle imprese manifatturiere: –4,2% entrate nel mese e –3,4% nel trimestre.
L’industria nel suo complesso è alla ricerca di circa 132mila lavoratori per il mese di marzo che salgono a quasi 387mila nel trimestre marzo-maggio.

Per il manifatturiero, alla ricerca di quasi 82mila lavoratori nel mese e 241mila nel trimestre, le maggiori opportunità riguardano le industrie della meccatronica (oltre 20mila lavoratori nel mese, 58mila nel trimestre), seguite dalle industrie metallurgiche (16mila, 44mila) e da quelle alimentari (quasi 13mila, 40mila).
Si mantiene elevata anche la richiesta proveniente dalle costruzioni (50mila, 146mila).

Maggiori opportunità da turismo, commercio, servizi alle persone

Per quanto riguarda il terziario, sono più di 324mila i contratti di lavoro previsti a marzo e oltre 1 milione quelli nel trimestre marzo-maggio.
A offrire le maggiori opportunità nei servizi è il turismo (oltre 93mila, quasi 337mila), seguito dal commercio (68mila, 204mila) e dai servizi alle persone (50mila, 157mila).

Si attesta poi complessivamente al 48,2% la quota di assunzioni di difficile reperimento soprattutto a causa della mancanza di candidati. A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese dei comparti metallurgia e prodotti in metallo (63,3%), meccatronica (62,1%), costruzioni (61,3%), tessile-abbigliamento-calzature (61,1%) e legno-mobile (55,7%).

Introvabili fabbri ferrai, saldatori, meccanici artigianali

Tra i profili di più difficile reperimento, il Borsino delle professioni segnala per le professioni intellettuali gli ingegneri (63,1%) e gli analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (56,2%).

Tra i tecnici si registrano elevati livelli di mismatch per i tecnici della gestione dei processi produttivi (68,2%), per i tecnici in campo ingegneristico (66,2%) e per i tecnici della distribuzione commerciale (64,3%). Quasi introvabili sono i fabbri ferrai costruttori di utensili (75,7%), i fonditori e saldatori (75,6%) e i meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori (73,7%).

Cybersecurity: come prendersi cura della propria “cyber-igiene”

Cosa significa prendersi cura della propria ‘cyber-igiene’? Il Centro Cybersecurity della Fondazione Bruno Kessler (FBK), l’istituto di ricerca specializzato nei campi della tecnologia, dell’innovazione, delle scienze umane e sociali, ha messo a fuoco pratiche e comportamenti che ogni utente dovrebbe adottare per proteggere le proprie informazioni digitali, nonché la propria identità online.

Il 28 gennaio si celebra infatti la Giornata europea della protezione dei dati, un’occasione per riflettere sulla sicurezza delle informazioni personali online e sull’importanza di adottare comportamenti adeguati per la protezione digitale. 
E il primo suggerimento agli utenti riguarda la gestione delle password. 

Il problema delle password

“Le password sono la prima linea di difesa contro gli attacchi informatici – spiega Giada Sciarretta, science ambassador di Fondazione Bruno Kessler, operativa nell’unità Security & trust ed esperta in progettazione e analisi di sicurezza di soluzioni di identità digitale -; è quindi importante evitare combinazioni prevedibili come ‘123456’ o ‘password’, preferendo soluzioni più complesse e sicure. Una buona pratica è adottare una passphrase lunga almeno 16 caratteri, contenente lettere maiuscole, minuscole, numeri e simboli speciali. Inoltre, è essenziale cambiare regolarmente la ‘parola d’ordine’ e non riutilizzarla per più account”.

Secondo una stima di NordPass, azienda che fornisce applicazioni per la gestione sicura delle password, in Italia, nel 2024, tra quelle più utilizzate si trovano ancora combinazioni di numeri, come ‘123456’ o ‘12345678’, o parole come ‘password’, ‘cambiami’ e ‘juventus’, che espongono a numerosi rischi.

L’autenticazione multifattoriale

Un’altra misura essenziale è l’autenticazione multifattoriale (Mfa), che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza poiché per accedere a un account o a un’applicazione richiede un secondo fattore oltre alla password, come, ad esempio, un codice generato da un’app di autenticazione o l’impronta digitale. Questo riduce notevolmente il rischio di accessi non autorizzati e garantisce una maggiore protezione anche in caso di furto delle credenziali di accesso. Configurare l’Mfa per tutti gli account che lo supportano è una delle migliori strategie per proteggere i dati personali.

Alias email

Il terzo consiglio è l’utilizzo di ‘alias email’, che permette di creare alias temporanei per evitare di esporre il proprio indirizzo principale e proteggere la propria identità digitale.
Gli alias possono essere utili per iscriversi a servizi online senza compromettere l’account principale, riducendo la possibilità di ricevere spam o di essere vittime di phishing.

Le cause principali di un data breach, riporta Adnkronos, includono attacchi hacker, configurazioni errate dei sistemi, vulnerabilità software e negligenza umana. Le conseguenze possono essere gravi, con impatti finanziari e reputazionali significativi per individui e aziende. Per proteggersi, è possibile controllare regolarmente siti come ‘Have i been pwned’ se il proprio indirizzo email è stato compromesso. In tal caso, cambiare subito le password in caso di compromissione e abilitare sempre l’autenticazione multifattoriale per limitare i danni.

Moda online, un mercato quadruplicato rispetto al Retail offline

Nel 2024 il canale online della moda segna un incremento del 12,5%, pari a 4 volte la percentuale di crescita dell’offline.
Il 31% dei ricavi del settore Fashion a livello mondiale arriva dagli acquisti online, con le spese da mobile che pesano più della metà (63%) per abbigliamento, accessori e calzature.
Secondo l’undicesima edizione di Netcomm Focus Fashion & Lifestyle (“Leading customer experience: esperienze aumentate, personalizzate, live e omnicanale”) in Italia le aziende stanno stanziando ingenti investimenti per migliorare l’esperienza di acquisto online, puntando in particolare sull’ampia scelta e l’acquisto facile, veloce ed efficiente.

Nella macrocategoria abbigliamento, calzature, gioielli e accessori, il primo driver di acquisto è infatti l’assortimento (38%), seguito da prezzo/spese di consegna (35,6%), politica dei resi (26,9%), semplicità, velocità ed efficienza dell’acquisto (27,7%), con la consegna tramite Home Delivery preferita dal 76,6% degli utenti.

I brand del lusso

Nel primo semestre 2024 i ricavi dei brand di lusso evidenziano un calo delle vendite di oltre il 10% rispetto all’anno precedente.
I consumatori del lusso ‘beyond money’ nel settore Fashion, che superano la soglia di spesa di 50mila euro annui, sono raddoppiati tra il 2013 e il 2023, e con loro anche la percentuali di spending.

Il calo delle vendite è registrato invece tra gli acquirenti di lusso ‘aspirazionali’, che rimangono sotto la soglia di spesa di 5mila euro.
Di conseguenza, esiste uno sbilanciamento tra numero di acquirenti e ricavi del settore, dove lo 0,5% dei clienti determina il 25% dei ricavi, mentre il 96% ne determina il 63%.

Canali e strategie innovative

In Europa il 29% delle vendite Fashion online passa dai marketplace, e l’Italia, insieme al Belgio, registra il maggior numero di vendite tramite questo canale. Anche il Social Commerce si configura un asset rivoluzionario per il settore moda. Nel 2024 le vendite tramite social sono aumentate notevolmente, e TikTok nel Regno Unito detiene già l’1,4% del mercato fashion online.
Altro elemento cruciale nella fase di pianificazione strategica di sourcing, produzione e marketing, è la sostenibilità.

Oggi il contrasto tra modelli di business (Second Hand vs Fast Fashion) è sempre più evidente, con il Second Hand che prende piede ovunque e ha il suo apice di crescita e diffusione in Francia, dove registra il 18,1% delle vendite online (Italia, 8,6%).

Opportunità dell’AI

In Italia molte aziende del settore Fashion stanno progressivamente integrando le tecnologie AI. Ad esempio, nell’ambito della messa a punto di Intelligent Stores, modelli di business basati su decentramento, ottimizzazione e trasparenza.
I retailer italiani stanno già sfruttando l’AI per ottenere una visione approfondita di prestazioni e tendenze di consumo, ottimizzare le strategie pubblicitarie, gestire l’inventario e supportare l’interazione con i clienti.

Ma l’AI costituisce anche un elemento di supporto nella gestione della catena di approvvigionamento, e l’utilizzo di algoritmi può essere finalizzato alla personalizzazione delle campagne marketing. Inoltre, l’impiego di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) consente di rivoluzionare l’esperienza di shopping riducendo il tasso dei resi.

eCommerce B2c in Italia: nel 2024  raggiungerà i 38,6 miliardi di euro 

Il valore degli acquisti on line in Italia sta raggiungendo cifre immense. Secondo le ultime stime, raggiungerà i 38,6 miliardi di euro a fine 2024, con una crescita del +6% sull’anno precedente. Questi dati emergono dall’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentata in occasione del Netcomm Forum.

I settori più performanti nell’eCommerce 

Quali nono invece i settori più dinamici? L’Arredamento e Home Living, Auto e Ricambi, e Food & Grocery mostrano un incremento superiore alla media. Beauty, Informatica ed Elettronica di consumo così come il comparto dell’Abbigliamento registrano una crescita in linea con il settore. L’Editoria invece resta stabile. La penetrazione dell’e-commerce sul totale degli acquisti Retail si mantiene all’11%, come nel 2023. 

Solo il 24,5% delle aziende con sito ha un alto grado di internazionalizzazione

Il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, sottolinea che in Italia ci sono 88.000 aziende con un proprio sito e-commerce, concentrate soprattutto in Lombardia, Lazio e Campania. Tuttavia, solo il 24,5% di esse ha un alto grado di internazionalizzazione, evidenziando la necessità di un maggiore sviluppo in questo ambito.

Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano, prevede che nel 2024 il mercato dell’e-commerce B2C crescerà del +6%, con Arredamento e Home Living (+12%) e Auto e Ricambi (+10%) come settori più performanti. Ha inoltre previsto che l’innovazione nell’esperienza utente, inclusa l’omnicanalità e l’utilizzo della Extended Reality, supporterà la crescita di settori come Arredamento e Auto. Dopo una contrazione nel 2023, Food & Grocery mostra una ripresa con un aumento dell’8%.

Le nuove frontiere dell’esperienza di acquisto on line

L’e-commerce italiano sta sperimentando l’utilizzo di tecnologie avanzate, come l’AI per la raccomandazione dei prodotti e le prove virtuali di abbigliamento. Queste innovazioni ampliano l’accesso all’acquisto per tutte le generazioni.

Il Delivery Index, realizzato da Netcomm in collaborazione con Poste Italiane, evidenzia che nel primo trimestre del 2024 sono stati spediti 186 milioni di pacchi, in aumento del 13,5% rispetto al 2023. Gli acquisti in Fashion & Sport, Informatica ed Elettronica di consumo, e Health & Beauty guidano questa crescita.

Le decisioni di acquisto e i metodi di pagamento

La ricerca mostra che il 38,9% delle decisioni di acquisto offline è influenzato da touchpoint digitali. Allo stesso modo, il negozio fisico orienta il 25% degli acquisti online, con particolare rilevanza in settori come Elettrodomestici e Arredamento.

Infine, l’uso del contante per gli acquisti online è in diminuzione, utilizzato solo dal 2,1% degli italiani. I metodi di pagamento più diffusi sono il Digital Wallet, la carta prepagata e la carta di credito.

Il CV perfetto nel 2024: un mix tra Intelligenza Artificiale e… umanità

Quelli che stiamo vivendo sono anni di grandi cambiamenti, su tutti i fronti. Non fa eccezione il mondo del lavoro, che negli ultimi anni ha visto l’insorgenza di un fenomeno molto particolare: le grandi dimissioni. Qualche dato recente: nel 2022 si sono registrate in Europa 2 milioni e 200 mila dimissioni, delle quali ben 529 mila contabilizzate solo nell’ultimo trimestre.

Si tratta di un aumento di 86 mila unità rispetto allo stesso periodo nel 2019. A queste poi si aggiungono oltre 300 mila dimissioni nel primo trimestre del 2023, raggiungendo il totale di 829 mila unità in sei mesi. 

Cambia la ricerca di lavoro e la selezione dei candidati

A questa tendenza se ne unisce poi un’altra, recentissima: l’espansione dell’Intelligenza Artificiale. Il ricorso sempre più esteso all’IA ha portato grandi trasformazioni negli strumenti a disposizione di chi cerca e di chi offre lavoro.

Amanda Augustine, consulente sulla carriera di CVapp, piattaforma di editing online per la creazione di curriculum vitae, sottolinea che tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico nell’ultimo anno hanno rivoluzionato il mondo degli affari. Queste influenzano sia la selezione di talenti da parte delle aziende e dei recruiter, sia il modo con cui i professionisti cercano nuove opportunità lavorative. 

Strumenti digitali per ricerche mirate

Nel 2024, si prevede un aumento del ricorso a strumenti basati sull’intelligenza artificiale da parte di recruiter e candidati per migliorare l’efficienza nelle ricerca e domanda di lavoro. Come riferisce Askanews, piattaforme specifiche permetteranno ai candidati di mettere alla prova le loro abilità attraverso simulazioni di colloqui, così come di ricevere feedback quasi istantanei, riducendo il tempo necessario per aggiornare il curriculum.

Il fattore umano resta cruciale

Nonostante l’emergere di tecnologie sempre più evolute, anche il fattore umano continua a rivestire un ruolo cruciale.  Per redigere un curriculum vitae efficace, è necessario saper mettere il luce le competenze, i risultati ottenuti in esperienze lavorative precedenti e le skills. Per un CV che possa emergere, l’esperta consiglia di evitare layout troppo originali, ma di optare per un documento con intestazioni chiare e un linguaggio semplice. È essenziale evidenziare le qualifiche raggiunte, ma evitando caratteri troppo personalizzati o immagini.

Anche se l’IA può aiutare nella stesura del CV, non è possibile farvi totalmente affidamento: senza una revisione attenta, un curriculum generato dall’intelligenza artificiale potrebbe apparire poco autentico o sciatto. Nonostante l’automazione, il fattore umano è fondamentale.

Incidenti informatici causati dal fattore umano? Spesso sono intenzionali

Gli incidenti informatici derivanti dal “fattore umano” sono comunemente associati a errori involontari dei dipendenti, ma spesso si trascura un elemento più significativo: il comportamento intenzionalmente dannoso del personale. Un recente studio di Kaspersky ha rivelato che negli ultimi due anni, il 77% delle aziende globali ha affrontato incidenti informatici, di cui il 20% è stato causato da comportamenti volontari da parte dei dipendenti.

Gli errori sono in aumento

Esaminando il “fattore umano”, che può avere impatti negativi sulle prestazioni aziendali, si identificano diversi elementi, dai normali errori dei dipendenti all’errata allocazione del budget da parte dei decisori aziendali. Le azioni dolose del personale emergono come uno dei fattori più rilevanti, spesso trascurati. Secondo lo studio di Kaspersky, nel biennio considerato, il 20% delle aziende a livello mondiale ha subito incidenti informatici a causa di comportamenti illeciti a scopo personale da parte dei dipendenti.

Il caso Tesla

Un esempio concreto è il caso dell’azienda Tesla, dove due ex dipendenti hanno divulgato nomi, indirizzi, numeri di telefono ed e-mail di oltre 75.000 attuali ed ex dipendenti. Questo incidente è stato notificato alle autorità di regolamentazione del Maine il 18 agosto, dopo che la società aveva appreso della violazione il 10 maggio attraverso un’indagine interna avviata in seguito a segnalazioni da parte dell’organo di stampa tedesco Handelsblatt.

Il rischio delle minacce interne

Le minacce interne, intenzionali e non intenzionali, rappresentano un rischio significativo per le aziende. Le minacce non intenzionali derivano da errori dei dipendenti, come cadere in trappole di phishing o inviare informazioni riservate alla persona sbagliata. Al contrario, le minacce intenzionali sono attuate da personale malintenzionato che agisce deliberatamente contro il proprio datore di lavoro. Questi insider malevoli hanno conoscenze specifiche dell’infrastruttura aziendale, utilizzando il social engineering e agendo per ottenere guadagni economici o per vendetta.

Perchè i dipendenti “sbagliano” volontariamente

I motivi che spingono i dipendenti a compiere azioni dannose includono il guadagno economico, la vendetta in seguito a licenziamenti, la insoddisfazione lavorativa o il desiderio di danneggiare l’azienda. La collaborazione tra insider e attori esterni è un altro scenario rischioso. Per mitigare queste minacce, è essenziale che le aziende implementino sistemi di sicurezza informatica aggiornati e trasparenti, utilizzando soluzioni di protezione avanzate, protocolli di sicurezza intelligenti e programmi di formazione per il personale IT e non IT. Prodotti specifici possono rivelare e prevenire attività sospette da parte di insider o attori esterni, contribuendo a garantire la sicurezza dell’infrastruttura aziendale.

Marketplace, perchè è partita la rivoluzione contro i resi gratis?

Negli ultimi anni, sempre più persone hanno sperimentato la comodità degli acquisti online, tanto da diventare clienti fedeli di questa modalità di shopping. Però questa abitudine ha generato un fenomeno problematico: il reso compulsivo. La tendenza di acquistare diversi taglie e colori di uno stesso capo, con l’intenzione di restituire quelli non graditi a costo zero, ha prodotto una situazione insostenibile sia dal punto di vista economico sia ambientale.

Il cambiamento ha preso il via nel Regno Unito

Il Regno Unito sembra essere in prima linea in questa rivoluzione dei resi. Secondo il New York Post, 8 venditori online su 10 hanno introdotto commissioni per la restituzione degli articoli. Zara è stata una delle aziende pioniere, addebitando 1,95 sterline per i resi attraverso punti di consegna di terze parti. Questa politica si sta diffondendo anche negli Stati Uniti, con aziende come Zara, Macy’s, Abercrombie & Fitch, J. Crew ed H&M che impongono commissioni fino a 7 dollari per i resi postali.

La situazione in Italia 

A oggi, l’Italia e gli altri Stati europei non sono stati ancora toccati dalla politica dei resi a pagamento. Tuttavia, già adesso, alcune aziende come Zara richiedono pagamenti per il ritiro a domicilio, evidenziando la possibilità che questa tendenza si diffonda anche nel nostro paese. H&M offre resi gratuiti solo per i membri, mentre impone una tariffa di 2,99 euro per gli altri acquirenti.

Il problema del reso compulsivo e il fenomeno bracketing

Il reso compulsivo ha creato un problema insostenibile, noto come “bracketing”. Si tratta dell’abitudine dei consumatori ad acquistare in grandi quantità e a restituire poi gli articoli indesiderati  senza pensare alle conseguenze economiche e ambientali. Secondo la National Retail Federation, il 17% della merce totale comprata negli Stati Uniti nel 2022 è stato restituito, causando enormi perdite finanziarie per le aziende.

Sostenibilità ed economia

Il reso gratuito si rivela insostenibile sia dal punto di vista ambientale sia economico. Ogni reso richiede trasporti, controllo, riparazione e riconfezionamento, generando costi elevati per le aziende. Secondo Inmar Intelligence, i rivenditori spendono 27 dollari per gestire il reso di un articolo da 100 dollari, e le aziende perdono circa il 50% del loro margine sui resi. La fine del reso gratuito è quindi una misura necessaria sia per la sostenibilità ambientale sia per la stabilità economica delle imprese.

Responsabilità sociale e ruolo dei consumatori

La fine del reso gratuito è una chiamata alla responsabilità verso tutti i componenti della società. Le nuove normative europee stanno cercando di spingere le aziende verso una maggiore trasparenza e sostenibilità, ma al momento la legislazione in merito è ancora insufficiente. La sfida ambientale può essere vinta solo con l’impegno sinergico di tutte le parti sociali, compresi i consumatori. La fine del reso gratuito non solo indica un cambiamento necessario, ma invita anche a una maggiore consapevolezza e responsabilità nell’approccio agli acquisti online.